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L’AMICIZIA NEL PRESBITERIO (Mons. Franco Giulio Brambilla)

 
Giornata di Fraternità sacerdotale
 
All’interno di questa ardita costruzione (BASILICA DI RE, VALLE VIGEZZO, NOVARA), innalzata dai nostri padri, per cui merita venire a Re solo per vedere la Basilica – oltre la Madonna evidentemente che è la cosa più importante! – mi piace quest’oggi commentare con voi la prima e la terza lettura della Liturgia della Parola di Dio di ieri (VI Domenica di Pasqua, anno B, At 10, 25-27. 34-35. 44-48; Gv 15, 9-17) proprio nella circostanza degli anniversari e dei riti che celebriamo quest’oggi. Nella prima lettura colpisce questo fatto: come fanno Pietro e gli altri a capire – in questa che viene chiamata la piccola Pentecoste del capitolo 10 del libro degli Atti degli Apostoli – che questi Pagani hanno ricevuto già lo Spirito Santo, pur non avendo ancora ricevuto il battesimo? Come fanno a comprenderlo? 
 

Presentazione dell’esortazione apostolica di Papa Francesco "Gaudete et exsultate" (Giovanni Mazzillo)

 
"Gaudete et exsultate": chiamata alla santità nel mondo contemporaneo
 
La mia presentazione procede per approfondimenti successivi. I livelli  di riflessione si possono ricavare da alcuni concetti fondamentali contenuti nel titolo. 1° livello di riflessione:  il valore della santità per il (più che nel)  mondo contemporaneo, sottolineando le novità del testo del Papa e del mondo attuale, così come sono state recepite dai  media nello slogan «la santità della porta accanto»; 2° livello: le novità sull’origine e la declinazione della santità come sono nel testo e nel pensiero teologico di Papa Francesco e che ruotano intorno alla gioia ed esultanza, temi che aprono l’esortazione e ricompaiono alla fine con queste parole: «Condividere una felicità che il mondo non ci potrà togliere»; 3° livello di riflessione: la chiamata alla santità come chiamata al Regno di Dio e alla sua giustizia, pertanto oltre la giustizia degli scribi e dei farisei e oltre l’amore dei pagani.
 

Per formarsi non basta conoscere

 
L’uomo può conoscere il bene, sapere anche che quel bene è, nel senso migliore, il suo vero interesse eppure continuare a vivere nella mediocrità.
 
“Nel dialogo e nell’incontro personale con Cristo le semplici impressioni soggettive non bastano: gli elementi di conoscenza approfondita alla luce della Parola garantiscono l’oggettività che tuttavia non può essere mai completa; elementi di affettività provenienti dal nostro vissuto possono introdurre distorsioni nella percezione di Cristo e così lo sforzo di volontà basato su una religiosità personale possono allontanarci dall’esprimere la vera religiosità gradita al Dio biblico. L’affermazione: “conoscere è uguale a cambiare” è un mito. Colui che conosce il bene non per questo lo fa. Quando la conoscenza diventa l’obiettivo del processo formativo, succede che se il cambiamento non si realizza, si dirà che il soggetto non ha imparato abbastanza, oppure che è cattivo, ingrato, non generoso.
 

Una questione di forza · Per la fecondità nella Chiesa

 
Perché parlare della forza e del dono della forza in un convegno il cui tema è «Frutti»? Secondo me, non si può parlare di frutti, e dunque di fecondità, senza ricordare la loro fonte od origine.
 
Nella parabola della vite nel vangelo secondo san Giovanni (cfr. 15, 1-10), il Signore Gesù ci dice che siamo i frutti della vite solo se restiamo attaccati, radicati e legati alla linfa. Questa linfa che scorre e fa crescere i tralci della vite è lo Spirito santo nella sua forza viva e nella sua energia creatrice. Nella vita, se non c’è linfa, non ci sono frutti; nella vita spirituale la forza produce frutti come l’audacia, il coraggio e la fiducia. È per questo che cercherò di spiegarvi che cos’è questa forza sul piano umano e sul piano spirituale grazie a un’immagine, grazie a esempi, e soprattutto grazie a testimonianze di ciò che la forza genera quando la si lascia agire in se stessi.
 

Gli Atti degli apostoli: storia e teologia (Carlo Ghidelli)

 
Fin dalle prime righe degli Atti degli Apostoli Luca rimanda al terzo Vangelo, il quale pertanto va considerato come la prima parte – indivisibile e integrante – di un’unica opera letteraria: «Nel mio primo racconto, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece ed insegnò» (1,1).
 
La personalità di un autore si riverbera sempre nella sua opera: ciò è vero in modo particolare per Luca, autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Nel caso di Luca però vale anche un altro principio: attraverso il doppio prisma dell’opera e dell’autore si svelano progressivamente la persona individua di Gesù di Nazaret e la personalità corporativa della chiesa nascente. Dentro questo orizzonte non può non situarsi ogni ricerca lucana: occorre, perciò, tener presente l’unità dell’intera opera lucana e, nello stesso tempo, l’unità del disegno soggiacente che Luca evidentemente pone a servizio di un’unica finalità: contribuire, nel limite delle sue forze e nel quadro delle sue ricerche, alla presentazione del mistero globale di Gesù di Nazaret e all’approfondimento del suo «mistero».
 
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