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Spiritualità

Nudo è il dialogo con Dio

 
Il mondo è popolato da un numero sterminato di Giobbe. Pochissimi, però sono quelli che hanno il dono di attraversare le proprie sventure in compagnia del libro di Giobbe.
 
La lettura e la meditazione di questo capolavoro assoluto di tutte le letterature, è anche una compagnia spirituale ed etica per chi si trova nella vita a rivivere l’esperienza di Giobbe: una persona giusta, integra e retta, che nel pieno della sua felicità viene colpito da una grande sventura, senza nessuna spiegazione. Anche i giusti possono cadere in disgrazia. Ma anche oggi, come ai tempi di Giobbe, gli amici, la saggezza popolare, la filosofia e la teologia cercano spiegazioni delle sventure, e ancora oggi si fa molta fatica a pensare che un uomo, una donna, possano essere caduti in rovina senza avere una qualche colpa. Come il dono ha bisogno di una buona ragione per essere spiegato, capito e accettato, così anche per la rovina che si abbatte sugli esseri umani, abbiamo bisogno di trovare un perché che sazi la nostra sete di equilibrio, che appaghi il nostro senso di giustizia. Il nostro buon senso non riesce a convivere con le disgrazie senza ragioni. 
 

E Noè ricostruì l'arcobaleno (Luiginjo Bruni)

 
«Io pongo il mio arco sulle nubi»
 
E Noè ricostruì l’arcobaleno. La prima grande opera, la prima impresa, che ci narra la Genesi non è la Torre di Babele, ma una grande arca di salvezza e di alleanza, costruita da un «uomo giusto» (6,9). Affondano nella giustizia di Noè le radici della dignità e del valore civile ed etico di ogni tecnica, di ogni economia e di ogni costruzione umana. La storia di Noè, il cui nome significa 'riposo', l’erede di Set (il nuovo Abele), è tra le storie più belle, popolari e lunghe del libro della Genesi (occupa ben sei capitoli: dal 5 al 10). La sua figura appare quando l’umanità, ormai fuori dall’Eden, si era allontanata dalla vocazione originaria dell’Adam, e i figli di Caino e di Lamek avevano prevalso su quelli di Set.
 

Pregare con la Parola di Dio. 5 ragioni e 5 suggerimenti (Cristiano Mauri)

 
Cinque premesse e altrettante ragioni per pregare con la Scrittura; Un metodo pratico
 
Inizio con questo una serie di pezzi sul tema della preghiera. Non sarà una trattazione esaustiva da scuola teologica. Per quella esiste già una bibliografia vastissima e plurisecolare. E poi non è il mio mestiere. Indicherò invece, seguendo un approccio pratico e pastorale, dei metodi per pregare semplici, chiari, praticabili e soprattutto fecondi, maturati anzitutto nell’esperienza personale e poi nell’accompagnamento del cammino di altri. Qualcosa, insomma, più vicino a dei libretti delle istruzioni che a dei manuali. Se dunque cerchi uno strumento agile ed efficace che ti aiuti a cominciare, ricominciare o continuare a pregare meglio, senza dover affrontare letture più lunghe di un post, credo che questi articoli possano fare al caso tuo.
Cominciamo con una serie di tre sul «Pregare con la Parola di Dio».

 

 

INCONTRO DEL PAPA CON SACERDOTI, CONSACRATI E SEMINARISTI (Cattedrale di Santiago)

 
"Siamo inviati con la consapevolezza di essere uomini e donne perdonati. E questa è la fonte della nostra gioia. Siamo consacrati, pastori nello stile di Gesù ferito, morto e risorto" 
 
Cari fratelli e sorelle, sono contento di condividere questo incontro con voi. Mi è piaciuto il modo con cui il Cardinal Ezzati vi ha presentato: “Ecco, ecco le consacrate, i consacrati, i presbiteri, i diaconi permanenti, i seminaristi...”. Eccoli. Mi è venuto in mente il giorno della nostra ordinazione o consacrazione quando, dopo la presentazione, abbiamo detto: «Eccomi, Signore, per fare la tua volontà». In questo incontro desideriamo dire al Signore: «Eccoci», per rinnovare il nostro “sì”. Vogliamo rinnovare insieme la risposta alla chiamata che un giorno scosse il nostro cuore. E per fare questo, credo che ci possa aiutare partire dal brano del Vangelo che abbiamo ascoltato e condividere tre momenti di Pietro e della prima comunità: Pietro e la comunità abbattuta, Pietro e la comunità perdonata e Pietro e la comunità trasfigurata. Gioco con questo binomio Pietro-comunità poiché l’esperienza degli apostoli ha sempre questo duplice aspetto, quello personale e quello comunitario. Vanno insieme e non li possiamo separare. Siamo, sì, chiamati individualmente, ma sempre ad esser parte di un gruppo più grande. Non esiste il “selfie vocazionale”, non esiste. La vocazione esige che la foto te la scatti un altro: che possiamo farci? Le cose stanno così.
 
 

Perché la Madonna insiste tanto sulla recita del Rosario?

 
Dopo aver conosciuto questa storia non dubiterete mai più del potere del Rosario
 
San Luigi Grignon de Montfort (1673 –1716), grande apostolo di Maria Santissima, ha scritto: “La Santissima Vergine ha rivelato al beato Alain de la Roche che dopo il Santo Sacrificio della Messa, che è il primo e più vivo memoriale della Passione di Gesù Cristo, non c’era devozione più eccellente e meritevole del Rosario, che è come un secondo memoriale e una rappresentazione della vita e della Passione di Gesù Cristo”. Nel 1945 gli americani lanciarono la bomba atomica su due città giapponesi, Nagasaki e Hiroshima. In quest’ultima, nel raggio di un chilometro e mezzo dal centro dell’esplosione tutto venne raso al suolo, e tutti gli abitanti morirono carbonizzati. La casa parrocchiale, con gli otto gesuiti che vi abitavano, distante appena 800 metri dal luogo dell’esplosione, rimase in piedi, e i religiosi restarono illesi.
 
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