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Dimensione fondamentale del Vangelo: amare gli altri e donarsi

Amare gli altri e donarsi (biblista Alberto Maggi)
 
Introd Teologia EAD Gesù lo ha detto con chiarezza. Nel momento del giudizio, non sarà domandato agli uomini se hanno creduto, ma se hanno amato. Con Gesù, «Dio con noi» (Mt 1 ,23c), cambia il cammino degli uomini. Prima di lui, l'umanità era impegnata in un'incessante ricerca di comunione con un Dio che la religione presentava sempre più lontano, una divinità esigente, che trovava difetti persino nei santi e negli angeli da lui stesso creati: «Ecco, dei suoi servi egli non si fida e nei suoi angeli trova difetti» (Gb 4,18). Protesi verso il loro Dio, tutto ciò che gli uomini facevano era per il Signore, dal servizio alla preghiera, all'amore per l'altro. E le persone più religiose erano spesso talmente assorbite dal loro Dio da non accorgersi dei bisogni del prossimo.Con Gesù tutto cambia. La ricerca di Dio con lui è terminata: il Signore non è più da cercare, ma da accogliere e, con lui e come lui, andare verso gli uomini. Essi, infatti, non vivono più per Dio, ma di Dio, un Padre che chiede di essere accolto per fondersi con loro, dilatarne la capacità di amore e renderli così l'unico santuario dal quale irradiare l'amore a ogni creatura.

 

Perché la Chiesa? Ricerca neotestamentaria sulla sua identità

PastoraleGiovanilePerché la Chiesa? (Rinaldo Fabris)
 
Una ricerca neotestamentaria sull'identità e sulla specificità della comunità credente.

La risposta all'interrogativo «perché o a che scopo la chiesa»? si può elaborare rimandando all'analisi storica dei fattori che stanno alla sua origine, oppure con un'indagine sociologica circa il ruolo dell'istituzione e organizzazione ecclesiale nella società moderna. L'una e l'altra sono legittimi tentativi di capire e interpretare un'esperienza o fenomeno che ha dimensioni storiche e un impatto sociale innegabili. Per chi vive l'esperienza della chiesa dall'interno è altrettanto legittimo e urgente rendersi conto delle motivazioni che definiscono la fisionomia e lo statuto originario della chiesa. Del resto questa è l'esigenza fondamentale che sta alla base degli scritti del NT, nonostante la diversità di situazioni e di fattori che hanno contribuito alla loro struttura letteraria attuale. I quattro libretti che vanno sotto il nome di vangeli più che una ricostruzione storiografica della vicenda e insegnamento di Gesù, sono una sintesi della predicazione su Gesù, il Cristo, come fondamento e norma autorevole per la vita delle comunità cristiane che si richiamano alla sua persona e al suo progetto. Lo stesso discorso vale per l'unica opera di ricostruzione storica dei primi trent'anni del movimento cristiano, gli Atti degli Apostoli. L'autore, Luca, non intende fare un'opera esclusivamente storica, ma, sulla base di alcuni ricordi e tradizioni storici, vuole aiutare i cristiani del suo tempo, anni 80 d.C. circa, e capire la loro esperienza di comunità cristiana in relazione al passato e ai nuovi problemi suscitati dall’impatto con il loro ambiente. Anche gli scritti che costituiscono l'epistolario paolino non sono dei trattati teologici o dei catechismi, ma dei dialoghi a distanza tra Paolo o un suo discepolo e le prime comunità cristiane. In queste lettere si affronta il problema teorico-pratico dell'identità cristiana in rapporto alle nuove situazioni che sorgono all'interno della comunità e nel dialogo con l'ambiente esterno. Questa tradizione di dialogo epistolare si prolunga quasi fino alla fine del primo secolo, con gli scritti che sono posti sotto l'autorità di personaggi del periodo di fondazione delle chiese: Pietro, Giacomo, Giovanni (Apocalisse e lettere) e Giuda. In altre parole gli scritti del NT rappresentano la prima riflessione sull'esperienza cristiana a dimensione ecclesiale.

 

San Paolo apostolo grande comunicatore

 

san paoloPaolo di Tarso, oltre a non essere nato con la propensione a fare l'apostolo del Vangelo, non era nato neppure con la vocazione dello scrittore. Non vi era predisposto già nel senso materiale del saper impugnare un calamo (visto che i suoi scarsi interventi di questo genere, stando a quanto leggiamo in Gal 6,11, dovevano essere poco eleganti), ma neanche quanto all'orgoglio e al piacere di saper stendere un qualsivoglia testo magari per dettatura a uno scrivano, come di solito avveniva (visto che in 2Cor 11,6 si professa inesperto nella parola). Paolo non aveva comunque nessun motivo per redigere un qualsiasi testo scritto, dato che l'educazione farisaica ricevuta a Gerusalemme ai piedi di Gamaliele, come dimostrerà per lungo tempo la tradizione delle scuole rabbiniche (almeno fino al 200 d.C.), consisteva essenzialmente nel saper leggere i testi classici delle Scritture di Israele e nell'arte di spiegarli soltanto a viva voce.

 

L'autorità nella Bibbia: "non deve essere così tra voi"

L’AUTORITÀ NELLA BIBBIA (Dr. Prof. Bruna Costacurta)


icona-miniatura-lavanda-dei-piedi b6e9105b41d7d723b326cd041a726776.image.330x330“Non deve essere così tra di voi”: queste parole tratte dal Vangelo sono state
appropriatamente scelte come filo conduttore di questa Assemblea che vuole
riflettere sul “servizio dell’autorità”. Sono le parole che Gesù pronuncia dopo la
richiestadella madredei figli di Zebedeo di sedere alla sua destra e alla sua
sinistra. Rivolgendosi agli altri apostoli, scandalizzati da quella richiesta, Gesù
dice: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le
opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti»(Mt 20,25-28). L’esercizio del potere, invece di essere aiuto alla crescita e contributo al bene comune, si tramutaspesso in vessazione, esibizione di superiorità e una volontà di sopraffazione che tende a opprimere e rendere l’altro schiavo, umiliandolo, sminuendolo, violentandolo. Ma tra i discepoli di Gesù non può essere così e nelle comunità che camminano alla sua sequela non c’è posto per il potere ma solo per quell’esercizio di  autorità che si fa servizio amorevole, nella piena disponibilità di sé, fino a dare la vita per coloro che Dio affida a chi deveessere esempio e guida sul sentiero arduo della santità.

 

Consacrazione o affidamento? Una corretta spiritualità mariana

 


beato angelicoIn qualsiasi tema teologico non è da sottovalutare il problema del linguaggio. La parola infatti non è un'etichetta che poniamo sulle realtà, ma un'espressione che fa tutt'uno con la cosa che vogliamo indicare. Anche parlando di Maria dobbiamo vigilare perché il linguaggio sia preciso e trasmetta genuinamente i contenuti che la riguardano.

Accogliere Maria

Per regolare il nostro linguaggio nei riguardi di Maria, dobbiamo rifarci al celebre episodio narrato da Giovanni, dove Gesù dall'alto della croce rivela e dona Maria come madre del discepolo amato (Gv 19,25-27). Esiste ormai un consenso tra gli esegeti nel considerare questo episodio una "scena di rivelazione" – secondo la formula di Michel De Goedt – per cui l'interpretazione del testamento filiale di Gesù verso sua madre non costituisce l'obiettivo principale della scena. Se fosse così, l'episodio si ridurrebbe a un atto rientrante nella sfera privata e familiare, e risulterebbe – secondo la pittoresca espressione di R. Brown – «un pesce fuor d'acqua in mezzo agli episodi spiccatamente simbolici che lo circondano nel racconto della crocifissione». Lo stesso autore, non certo incline al massimalismo mariano, insiste in maniera inattesa sul carattere teologico o meglio storico-salvifico della scena, costruita secondo la formula rivelatoria: «In questa formula, chi parla rivela il mistero della speciale missione salvifica che l'interlocutore intraprenderà; quindi, la condizione di figlio e quella di madre, proclamate dalla croce, hanno valore per il piano di Dio e sono in relazione con quello che si sta compiendo con l'innalzamento di Gesù sulla croce». Giovanni non solo afferma che l'identità di Maria consiste nell'essere madre e quella del discepolo di essere figlio, ma trasmette la convinzione che l'«episodio ai piedi della croce è il completamento dell'opera che il Padre ha dato da fare a Gesù, nel contesto dell'adempimento della Scrittura».
Circa l'atteggiamento fondamentale da assumere di fronte a Maria, dopo la rivelazione della sua maternità nell'ordine della grazia, non c'è dubbio che esso sia costituito dall'accoglienza, proprio come ha fatto il discepolo amato: «E da quell'ora il discepolo la accolse tra i suoi beni» (Gv 19,27).

 
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