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Spiritualità

Perché la Madonna insiste tanto sulla recita del Rosario?

 
Dopo aver conosciuto questa storia non dubiterete mai più del potere del Rosario
 
San Luigi Grignon de Montfort (1673 –1716), grande apostolo di Maria Santissima, ha scritto: “La Santissima Vergine ha rivelato al beato Alain de la Roche che dopo il Santo Sacrificio della Messa, che è il primo e più vivo memoriale della Passione di Gesù Cristo, non c’era devozione più eccellente e meritevole del Rosario, che è come un secondo memoriale e una rappresentazione della vita e della Passione di Gesù Cristo”. Nel 1945 gli americani lanciarono la bomba atomica su due città giapponesi, Nagasaki e Hiroshima. In quest’ultima, nel raggio di un chilometro e mezzo dal centro dell’esplosione tutto venne raso al suolo, e tutti gli abitanti morirono carbonizzati. La casa parrocchiale, con gli otto gesuiti che vi abitavano, distante appena 800 metri dal luogo dell’esplosione, rimase in piedi, e i religiosi restarono illesi.
 

Gli intellettuali del Novecento affascinati da Cristo (Gianfranco Ravasi)

 
La cultura del XX secolo si è allontanata dalla religione ma ha tenuto alta l’attenzione per la spiritualità: da Russell a Borges, da Wittgenstein a Gould
 
Filosofo, matematico, scrittore (Nobel 1950 della letteratura) ma soprattutto agnostico, tant’e vero che poteva intitolare un suo saggio del 1927 Perché non sono cristiano: sarà proprio Bertrand Russell l’autore nel 1918 di uno scritto sorprendente fin dal titolo, Misticismo e logica. In quelle pagine senza remore o imbarazzi asseriva che «i più grandi filosofi hanno sentito il bisogno sia della scienza sia della mistica». E tentava anche una definizione di questa realtà apparentemente così fluida e allergica a ogni stampo classificatorio: «La mistica è, in sostanza, poco più di una certa intensità e profondità di sentimento nei riguardi di ciò che si pensa a proposito dell’universo». 
 

La vita spirituale del prete (E. Bianchi)

 
Cari fratelli presbiteri nella chiesa di Dio, il vescovo di questa chiesa mi ha chiesto di essere oggi qui tra di voi perché possa offrirvi una riflessione sulla vita spirituale del presbitero.
 
Sono un semplice monaco, «un povero laico», definizione che Pacomio dava di sé al grande Atanasio patriarca di Alessandria, ma ho accettato perché in questi ultimi vent'anni, senza che io l'abbia voluto o scelto, mi sono trovato impegnato sovente - su invito soprattutto dei vescovi di Milano e di Torino, ma anche di varie altre diocesi - nel riflettere su problemi riguardanti il presbitero, oltre che nella predicazione di esercizi spirituali ai presbiteri e nell'accompagnamento spirituale di molti di loro. Cercherò di essere soltanto eco della Parola di Dio e una voce di ciò che ho a lungo ascoltato dal vissuto ecclesiale e presbiterale, e condividerò con voi alcuni pensieri che sulla base della mia esperienza giudico utili, se non addirittura urgenti, per una vita presbiterale vissuta nello Spirito santo e in fedeltà all'Evangelo.
 

Al Mondo la vera gioia

 
Dopo la morte di Papa Montini «La Civiltà Cattolica» scriveva: «Il passo più importante e più nuovo che la Chiesa ha compiuto con Paolo VI nei suoi rapporti col mondo è stato il fatto che essa ha preso coscienza che (...) deve farsi carico (...) di tutti i problemi dell’uomo».
 
Il manifesto di questo assunto era già la costituzione Gaudium et spes. Paolo VI definisce i termini di un «nuovo umanesimo» che sviluppa in tutto il suo ministero, nello sforzo di ricostruire una mentalità cristiana sull’uomo, e convinto della missione non esclusivamente religiosa, ma insieme umana e civile della Chiesa, «che osserva, che ama, che soffre, che serve». La passione per l’uomo è la molla dell’impegno ecclesiale e civile del Montini prete, educatore, arcivescovo e pontefice. Giovane sacerdote, in una lettera del 1921 all’amico Cesare Trebeschi lamenta: «Non ne avremo mai a sufficienza di uomini completi». E due anni dopo, nel breve, sofferto incarico alla nunziatura di Varsavia, conferma al fratello Lodovico il proposito di «cercare l’uomo per cercare Dio».
 

Stella Cometa da seguire come fecero i re magi

 
I Magi Non dovrebbero essere imitati un po’ di più dai capi dei popoli di oggi sempre attenti invece ad avere visibilità e onori e così poco inclini a seguire invece la stella cometa, la Luce vera venuta nel mondo che è il Cristo
 
Il racconto della nascita di Gesù nel vangelo di Matteo, il cosiddetto vangelo delle origini, è un racconto che oggi potremmo definire Joseph-Oriented, in coerenza con la cultura ebraica del tempo, della quale il Vangelo di Matteo sembra più impregnato rispetto agli altri vangeli. La geneaologia per esempio, che è il certificato di cittadinanza di ogni ebreo, è tutta al maschile, è quella di Giuseppe, e anche i racconti dei fatti straordinari che hanno preceduto la nascita di Gesù sono in funzione di Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. L’unico dato importante, scarno ed essenziale, è che Gesù è nato a Betlemme, requisito fondamentale per un messia, destinato ad avere in possesso le genti e in domino i confini della terra come recita il salmo 2 …

 

 
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