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Spiritualità

Il Dio vivente e la vivente Trinità

 
SECONDA PREDICA D'AVVENTO 2018 (Padre Raniero Cantalamessa)
 
Una esperienza del Dio vivente.  In queste meditazioni di Avvento ci siamo messi alla ricerca del Dio vivente. Quando si tratta della conoscenza del Dio vivente, una esperienza vale più di molti ragionamenti e io vorrei iniziare questa seconda meditazione proprio con una esperienza. Chiedo scusa se è un po’ lunga. Tempo fa ricevetti la lettera di una persona che seguivo spiritualmente, una donna sposata e vedova, deceduta da alcuni anni. L’autenticità delle sue esperienze è confermata dal fatto che le ha portate con sé nella tomba, senza parlarne mai a nessuno, fuori che al suo padre spirituale. Ma tutte le grazie appartengono alla Chiesa e voglio perciò condividerla con voi, ora che lei è presso Dio. Essa a me ha fatto ricordare l’esperienza di Mosè davanti al roveto ardente.
 
 

La gioia nella lettera ai filippesi

 
«Ringrazio il mio Dio, in ogni mio ricordo di voi, sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, con gioia, facendo preghiera. E lo ringrazio perché dal primo giorno fino ad ora avete preso parte al vangelo» (Fil 1,3-5).
 
Solitamente si parla della lettera ai Filippesi usando il singolare. Ma forse sarebbe meglio parlare della corrispondenza tra Paolo e i cristiani di Filippi: tre lettere, che la comunità stessa di Filippi potrebbe aver successivamente riunito. Vediamo rapidamente il tema della gioia in uno di questi distinti frammenti, un breve testo che Paolo ha scritto, quando era in prigione. Subito dopo l’indirizzo e l’augurio ai Filippesi, Paolo si apre al ringraziamento. Ma lo fa in termini poco abituali: «Ringrazio il mio Dio, in ogni mio ricordo di voi, sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, con gioia, facendo preghiera. E lo ringrazio perché dal primo giorno fino ad ora avete preso parte al vangelo» (Fil 1,3-5).
 

«Spiritualità mariana del presbitero: esperienze di vita e proposte», Em.mo Sig. Card. Manuel Clemente

 
 
La consegna di Maria è compresa interamente nella consegna di Cristo, con il suo corpo e il sangue, la sua parola e la vita, il suo perdono e Spirito
 
Mi hanno chiesto di parlare della spiritualità mariana del presbitero sacerdote e di farlo in modo esperienziale e propositivo. Ringrazio per quest'opportunità perché mi fa rivedere la mia vita cristiana e sacerdotale nella prospettiva mariana. Ho anche presente i venticinque anni in cui ho collaborato come formatore dei futuri sacerdoti al Seminario Maggiore di Lisbona, con alunni provenienti da diverse diocesi. In questa condivisione prenderò in conto anche alcune indicazioni del Magistero che mi hanno più ispirato in questi anni, dal Vaticano II al pontificato di San Giovanni Paolo II. Infatti, negli anni dopo il Concilio, chi voleva definire la vocazione sacerdotale, la sua e quella degli altri, doveva ascoltare con particolare attenzione tutto ciò che autorevolmente arrivava dai Successori di Pietro. Paolo VI e Giovanni Paolo II sono stati, ciascuno a suo modo, grandi figure sacerdotali e pastorali che hanno lasciato tracce profonde in tutti quelli che accoglievamo la loro testimonianza ed il loro insegnamento.

 

 

Credenti nella notte (Goffredo Boselli, Comunità di Bose)

 
Vivere l’Avvento tra veglia e attesa ·
 
«Vegliate!» è la parola del Signore che fa avvenire l’Avvento, lo fa essere, lo fa cominciare ancora una volta, creando al tempo stesso la venuta e l’attesa. Ci sono parole, come questa, «Vegliate!», che quando risuonano hanno la capacità di dar vita a un mondo, disegnare orizzonti, rievocare immagini e sentimenti, ma anche paure e speranze. «Vegliate!» risuona nel momento stesso in cui attorno a noi la natura, sfinita per i frutti, si addormenta nel sonno dell’inverno e le giornate vedono diminuire la luce e crescere la notte. Non a caso è in questi giorni che la Chiesa inizia la liturgia dell’Avvento, i giorni più bui dell’anno e dunque giorni del lungo vegliare. Questi sono i giorni nei quali la luce è desiderata e invocata più che mai, fino a Natale che, tradizionalmente, è il giorno nel quale il sole e la sua luce tornano a vincere le tenebre.
 

Guida spirituale alla perfezione

 
La vita cristiana secondo Jean-Joseph Surin 
 
A trent’anni dalla prima edizione italiana, è stata appena ristampata, a cura di Michel de Certeau, la Guida spirituale alla perfezione (Milano, Jaca Book, 2018, pagine 330, euro 35), opera che riassume meglio il pensiero di Jean-Joseph Surin (1600-1665). Questo autore gesuita è considerato uno dei vertici della mistica di tutti i tempi, degno di stare al fianco di maestri come Giovanni della Croce, Teresa d’Ávila e Ignazio di Loyola, «lucido e sottile nell’analisi, solido, armonico, eccezionale nella sintesi» (Henri Brémond), «implacabile nel fiutare le minime ricerche dell’amor proprio, con uno stile forte e aspro, tormentato e rugoso, ma singolarmente personale e capace di inchiodare il lettore» (De Guibert).
 
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