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Chi è il cattivo pastore?

 
Il pastore che vende l’eredità ricevuta gratuitamente
 
La vendita dell’eredità è sempre una «svendita». Per questo, coloro che vendono l’eredità vengono definiti «guide cieche». Alla radice di tale profanazione, che è sempre un pessimo affare, c’è la loro cecità, la loro mancanza di discernimento, il non riconoscere il Figlio di Dio venuto nella carne. Bergoglio la contestualizza nella cornice della Lettera agli Ebrei, che afferma: «Di quanto peggiore castigo pensate che sarà giudicato meritevole chi avrà calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell’alleanza, dal quale è stato santificato, e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?» (Eb 10,29)3. La vendita dell’eredità non tocca soltanto la relazione tra il pastore e il Signore, ma si ripercuote a danno di tutto il popolo di Dio. 
 

Di santi e di eroi

 
Jean-Pierre Denis legge l’esortazione apostolica «Gaudete et exsultate»: Geografia spirituale
 
Un docente universitario profondamente francese, non molto tempo fa, ha riscosso un buon successo pubblicando un saggio erudito ma piacevole, dal titolo Comment parler des livres qu’on n’a pas lu. Un libro di cui hanno subito parlato tutti, spesso senza neanche averlo letto. È d’altronde un atto di banale indolenza nella conversazione mediatica commentare opere o lunghi testi ufficiali a partire da un semplice comunicato stampa. Questo cibo di bassa qualità basta ad alimentare le voci che circolano. È più desueto, ma certo più interessante, leggere i libri e parlarne solo dopo aver compiuto l’arduo sforzo della lettura. Come giornalista pratico ancora felicemente quest’arte che alcuni giudicano ridicola.
 

«ESSERE SANTI? È IL SEGRETO DELLA FELICITÀ»

Il vicario del Papa per la Città del Vaticano, che ha lavorato con san Giovanni Paolo II ed è stato amico di santa Teresa di Calcutta, commenta per noi la nuova esortazione di Francesco sulla santità. «La società attuale sta cercando la realizzazione dove non la troverà»
 
 
Il cardinale Comastri: «Essere santi? È il segreto della felicità» Gaudete et Exsultate, le frasi più significative della nuova esortazione "Gaudete et exsultate": la santità non porta il broncio e riguarda tutti . Il cardinale Angelo Comastri  è un vescovo che di santità se ne intende. Ha avuto il privilegio di essere annoverato tra gli amici di santa Teresa di Calcutta e ha collaborato a lungo con san Giovanni Paolo II. Per questo a lui, che oggi è arciprete della Basilica di San Pietro e vicario del Papa per la Città del Vaticano, ma anche autore di moltissimi libri di spiritualità, abbiamo chiesto di commentare la nuova esortazione di papa Francesco, intitolata Gaudete et exsultate.
 

La santificazione è una cosa molto importante

Alleluia! La comunione dei santi è una delle benedizioni che Dio ha riservato al Suo popolo e noi ci vogliamo rallegrare nel Signore. “Or l’Iddio della pace vi santifichi Egli stesso completamente; e l’intero essere vostro lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del nostro Signore Gesù Cristo.”  (1° Tessalonicesi 5:23 )
 
Il nostro soggetto è “la santificazione” perché questo è l’argomento che viene proposto da questo verso della scrittura. La santificazione è una cosa molto importante. Non possiamo e non dobbiamo trascurarla. Un verso fra tutti, ci dà la dimensione di questa esperienza, “Procacciate pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore.Se noi desideriamo vedere il Signore, vederlo lungo il corso del nostro pellegrinaggio; se noi desideriamo vedere il Signore, vederLo in quel giorno e vederLo per tutta l’eternità dobbiamo, lungo il cammino cristiano, procacciare la santificazione. Ma per procacciare la santificazione prima di tutto dobbiamo avere un concetto chiaro intorno a quelle risorse spirituali cristiane che sono necessarie per procacciare la santificazione.
 

Rischio di due falsificazioni sulla santità evangelica

 
Nel secondo capitolo della esortazione apostolica Gaudete et exsultate il Papa si sofferma su quelle che definisce «due falsificazioni della santità che potrebbero farci sbagliare strada: lo gnosticismo e il pelagianesimo».
 
Ancora una volta, quindi, il Papa fa riferimento ai nomi di queste due eresie «sorte nei primi secoli cristiani», e che a suo giudizio «continuano ad avere un’allarmante attualità» (35). Per provare a suggerire cosa c’entrano gnosticismo e pelagianesimo in un testo papale sulla chiamata universale alla santità, conviene partire proprio dalla natura della santità, da come la santità viene vissuta e considerata nella Chiesa e nel suo insegnamento. Anche questa esortazione ripete in tanti modi e in tanti passaggi che la santità viene da Dio. È un frutto è un dono della grazia nella vita della Chiesa.
 
 
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