Omelia tenuta dal Vescovo di Rimini Mons. Lambiasi al Meeting 2019 su Lc 12,49-53
 
Se ci venisse il prurito di delineare un profilo buonista di Gesù, la pagina evangelica di oggi basterebbe a farcene passare la voglia. E’ da notare peraltro che questa pagina porta la firma di Luca, l’evangelista fregiato a ragione del titolo di “scrittore della dolcezza di Cristo”, ma che sorprendentemente dà largo spazio a quei tratti della storia o del messaggio di Gesù che suonano talmente scomodi e radicali da sembrare duri, ruvidi, perfino crudeli. Come nel brano appena proclamato, scolpito da parole di fuoco, taglienti come spada a doppio filo, violente come vento d’uragano. Dove il desiderio intenso di giungere alla sua ora viene espresso da Gesù come ‘angoscia’: “Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto”.
 
1. Parole così accorate rivelano il dramma vissuto da Gesù: è venuto a portare luce e pace, e si ritrova sempre più incompreso e rifiutato. Per essere fedele alla missione affidatagli dal Padre, è costretto a urticare la suscettibilità di scribi e farisei e a cozzare contro il ‘sistema’, da essi ritenuto intangibile. Le sue parole incandescenti e i suoi gesti spigolosi provocano reazioni sempre più violente da parte di quanti si sentono messi sotto accusa. La sua vicenda si sta piegando al peggio: non porterà certo al trionfo della sua causa, ma solo ad una morte crudele. Gesù lo sa, ed è deciso ad andare fino in fondo.
 
E’ la storia di ogni profeta: più la sua personalità è forte, più il messaggio risulta ‘rivoluzionario’. E più la persecuzione diventa feroce. Come per Geremia. Il profeta è un tipo scomodo, un vero segno di contraddizione. Non può illudersi di avere vita facile.
 
2. Torniamo sulle due immagini utilizzate da Gesù per esprimere il pensiero fisso, che lo assilla: la Pasqua. Ne parla in termini di battesimo e di fuoco. Il battesimo sta a dire che Gesù brucia dal desiderio di immergersi ‘fino al collo’ nelle acque del dolore e della morte, per esprimere l’amore del Padre verso l’umanità peccatrice. Ma anche il fuoco evoca la Pasqua: richiama l’amore di Dio per l’umanità peccatrice, indica la Croce come il nuovo roveto ardente.
 
Le due immagini del battesimo e del fuoco si fondono perfettamente nella Pentecoste, secondo la profezia del Battista: “Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3,17). Con queste due immagini Gesù dà un significato profetico alla sua morte atroce. La croce sarà come una conflagrazione violenta e una straripante inondazione, e così si manifesterà il giudizio di Dio a favore di Gesù. Possiamo riassumere questi passaggi con una massima, non riportata in nessun vangelo canonico, ma attribuita a Gesù: “Chi è vicino a me, è vicino al fuoco”. Fortissimo Gesù! verrebbe da gridare.
Ma più che ammirazione, Gesù esige da noi conversione e ferma decisione. Anche per i discepoli il metro per misurare la fedeltà alla ‘causa’ è lo stesso adottato dal Maestro: la radicalità. “D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre”. Gesù non parla un linguaggio politically correct: non è venuto a portare la pace, ma la spada. O con lui o contro di lui. Non si può fare fifty-fifty: la ‘divisione’ portata da Gesù ribalta equilibri, smaschera compromessi, provoca lacerazioni, scatena conflitti, produce divisioni. Perfino all’interno dei rapporti familiari. La parola del vangelo è “tagliente come una spada”: mette a nudo le pieghe intime del cuore, e insieme denuncia le storture della società. E’ un fuoco divorante che brucia meschinità volgari e incresciose mediocrità.
 
3. Questo fuoco è stato già acceso nella nostra vita, il giorno del battesimo. Ma lo sappiamo: un fuoco rischia di spegnersi o di rimanere sepolto da una coltre di cenere. E’ la situazione di molti cristiani, in cui il fuoco della fede rimane sotterrato, sterile, impercettibile. Non illumina una vita. Non alimenta una testimonianza. Non accende una passione. Non genera una gioia.
Oggi noi viviamo una stagione di risveglio. Lo Spirito Santo va soffiando forte, e diversi cristiani sono stanchi di un cristianesimo annacquato, doveristico, abitudinario. Sono convinti che con la fede non si può andare in automatico. Sognano di poter fare una esperienza viva di Gesù, nella sua Chiesa. Una esperienza di santità: parola che non li spaventa, ma li affascina.
Oggi il mondo non ha bisogno di cristiani affetti da ‘balconite’ acuta o sdraiati in una pigra ‘divanite’. Ma di discepoli innamorati di Gesù, contagiati dalla sua stessa angoscia: che si compia anche per loro il battesimo del Maestro. Quello di una ardente passione d’amore.
Un amore che accetta anche la morte.
Perché ne venga la vita per molti.