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Spiritualità

Il senso della Pasqua (Carlo Maria MartinI)

 
Mentre il Natale suscita istintivamente l’immagine di chi si slancia con gioia (e anche pieno di salute) nella vita, la Pasqua è collegata a rappresentazioni più complesse. È la vicenda di una vita passata attraverso la sofferenza e la morte, di un’esistenza ridonata a chi l’aveva perduta.
 
Perciò, se il Natale suscita un po’ in tutte le latitudini (anche presso i non cristiani e i non credenti) un’atmosfera di letizia e quasi di spensierata gaiezza, la Pasqua rimane un mistero più nascosto e difficile. Ma tutta la nostra esistenza, al di là di una facile retorica, si gioca prevalentemente sul terreno dell’oscuro e del difficile. Penso soprattutto, in questo momento, ai malati, a coloro che soffrono sotto il peso di diagnosi infauste, a coloro che non sanno a chi comunicare la loro angoscia, e anche a tutti quelli per cui vale il detto antico, icastico e quasi intraducibile, senectus ipsa morbus, «la vecchiaia è per sua natura una malattia». Penso insomma a tutti coloro che sentono nella carne, nella psiche o nello spirito lo stigma della debolezza e della fragilità umana: essi sono probabilmente la maggioranza degli uomini e delle donne di questo mondo.
 

"O CRUX, AVE SPES UNICA": LA CROCE UNICA SPERANZA DEL MONDO

 
Predica del Venerdì Santo di padre Raniero Cantalamessa nella Celebrazione dell'Adorazione della Santa Croce
 
Non dobbiamo fermarci, come i sociologi, all’analisi della società in cui viviamo. Cristo non è venuto a spiegare le cose, ma a cambiare le persone. Il cuore di tenebra non è soltanto quello di qualche malvagio nascosto in fondo alla giungla, e neppure quello della società che lo ha prodotto. In misura diversa è dentro ognuno di noiAbbiamo ascoltato il racconto della Passione di Cristo. Si tratta in sostanza del resoconto di una morte violenta. Notizie di morti, e di morti violente, non mancano quasi mai dai notiziari serali. Anche in questi ultimi giorni ne abbiamo ascoltate, come quella dei 38 cristiani copti uccisi in Egitto la domenica delle Palme. Queste notizie si susseguono con tale rapidità da farci dimenticare ogni sera quelle del giorno prima. Perché allora, dopo 2000 anni, il mondo ricorda ancora, come fosse avvenuta ieri, la morte di Cristo? È che questa morte ha cambiato per sempre il volto della morte; essa ha dato un senso nuovo alla morte di ogni essere umano. Su di essa riflettiamo qualche istante.
 

Giovedì Santo. Papa Francesco: l'evangelizzazione non può essere presuntuosa

 
Il Papa nella Messa del Crisma invita i sacerdoti a non separare «le tre grazie del Vangelo: la Verità non negoziabile, la misericordia incondizionata verso tutti i peccatori e la sua gioia inclusiva»
 
Papa Francesco ha presieduto nella Basilica Vaticana la Messa del Crisma, durante la quale i sacerdoti della diocesi di Roma hanno rinnovato le promesse sacerdotali e sono stati benedetti gli Oli dei Catecumeni e degli Infermi e il Crisma che serviranno per l’amministrazione dei Sacramenti nel corso dell’anno. Ecco il libretto della celebrazione. Il testo integrale dell'omelia è stato pubblicato sul sito della Sala Stampa Vaticana. Tenere insieme «le tre grazie del Vangelo: la Verità non negoziabile, la misericordia incondizionata verso tutti i peccatori e la sua gioia inclusiva». «Una sola Parola – Vangelo – che nell’atto di essere annunciato diventa gioiosa e misericordiosa verità. Che nessuno cerchi di separare queste tre grazie del Vangelo: la sua Verità – non negoziabile –, la sua Misericordia – incondizionata con tutti i peccatori – e la sua Gioia – intima e inclusiva –. Verità, misericordia e gioia!».
 
 

Si è manifestata la giustizia di Dio

 
Come fare del V Centenario della riforma protestante un'occasione di grazia e di riconciliazione per tuttta la Chiesa (V predica di Quaresima: padre Raniero Cantalamessa)
 
1. Le origini della Riforma protestante Lo Spirito Santo che – abbiamo visto nelle meditazioni precedenti – ci conduce alla piena verità sulla persona di Cristo e sul suo mistero pasquale, ci illumina anche su un aspetto cruciale della nostra fede in Cristo, e cioè sul modo in cui la salvezza da lui operata ci raggiunge oggi nella Chiesa. In altre parole, sul grande problema della giustificazione dell’uomo peccatore mediante la fede. Credo che cercare di far luce sulla storia e sullo stato attuale di tale dibattito sia il modo più utile per fare della ricorrenza del V centenario della Riforma protestante un’occasione di grazia e di riconciliazione per tutta la Chiesa.
 

La pace interiore e l’amore per il nemico (San Silvano dell’Athos)

 
Molti commentari patristici parlano delle beatitudini come di una sequenza di livelli progressivi. La nostra beatitudine è molto lontana in questa progressione.
 
Analogamente, l’amore per il nemico è il punto più alto della scala dell’amore. Il monaco russo Silvano (1866- 1938) visse e insegnò questo amore a un grado molto raro. L’archimandrita Sofronio, suo discepolo, rileva che quello che il suo padre spirituale Silvano insegnava, se da un lato echeggia la tradizione passata, dall’altro getta nuova luce sul comandamento già “nuovo” di Cristo. “Saranno chiamati figli di Dio”. Predicare la pace come la chiesa la annuncia, renderà certo i suoi predicatori simili al Figlio di Dio: nella sua sofferenza così come nella sua gloria. Padre Sofronio ci ricorda che “coloro che veramente predicano la pace di Cristo non dovrebbero mai perdere di vista il Golgota … L’amore per il nemico non è accettato dal mondo e così lungo i secoli il mondo ha perseguitato la vera chiesa”. È triste ammetterlo, ma Silvano lo sperimentò nel suo stesso monastero, benché egli mettesse in pratica ciò di cui parlava e non potesse essere accusato d’ipocrisia.
 
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