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Tappe della vita di un prete...

 

Tappe della vita di un prete…

Comunicazione di Don Angelo De’ Donatis al Consiglio presbiterale della Diocesi dii Roma

(Mons. Angelo De Donatis, già padre Spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore,
ora Parroco alla Basilica di San Marco in Piazza Venezia in Roma)

gruppo monteberico1.

La prima tappa, quella della purificazione del cuore, è tendenzialmente senza limiti di tempo, ma arriva ad un assestamento intorno ai trentacinque-quarant’anni. E’ certamente il periodo delle scelte decisive della vita, come quella di abbracciare il celibato, di diventare prete e di accogliere in obbedienza la missione che ci viene affidata dal vescovo, ma tutto questo si incontra/scontra con le dinamiche di crescita della personalità. Al cuore di questa tappa c’è quindi l’incontro credente con il Signore Gesù e la tensione trasformativa che l’azione dello Spirito Santo, lo Spirito cristificatore, realizza in noi. In fondo il compito di questo periodo della vita è diventare persone libere centrando l’esistenza nell’unico asse che la sorregge, la relazione vivificante e trasformante con Dio, e solidificare tale “assetto” in modo tale che, nei disordini e confusioni che accompagnano questa fase, si ritorni sempre a tale relazione.

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Un'associazione che prega

Un'associazione in preghiera 

ASSOCIAZIONE “ANCILLA DOMINI”  

Gesù, Divino Maestro non solo dei Dodici, ma di tutti: uomini e donne, durante la sua vita mortale, non ha tenuto lontano da sé la donna, come di solito avveniva presso i maestri del tempo. Egli è per tutti Via, Verità e Vita: uomini, donne, bambini, giovani, adulti e anziani. Sappiamo, da quello che ci dicono gli evangelisti, che molte donne lo seguivano e lo servivano; ma soprattutto, come risulta dall’episodio di Marta e Maria, egli voleva che fossero nutrite della sua divina dottrina: «Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta».

Questa forma di vita che riscontriamo nel Vangelo, il Beato Giacomo Alberione l’ha richiamata fortemente nelle fondazioni femminili della Famiglia Paolina; il suo ideale era: la donna associata allo zelo sacerdotale. Anzi alle suore Pie Discepole presentava loro come “ideale carismatico” l’essere “vere madri” nei riguardi dei sacerdoti, sull’imitazione perfetta di Maria SS.ma, che nella annunciazione divenne la madre del Sommo ed Eterno Sacerdote.

Questo ideale deve essere sempre vissuto nella Chiesa; non per nulla il Santo Padre Benedetto XVI nell’Atto di consacrazione e di affidamento di tutti i sacerdoti al Cuore Immacolato di Maria il 13 maggio 2010 a Fatima così prega: «Preservaci con la tua purezza, custodiscici e avvolgici col tuo amore macon la tua umiltà terno, che si riflette in tante anime a te consacrate diventate per noi autentiche madri spirituali».

In questo alveo carismatico si muove l’Associazione “Ancilla Domini”, formata da donne consacrate, e si richiama per la sua origine a Don Stefano Lamera coadiuvato da don Furio Gauss, ma vive in pienezza la spiritualità paolina secondo gli insegnamenti del Beato Giacomo Alberione: «La Famiglia Paolina aspira a vivere integralmente il Vangelo di Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, nello spirito di San Paolo, sotto lo sguardo della Regina Apostolorum». E ancora: «Segreto di grandezza è modellarsi su Dio, vivendo in Cristo. Perciò sempre [sia] chiaro il pensiero di vivere ed operare nella Chiesa e per la Chiesa; di inserirsi come olivi selvatici nella vitale oliva, Cristo-Eucaristia; di pensare e nutrirsi di ogni frase del Vangelo, secondo lo spirito di San Paolo. La pietà venga specialmente e di continuo nutrita con lo studio di Gesù Cristo Divino Maestro, che è Via, Verità e Vita; in modo che tutti sul Suo divino esempio crescano in sapienza, in grazia e virtù».

A questa fondamentale visione spirituale si unisce la particolare attività o apostolato di santificarsi, pregare e offrirsi per la santità dei sacerdoti, di tutti, ma soprattutto per quelli dell’Istituto “Gesù Sacerdote”. Disposte ad attuare “tutti i servizi” che una madre fa verso un figlio: «diventate per noi autentiche madri spirituali». Questo è il loro apostolato.

L’Associazione ha ricevuto l’approvazione diocesana il 1 giugno 1997 dal Mons. Eugenio Ravignani, Vescovo di Trieste.

Per informazioni rivolgersi a:

Don Furio Gauss -  tel. 040/371218

oppure scrivere a:

Sig.na Usai Amalia

Via Vittorio Emanuele, 64

08040 Talana NU

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 21 Novembre 2011 09:56 )

 

Statuto

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San Paolo

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 06 Maggio 2011 17:51 )

 

Figure esemplari

 

Padre Giuseppe Riccobene

 

PadreRiccobeneDon Alberione nel lontano 1959 dal 14 al 19 settembre aveva programmato, nella Casa Divin Maestro di Ariccia, un corso di esercizi spirituali per sacerdoti diocesani perché desiderava dare inizio all’Istituto “Gesù Sacerdote”. I partecipanti furono 21 e alla proposta del Beato Giacomo Alberione vi hanno aderito 7 sacerdoti, tra questi padre Giuseppe Riccobene. Si entrava in noviziato nell’ultimo giorno degli esercizi spirituali, e questo ci dà la data precisa della fondazione dell’Istituto, il 19 settembre 1959.

Come avvenne l’incontro di padre Riccobene con il Fondatore della Famiglia Paolina? e che cosa ha determinato il suo sì? Egli stesso me l’ha raccontato mentre scendevamo in macchina da Delia a Canicatti. Diceva: «Padre Alberione aveva iniziato la predica, ricordando San Paolo e le chiese da lui fondate; quella sua attività di fondatore, non è terminata, ma anche oggi ha voluto formarsi una famiglia, la Famiglia Paolina, che ne continuasse l’opera sua a gloria del Divin Maestro. “Le vocazioni vengono da Dio, - diceva don Alberione, - da Gesù e san Paolo ha chiesto al Divin Maestro che desse vocazioni per la Famiglia Paolina e Gesù gli ha risposto: ‘Le vocazioni vengono da me, ma tu dimmi chi devo chiamare’. San Paolo - continuava don Alberione - ha chiamato prima di tutti me, perché dessi inizio, ma dopo di me ha una lunga lista, tra i quali potrebbe esserci qualcuno di voi che ami, che ami San Paolo. Di voi San Paolo non vuole che lasciate il vostro posto di lavoro, di cui c’è tanto bisogno nelle diocesi, ma che acquistiate lo spirito paolino, il suo zelo per le anime e per la Chiesa, che vi diate e sovraspendiate per le anime e per la gloria di Gesù Divin Maestro Verità, Via e Vita”. Questa predica mi ha colpito e appena terminata, ho pensato di parlare con padre Alberione, e lo seguì nel corridoio mentre andava nella sua cameretta, quando sentì la mia voce che lo chiamava, si voltò di scatto e mi disse: “Lei è padre Riccobene!”. Sono rimasto che conoscesse il mio nome e timoroso hop chiesto: “Padre, volevo sapere da Lei se san Paolo ha anche il mio nome nella sua lista”». E così è iniziata la sua avventura paolina.

Ma chi è Padre Riccobene? Egli nacque a Delia (Caltanisetta) il 16 maggio 1928, il quarto di sette figli; la sua famiglia era benestante; nel 1938 entra in seminario e viene ordianto sacerdote il 29 giugno 1952; viene assegnato come collaboratore del parroco di Delia, don Calogero Franco, che gli fu vicino in tutto il suo periodo formativo da quando era entrato nel seminario; nel 1969 diviene parroco di Delia e vi ha lasciato una forte impronta pastorale in tutti i campi, chi volesse conoscere meglio può cercare nel sito del Comune di Delia «Padre Giuseppe Riccobene dono di Dio per la comunità»; qui ci interessa la sua vita di “paolino” e ci piace citare la testimonianza di padre Bernardo Randazzo che ha scritto in occasione del cinquantesimo di ordinazione sacerdotale : «Nel petto di Padre Riccobene ha battuto un cuore “paolino”, lo vediamo giovane sacerdote in una foto con don Alberione. [:::] Particolare dedizione don Giuseppe ha avuto , sin dagli anni ’60, per gli Istituti aggregati alla Società San Paolo: “Gesù Sacerdote”, “Maria SS.ma Annunziata”. Negli anni ’70, in stretta collaborazione con don Lamera (di venerata memoria) favorì fortemente il sorgere dell’Istituto “Santa Famiglia” in Delia. A quest’ultimo Istituto don Giuseppe ha donato cura assidua, ritiri mensili, incontri formativi, non trascurando le giovani coppie di sposi  simpatizzanti o gruppi di famiglie di Azione Cattolica.

Un altro aspetto della vita sacerdotale di don Giuseppe è la grande fedeltà agli impegni assunti nell’Istituto “Gesù Sacerdote”; per esempio non è mai mancato agli Esercizi Spirituali annuali […] senza per questo venir meno a quelli diocesani, partecipando così a due corsi nello stesso anno, non per formalità, ma ascoltando attentamente le meditazioni e riflettendo nel silenzio tipico degli Esercizi».

La sua devozione alla Madonna, la sua particolare dedizione alla direzione spirituale e alla promozione di vocazioni sacerdotali e religiose, sarebbero oggetto di altre non brevi riflessioni.

Ma non si può dire tutto. Ricco di meriti e lasciandoci un modello di parroco zelante Padre Riccobene incontrava il suo Signore e Maestro il 5 ottobre 2002.

(Domenico Cascasi)

 

Il Servo di Dio Mons. Nicola Riezzo Arcivescovo


Riezzo«Un santo vescovo “paolino”», sono parole di don Lamera, il quale, confidenzialmente, rivolgeva a qualche confratello dell’Istituto a proposito di Sua Ecc. Mons. Nicola Riezzo Arcivescovo emerito di Otranto.

I suoi dati biografici possiamo così riassumerli:

Nato a Squinzano (provincia e diocesi di Lecce) l’11 dicembre 1904, battezzato il giorno dopo la nascita nella chiesa Matrice “San Nicola”, fin da piccolo viene educato ad un’intensa pietà cristiana dai genitori e dallo zio: sac. Vincenzo Riezzo.

L’educazione profondamente cristiana spiega, così, la vocazione al sacerdozio di Sua Eccellenza.

Dopo gli studi ginnasiali presso l’Istituto “Calasanzio” di Campi Salentina (LE), frequenta il liceo nel Pontificio Seminario Regionale di Molfetta.

Per gli studi teologici passa a Roma presso il Collegio “Capranica” e consegue la laurea in Teologia Dommatica presso la Pontificia Università Gregoriana.

Ordinato sacerdote il 21 agosto 1927 dal Vescovo di Lecce: S. Ecc. Mons. Gennaro Trama, inizia il servizio pastorale come docente nel Seminario Diocesano e presso lo studentato  dei Padri Francescani a Lecce.

Passato al servizio della Sacra Congregazione dei Seminari, insegna filosofia nel Pontificio Seminario Regionale di Assisi (1932 – 1934) e, successivamente, passa nel Pontificio Seminario Regionale di Molfetta come titolare della cattedra di Teologia Dommatica, di Ascetica e di Mistica.

Per 24 anni (1934-1958), con competenza e con impegno veramente sacerdotale, si dedica alla formazione teologica dei seminaristi, sempre stimato ed amato dai confratelli e dagli alunni, molti dei quali, tra cui il futuro Cardinale Salvatore De Giorgi, chiedono anche la sua guida nel campo spirituale.

Eletto Vescovo di Castellaneta (TA) il 25 marzo 1958 e consacrato il 29 giugno 1958 dal proprio Vescovo: S. Ecc. Mons. Francesco Minerva, per oltre 10 anni, guida la diocesi ionica con saggezza e con zelo apostolico, sempre molto amato dal clero e dai fedeli.

Il 28 aprile 1969, viene promosso alla sede Arcivescovile di Otranto, di cui, per oltre 11 anni, è pastore illuminato e zelante guida della comunità diocesana soprattutto con la sua santità di vita. Visita spesso le parrocchie, incoraggia e stimola i sacerdoti, incontra con paterna affabilità i fedeli. Riprende il processo per la canonizzazione dei Beati Martiri Idruntini, fa costruire nuove chiese; molto vicino ai seminaristi, spesso, specialmente nelle domeniche, si ferma a pranzo con loro.

Il 5 ottobre 1980 accoglie a Otranto il Santo Padre Giovanni Paolo II per la ricorrenza del V° centenario dei Martiri Idruntini.

Con lo stesso zelo apostolico, presta il suo servizio pastorale nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca (LE), della quale, per diversi anni, è Amministratore Apostolico.

Nel suo ministero episcopale si è sempre ispirato ai documenti del Concilio Vaticano II°, al quale aveva partecipato come Vescovo di Castellaneta.

Il 27 gennaio 1981, quale Arcivescovo Emerito di Otranto, si ritira nella natia Squinzano ed esercita il suo ministero come un umile viceparroco. Tutti lo ricordano al confessionale, all’altare, a visitare gli ammalati, a tenere la catechesi ai giovani nubendi, a girare per le vie del paese intrattenendosi amabilmente con la gente. Con discrezione aiuta tante persone bisognose e dona i suoi risparmi per la costruzione delle chiese “Madonna di Loreto”e “Madonna di Fatima”.

È sempre presente ai ritiri spirituali e agli altri incontri del clero diocesano, esempio luminoso di fedeltà e di amore alla Chiesa.

Si addormenta nel Signore il 20 agosto del 1998. Il 22 agosto vengono celebrati i solenni funerali nella Chiesa Matrice di Squinzano.

L’Arcivescovo Mons. Cosmo Francesco Ruppi, nell’omelia, ha detto di lui: «Quando mi sono inginocchiato un’ora dopo il decesso dinanzi alla salma del nostro venerato e caro Mons. Riezzo, non ho avvertito nel cuore alcuna sofferenza, ma ho sentito un immenso trasporto, la gioia, cioè, di pensarlo già nel Regno dei Cieli, la certezza di vedere in lui un nostro nuovo protettore presso il trono di Dio».

 Lo stesso Mons. Ruppi, in data 27 giugno 2005, dopo il parere favorevole della Conferenza Episcopale Pugliese e il Nulla Osta della Congregazione delle cause dei Santi, apre ufficialmente il processo diocesano di canonizzazione del servo di Dio, concluso il 7 ottobre 2008 con una solenne concelebrazione nella Chiesa Matrice di Squinzano.

S. Ecc. Mons. Riezzo è stato membro dell’Istituto “Gesù Sacerdote”, iniziando il suo cammino paolino il …(per la data vedere registri).

Sempre presente agli esercizi spirituali e ai vari incontri zonali in terra di Puglia, è stato di buon esempio in tutto e per tutti, molto stimato e amato dalla v. m. di don Stefano Lamera, il quale, confidenzialmente, affermava: “Nel Vescovo Riezzo c’è la stoffa di un Santo”. E così l’Istituto “Gesù Sacerdote” ha due confratelli verso una probabile canonizzazione: Mons. Nicola Riezzo e Don Bernardo Antonini. Don Lamera ripeteva spesso: «Dagli Istituti Gesù Sacerdote e Santa Famiglia verranno fuori dei Santi». Il desiderio e la profezia di don Lamera cominciano ad avverarsi.

Don Antonio Pasca

 


 

DON STEFANO LAMERA ssp

Apostolo della vita sacerdotale e delle famiglie
Bariano 26.12.1912 - Roma 01.06.1997


Brevi cenni biografici

Don LameraPrimo Postulatore Generale della Famiglia Paolina e primo "Delegato" degli Istituti Paolini di Vita Secolare Consacrata aggregati alla Società San Paolo, "Gesù Sacerdote" e "Santa Famiglia"; fondatore e guida spirituale dell’Associazione "Ancilla Domini"; padre spirituale di migliaia di persone, tra cui tanti religiosi/e, sacerdoti, vescovi e fondatori di nuove istituzioni.

È tornato alla "Casa del Padre" il 1° giugno 1997 a 84 anni di età, 73 di vita paolina, 59 di sacerdozio.

Aveva iniziato la sua vita paolina ad Alba (CN) nel 1923, all’età di undici anni, proveniente da Bariano (BG) dov’era nato il 26 dicembre 1912. La Società San Paolo, fondata dal Beato Giacomo Alberione, muoveva i primi passi e di essi don Stefano fu protagonista e sempre attento testimone. La sua vitalità interiore, la sua fiducia nel Fondatore, la sua perspicacia e il suo entusiasmo si rivelarono ben presto e trovarono applicazione nelle mansioni che via via Don Alberione gli affidava. Ad Alba trascorse tutto il periodo di formazione.

Fu ordinato sacerdote il 18 dicembre 1937.

Campi di apostolato o di servizio: la formativo, la redazione, le comunità. Nel 1955, in particolare, Don Alberione lo nominava Postulatore presso la Congregazione per le Cause dei Santi. E poco tempo dopo, lo stesso Fondatore gli affidava, nominandolo suo delegato, la conduzione degli Istituti "Gesù Sacerdote" e "Santa Famiglia".

Don Stefano ebbe una prodigiosa ricchezza di parola e di penna e la feconda esperienza spirituale della sua vita dinamica fu piena di entusiasmo e di efficacia apostolica, degno "paolino", ricco di creatività.

 

Don Stefano ci parla

Nelle pagine del santo Vangelo si legge che un giorno si presentò al Divino Maestro un giovanetto. «Gettandosi ai suoi piedi, gli domandò: Maestro buono, cosa devo fare per aver parte alla vita eterna?»

Gesù fissò il suo sguardo su di lui, lo amò e disse: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che hai e dàllo ai poveri: poi vieni e seguimi» (Mt 19,21).

Lo sguardo di Gesù Maestro esprimeva tutta la predilezione, tutta la tenerezza del suo amore divino per quel giovanetto; e le sue parole offrivano a lui il dono inestimabile della vocazione, l’invito ad uno stato di perfezione e di comunione con Lui.

Era l’offerta, l’invito a vivere la stessa vita del Maestro Divino.

Vita di povertà: «Va’! Vendi quello che hai e dàllo ai poveri». Beati i poveri di spirito!

Vita di castità: «Vieni» con me! Amami come sei! I miei interessi siano i tuoi; vivi per me, per il mio trionfo, per la mia causa. Beati i puri di cuore!

Quale maggiore amore che donare la propria vita giorno per giorno al Signore, per tutti i fratelli, per tutta l’umanità?

Vita di obbedienza: «Seguimi». Seguire significa rinunziare alla propria volontà, ai propri gusti, alle proprie vedute, per andare là dove un Altro vuole condurci, percorrendo una via che Egli ha tracciato. Significa abbandonarsi: «Non la mia, ma la tua volontà sia fatta, o Signore» (Mt 26,42)

Gesù vuole che i suoi "amici" non solo amino la croce come Lui l’ha amata e desiderata; che non solo la portino con Lui per il suo trionfo, a gloria del Padre Celeste e a beneficio di tutti i fratelli; ma Egli desidera che, secondo il proprio stato, essi arrivino alla professione dei Consigli Evangelici. Egli li invita a vivere in pienezza di amore la sua stessa vita:

·       in povertà, con Lui che visse poveramente, e che cominciò la vita nella grotta di Betlemme, e la consumò sulla Croce, spoglio di tutto;

·       in castità, con Lui che si offerse vittima di amore al Padre Celeste per il bene dell’umanità;

·       in obbedienza, con Lui che fu obbediente fino alla morte e alla morte di croce: «Io faccio sempre quello che piace al Padre mio».

Gesù Crocifisso benedica tutti i fratelli e le sorelle sofferenti, che già vivono questa vita in intima di amicizia con il Maestro Divino e quanti altri la vivranno fino alla fine dei secoli.

 

 

 


 

 

MONS. BERNARDO ANTONINI
Cimego (TN) 20-10-1932 - Karaganda (Kazakhstan) 27-03-2002


Don AntoniniMons. Bernardo Antonini nacque a Cimego (Trento) il 20 ottobre 1932. Era ancora piccolo, quando la famiglia si trasferì a Raldon (Verona). Nel 1942 entrò nel seminario diocesano di Roverè Veronese e fu ordinato sacerdote il 26 giugno1955. Esercitò il primo ministero come vicario parrocchiale a S. Michele Extra (Verona). Nel 1962 ottenne la laurea in Lingue e letterature straniere moderne all'Università Cattolica e due anni dopo la Licenza di Dogmatica a Venegono. Nel 1975, ottenuta la licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma, divenne docente di tale disciplina pressa lo Studio Teologico San Zeno di Verona e all'Istituto S. Pietro Martire. La mano di Dio era su di lui e lo stava guidando per ben altre vie apostoliche, che forse don Bernardo neanche sospettava. Nel 1977 entrò nell'Istituto Paolino "Gesù Sacerdote" e incontrò don Stefano Lamera, delegato dell'Istituto, a cui confidava le sue iniziative e le sue ansie apostoliche. Don Bernardo, a contatto con la Famiglia Paolina. pur rimanendo fortemente legato alla Diocesi e all'obbedienza al proprio Vescovo, formava il suo cuore su quello di Paolo, cioè sulla centralità di Cristo e sull'urgenza di portare il Vangelo a tutto il mondo di oggi e con i mezzi di oggi. In lui cresceva di giorno in giorno quella tenerissima devozione per Maria, madre di Gesù, che egli amò e pregò in tutta la sua vita. La svolta sovietica con l'avvento di Gorbaciov, portò don Bernardo a Mosca, come studente dapprima (dal 2 luglio 1989), ma subito si rivelò un grande missionario. Offrì la sua disponibilità al nunzio Mons. Francesco Colasuonno, poi a Sua Ecc. Tadeusz Kondrusiewicz. Fu rettore e fondatore del Seminario "Regina Apostolorum''; insegnante di Sacra Scrittura. conferenziere instancabile, fondatore e direttore di giornale Svet Evangelia, dell'Istituto Teologico "San Tommaso d'Aquino" . Desideroso di aiutare e svolgere l'apostolato nelle Chiese più povere e prive del necessario, con il permesso del suo vescovo Padre Flavio Roberto Carraio, Vescovo di Verona, don Bernardo il 16 agosto 2001 passò, come Vice-Rettore del seminario e Vicario Episcopale per la Pastorale, al servizio di Sua Ecc. Jan Pawel Lenga, a Karaganda, nel Kazakhstan, dove il 27 marzo 2002 la sua stola bianca sacerdotale si posò... sulla salma priva di vita, che oggi riposa nel cimitero di Raldon (Verona), ma egli, don Bernardo, incontrò il Risorto, della cui risurrezione fu un grande testimone nella "Santa Russia".

Il giorno 11 febbraio 2009 si è aperto a Verona il processo diocesano per la beatificazione.

Ti consigliamo di leggere il libro: Beatrice Immediata, Un apostolo senza frontiere, Paoline, Milano 2005. Usando "contatti" del nostro portale, puoi richiederlo a: Istituto Gesù Sacerdote, Circonvallazione Appia, 162, 00179 Roma. 

 

Dalla domanda di ammissione alla professione perpetua di Don Bernardo

 Dei consigli evangelici nell'Istituto "Gesù Sacerdote", aggregato alla Società San Paolo, e della promessa speciale di fedeltà al Papa:
1 Per il valore intrinseco dei voti semplici di obbedienza, di castità perpetua e di povertà:
* a lode della SS. Trinità:
* per una consacrazione più intima col Dio Vivente, Padre. Figlio e Spirito Santo:
* come dono-impegno personale di totale sequela di N. S. Gesù Cristo;
* per una maggiore santificazione mia e del mio prossimo:
* per tendere alla perfetta "carità pastorale" in cui si attua la santificazione del presbitero (cfr.Presbyterorum Ordinis, tiri. 12-14):
* per una maggiore efficacia nel ministero pastorale; per un legame più profondo di obbedienza soprannaturale e di collaborazione filiale col mio Vescovo.

2  Per una ricchezza spirituale che mi viene in vita e dopo morte con l'appartenenza alla Famiglia Paolina (sarò ricordato e suffragato in tutto il mondo dai membri dei dieci rami della fondazione dei Servo di Dio, don Giacomo Alberione, Famiglia già presente nella Gerusalemme celeste e nella Chiesa pellegrina con apostoli sparsi per tutta la terra.

3 Perla grandezza specifica del carisma Paolino;               
* centralità cristologica;
* dimensione pnematologico.ccclesiale della spiritualità;
* universalità/mondialità del "cuore" di S. Paolo.
4    Per l'attualità e l'urgenza dell'apostolato paolino nel mondo d'oggi:
* tutto Gesù Cristo
* a tutti gli uomini
* con tutti i mezzi, particolarmente con i mezzi della comunicazione sociale ( = "i nuovi pulpiti" come li chiamava don Alberione).

Proposito - impegno: nella mia vita chiedo a tutti il dono della preghiera e mi sforzerò di vivere, di testimoniare e di predicare le beatitudini (Mt 5,1-12) nel loro significato cristologico, ecclesiale, antropologico ed escatologico.

 

Roma, 5 aprile 1991


Francesco Fasola (Maggiora, 23 febbraio 1898 – Novara, 1º luglio 1988),

107º arcivescovo di Messina, membro IGS, Servo di Dio.

Nato a Maggiora (Novara), il 23 febbraio 1898, da una modesta famiglia di lavoratori dei campi, a causa della fragile situazione economica il padre fu costretto a lasciare la famiglia emigrando negli U.S.A. dove rimase per circa 10 anni. Venne avviato dapprima al seminario dell'isola di San Giulio, nel lago d'Orta, e poi in quello di San Carlo in Arona, dove incontrò, come padre spirituale, don Silvio Gallotti. Ricevette il diaconato a Novara, il 26 maggio 1921 dal vescovo diocesano mons. Gamba, e il 26 giugno successivo fu ordinato presbitero nella cappella privata dell'Episcopio di Novara.
Giovane sacerdote, fu destinato a Galliate, dove iniziò a svolgere la sua attività nell'ambito giovanile. Nel 1927 si accentuò in lui la disponibilità ad un lavoro nell'ambito della diocesi, così entrò a far parte dell'associazione degli Oblati dei Santi Gaudenzio e Carlo, da poco costituita su iniziativa di don Gallotti, e vi emise "professione perpetua" nel 1929. Il suo primo impegno fu, per alcuni anni, quello di assistente diocesano di Azione Cattolica, e in tale periodo di intensa attività incontrò ragazzi che avrebbero avuto poi rilievo nella vita nazionale, tra i quali Oscar Luigi Scalfaro.
Nel 1942 fu nominato rettore del santuario di Varallo. Fu richiamato a Novara, nel 1946, con l'ufficio di pro-vicario generale della diocesi stessa.
Nel 1954, all'età di 56 anni fu scelto da papa Pio XII, su segnalazione del vescovo diocesano Gilla Grimigni quale candidato all'ufficio di vescovo coadiutore dell'anziano vescovo di Agrigento, Giovanni Battista Peruzzo. Così l'8 marzo 1954 fu eletto vescovo titolare di Vartana e vescovo coadiutore Sedi datus del vescovo di Agrigento, e il 2 maggio dello stesso anno venne consacrato vescovo a Novara. Esercitò il suo ministero pastorale nella diocesi di Agrigento per sette anni: compì due visite pastorali, promosse riunioni del clero e celebrazioni liturgiche in tutti i paesi della vasta diocesi, si adoperò per la ricostruzione di edifici sacri, per il seminario diocesano, per il museo diocesano.
Il 22 ottobre 1960 venne eletto vescovo di Caltagirone dal papa Giovanni XXIII e il 21 gennaio 1961 prese canonico possesso della diocesi. A lui si devono tutte le pratiche relative all'erezione della nuova parrocchia della Sacra Famiglia, che volle restasse come ricordo del Concilio Ecumenico Vaticano II. Accolse la salma di don Luigi Sturzo, perché fosse tumulata nella chiesa del SS. Salvatore.
Il 25 giugno 1963, essendosi dimesso il venerando arcivescovo di Messina Angelo Paino, fu promosso da papa Paolo VI alla sede metropolitana di Messina, assumendo il titolo annesso di Archimandrita del SS. Salvatore. Anche a Messina, come ad Agrigento, volle esercitare, con una lettera, un'azione di stimolo sulle pubbliche autorità affinché maggiormente e più efficacemente provvedessero ai bisogni delle periferie. Cercò di arginare l'emorragia di vocazioni all'ordine sacro e i malesseri che alcune interpretazioni dei documenti conciliari provocavano in quegli anni presso taluni settori della comunità ecclesiale.
Raggiungendo nel 1973 l'età di 75 anni, presentò al papa la richiesta di dimissioni dal governo pastorale della diocesi per raggiunti limiti di età. Esse vennero respinte, nonostante l'annuale rinnovazione, fino al 1976 quando venne nominato come suo Coadiutore "cum jure successionis" l'arcivescovo Ignazio Cannavò. Il 3 giugno 1977, in occasione del Solenne Pontificale in onore della Madonna della Lettera, affidò il pastorale al suo successore, Ignazio Cannavò, che da quel momento prese canonico possesso dell'Arcidiocesi. Il 16 luglio dello stesso anno lasciò Messina, accompagnato e salutato al porto dal nuovo Pastore, al quale chiese la benedizione prima di congedarsi.
Tornò quindi al santuario del Sacro Monte di Varallo, di cui era stato rettore. A causa del peggiorarsi della propria salute fu costretto a trasferirsi a Novara, presso la Casa degli Oblati. Il 26 giugno 1988 celebrò per l'ultima volta l'eucarestia in occasione del suo 67º anniversario di ordinazione presbiterale, e morì il 1º luglio 1988, all'età di 90 anni. Le sue spoglie riposano nella Basilica Cattedrale di Messina. Recentemente, dal suo successore, l'Arcivescovo e Archimandrita Giovanni Marra, è stata aperta la sua causa di Beatificazione e Canonizzazione. Per questo motivo gli spetta il titolo di Servo di Dio. Materiale documentale e testimonianze vengono raccolte dall'Associazione Amici del Servo di Dio Mons. Francesco Fasola che ha sede nella Parrocchia di Sant'Antonio di Piazza Armerina (EN). L'attuale Arcivescovo Metropolita di Agrigento, Mons. Francesco Montenegro, fu per lunghi anni suo segretario particolare durante la sua permanenza nella sede di Messina.

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 06 Ottobre 2013 11:22 )

 

Istituti secolari

COSA SONO GLI ISTITUTI SECOLARI


Istituti SecolariGli Istituti Secolari, dono recente dello Spirito alla Chiesa, rappresentano una nuova e originale forma di vocazione e partecipazione all’espansione e alla crescita del Regno di Dio nel mondo.
Sorti all’inizio del secolo scorso, hanno avuto il riconoscimento ufficiale nel 1947 e sono entrati a pieno titolo nel nuovo Codice di Diritto Canonico nel 1983.
Gli Istituti Secolari si caratterizzano in: laicali (maschili e femminili) e sacerdotali (o presbiterali).

I loro membri sono uomini, donne e sacerdoti che, vivendo nel mondo la vita ordinaria di tutti, in risposta ad una chiamata di Cristo, s’impegnano ad incarnare il Vangelo in povertà, castità, obbedienza nello spirito delle Beatitudini.
I membri laici rimangono a pieno titolo nello stato laico: sono cioè semplici battezzati, ma che, in risposta ad una particolare chiamata, qualificano il loro stato di laici consacrandosi "interamente" a Dio con la professione dei consigli evangelici.
"Partecipano della funzione evangelizzatrice della Chiesa sia mediante la testimonianza di vita cristiana e di fedeltà alla propria consacrazione, sia attraverso l’aiuto che danno perché le realtà temporali siano ordinate secondo Dio e il mondo sia vivificato dalla forza del Vangelo"
(CDC 713-2).
"I membri chierici sono di aiuto ai confratelli con una peculiare carità apostolica, attraverso la testimonianza della vita consacrata, soprattutto nel presbiterio, ed in mezzo al popolo di Dio lavorano alla santificazione del mondo come proprio ministero sacro". (CDC 713-3).

IL CARISMA: la consacrazione nella secolarità.


Consacrazione. La professione dei consigli evangelici radicalizza la consacrazione battesimale per una accresciuta esigenza di amore a Dio e ai fratelli, suscitata dallo Spirito Santo. Quella dei membri degli Istituti Secolari è quindi una forma di consacrazione vissuta in mezzo alle realtà temporali "per immettervi la forza dei consigli evangelici" (Paolo VI). Infatti essi, "vivendo nel mondo, tendono alla perfezione della carità e si impegnano per la santificazione del mondo soprattutto operando all’interno di esso" (CDC can. 710).
Secolarità. "Secolarità" indica il permanere dei membri degli Istituti Secolari nel mondo, fra gli uomini del loro tempo, dei quali condividono condizioni, istanze, professioni... Consapevoli di dover "cambiare il mondo dal di dentro" (Giovanni Paolo II), collaborano con lo Spirito ad illuminare e ordinare le cose temporali al progetto di Dio in Cristo, perché tutto sia a lode e gloria della sua grazia.

Lievito che fermenta, immerso nel mondo per la sua santificazione

La Chiesa è luce che deve illuminare visibilmente il mondo e il rapporto fra Chiesa e mondo è quello del lievito nella pasta: essa cioè è chiamata ad immergersi nel mondo, vivendo ed operando dove stanno gli uomini e dentro la loro storia, per farli fermentare secondo lo spirito del Vangelo.
Lo specifico degli Istituti Secolari è quello di richiamarsi a questa spiritualità del lievito che, pur essendo propria di tutta la Chiesa, è vissuta da essi in modo peculiare. Anche la secolarità è propria di tutta la Chiesa, ma la passione per il mondo e il totale impegno per il mondo dei membri degli Istituti Secolari intende esprimerla in modo specifico. Così essi costituiscono un segno vivente ed una sollecitazione permanente per tutta la Chiesa, perché tutta sia nel mondo e per il mondo.
I membri degli Istituti Secolari portano a pienezza la propria specifica vocazione laicale, collaborando con tutti gli uomini come operatori di storia e per la costruzione del Regno. Condividendo le ordinarie condizioni degli uomini del loro tempo, i laici consacrati, partecipano pienamente all’opera di evangelizzazione propria di tutti i laici. "Sono chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l’esercizio del proprio ufficio"(LG 31).
Per questo scopo fanno di tutta la loro esistenza una missione permanente ovunque vivono e ovunque siano inseriti: famiglia, professione, strutture socio-politiche. Il comune carisma è poi ulteriormente arricchito da quello tipico del proprio Istituto.

 

I CONSIGLI EVANGELICI: castità, povertà, obbedienza


I membri degli Istituti Secolari sono chiamati a vivere il radicalismo del Vangelo alla sequela di Cristo vergine, povero e obbediente, per essere nel mondo fermento e testimonianza dell’amore che Dio ha per esso.
La loro "castità dice al mondo che si può amare con il disinteresse e l’inesauribilità che attinge al cuore di Dio" (Paolo VI) e ci si può dedicare gioiosamente a tutti con cuore libero. Questa libertà trova la sua sorgente e la sua forza in uno stato permanente di preghiera, di unione intima con Dio, di centralità di Cristo da cui tutto deriva e a cui tutto ritorna nella concretezza degli incontri e dei rapporti con gli altri.
La loro "povertà dice al mondo che si può vivere tra i beni temporali e si può usare dei mezzi della civiltà del progresso senza farsi schiavi di nessuno di essi" (Paolo VI). Il laico consacrato usa dei beni che è chiamato ad amministrare, con distacco interiore, valorizzandoli quali doni di Dio in modo che diventino segni di carità e di giustizia tra i fratelli. La povertà del laico consacrato è condivisione di tutto ciò che "è" e che "ha" con ogni povertà degli uomini del suo tempo. Questo lo impegna anche ad una costante lettura dei segni dei tempi avendo come criterio il discernimento della fede.
La loro "obbedienza dice al mondo che si può essere felici restando pienamente disponibili alla volontà di Dio, come appare dalla vita quotidiana, dai segni dei tempi e dalle esigenze di salvezza del mondo d’oggi" (Paolo VI).
Il laico consacrato si verifica costantemente nei confronti del Regno di Dio, per fare solamente ciò che risponde al disegno di Dio su di lui. Si abitua perciò all’ascolto della voce dello Spirito che risuona nella Parola, nelle indicazioni del Magistero, nel cammino della Chiesa locale nella quale vive e alla cui missione collabora, nella verifica con il proprio gruppo e i responsabili dell’Istituto di appartenenza, nel dovere quotidiano, nella storia degli uomini.
Le costituzioni di ciascun Istituto stabiliscono i vincoli sacri con cui vengono assunti nell’istituto i consigli evangelici, definiscono gli obblighi che essi comportano, salva sempre, però, nello stile di vita, la secolarità propria dell’istituto (CDC, 712).

Comunione e fraternità


Nel pluralismo delle forme, gli Istituti Secolari si sentono impegnati a testimoniare la vera comunione nella Chiesa e nel mondo.
Responsabili degli istituti secolari paolini I loro membri, proprio perché in "diaspora", ossia in uno stato permanente di dispersione, alimentano nel loro spirito un vivo senso della comunione, che li faccia sentire appartenenti con i propri fratelli di ideale, ad una vera e propria comunità.
Attraverso un ricco pluralismo di forme e secondo la spiritualità propria, ogni Istituto promuove la crescita dei suoi membri nello spirito della fraternità evangelica. Accomuna però tutti, il quotidiano impegno a vivere la comunione, particolarmente con la testimonianza della carità e del servizio nella Chiesa e nel mondo. L’organizzazione dei tempi per stare insieme e la scelta dei modi per sentirsi comunità sono indicati nelle Costituzioni dei singoli Istituti e affidati anche alla creatività dei loro membri. Sono questi, momenti indispensabili per una formazione specifica e permanente, per la riflessione e la preghiera comune, per l’approfondimento della propria spiritualità, per la verifica con i responsabili e con il gruppo di appartenenza.




 Dalla costituzione apostolica di Pio XII

PROVIDA MATER ECCLESIA
 

2 febbraio 1947

 

 

La Chiesa per i fedeli


3. Nel corso dei secoli la Chiesa, sempre fedele al suo Sposo, Cristo, e coerente con se stessa, sotto la guida dello Spirito Santo, con passo ininterrotto e deciso, fino all'odierno Codice di Diritto Canonico, adattò ai tempi la dottrina dello "stato di perfezione". Sempre maternamente premurosa verso coloro i quali con animo volenteroso, esternamente e pubblicamente, in diverse maniere professavano la perfezione della vita, non cessò mai di favorirli nel loro santo proposito; e ciò specialmente in due modi. Anzitutto la Chiesa non solo accettò e riconobbe una singolare professione di perfezione, fatta sempre davanti alla Chiesa pubblicamente, come la primitiva e veneranda "benedizione e consacrazione delle vergini" che si faceva con apposita funzione liturgica, ma la confermò pure con speciale sanzione, la difese fortemente, attribuendole inoltre diversi effetti canonici propri. Ma la maggior benevolenza della Chiesa ed una cura singolare, venne con ragione rivolta ed esercitata verso quella piena professione di perfezione più strettamente pubblica che, fin dai primi tempi, dopo la pace di Costantino, veniva emessa in società e collegi con l'autorizzazione, con l'approvazione e per ordine della Chiesa stessa.

 

Lo stato canonico di perfezione


4. Tutti sanno bene quanto strettamente ed intimamente la storia della santità della Chiesa e dell'apostolato cattolico, sia connessa con la storia dei fasti della vita religiosa canonica, la quale con la grazia dello Spirito Santo, che incessantemente la vivifica, andava crescendo in una mirabile varietà, sempre più irrobustita da una unità ognor più stretta. Non vi è quindi da meravigliarsi se anche nel campo del diritto, seguendo fedelmente la condotta che la sapienza di Dio chiaramente indicava, la Chiesa organizzò e ordinò lo stato canonico di perfezione, cosicché su di esso edificò, come su una delle pietre miliari, l'edificio della disciplina ecclesiastica. Fu così che lo stato pubblico di perfezione venne riconosciuto come uno dei principali stati ecclesiastici, e di esso unicamente la Chiesa ne ha fatto il secondo ordine e grado delle persone canoniche (can. 107). E va attentamente considerato il fatto che mentre negli altri due ordini di persone canoniche, all'istituzione divina si aggiunge anche l'istituzione ecclesiastica, in quanto cioè la Chiesa è società gerarchicamente costituita e ordinata; questa classe dei religiosi, che costituisce un ordine intermedio tra i chierici ed i laici (can. 107), deriva totalmente dalla stretta e totale relazione che ha col fine della Chiesa, cioè la stessa santificazione, che con mezzi adeguati deve essere efficacemente conseguita.

5. Né l'azione della Chiesa si fermò a questo. Ad evitare che la professione pubblica e solenne di santità fosse una cosa vana e non ottenesse il suo scopo, la Chiesa con sempre maggior rigore, non riconobbe mai questo stato di perfezione, se non nelle società da Lei erette ed ordinate, cioè nelle Religioni (can. 488, l ), la cui forma generale e modo di vivere fossero stati da Lei approvati dopo un lungo e maturo esame; e le cui regole fossero state più volte non solo esaminate e vagliate sotto l'aspetto dottrinale ed in astratto, ma anche realmente e di fatto sperimentate. Nel Codice attuale poi tutto questo è stato definito in maniera così severa e assoluta che mai, neppure per eccezione, può sussistere lo stato canonico di perfezione, se la professione dello stesso non è emessa in una Religione approvata dalla Chiesa. Infine la disciplina canonica dello stato di perfezione, in quanto stato pubblico, fu dalla Chiesa così sapientemente ordinata, che per le Religioni clericali, in ciò che in genere si riferisce alla vita clericale dei religiosi, le Religioni tengono le veci delle diocesi e l'iscrizione ad una religione tiene il luogo della incardinazione clericale alla diocesi (can. 111, § l; 115; 585).

6. Dopo che il Codice Piano-Benedettino, nella parte seconda, libro II, dedicata ai religiosi, aveva diligentemente raccolta, riveduta e perfezionata la legislazione dei religiosi ed in molti modi confermato lo stato canonico di perfezione anche sotto l'aspetto pubblico; e, sapientemente portando a termine l'opera incominciata da Leone XIII di f.m. con la immortale costituzione Conditae a Christo aveva ammesso le Congregazioni di voti semplici fra le Religioni strettamente dette, sembrava che null'altro vi fosse da aggiungere nella disciplina dello stato canonico di perfezione. Tuttavia la Chiesa nella sua grande larghezza d'animo e di vedute, con tratto veramente materno, credette bene di aggiungere alla legislazione religiosa come complemento molto opportuno, un breve titolo. In esso (tit. XVII, lib. II) la Chiesa, allo stato canonico di perfezione, volle equiparare in modo abbastanza completo le Società. di essa e spesso anche della società civile molto benemerite, le quali sebbene siano prive di alcuni elementi giuridici necessari per lo stato canonico completo di perfezione, quali per es. i voti pubblici (can. 488, 1 e 7; 487), tuttavia, negli altri elementi che vengono ritenuti essenziali per la vita di perfezione, si avvicinano con somiglianza e relazione molto stretta alle vere Religioni.

 

Gli "Istituti Secolari"


7. Ordinate così le cose con tanta sapienza, prudenza ed amore, era abbondantemente provveduto a quella moltitudine di anime che, lasciato il mondo, desideravano un nuovo stato canonico strettamente detto, unicamente ed interamente consacrato all'acquisto della perfezione. Ma il Signore infinitamente buono, il Quale, senza accettazione di persone, aveva ripetutamente invitato tutti i fedeli a seguire e praticare dappertutto la perfezione, per mirabile consiglio della sua Divina Provvidenza dispose che anche nel mondo depravato da tanti vizi, specialmente ai nostri giorni, fiorisse ed anche attualmente fioriscano gruppi di anime elette, le quali, accese dal desiderio non solo della perfezione individuale, ma anche per una speciale vocazione, rimanendo nel mondo, potessero trovare ottime forme nuove di associazioni, rispondenti alle necessità dei tempi, nelle quali potessero condurre una vita molto consona all'acquisto della perfezione.

8. Raccomandando caldamente alla prudenza ed alla cura dei Direttori spirituali i nobili sforzi dei singoli nell'acquisto della perfezione per quanto riguarda il loro interno, Ci rivolgiamo ora a quelle Associazioni le quali intendono e si sforzano di guidare i loro soci nella via di una solida perfezione anche di fronte alla Chiesa, nel foro così detto esterno. Non intendiamo trattare ora di tutte le Associazioni che sinceramente tendono alla perfezione cristiana nel mondo; ma soltanto di quelle che, sia per la loro interna costituzione, sia per la loro ordinazione gerarchica, e per la totale dedizione che esigono dai loro membri propriamente detti e per la professione dei consigli evangelici, e nel modo di esercitare il ministero e l'apostolato, maggiormente si avvicinano, quanto alla sostanza, agli stati canonici di perfezione e specialmente alle Società senza voti pubblici (tit. XVII), pur senza la vita comune religiosa, ma usando altre forme esterne.

9. Queste Associazioni, che d'ora in poi saranno chiamate "Istituti Secolari", cominciarono a sorgere nella prima metà del secolo scorso non senza una speciale ispirazione della Divina Provvidenza, con lo scopo di osservare fedelmente nel mondo i consigli evangelici, e attendere con maggior libertà a quelle opere di carità che per la nequizia dei tempi le famiglie religiose erano del tutto o in parte impedite di compiere".

E poiché i più antichi di questi Istituti diedero buona prova di sé e coi fatti e con le opere comprovarono che con una severa e prudente selezione dei membri, con una accurata e sufficientemente lunga formazione, con un adeguato, austero ed insieme agile regime di vita anche nel mondo, se vi è una speciale vocazione divina, con l'aiuto della grazia, si può con certezza conseguire una intima ed efficace consacrazione di se stesso al Signore, non solo interna, ma anche esterna e quasi come quella dei religiosi, e che si ha così un mezzo molto adatto di penetrazione e di apostolato, ne venne "che queste Associazioni di fedeli furono dalla Santa Sede più volte lodate, non altrimenti che le Congregazioni Religiose".

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 06 Maggio 2011 17:51 )

 
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