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La grotta della nascita e quella della risurrezione ·

 
ll Natale non è distante dall’esperienza della Croce e della Risurrezione.
 
Tra gli autori cristiani che si sono cimentati sulla prossimità tra il mistero del Natale e della Risurrezione va sicuramente annoverata Teresa Benedetta della Croce, meglio conosciuta come Edith Stein, con la sua meditazione Il Mistero del Natale. Ella mostra quanto Incarnazione, Croce e Risurrezione siano intimamente connessi. Questo è quanto ci propone la fede, quanto possiamo e vogliamo credere. Quando lo si intuisce nella vita vissuta allora tutto diventa più pregnante. Ho a lungo riflettuto se scrivere questo articolo per ovvie ragione che il lettore intuirà, e alla fine la decisione è stata presa per altrettanti ovvi motivi. Il mio primo articolo sull’Osservatore Romano, alcuni anni orsono (13-14 agosto 2012) era improntato all’esperienza del corpo e dell’essenza profonda della natura umana interpretata alla luce della risurrezione, esperienza vissuta attraverso quella della malattia improvvisa di mia mamma e del ricovero in uno dei più grandi ospedali della regione lombarda. Avevo messo in relazione l’Assunzione con l’evento pasquale e la malattia di un familiare come una mamma. 
 

Il Dio imprevedibile (Ladislaus Boros)

 
Ci inginocchiamo davanti al nostro Dio fatto bambino, ammutolendo di fronte al suo mistero. Forse, come i magi dell'Oriente, riceviamo da lui l'indicazione di «un'altra strada» per raggiungere il nostro paese, per ritornare nel mondo della quotidianità.
 
Natale è la festa che ci ricorda che Dio è diverso, non conosce consuetudini, le sue vie sono sempre nuove, egli è giovane, viene a noi come vuole. A Natale quindi celebriamo anche la festa dell'imprevedibilità di Dio. Non solo  nella notte di  Natale,  anche  più  tardi, dopo la sua resurrezione, il Signore continuò ad apparire in modo che noi potevamo scambiarlo per un altro: per un giardiniere, un viandante, uno che ha fame, per un uomo sulla riva. Che Dio venga a noi in contrasto con le nostre attese, che le sue vie non si possano prevedere, può essere una minaccia per l'uomo che cerca Dio. Come doveva essere audace e distaccata da sé la fede di coloro che per la prima volta si sono inginocchiati davanti ad un bambino sulla paglia e hanno adorato Dio in lui! È in questo contesto che intendiamo riflettere su un tema che quasi mai viene trattato oppure viene ricordato solo marginalmente nelle meditazioni natalizie: il tema delle tentazioni del Natale.
 

Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre (Raniero Cantalamessa)

 
(Ebrei,13,8) L’onnipresenza di Cristo nel tempo
 
1. Cristo e il tempoDopo aver meditato, la volta scorsa, sul posto che la persona di Cristo occupa nel cosmo, vogliamo dedicare questa seconda riflessione al posto che Cristo occupa nella storia umana; dopo la sua presenza nello spazio, quella nel tempo.Nella Messa della Notte di Natale nella Basilica di San Pietro, è stato ripristinato, dopo il concilio, l’antico canto della Kalenda, tratto dal Martirologio Romano. In esso la nascita di Gesú Cristo è posta al termine di una serie di date che la situano nel corso del tempo. Eccone alcune frasi: Trascorsi molti secoli dalla creazione del mondo […]; tredici secoli dopo l’uscita di Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè; circa mille anni dopo l’unzione di Davide quale re di Israele […]; all’epoca della centonovantaquattresima Olimpiade; nell’anno 752 dalla fondazione di Roma; nel quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto; quando in tutto il mondo regnava la pace, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua venuta, essendo stato concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomo”
 

Prima di parlare bisogna ascoltare molto · Omelia e umiltà ·

 
Evangelizzare significa riuscire a comunicare che la presenza di Cristo è capace di squarciare il male che ci circonda.
 
È la convinzione di fondo che traspare nel volume Il rischio della speranza. Come raccontare Dio ai nostri giorni (Bologna, Emi, 2017, pagine 157, euro 15) che raccoglie alcuni interventi del cardinale arcivescovo di Manila, dai quali emerge soprattutto il tratto pastorale. Dal capitolo intitolato «Accendere i cuori» pubblichiamo ampi stralci. Prima di parlare nell’omelia, è necessario ascoltare molto. Mi rivolgo ora a coloro che insegnano omiletica. A volte trasformiamo questa disciplina in un mondo di tecniche e di sofisticherie. Alcuni arrivano a chiedere ai loro seminaristi di farsi un video mentre predicano, perché l’intera classe li possa valutare: «Muovi la testa troppo spesso. Non leccarti le labbra. Guarda a sinistra, poi a destra e comincia!».
 

"Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e in vista di Lui..."

Prima predica di Avvento 2017 di padre Raniero Cantalamessa

 

Le meditazioni di Avvento di quest’anno (due soltanto per ragioni di calendario) si propongono di rimettere la persona divino-umana di Cristo al centro delle due grandi componenti che, insieme, costituiscono “il reale”, e cioè il cosmo e la storia, lo spazio e il tempo, il creato e l’uomo. Dobbiamo prendere atto, infatti, che, nonostante il gran parlare che si fa di lui, Cristo è un emarginato nella nostra cultura. Egli è del tutto assente –e per motivi più che comprensibili – nei tre principali dialoghi in cui la fede è impegnata nel mondo contemporaneo: quello con la scienza, quello con la filosofia e quello tra le religioni.

 

 
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