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don Attilio Rivelli

Don Attilio Rivelli è tornato alla Casa del Padre

 

DON ATTILIO RIVELLI

(N. a  FANO 8/4/1927  + CUCCURANO 11/4/2016)

 

Arrivederci in Paradiso» sono le prime parole del testamento spirituale che don Attilio Rivelli, parroco emerito di Cuccurano tornato alla Casa del Padre lunedì 11 aprile a qualche giorno dal suo 89esimo compleanno, ha voluto lasciare alla comunità che mercoledì 13 aprile ha affollato la chiesa parrocchiale per dargli l’ultimo saluto. C’erano tutti, il vescovo Armando, i sacerdoti, altri sacerdoti membri dell’IGS, il parroco don Marzio che lo ha assistito, con amorevolezza, fino alla fine, i giovani che lui amava tanto e a cui teneva particolarmente, i bambini, le famiglie e quanti lo avevano incrociato nel loro cammino di vita.

Don Attilio ha formato, umanamente e spiritualmente, tante generazioni che mercoledì, commossi, hanno voluto accompagnarlo con la preghiera. «Potrei definire don Attilio – ha affermato il Vescovo – con tre aggettivi: umile, libero e trasparente. Fino alla sua morte è stato un uomo generoso, che ha dato tutto per la Chiesa, per le vocazioni. Fino alla fine in servizio, mai dimissionario e sempre in comunità con gli altri sacerdoti».

Durante l’omelia il Vescovo ha letto il testamento spirituale di don Attilio, un testamento semplice, sobrio, nel suo stile, come è stata tutta la sua vita spesa a servizio del prossimo. Nel testamento don Attilio ringrazia il Signore per le persone che ha messo al suo fianco, chiede perdono e una preghiera, ringrazia le comunità nelle quali ha prestato servizio, il Vescovo e i sacerdoti.

Chiede di escludere dall’omelia ogni riferimento elogiativo alla sua persona ma di dire che ha vissuto ed è morto contentissimo della sua vocazione. Soprattutto ringrazia il Signore per aver professato i Consigli evangelici nell’Istituto Gesù Sacerdote, perché la spiritualità paolina, incentrata in Cristo Parola ed Eucarestia e nella devozione a Maria, Regina degli Apostoli lo ha veramente aiutato a coltivare uno zelo pastorale ed apostolico intenso come quello di san Paolo e del Beato don Alberione. E poi l’invito ai giovani a prendere il suo posto nel servizio al popolo di Dio...

 

 

DON VINCENZO GIUNTA

MONS. VINCENZO GIUNTA

 

 

Nato (5 luglio 1925) e morto (28 aprile 2016) a BELVEDERE MARITTIMO (CS)

 

Monsignor Vincenzo Giunta, decano del clero diocesano, è deceduto in Belvedere Marittimo, dove era nato il 6 luglio 1925 e dove era parroco da circa 30 anni nella parrocchia di San Michele Arcangelo. Per altri 30 anni era stato parroco in San Donato di Ninea.

Il vescovo Bonanno – durante le esequie – ha tratteggiato la figura del confratello mettendone in evidenza la nobiltà d’animo, lo zelo pastorale e l’amabilità del suo tratto signorile. Pur nella sua veneranda età sapeva mantenere proficui rapporti con i giovani non trascurando gli anziani e i malati, specialmente quelli della Casa

di cura «Cascini», dov’era cappellano e dove è stato negli ultimi mesi della sua esistenza amorevolmente assistito. Su sua indicazione, il vescovo Leonardo Bonanno gli aveva concesso come collaboratore parrocchiale don Alfred Wanyinou, apprezzato presbitero dell’India, che ora succede al compianto don Vincenzo nella

guida della comunità parrocchiale e quale cappellano della Casa di cura «Cascini».

Il compianto monsignore faceva anche parte dell’Istituto “Gesù Sacerdote” di don Alberione, come altri presbiteri diocesani, insieme con il venerato monsignor Domenico Crusco e l’attuale vescovo.

Ha sempre manifestato vivissima gratitudine per il dono che aveva ricevuto tramite don Stefano Lamera di professare i Consigli Evangelici nell’IGS perché veramente sperimentava una grazia particolare nell’attività pastorale sempre molto fervorosa, ma anche nelle molteplici tribolazioni. Soprattutto quando dovette affrontare e aiutare ad affrontare ai parenti la pesante sofferenza per morte prematura di don Vincenzo Ferraro avvenuta il 21 luglio 1960. Era stata una vocazione paolina da lui molto seguita: era stato ordinato sacerdote appena 22 giorni prima. In paese era tutto pronto ed erano tutti in festa per la Celebrazione della sua prima messa. Immaginiamo la sofferenza che ha accompagnato non solo i genitori, ma anche don Giunta per tutto il resto della sua vita.

Prima della benedizione esequiale, parole commosse e filiali sono state rivolte all’assemblea da don Pino Esposito, attuale parroco di San Donato di Ninea, manifestando la gratitudine sua e dei suoi fedeli verso colui che era stato padre, maestro e amico, con il quale rimangono indelebili legami di affetto.

 

DON PIETRO PANI

 

Sac. Pietro Pani

Nato a Nuoro il 6 maggio 1932 † a Jerzu 25 marzo 2016

 

Don Pietrino Pani nacque a Nuoro il 6 maggio 1932 da Giovanni e Francesca Floris.

In questo venerdì santo 2016 ci ha lasciato. E' deceduto all'ospedale di Jerzu dov'era ricoverato. Il Vescovo, il presbiterio insieme ai familiari e tutte le persone che ha aiutato nella fede e nella vita lo affidano a Dio, pregando per la sua risurrezione, con la fiducia che viene dalle bella notizia del Risorto, nostra Pasqua. 

Studiò nel seminario diocesano di Lanusei e in quello regionale di Cuglieri.

Ordinato sacerdote a Tortolì il 15 luglio 1956. Fece le sue prime esperienze pastorali come assistente nel seminario diocesano di Lanusei, quindi come viceparroco nella parrocchia di sant’Elena in Gairo e di sant’Andrea apostolo a Tortolì.

Nel 1967 viene nominato parroco di Santa Marta a Talana, e vi prestò il suo servizio ministeriale fino al 1981, anno in cui fu trasferito alla parrocchia San Giovanni Battista in Ussassai, quindi parroco della parrocchia della Madonna del Monserrato in Girasole (1988) e infine parroco dei Santi Cosma e Damiano in Triei (1993). Nell’estate del 2015 fu accolta la sua richiesta di rinuncia a parroco anche per motivi di salute. Infatti da quel momento le sue condizioni andarono sempre più peggiorando fino a quando il Signore lo chiamò a sé, il 25 marzo del 2016, nel calendario solennità dell’Annunciazione del Signore, festa posticipata al 4 aprile perché quest’anno lo stesso giorno ricorreva il Venerdì Santo.

Entrò a far parte dell’Istituto Gesù Sacerdote nel 1964 con la consacrazione perpetua al quale rimase fedele con vero entusiasmo fino alla fine. Assunse anche lo spirito paolino dell’apostolato delle edizioni non solo col diffondere con vero entusiasmo la stampa paolina, ma anche con lo stilare e diffondere un settimanale di promozione evangelica sotto forma di fotocopie.

Promosse sempre le vocazioni di speciale consacrazione non solo con la preghiera e la direzione spirituale, ma anche indirizzando concretamente verso diversi istituti ragazze e giovani. Coltivò anche con amore l’Associazione “Ancillae Domini”. Sacerdote di preghiera e di disponibilità all’aiuto fraterno nel campo della pastorale parrocchiale. Molti lo ricordano in benedizione.

                                                                                                          don Munuccio

 

 

DON ERMENEGILDO DE MICHELE

Don Ermenegildo  De  Michele

(n.14/06/1923  + 15/1/2016)

 

Don Ermenegildo, da tutti conosciuto e chiamato, don  Gildo, Nasce a Cesa (CE)  il 04/06/1923 – Diocesi di Aversa-

Si è formato spiritualmente e culturalmente presso i Seminari di Aversa e di Salerno,

il 22 giugno 1947 viene ordinato Sacerdote.

Nel  1950 inizia il suo ministero sacerdotale presso le  Forze Arnate  prima nell’esercito e poi nella Marina Militare.

Nel 1954 l’Ordinario Militare  Mons  A. Pintonello  lo vuole suo stretto collaboratore  a Roma, presso l’Ordinariato Militare per l’Italia, come capo della segreteria personale.

Carattere  mite ma chiaro e fermo  nelle sue parole ed azioni; leale collaboratore di tutti gli Ordinari militari  (da Pintonello  a Bonicelli)… fratello maggiore e amico di tutti i cappellani, saggio nei consigli, nobile di animo verso tutti.

Innamorato di Cristo e figlio devoto di Maria SS.ma, rispettoso verso i superiori, ma mai  cortigiano!  Il bene delle anime e la dignità dell’uomo erano  sempre i suoi baluardi… ove impiegava energia e tenacia per difenderle e tutelarle.

Verso la fine degli anni ottanta, dopo la partecipazione ad un corso di Esercizi Spirituali, ad Ariccia, decise di entrare nell’Istituto Gesù Sacerdote della Famiglia Paolina, per dare più energia spirituale al suo Sacerdozio e aprire il suo orizzonte pastorale  all’ attività apostolica.

Nel 1992 fu collocato in congedo assoluto e rientra nella sua amata e mai dimenticata Diocesi di Aversa. Nel silenzio e nella preghiera si dedicava a Licola (Comune di Giugliano in Campania), ai diversamenti abili, non vedenti…prestando il suo servizio sacerdotale con immensa generosità e con donazioni economiche, collaborava a realizzare varie opere parrocchiali, assistenziali e caritative.

Come figlio dell’Istituto Paolino, dal giorno della sua professione, ha sempre partecipato agli annuali esercizi e ai ritiri mensili fino a quanto le forze fisiche glielo hanno permesso, ringraziando vivamente il Signore perché attribuiva anche al "di più" di carica spirituale e pastorale che riceveva dall'Istituto la sua generosa disponibilità a donare beni e se stesso per i poveri e i fratelli più bisognosi.

Nel silenzio  di una fredda giornata del 15 gennaio del 2016, Mons. Gildo rendeva l’anima a Dio.  Alle sue esequie, Mons.Spinillo suo Vescovo, diceva che era certo che continuerà a celebrare e a lodare il Cristo “Sommo Sacerdote” che  ha amato, annunziato, testimoniato con poche chiacchiere…. ma con tanti gesti di carità evangelica ovunque.                                                   

 

DON ANTONIO RECANATINI

 

DON ANTONIO RECANATINI

(n.28/10/1928  + 12/1/2016)

    Don Antonio era nato il 9 ottobre del 1928 a Camerano ed era stato ordinato sacerdote il 29 giugno del 1957. Dopo un breve periodo come viceparroco al Sacramento ad Ancona e a Sirolo, monsignor Bignamini lo nomina parroco a S. Maria Liberatrice di Posatora il 3 luglio del 1961. In questa parrocchia passa la sua vita, la lascia il 30 settembre del 2010 e si ritira a Marcelli presso una sua sorella insieme al fratello don Cesare scomparso il 14 aprile del 2012. Don Antonio ha sperimentato un dono preziosissimo nella sua grande famiglia. E nella famiglia Recanatini, una grande famiglia di otto figli fra maschi e femmine, la fede è stata protagonista tanto che, appunto, due sono diventati sacerdoti.

    E sempre la forza della fede che dona la saggezza e l'umiltà di saper accogliere altri doni come quello di professare i Consigli Evangelici nell'Istituto Gesù Sacerdote fondato dal Beato don Giacomo Alberione. l'intraprendenza e la dinamicità pastorale di don Antonio  di cui faremo un accenno, scaturisce senz'altro dal suo temperamento e anche dal dono di una sana famiglia, ma anche dalla spiritualità paolina e dal carisma dell'IGS: la partecipazione alla vita dell'Istituto di don Antonio è stata ammirevole da tutti i punti di vista: raramente e solo quando impedito altrimenti partecipava ai vari Incontri, Ritiri, Esercizi con vivo senso di appartenenza all'IGS, molto contento di appartenervi.

    Per 49 anni è stato parroco di Posatora. Il concilio Vaticano II aveva seminato entusiasmo nell’animo di giovani preti, e tra questi Don Antonio, con grande carica interiore e spirito d’ iniziativa. Si è veramente impegnato nel rinnovare la liturgia, la catechesi, le varie dimensioni della pastorale. Anche con posizioni un po’ ardite, come quella sui sacramenti rinviati ad età adulta. Veramente la sua attenzione si spandeva verso tutti all’interno della famiglia, dai giovani agli anziani, tutti appartenevano alla parrocchia.

    Nel ’78 diede il via al gruppo scout FSE, coinvolgendo più di una generazione, e lui stesso mettendosi in prima linea nel seguirli, nel partecipare assiduamente ai campi e nell’ imporre i suoi consigli. Dopo il terremoto che non aveva scomposto più di tanto, a Posatora è arrivata la frana nell’82, una botta grossa, che ha sconvolto il quartiere, il quale da oltre cinquemila abitanti è stato più che dimezzato, famiglie che se ne vanno o si spezzano, e il quartiere rimane spopolato di giovani coppie.

    Senza casa e senza chiesa, si improvvisa per anni un luogo di culto, la canonica si trasferisce in un appartamento di un palazzo, ci si adatta, ma tutto continua, si riprende. Nel contempo don Antonio presta il suo servizio sociale all’INRCA vicino agli anziani. Nell’88 inizia la costruzione della nuova chiesa parrocchiale con un sacco di discussioni e difficoltà, ma lui completa l’opera grazie anche al contributo della gente sensibile e fiduciosa. Viene anche recuperata la vecchia chiesetta del ‘500, cuore di Posatora.

     Don Antonio non chiedeva soldi, ma solo quando veramente servivano, e la gente ha sempre risposto con generosità. In quegli anni fa sorgere un centro sportivo per giovani e anziani, I CEDRI. La parrocchia si anima. Anche spiritualmente prende quota con 2 missioni al popolo, risvegliando uno spirito di appartenenza, e inizia anche il “CAMMINO”.

     Ma nell’88 succede una svolta nella vita spirituale di Don Antonio, dal pellegrinaggio a Medjugorje ritorna CONVERTITO. L’ha detto lui stesso. E la vita spirituale riprende vigore anche in parrocchia, e aumentano anche i pellegrinaggi, e ogni anno da P. Pio.

     Nella sua lunga vita don Antonio ha ammucchiato anche un po’ di acciacchi: fratture, infarti e problemi vari, ma ha sempre reagito con animo buono e grinta. Lui secondo di otto figli, ha avuto al suo fianco una impagabile sorella: Sara che non lo ha mai lasciato e a lui si è sempre dedicata. È stato bello vedere il bel clima in questa grande famiglia Recanatini. Il giorno della sua morte, quando stava per salire sull’ambulanza dopo aver benedetto le 2 sorelle ha detto: io comunque sono pronto per andare! E’ partito e lungo il cammino ha cambiato strada dirigendosi al cielo! Una partenza discreta, senza disturbare e turbare chi gli stava vicino lasciandosi abbracciare dal suo angelo custode che lo ha riconsegnato al creatore.

     Possiamo sintetizzare così il ministero di don Antonio: un prete che non è passato inosservato e che dietro di sé ha tracciato una ricca storia di bene.

 

                                               (Brave profilo tratto dai vari interventi nella Celebrazione per il suo Funerale)

 
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