Se questo è l’ultimo giorno non posso perderlo… (David Maria Turoldo)

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Avevo incontrato tante volte Turoldo per lavoro,
ma fu come una riscoperta e un innamoramento sentirlo in televisione, intervistato da Enzo Biagi,
il Giovedì Santo del 1989: parlava della sua malattia, diceva che in essa aveva ritrovato come nuova la sua fede e anche la voglia dl vivere, con la vita nuova che scopriva ogni giorno, sempre come dono e come sorpresa.
Fu quella sua commovente vocazione d’uomo vivo a conquistarmi, più di quanto mi avessero mai convinto le sue invettive e le sue poesie.
Gliene parlai nel luglio del 1991 in un periodo in cui era ospite di una casa del Pime a Como.
Gli avevo portato i miei figli, si divertiva a giocare con la più piccola, mi raccontava gli ultimi interventi all’intestino e al peritoneo. Facilmente rideva e piangeva.
Infine l’ultimo incontro a fine agosto di quell’anno, nella sua Abbazia. La chemio gli aveva lasciato pochi capelli, ma gli occhi e la voce erano ancora più vivi. Leggeva il Vangelo come una poesia, contento come l’avesse scritto lui. C’era gente in piedi e invitava tutti a sedere: “State comodi, almeno in chiesa”. Quel giorno non vi fece accenno, ma in altre omelie dell’ultimo periodo ricordava sobriamente la sua malattia, come un elemento della conversazione, senza nasconderla e senza ostentarla.
Poi nel suo studio mi spiegò che la scoperta del tumore l’aveva spronato a “scrivere come un dannato”: “Mi avevano dato sei o sette mesi. E io ogni mattina dicevo: se questo è l’ultimo giorno, non posso perderlo. Ma non era mai l’ultimo giorno e io mi sentivo come dentro un gorgo spirituale nuovo e unico”.
Mi raccontò che non pregava per la guarigione, che aveva capito con la malattia che “non si può dire nulla di Dio”, che l’unica risposta al “silenzio infinito” che ci circonda è Gesù Cristo: “La resurrezione è la vendetta di Dio sul male del mondo. Il Dio di Cristo è il Dio fratello, il Dio che partecipa, che piange con te, in attesa della Resurrezione”.
E mi lasciò così, ancora più innamorato del suo modo di essere uomo e cristiano: “Non mi scoraggio, cresce la mia tenerezza verso Dio e ogni giorno gli dico: vorrei cantarti come mai ti ho cantato”.
Luigi Accattoli (amico, giornalista e scrittore)