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Papa Francesco incontra i parroci romani: in questo tempo non solo calamità

 
Guardare alla realtà senza paura per scoprire il buono che c'è: è l'invito con cui Francesco conclude il suo intervento nel tradizionale incontro di inizio Quaresima con i parroci di Roma. 
 
Un dialogo quello tra Papa Francesco e i parroci romani, stamattina nella Basilica di San Giovanni in Laterano,  che è partito dalle domande che i sacerdoti hanno desiderato fare al Papa e a cui lui risponde rivolgendosi prima ai sacerdoti più giovani, poi a quelli di mezza età e quindi ai più anziani. Si tratta del tradizionale incontro d’inizio quaresima con il clero romano ed è sempre un’occasione importante per Francesco per esprimere il suo pensiero sull’essere sacerdoti e su come affrontare le sfide poste oggi dal mondo.
 

Cammino quaresimale: impiantare nei cuori la sapienza della croce (Bifet)

 
Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto (Gv 19,37).
 
La “croce” è stata e sempre sarà la nota caratteristica del cristianesimo. E’ un segno che ci parla di “Qualcuno”, Cristo che ci ha amato «e ha dato se stesso per noi» (Ef 5,2). Il Signore trasformò questo degno in simbolo di donazione totale. La vita appare in tutta la sua bellezza solo a partire dalla croce di Cristo. Il segno della croce non si riferisce solo a Cristo, ma a ogni suo seguace, chiamato a “completarlo”  (cf Col 1,24) e a prolungarlo  nello spazio e nel tempo . Noi cristiani  collochiamo il segno della croce  in ogni luogo, ma siamo “cristiani” solo quando ci decidiamo a trasformare la vita in donazione: «Sono stato crocifisso con Cristo»  (Gal 2,19). La croce senza Crocifisso, visibile o invisibile, non sarebbe che un semplice ornamento.

 

 

Quaresima. Papa Francesco: l'elemosina come stile di vita

 
Nel messaggio per la Quaresima 2018 papa Francesco indica la preghiera, la condivisione e il digiuno come rimedi al cuore freddo. Attenzione ai falsi profeti . "Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti" (Mt 24,12)
 
Cari fratelli e sorelle, ancora una volta ci viene incontro la Pasqua del Signore! Per prepararci ad essa la Provvidenza di Dio ci offre ogni anno la Quaresima, «segno sacramentale della nostra conversione», che annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita. Anche quest’anno, con il presente messaggio, desidero aiutare tutta la Chiesa a vivere con gioia e verità in questo tempo di grazia; e lo faccio lasciandomi ispirare da un’espressione di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà» (24,12).
 

Nudo è il dialogo con Dio

 
Il mondo è popolato da un numero sterminato di Giobbe. Pochissimi, però sono quelli che hanno il dono di attraversare le proprie sventure in compagnia del libro di Giobbe.
 
La lettura e la meditazione di questo capolavoro assoluto di tutte le letterature, è anche una compagnia spirituale ed etica per chi si trova nella vita a rivivere l’esperienza di Giobbe: una persona giusta, integra e retta, che nel pieno della sua felicità viene colpito da una grande sventura, senza nessuna spiegazione. Anche i giusti possono cadere in disgrazia. Ma anche oggi, come ai tempi di Giobbe, gli amici, la saggezza popolare, la filosofia e la teologia cercano spiegazioni delle sventure, e ancora oggi si fa molta fatica a pensare che un uomo, una donna, possano essere caduti in rovina senza avere una qualche colpa. Come il dono ha bisogno di una buona ragione per essere spiegato, capito e accettato, così anche per la rovina che si abbatte sugli esseri umani, abbiamo bisogno di trovare un perché che sazi la nostra sete di equilibrio, che appaghi il nostro senso di giustizia. Il nostro buon senso non riesce a convivere con le disgrazie senza ragioni. 
 

E Noè ricostruì l'arcobaleno (Luiginjo Bruni)

 
«Io pongo il mio arco sulle nubi»
 
E Noè ricostruì l’arcobaleno. La prima grande opera, la prima impresa, che ci narra la Genesi non è la Torre di Babele, ma una grande arca di salvezza e di alleanza, costruita da un «uomo giusto» (6,9). Affondano nella giustizia di Noè le radici della dignità e del valore civile ed etico di ogni tecnica, di ogni economia e di ogni costruzione umana. La storia di Noè, il cui nome significa 'riposo', l’erede di Set (il nuovo Abele), è tra le storie più belle, popolari e lunghe del libro della Genesi (occupa ben sei capitoli: dal 5 al 10). La sua figura appare quando l’umanità, ormai fuori dall’Eden, si era allontanata dalla vocazione originaria dell’Adam, e i figli di Caino e di Lamek avevano prevalso su quelli di Set.
 
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