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La nostra fede ha al centro Cristo e una storia di salvezza

 

Il Papa alla commissione biblica: La nostra fede non ha al centro soltanto un libro, ma Cristo e una storia di salvezza

forlai cristo vive paoline 22y59I membri della Pontificia Commissione Biblica, presieduta dall'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sono stati ricevuti questa mattina dal Santo padre al termine dell'annuale Assemblea plenaria, sul tema: "L'ispirazione e la verità della Bibbia".
Nel suo discorso il Papa ha sottolineato che questo tema "riguarda non soltanto il singolo credente, ma la Chiesa intera, poiché la vita e la missione della Chiesa si fondano sulla Parola di Dio, la quale è anima della teologia e, insieme, ispiratrice di tutta l'esistenza cristiana".
"Le Sacre Scritture - ha affermato il Papa - sono la testimonianza in forma scritta della Parola divina, il memoriale canonico che attesta l'evento della Rivelazione. La Parola di Dio, dunque, precede ed eccede la Bibbia. È per questo che la nostra fede non ha al centro soltanto un libro, ma una storia di salvezza e soprattutto una Persona, Gesù Cristo, Parola di Dio fatta carne. Proprio perché l'orizzonte della Parola divina abbraccia e si estende oltre la Scrittura, per comprenderla adeguatamente è necessaria la costante presenza dello Spirito Santo che 'guida a tutta la verità'. Occorre collocarsi nella corrente della grande Tradizione che, sotto l'assistenza dello Spirito Santo e la guida del Magistero, ha riconosciuto gli scritti canonici come Parola rivolta da Dio al suo popolo e non ha mai cessato di meditarli e di scoprirne le inesauribili ricchezze".

 

La corporeità di Cristo

 

La corporeità di Cristo (cardinale Gianfranco Ravasi)
      

corporeita-di-cristoMani, labbra, bocca, piedi: il corpo "carnale" di Cristo viene descritto nei vangeli, dall'incarnazione fin dopo la risurrezione, con vivezza e partecipazione. Nella Bibbia la corporeità ha un peso straordinario. L'intervento del cardinale Ravasi andrebbe letto nella sua interezza.

Se è vero che è assente nei vangeli un profilo descrittivo di Cristo, lasciando delusi i "ritrattisti" (si deformerà persino il passo di Lc 19,3 con la "piccolezza" di statura di Zaccheo, applicandola a Gesù, pur di ottenere qualche indizio), è però indiscutibile che in quelle stesse pagine trionfa la corporeità di Cristo. Noi vorremmo ora solo esemplificare questo dato, raccogliendo qualche spunto da una copiosa messe testuale.
Faremo, perciò, balenare alcune membra del corpo di Cristo, accompagnandoci idealmente al suggestivo settenario di cantate unitarie, elaborato nel 1680 da Dietrich Buxtehude che evocò (ma in chiave allegorica, ribadendo così la "spiritualizzazione" di quella corporeità, sulla scia della tradizione protestante) sette Membra Jesu nostri(BWVn. 75): piedi, ginocchi, mani, lato, petto, cuore, faccia. Anche noi cercheremo ora di illustrare il corpo storico di Gesù così come affiora soprattutto nella descrizione evangelica del suo ministero pubblico. La nostra, però, sarà solo un'evocazione esemplificativa.

 

I fedeli, muti ed estranei spettatori nella liturgia?

 

Noi crediamo ciò che celebriamo. L'assemblea dei fedeli.

spettatori 01Proprio per evitare l'atteggiamento individuale e interioristico durante le celebrazioni, la riforma liturgica e il Concilio raccomandano la "partecipazione attiva". Capito il modello di riferimento, sono da evitare alcuni pregiudizi e da favorire una nuova pedagogia. Il testo della costituzione Sacrosanctum Concilium ha introdotto una nuova definizione di "partecipazione", attraverso la quale è profondamente mutato il modo di concepire e di vivere l'azione rituale. Negando che i fedeli possano essere «muti ed estranei spettatori» (SC 48), il testo conciliare non invita al protagonismo, né abilita forme antiche di "attivismo". Proviamo a riscoprire il carattere innovativo di questa comprensione, in vista di una sua rilettura pastorale. La Chiesa cattolica ha riscoperto la "partecipazione attiva" come criterio fondamentale della propria esperienza liturgica. Una festa come quella delle Palme lo dimostra praticamente.

 

I sacerdoti: “unti” per ungere…, “profumati” per profumare… Siate pastori con “l’odore delle pecore”!

 

Testo dell’intervento del card. Bergoglio durante le Congregazioni generali dei Cardinali prima del conclave

                                              La dolce e confortante gioia di evangelizzare

Si è fatto riferimeuntitlednto alla evangelizzazione. È la ragione per la Chiesa. “Conserviamo la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando occorre [...] sia annunziato e la Chiesa sia impiantata nel cuore del mondo» (Paolo VI). È lo stesso Gesù Cristo che, dal di dentro, ci spinge.

1) Evangelizzare suppone zelo apostolico. Evangelizzare suppone nella Chiesa la parresia (testimonianza, ndr) di sé stessa. La Chiesa è chiamata ad uscire da se stessa e andare nelle periferie, non solo geografiche, ma anche nelle periferie esistenziali: dove alberga il mistero del peccato, il dolore, l’ingiustizia, l’ignoranza, dove c’è il disprezzo dei religiosi, del pensiero, e dove vi sono tutte le miserie.

2) Quando la Chiesa non esce per evangelizzare, diventa auto-referenziale e si ammala (cfr. la donna curva ripiegata su se stessa di cui parla Luca nel Vangelo (13,10-17). I mali che, nel tempo, colpiscono le istituzioni ecclesiastiche sono l’auto-referenzialità e una specie di narcisismo teologico. Nell’Apocalisse Gesù dice che Lui è alla porta e bussa. Ovviamente il testo si riferisce al fatto che lui colpisce la porta dal di fuori per entrare... Ma penso ai momenti in cui Gesù bussa dall’interno per lasciarlo uscire. La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Cristo dentro di sé e non lo fa uscire.

 

"Non abbiate paura della tenerezza... manifestata dal Cristo (Papa Francesco)

 

SETTIMANA SANTA: CELEBRIAMO IL MISTERO D’AMORE PASQUALE DI CRISTO
“non abbiate paura della tenerezza…” manifestata dal Cristo (Papa Francesco)

Lavanda-dei-piediLa settimana santa  è la  Settimana più feconda di GRAZIA  dell’ anno, quella che dà il senso a tutte le altre:  quella in cui il nostro tempo cambia affinché il nostro vivere non sia una vuota catena di lunedì, martedì, mercoledì… ma ci aiuti a sperimentare il tempo come KAIROS! In questi giorni, improvvisamente il nostro  orologio spirituale rallenta. Nel corso dell’anno la liturgia ci ha fatto percorrere tutto l’arco del tempo, dagli inizi del mondo fino all’Apocalisse. Ora di colpo rallenta, per farci assaporare ora per ora, istante per istante, i giorni della nostra salvezza, per poter realizzare ciò che ci suggerisce la Parola di Dio: “Tenete fisso lo sguardo su Gesù”.  Per assumere l’atteggiamento del discepolo prediletto  che “teneva il capo sul petto di Cristo” (Gv 13, 25) in modo da sperimentare la seduzione dell’amore divino, della croce… Dalla città alla casa è il primo cambiamento. Tutte le sere, dalla domenica delle Palme fino al giovedì del tradimento, Gesù lascia Gerusalemme e si ritira a Betania nella casa dei suoi amici Lazzaro, Marta e Maria. Tutte le sere torna nella casa dell’amicizia, quasi a riprendere il fiato del coraggio. Ha bisogno di sentirsi amato, non solo Maestro, ma Amato.

Gesù passa dalla folla ad un volto solo: quello di Maria. Maria che prende fra le sue mani i piedi di Gesù.  Le mani su quei  piedi, che tiene stretti a sé, ben povero tesoro, dove sembra che non ci sia nulla di divino, ma dove Gesù si addossa e sente la stanchezza di essere uomo. Poi il nardo su quei piedi,  come una dichiarazione di gioia, di festa, 300 grammi di bellezza. Ed è  una quantità eccessiva, è la dolcissima parabola della gratuità! E’ questa la bellezza del mondo. Maria ha anticipato col suo dono la bellezza della gratuità che splenderà sulla Croce, il dono di se stesso senza contropartita alcuna. Maria ha capito il segreto che Gesù portava nel cuore.

 
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