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Spiritualità

L’uomo salvato da Gesù (Gianluigi Corti)

 
In queste pagine ci accosteremo ad alcune scene evangeliche che ci permetteranno di osservare il dinamismo del processo salvifico operato da Cristo
 
Contempleremo il passaggio ad una condizione opposta a quella di partenza grazie all'intervento di Gesù, alla sua potenza vittoriosa su ogni male, e alla preghiera, lamento, protesta, fede degli uomini coinvolti in situazioni limite. Dalla letteratura evangelica si potrebbero raccogliere anche altri brani idonei a questo scopo ad esempio: Pietro salvato dall'affogamento (Mt 14,22-33); la guarigione di un uomo dalla mano inaridita (Mc 3,1-6); il cieco di Gerico (Mc 10,46-52 e uso anche in Lc 18,35- 3); la peccatrice perdonata (Lc 7,36-5Q); l'indemoniata di Gerasa (Lc 8,26-39); i dieci lebbrosi guariti (Lc 17,11-19); la risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-44)... Ci limiteremo qui a questi racconti: la tempesta sedata (Mt 8,23-47); la guarigione della emorroissa e la risurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,21-43).
 

La categoria dell’eccesso: Maria Maddalena secondo il Card Martini

 
 
L’eccesso è per Martini la “categoria” che ci consente non solo di comprendere il mistero di Dio adombrato nella passione, morte e risurrezione di Gesù, ma ciò che esprime il senso profondo dell’essere cristiano, della maturità cristiana.
 
Ancora una volta è attraverso i personaggi di Giovanni che Martini costruisce questa sua visione, in particolare è Maria di Magdala a guidarci in questo ultimo tratto di cammino. «Maria di Magdala è una figura particolarmente importante nei Vangeli, è il prototipo della persona che accede alla fede nel Risorto. Se gli altri due episodi narrati da Giovanni rappresentano piuttosto una comunità che accoglie il mistero della Risurrezione, l’episodio che ha per protagonista la Maddalena è piuttosto dedicato al singolo credente o meglio al non credente che diventa credente».
 

Bono: “L’unico problema che Dio non può risolvere è quello che proviamo a nascondere”

 
Il cantante irlandese riflette sui Salmi e sulla vita cristiana. E ricorda il suo viaggio in Terra Santa: "Qui la morte è morta"
 
“Ero a Gerusalemme in pellegrinaggio con la mia famiglia, e andai sul Golgota. Trascorsi lì un po’ di tempo, da solo, dove la morte è morta. Pensavo proprio questo: ‘Qui la morte è morta’ “, ha ricordato Bono, il cantante degli U2, in una serie di interviste che ha rilasciato parlando dei salmi e della fede cristiana.  L’artista irlandese riconosce che “la morte non ha più potere su di me come ne ha avuta a 14 anni, quando è morta mia madre. Una parte della nostra psicologia si basa sulla paura della morte. La Scrittura dice che ora vediamo come in uno specchio, ma allora vedremo faccia a faccia. Sapendo ciò, la vita è più facile. Io non vedo l’ora di vederci chiaro, su tutto!”
 

Andare avanti come vedendo l’Invisibile (don Giovanni Mazzillo)

 
«Dappertutto intorno a noi la speranza è ancora a casa sua e ci sprona dalle fessure della storia».
 
Il titolo è tratto dalla lettera agli Ebrei. L’autore di questo testo, recepito tradizionalmente nell’epistolario paolino, è certamente diverso da Paolo, e tuttavia non prescinde dalle sue idee di fondo. Nel suo procedere a volte in maniera omiletica, a volte in maniera più riflessiva, la lettera invita il popolo di Dio a restare fedele, rimettendosi continuamente alla sequela di Cristo. Menziona verso la fine i grandi personaggi biblici, evidenziando, con i cimenti di volta in volta affrontati, anche la forza ricevuta per poterli superare. O meglio per poter procedere oltre. In tutto ciò l’autore coniuga insieme la fede con la speranza: «La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio» (Eb 11,1-2). Si tratta di una fede capace di scorgere l’Invisibile lì dove i nostri occhi non vedono che il visibile e talora solo i suoi cascami.
 

Intervista a don Severino Dianich su temi teologici ed ecclesiali

 
Don Severino Dianich è una delle voci più autorevoli della teologia italiana. Animatore e presidente per lunghi anni dell'Associazione teologica italiana (ATI) ha insegnato teologia sistematica nello Studio teologico fiorentino, lasciando una traccia originale sui temi dell'ecclesiologia. 
 
È in atto una radicale riforma delle strutture della teologia in Italia (facoltà e istituti di scienze religiose). Che impressione ne ha? «Non posso dare un giudizio su come di fatto stiano andando le cose, poiché non sono aggiornato sugli ultimi sviluppi. Ritengo che l'inserimento delle nostre istituzioni accademiche nel cosiddetto "processo di Bologna", che ha creato uno spazio comune europeo per le università, sia una grande occasione per la Chiesa italiana, perché può dare origine a un rapporto fra teologia e università più favorevole che nel passato. Non avrei invece alcuna illusione sulla possibilità che le università statali creino all'interno delle loro strutture facoltà di teologia confessionali. Oltre alle difficoltà di natura politica, c'è il ben noto e dibattuto problema della scientificità della teologia confessionale e quindi della difficoltà di collocarla, dato il suo carattere epistemologico del tutto singolare, all'interno del quadro universitario.
 
 
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