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Spiritualità

La carità sia senza finzione (Raniero Cantalamessa)

 
“Amerai il prossimo tuo come te stesso” era un comandamento antico, scritto nella legge di Mosè (Lev 19,18) e Gesù stesso lo cita come tale (Lc 10, 27). Come mai dunque Gesù lo chiama il “suo” comandamento e il comandamento “nuovo”? La risposta è che con lui sono cambiati l’oggetto, il soggetto e il motivo dell’amore del prossimo.
 
1. Amerai il prossimo tuo come te stesso.È stato notato un fenomeno curioso. Il fiume Giordano, nel suo corso, forma due mari: il mare di Galilea e il mar Morto, ma mentre il mare di Galilea è un mare brulicante di vita e tra le acque più pescose della terra, il mar Morto è, appunto un mare “morto”, non c’è traccia di vita in esso e intorno ad esso, solo salsedine. Eppure si tratta della stessa acqua del Giordano. La spiegazione, almeno in parte, è questa: il mare di Galilea riceve le acque del Giordano, ma non le trattiene per se, le fa defluire in modo che esse possano irrigare tutta la valle del Giordano. Il mar Morto riceve le acque del Giordano e le trattiene per se, non ha emissari, da esso non esce una goccia d’acqua.
 
 

Perché Gesù guarisce in giorno di sabato (Luciano Manicardi)

 
Tra gli argomenti che giustificano la deroga all’osservanza sabbatica vi si trova quello che afferma che le leggi date da Dio, e anche la legge del sabato, sono state date perché l’uomo viva grazie ad esse e non muoia a causa loro.
 
Il lettore dei vangeli si imbatte più volte in racconti in cui Gesù guarisce persone malate in giorno di sabato: la guarigione di un indemoniato (Mc 1,21-28; Lc 4,31-37); della suocera di Simone (Mc 1,29-31; Lc 4,38- 39); di un uomo dalla mano inaridita (Mc 3,1-6; Mt 12,9-14; Lc 6,6-11); di una donna curva (Lc 13,10-17); di un idropico (Lc 14,1-6); di un infermo alla piscina d Betzaetà (Gv 5,1-18); di un uomo cieco dalla nascita (Gv 9,1-41). Queste guarigioni suscitano obiezioni, diffidenze e anche reazioni e proteste presso farisei e dottori della legge. Perché?

 

 

L'uomo che celebra: il rito e i 'sensi'

 
L'importanza dei sensi e dei riti smentisce tanto l'interiorismo degli uni quanto il presenzialismo degli altri, dato che si fonda su qualcosa di ben più profondo, ossia sulla fede.
 
1. 'Anche' i sensi. La questione sembra molto semplice. L'uomo ha un intelletto e una volontà che appartengono all'anima: con l'intelletto può credere alla rivelazione di Dio e con la volontà può mettere in pratica i suoi comandamenti. Ma l'uomo ha anche cinque sensi che appartengono al corpo: se l'uomo ha un corpo e dei sensi, anche loro devono svolgere un ruolo nell'ambito della fede e per questo motivo ci sono i riti. La logica è quella dell''anche': anche il corpo e i sensi, quindi anche i riti. A dire il vero, secondo molti, sarebbe meglio non compromettersi troppo con i sensi e i riti dato che una sana e profonda spiritualità dovrebbe concentrarsi sull'interiorità.
 
 

La testimonianza cristiana (Armando Matteo)

 
IN UN MONDO CHE CAMBIA È NECESSARIA E URGENTE LA TESTIMONIANZA CRISTIANA PERSONALE E COMUNITARIA
 
La fede è una marcia in più. La testimonianza cristiana oggi si può dire in molti modi. L'essenziale è mostrare con la vita che "credere" incrementa la qualità del vivere umano. Il cristiano sarà capace di ciò nella misura in cui accoglierà il vangelo. Credere però non è semplice e occorrerà preparare il terreno alla fede attraverso l'umiltà, la passione per la libertà e il compiacimento. «Mostrare il "sì" di Dio tocca le fondamenta stesse della chiesa, che di quel "sì" è figlia, discepola e responsabile. Per questo, la via della missione ecclesiale più adatta al tempo presente e più comprensibile per i nostri ontemporanei prende la forma della testimonianza, personale e comunitaria: una testimonianza umile e appassionata, radicata in una spiritualità profonda e culturalmente attrezzata, specchio dell'unità inscindibile tra una fede amica dell'intelligenza e un amore che si fa servizio generoso e gratuito».
 

Allenamento alla gioia

 
In un saggio di Catherine Aubin 
 
È veramente molto bella e profonda questa riflessione sulla gioia di Catherine Aubin (Prier avec son coeur. La joie retrouvée, Paris, Editions Salvator, 2017, pagine 144, euro 14,90), suora domenicana autrice di importanti studi sulla preghiera in san Domenico. Non è frequente, nella foresta di libri di “spiritualità” che escono presso le case editrici cattoliche, imbattersi in un libro così vivo, così parlante, che sa scuotere l’anima del lettore. Questo accade perché si sente che Aubin narra esperienze vere, perché le citazioni — non troppe — che ci offre sono state masticate a lungo nella meditazione personale, non sono lì a fare sfoggio di cultura.
 
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