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Il prete che ha insegnato al Papa a predicare

 
Don Alessandro Pronzato: autore dei libri che Francesco ha regalato a Fidel Castro ci racconta la sua vita, passata a “inquietare i parrucconi”
 
«Chi conosce il Vangelo finisce col perdere la sicurezza. Soltanto chi lo ignora può ostentare una certa sicurezza». Sembrano parole di papa Francesco, invece sono tratte da Vangeli scomodi, uno dei libri che il Pontefice ha regalato a Fidel Castro durante la recente visita a Cuba. E, sfogliandone le pagine, lo stile pare proprio quello delle omelie di Santa Marta. Forse il suo autore ha suggerito al Papa come predicare?
 
 

Ascoltare e dire nei libri liturgici (Silvano Sirboni)

 
Oggi, se le parole dei testi liturgici non sono comprensibili; se l'intonazione della frase non è corretta nel rispetto della punteggiatura e dei sintagmi, non solo il messaggio diventa difficile da capire, ma una simile presa di parola si trasforma in una cattiva testimonianza...
 
1. Ascoltare: primo atteggiamento del credenti Tutti i 73 libri che costituiscono la Bibbia sono, per così dire, tenuti insieme da un unico e ricorrente imperativo divino: «Ascolta, Israele» (cfr. Dt 4,6; 9; 20 e 27). «Ascoltate la mia voce» (Ger 7,23). «Chi ascolta la mia parola ha la vita eterna» (Gv 5,24). «Chi è da Dio ascolta le mie parole» (Gv 8, 47). «Beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia» (Ap 1,3). L'ascolto della parola di Dio è il primo e fondamentale atteggiamento di ogni vero credente. Di conseguenza l'ascolto non può non essere anche il primo e fondamentale atteggiamento che caratterizza il culto cristiano; in particolare la celebrazione liturgica quale luogo privilegiato dell'incontro fra Dio e il suo popolo. Ascolto che trova la sua massima espressione nella liturgia della Parola durante la messa allorquando «tutti devono ascoltare con venerazione le letture della parola di Dio» (OGMR 29).
 

“NON CONFORMATEVI ALLA MENTALITÀ DI QUESTO MONDO” (ROM 12, 2)

 
Prima predica di Quaresima 2018 di padre Raniero Cantalamessa
 
“Non conformatevi a questo mondo, ma trasformatevi rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rom 12, 2). In una società in cui ognuno si sente investito del compito di trasformare il mondo e la Chiesa, cade questa parola di Dio che invita a trasformare se stessi. “Non conformatevi a questo mondo”: dopo queste parole ci saremmo aspettati di sentirci dire: “ma trasformatelo!”; invece ci si dice: “ma trasformatevi!”. Trasformate, sì, il mondo, ma il mondo che è dentro di voi, prima di credere di poter trasformare il mondo che è fuori di voi. Sarà questa parola di Dio, tratta dalla Lettera ai Romani, che ci introdurrà quest’anno nello spirito della Quaresima.
 
 

La sete maestra dell’anima

 
Don Tolentino de Mendonça spiega il tema degli esercizi spirituali al Pontefice e alla Curia romana ·
 
«L’acqua è insegnata dalla sete». Cita una poesia di Emily Dickinson per spiegare che oggi è necessario ritrovare «il coraggio di prendere la sete come maestra nei cammini dell’anima». Don José Tolentino de Mendonça ha scelto proprio l’«elogio della sete» come tema degli esercizi spirituali quaresimali che dal 18 al 23 febbraio predicherà al Papa e alla Curia romana nella casa Divin Maestro ad Ariccia. In questa intervista all’Osservatore Romano il sacerdote portoghese, vicerettore dell’università cattolica di Lisbona e consultore del Pontificio consiglio della cultura, ma anche poeta e scrittore, racconta la sua esperienza spirituale e letteraria, illustrando le linee di fondo delle dieci riflessioni che terrà a partire da domenica sera.
 

Montini e la quaresima

 
Il tempo di quaresima è molto presente nell’esperienza spirituale e pastorale di Montini e poi di Paolo VI.
 
Un appunto risalente al 1938, quando l’ecclesiastico bresciano da poco è sostituto della Segreteria di Stato, presenta coordinate che saranno poi riprese dal papa. Il testo si apre con la citazione adhaerere Deo bonum est, e continua scandagliando le condizioni, gli ostacoli e le risorse per la meta finale di questa «adesione» dell’uomo a Dio. Un itinerario di «ricerca di Dio» che «resta il sommo dovere e il sommo bene dell’uomo». E va percorso al di là di ogni condizione. «Il movimento psicologico dell’uomo è mutato: esso non sale più abitualmente alla contemplazione, se non con fatica e con severa disciplina»; così «l’uomo spirituale è fiaccato; l’uomo animale emerge. Ora questa condizione psicologica rende arduo ciò che dovrebbe essere agevole e quasi spontaneo: cercare e trovare Dio".
 
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