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Il vero cristiano non pensa alla sua pace-tranquillità, ma vuole portare quella di Cristo

 

Vita cristiana non è “stare in pace fino al Cielo”, ma andare per il mondo ad annunciare Gesù che “si è fatto peccato” per riconciliare gli uomini con il Padre.

imm agine papaLa vita cristiana non è stare in un angolo a ritagliarsi una strada che porta comodamente in cielo, ma è un dinamismo che spinge a stare “sulla strada” ad annunciare che Cristo ci ha riconciliati con Dio, facendosi peccato per noi. Con il consueto argomentare profondo e diretto, Papa Francesco si sofferma sul brano della Lettera ai Corinzi, nel quale in poche righe un San Paolo insistente, quasi “di fretta”, usa per ben cinque volte il termine “riconciliazione”. E lo fa, osserva il Papa, alternando “forza” e “tenerezza”, prima esortando e poi quasi in ginocchio, “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”.

 

Dio è già tra noi

 

Non potete pensare a un neonato senza pensare a sua madre.

presepe1Non potete visitare il bambino, senza visitare la madre; nella comune vita umana, non potete arrivare al bimbo se non attraverso la madre. Per questo Dio ha voluto per sé una madre. La maternità fa della donna un mistero che la avvicina al mistero stesso di Dio: come Dio, così la donna è la culla della vita. Cristo ce lo ricorda proprio attraverso Maria: la Madre! La maternità lega il bambino alla madre con un legame unico e indissolubile: così è stato anche per cristo, che è diventato veramente Figlio di Maria e Maria è diventata veramente Madre del Figlio di Dio. Anche questo fatto rivela una grande verità che fa vibrare il cuore: Dio è felice quando può coinvolgerci nella sua opera di salvezza; Dio, addirittura, cerca spazi di collaborazione fra gli uomini ed esulta quando la sua bontà trova risposte e adesioni sincere. Maria è la creatura nella quale Dio ha trovato la più aperta e la più docile collaborazione: per questo Maria diventando madre di Dio è diventata anche madre dei figli di Dio.

 

Papa Francesco "racconta" a La Stampa il suo primo Natale da Papa

 

"Mai avere paura della tenerezza"
Intervista con papa Francesco su Natale, fame nel mondo, sofferenza dei bambini, riforma della Curia, donne cardinale, Ior e prossimo viaggio in Terra Santa. Il Natale per me è speranza e tenerezza...». Francesco racconta a «La Stampa» il suo primo Natale da vescovo di Roma. Casa Santa Marta, martedì 10 dicembre, ore 12.50. Il Papa ci accoglie in una sala accanto al refettorio. L'incontro durerà un'ora e mezza. Per due volte, durante il colloquio, dal volto di Francesco sparisce la serenità che tutto il mondo ha imparato a conoscere, quando accenna alla sofferenza innocente dei bambini e parla della tragedia della fame nel mondo. Nell'intervista il Papa parla anche dei rapporti con le altre confessioni cristiane e dell'«ecumenismo del sangue» che le unisce nella persecuzione, accenna alle questioni del matrimonio e della famiglia che saranno trattate dal prossimo Sinodo, risponde a chi lo ha criticato dagli Usa definendolo «un marxista» e parla del rapporto tra Chiesa e politica.

 

Messaggio Giornata mondiale della pace)

Messaggio di Papa Francesco per la giornata mondiale della pace

1. In questo mio primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, desidero rivolgere a tutti, singoli e popoli, l’augurio di un’esistenza colma di gioia e di speranza. Nel cuore di ogni uomo e di ogni donna alberga, infatti, il desiderio di una vita piena, alla quale appartiene un anelito insopprimibile alla fraternità, che sospinge verso la comunione con gli altri, nei quali troviamo non nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare.  Infatti, la fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura. E occorre subito ricordare che la fraternità si comincia ad imparare solitamente in seno alla famiglia, soprattutto grazie ai ruoli responsabili e complementari di tutti i suoi membri, in particolare del padre e della madre. La famiglia è la sorgente di ogni fraternità, e perciò è anche il fondamento e la via primaria della pace, poiché, per vocazione, dovrebbe contagiare il mondo con il suo amore.

 

Non alla fede abitudinaria: Cristo con noi anche nelle difficoltà

 

Abbiamo tra noi credenti tante cose in comune, soprattutto ne abbiamo una: il desiderio di Dio.

internetQuesto desiderio è evocato dalla parole del Salmista: «Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal 42,2-3). Quanto è importante mantenere vivo questo desiderio, questo anelito ad incontrare il Signore e fare esperienza di Lui, del suo amore, della sua misericordia! Se viene a mancare la sete del Dio vivente, la fede rischia di diventare abitudinaria, rischia di spegnersi, come un fuoco che non viene ravvivato: rischia di diventare rancida, senza senso.

 
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