Il Professor Massimo Faggioli: “Il trumpismo è un’idolatria in un Paese che sta smettendo di credere in Dio”

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Il professor Massimo Faggioli, storico delle religioni e docente universitario in Pennsylvania, analizza l’insediamento di Donald Trump alla luce degli aspetti religiosi che lo hanno pervaso. “La cerimonia è stata una sorta di liturgia, davanti a un Paese oggi più secolarizzato, una nazione nella quale la religiosità si sta svuotando del suo contenuto, ma la politica riceve ancora un mandato divino”

Il giuramento su due Bibbie, una ricevuta in regalo dalla madre, l’altra quella celeberrima di Abraham Lincoln.  La benedizione impartita da tre leader religiosi, il rabbino Ari Berman, il pastore Lorenzo Sewell di Detroit e il reverendo Frank Mann, della diocesi di Brooklyn. Il richiamo, nel suo discorso, al sentirsi il predestinato, l’eletto di Dio: “La mia vita è stata salvata da Dio per rendere di nuovo grande l’America”. E’ stata permeata di religiosità, addirittura di un afflato quasi messianico, la cerimonia di insediamento a Washington di Donald Trump, 47° presidente degli Stati Uniti. A commentare e analizzare gli aspetti religiosi che hanno caratterizzato l’evento e, in generale, la visione del neo-presidente americano, è il professor Massimo Faggioli, storico delle religioni, docente del Dipartimento di Teologia e Scienze religiose della Villanova university di Philadephia (Pennsylvania( e autore del libro Da Dio a Trump. Crisi cattolica e politica americana (Scholé).

Professor Faggioli, la religiosità così pervasiva, ostentata, quasi messianica che ha caratterizzato l’insediamento di Trump è qualcosa di particolare, senza precedenti nella storia americana recente?

«Sì e no. L’ufficio della presidenza Usa è un misto di politica e religione da sempre. Certamente però oggi ci sono elementi nuovi. Il primo: Trump ha capito benissimo che questo Paese è più secolarizzato e non finge neppure più di credere in Dio e nella religione in quanto tale. Con la religione ha un rapporto di cambio, per nulla ipocrita. Fa un uso della religione sfacciato e brutale, senza molte delle ipocrisie tipiche della politica degli ultimi 50 anni, da quando, con Ronald Reagan, la religione da fatto privato è tornata ad essere strumento politico. Il secondo elemento: la presidenza ha sempre rivendicato una missione divina per conto della nazione americana benedetta da Dio. Ma quello che è stato scioccante nell’insediamento di Trump è che il ringraziamento a Dio per averlo salvato era rivolto anche contro i nemici interni, che sono altri cittadini americani. Una volta Dio era americano. Oggi è repubblicano e, ancora di più, trumpiano. Prima, quando un presidente vinceva dichiarava che Dio è con la nazione americana. Oggi la nazionalizzazione di Dio ha fatto un passo avanti, rimandando ai tempi della Guerra civile. Trump continua a dichiarare guerra civile a metà del suo Paese, ad altri americani. A mio avviso questo è un elemento di novità, a partire dai tempi della Guerra civile».

La presidenza Trump, dunque, invece di unire tende a dividere gli americani.

«E lo fa mettendo Dio in mezzo. Nella visione di Trump Dio non unisce la nazione americana, ma deve aiutare lui, il presidente, a sconfiggere i nemici interni. Tutto questo è inquietante».

Che differenza c’è tra la secolarizzazione della società americana e quella europea?

«La secolarizzazione in America è arrivata molto più tardi rispetto all’Europa. La grande differenza è che in Europa la secolarizzazione ha dato una via di uscita a chi non credeva in Dio attraverso l’illuminismo, il socialismo, il comunismo e le grandi ideologie politiche di massa. Invece la secolarizzazione che avviene oggi negli Usa è più informe e violenta, non si sposa affatto con la cultura illuminista, al contrario si coniuga con le teorie contro la scienza, ad esempio con le teorie no-vax. E su questo terreno i democratici hanno perso, perché pensavano di rivolgersi a un Paese secolarizzato sì, ma nel senso illuminista, acculturato, europeo. Il sistema politico non è più fatto di grandi culture e movimenti di massa che tengono insieme le persone. Gli Usa sono una nazione ancora fondata su una simbologia rituale e morale fortemente ebraico-cristiana, ma questa è sempre di più un guscio vuoto. La religiosità in America si stata svuotando del contenuto, ma la politica è ancora il potere che riceve un mandato divino. Il trumpismo, che è una forma di idolatria politica ma anche religiosa, lo ha capito benissimo, riutilizzando la religione in un Paese più secolarizzato ma la cui grammatica di fondo è ancora religiosa. L’insediamento di Trump è stato una sorta di liturgia, davanti a un Paese che sta smettendo di credere in Dio. E, come diceva Chesterton, quando uno smette di credere in Dio può cominciare a credere in qualunque cosa».