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“NON CONFORMATEVI ALLA MENTALITÀ DI QUESTO MONDO” (ROM 12, 2)

 
Prima predica di Quaresima 2018 di padre Raniero Cantalamessa
 
“Non conformatevi a questo mondo, ma trasformatevi rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rom 12, 2). In una società in cui ognuno si sente investito del compito di trasformare il mondo e la Chiesa, cade questa parola di Dio che invita a trasformare se stessi. “Non conformatevi a questo mondo”: dopo queste parole ci saremmo aspettati di sentirci dire: “ma trasformatelo!”; invece ci si dice: “ma trasformatevi!”. Trasformate, sì, il mondo, ma il mondo che è dentro di voi, prima di credere di poter trasformare il mondo che è fuori di voi. Sarà questa parola di Dio, tratta dalla Lettera ai Romani, che ci introdurrà quest’anno nello spirito della Quaresima.
 
 

La sete maestra dell’anima

 
Don Tolentino de Mendonça spiega il tema degli esercizi spirituali al Pontefice e alla Curia romana ·
 
«L’acqua è insegnata dalla sete». Cita una poesia di Emily Dickinson per spiegare che oggi è necessario ritrovare «il coraggio di prendere la sete come maestra nei cammini dell’anima». Don José Tolentino de Mendonça ha scelto proprio l’«elogio della sete» come tema degli esercizi spirituali quaresimali che dal 18 al 23 febbraio predicherà al Papa e alla Curia romana nella casa Divin Maestro ad Ariccia. In questa intervista all’Osservatore Romano il sacerdote portoghese, vicerettore dell’università cattolica di Lisbona e consultore del Pontificio consiglio della cultura, ma anche poeta e scrittore, racconta la sua esperienza spirituale e letteraria, illustrando le linee di fondo delle dieci riflessioni che terrà a partire da domenica sera.
 

Montini e la quaresima

 
Il tempo di quaresima è molto presente nell’esperienza spirituale e pastorale di Montini e poi di Paolo VI.
 
Un appunto risalente al 1938, quando l’ecclesiastico bresciano da poco è sostituto della Segreteria di Stato, presenta coordinate che saranno poi riprese dal papa. Il testo si apre con la citazione adhaerere Deo bonum est, e continua scandagliando le condizioni, gli ostacoli e le risorse per la meta finale di questa «adesione» dell’uomo a Dio. Un itinerario di «ricerca di Dio» che «resta il sommo dovere e il sommo bene dell’uomo». E va percorso al di là di ogni condizione. «Il movimento psicologico dell’uomo è mutato: esso non sale più abitualmente alla contemplazione, se non con fatica e con severa disciplina»; così «l’uomo spirituale è fiaccato; l’uomo animale emerge. Ora questa condizione psicologica rende arduo ciò che dovrebbe essere agevole e quasi spontaneo: cercare e trovare Dio".
 

Papa Francesco incontra i parroci romani: in questo tempo non solo calamità

 
Guardare alla realtà senza paura per scoprire il buono che c'è: è l'invito con cui Francesco conclude il suo intervento nel tradizionale incontro di inizio Quaresima con i parroci di Roma. 
 
Un dialogo quello tra Papa Francesco e i parroci romani, stamattina nella Basilica di San Giovanni in Laterano,  che è partito dalle domande che i sacerdoti hanno desiderato fare al Papa e a cui lui risponde rivolgendosi prima ai sacerdoti più giovani, poi a quelli di mezza età e quindi ai più anziani. Si tratta del tradizionale incontro d’inizio quaresima con il clero romano ed è sempre un’occasione importante per Francesco per esprimere il suo pensiero sull’essere sacerdoti e su come affrontare le sfide poste oggi dal mondo.
 

Cammino quaresimale: impiantare nei cuori la sapienza della croce (Bifet)

 
Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto (Gv 19,37).
 
La “croce” è stata e sempre sarà la nota caratteristica del cristianesimo. E’ un segno che ci parla di “Qualcuno”, Cristo che ci ha amato «e ha dato se stesso per noi» (Ef 5,2). Il Signore trasformò questo degno in simbolo di donazione totale. La vita appare in tutta la sua bellezza solo a partire dalla croce di Cristo. Il segno della croce non si riferisce solo a Cristo, ma a ogni suo seguace, chiamato a “completarlo”  (cf Col 1,24) e a prolungarlo  nello spazio e nel tempo . Noi cristiani  collochiamo il segno della croce  in ogni luogo, ma siamo “cristiani” solo quando ci decidiamo a trasformare la vita in donazione: «Sono stato crocifisso con Cristo»  (Gal 2,19). La croce senza Crocifisso, visibile o invisibile, non sarebbe che un semplice ornamento.

 

 
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