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Noi teologi, costruttori di nuovi ponti (Armando Matteo)

 
«Il nostro ruolo è ripensare costantemente la Parola per metterla a disposizione della generazione alla quale apparteniamo"
 
 
I teologi? «Per l’opinione pubblica, oggi, sembra che servano solo a preparare i giovani preti, le religiose e i docenti di religione. Ma anche Papa Francesco nella Evangelii Gaudium non sembra riporre grande fiducia in buona parte del loro lavoro raccomandando che non si accontentino di 'una teologia da tavolino' ma abbiano a cuore la finalità evangelizzatrice. Insomma, oggi la teologia sembra in crisi e incapace di superare i propri limiti che sono l’autoreferenzialità, il fare accademia, un linguaggio distante dalla gente. Tutto questo si traduce in una sostanziale incapacità di tradurre il Vangelo in modo che possa parlare alla generazione presente». Armando Matteo insegna Teologia fondamentale all’Urbaniana di Roma.
 
 

Ogni lettura biblica implica un coinvolgimento personale

 
Aprire la Bibbia per chi crede è come varcare la soglia di una porta che si affaccia sul mistero di Dio: dalle pagine dell’Antico Testamento a quelle del Nuovo essa è custode dell’identità dei credenti e luogo della manifestazione di Dio. Basti pensate a brani come Neemia 8 o Isaia 55.
 
Lo stesso Gesù, per illustrare il mistero che avvolge la sua persona, incammina i suoi sulle strade della Scrittura quando, ai discepoli di Emmaus, «cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Luca 24,27). Insegnamento seguito poi dagli apostoli che dimostravano pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù era il Cristo (Atti 19,18). Oggi la tradizione ebraica continua a riservare ai rotoli della Torah un culto particolare: li veste, li bacia, li incorona, li accompagna con espressioni di gioia quando attraversano l’aula della sinagoga. Similmente, la tradizione bizantina accostava la processione di intronizzazione della Parola all’ingresso di Gesù in Gerusalemme, offrendo un segno evidente di come il Libro Sacro non contenesse solo un testo ma esprimesse una Presenza, «viva ed efficace» (Ebrei 4,12).
 

Uomini e donne al servizio del vangelo (Maria Ko Ha Fong)

 
Dopo l'evento pasquale, man mano che il Vangelo «corre» per il mondo e lungo la storia, il progetto di Dio coinvolge un gruppo sempre più numeroso di collaboratori impegnati nell'evangelizzazione, in comunione e in continuità con i dodici.
 
Chiunque legge i testi evangelici constata che Gesù pur rifiutato da molti aveva affascinato in modo straordinario i suoi contemporanei. I sinottici sottolineano in diversi contesti l’entusiasmo della folla che lo «seguiva» (Mt 12,15; Mc 3,7; 4,1; 5,21; Lc 12,1), benché si trattasse di una sequela con motivazione non sempre retta e con sentimenti più o meno superficiali. C'era però un gruppo di uomini e donne che aderivano a Lui radicalmente e collaboravano con Lui nella sua opera evangelizzatrice. Tra questi, come segnala Luca, esiste una certa graduatoria a seconda dell'intensità della sequela e della modalità di partecipazione alla missione di Gesù. Il gruppo che più gli è vicino è formato dai dodici; poi c'è la cerchia più vasta dei discepoli che Luca ha tipizzato nei settantadue inviati da Gesù nelle regioni pagane (Lc 10,1-12). Infine, a raggio sempre più ampio, il discepolato si estende anche ad un gruppo di donne che «seguivano» e «servivano» Gesù fin dalla sua missione in Galilea (Lc 8,1-3; cf Mc 15,41).
 
 

La visita di Maria a Elisabetta. Una rilettura in chiave di solidarietà (Lilia Sebastiani)

 
Tutto ciò che qui si dirà di Maria e di Elisabetta all'interno dell'episodio della Visitazione intende riferirsi non a ciò che realmente accadde, vale a dire al «primo livello», ma a quello che Luca racconta e alle caratteristiche dei due personaggi quali sono delineate da lui.
 
1. RACCONTARE PER DAR FORMA ALLA FEDE. In passato, all'interno di un atteggiamento complessivo che tendeva ad assolutizzare il valore storico-cronachistico della Scrittura in genere e dei Vangeli in particolare, la visita di Maria a Elisabetta veniva letta, meditata e commentata come un episodio reale in tutti i suoi particolari, con lo sguardo inferiore rivolto ai significati etici più ovvi e palesi, all'applicabilità immediata. Oggi, anche se le posizioni dei vari commentatori offrono un panorama alquanto variegato, si accetta in genere l'idea che, all'interno dei Vangeli – la cui storicità, com'è noto, non va comunque assimilata a quella di un'opera storica moderna o di una biografia, perché sono testi nati con intento prevalentemente catechetico -, i racconti delle origini di Gesù, pur facendo riferimento a nuclei di verità, presentano una più spessa intenzione teologica a filtrare il ricordo, la selezione, l'interpretazione dei fatti, e un grado di attendibilità dei fatti stessi inferiore a quella del resto dei Vangeli.
 
 

Audacia femminile (Anne-Marie Pelletier)

 
 La capacità femminile di affrontare la realtà del dolore
 
Per molti, nelle nostre culture occidentali contemporanee, le lacrime sono innanzitutto un indicatore di sensibilità femminile. Si continua a insegnare ai bambini che un uomo non piange. Così negli strati profondi della coscienza s’iscrive il contrasto tra un controllo virile delle emozioni, che si abbina alla capacità di far fronte e di agire, e, per contro, una sensibilità femminile pronta a lasciarsi sopraffare dall’evento e, quando questo è contrario e irritante, a rifugiarsi in una rassegnata passività. Perciò è agli uomini che spetterebbe fare la storia, come pure pensarla e spiegarla se sono storici o filosofi. Le donne, avrebbero invece la funzione di “piangerla”, in particolare laddove questa affronta l’esperienza della morte, della violenza, o una delle infinite forme dell’infelicità. Tipico dell’uomo saggio, insegna già il Fedone di Platone, sarebbe opporre all’avversità non le lacrime, ma il coraggio dell’impassibilità. Da qui il gesto di Socrate che, al momento della sua morte, allontana le presenze femminili che rischiano di turbare la sua serenità.
 
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