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Una questione di forza · Per la fecondità nella Chiesa

 
Perché parlare della forza e del dono della forza in un convegno il cui tema è «Frutti»? Secondo me, non si può parlare di frutti, e dunque di fecondità, senza ricordare la loro fonte od origine.
 
Nella parabola della vite nel vangelo secondo san Giovanni (cfr. 15, 1-10), il Signore Gesù ci dice che siamo i frutti della vite solo se restiamo attaccati, radicati e legati alla linfa. Questa linfa che scorre e fa crescere i tralci della vite è lo Spirito santo nella sua forza viva e nella sua energia creatrice. Nella vita, se non c’è linfa, non ci sono frutti; nella vita spirituale la forza produce frutti come l’audacia, il coraggio e la fiducia. È per questo che cercherò di spiegarvi che cos’è questa forza sul piano umano e sul piano spirituale grazie a un’immagine, grazie a esempi, e soprattutto grazie a testimonianze di ciò che la forza genera quando la si lascia agire in se stessi.
 

Gli Atti degli apostoli: storia e teologia (Carlo Ghidelli)

 
Fin dalle prime righe degli Atti degli Apostoli Luca rimanda al terzo Vangelo, il quale pertanto va considerato come la prima parte – indivisibile e integrante – di un’unica opera letteraria: «Nel mio primo racconto, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece ed insegnò» (1,1).
 
La personalità di un autore si riverbera sempre nella sua opera: ciò è vero in modo particolare per Luca, autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Nel caso di Luca però vale anche un altro principio: attraverso il doppio prisma dell’opera e dell’autore si svelano progressivamente la persona individua di Gesù di Nazaret e la personalità corporativa della chiesa nascente. Dentro questo orizzonte non può non situarsi ogni ricerca lucana: occorre, perciò, tener presente l’unità dell’intera opera lucana e, nello stesso tempo, l’unità del disegno soggiacente che Luca evidentemente pone a servizio di un’unica finalità: contribuire, nel limite delle sue forze e nel quadro delle sue ricerche, alla presentazione del mistero globale di Gesù di Nazaret e all’approfondimento del suo «mistero».
 

Chi è il cattivo pastore?

 
Il pastore che vende l’eredità ricevuta gratuitamente
 
La vendita dell’eredità è sempre una «svendita». Per questo, coloro che vendono l’eredità vengono definiti «guide cieche». Alla radice di tale profanazione, che è sempre un pessimo affare, c’è la loro cecità, la loro mancanza di discernimento, il non riconoscere il Figlio di Dio venuto nella carne. Bergoglio la contestualizza nella cornice della Lettera agli Ebrei, che afferma: «Di quanto peggiore castigo pensate che sarà giudicato meritevole chi avrà calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell’alleanza, dal quale è stato santificato, e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?» (Eb 10,29)3. La vendita dell’eredità non tocca soltanto la relazione tra il pastore e il Signore, ma si ripercuote a danno di tutto il popolo di Dio. 
 

Di santi e di eroi

 
Jean-Pierre Denis legge l’esortazione apostolica «Gaudete et exsultate»: Geografia spirituale
 
Un docente universitario profondamente francese, non molto tempo fa, ha riscosso un buon successo pubblicando un saggio erudito ma piacevole, dal titolo Comment parler des livres qu’on n’a pas lu. Un libro di cui hanno subito parlato tutti, spesso senza neanche averlo letto. È d’altronde un atto di banale indolenza nella conversazione mediatica commentare opere o lunghi testi ufficiali a partire da un semplice comunicato stampa. Questo cibo di bassa qualità basta ad alimentare le voci che circolano. È più desueto, ma certo più interessante, leggere i libri e parlarne solo dopo aver compiuto l’arduo sforzo della lettura. Come giornalista pratico ancora felicemente quest’arte che alcuni giudicano ridicola.
 

«ESSERE SANTI? È IL SEGRETO DELLA FELICITÀ»

Il vicario del Papa per la Città del Vaticano, che ha lavorato con san Giovanni Paolo II ed è stato amico di santa Teresa di Calcutta, commenta per noi la nuova esortazione di Francesco sulla santità. «La società attuale sta cercando la realizzazione dove non la troverà»
 
 
Il cardinale Comastri: «Essere santi? È il segreto della felicità» Gaudete et Exsultate, le frasi più significative della nuova esortazione "Gaudete et exsultate": la santità non porta il broncio e riguarda tutti . Il cardinale Angelo Comastri  è un vescovo che di santità se ne intende. Ha avuto il privilegio di essere annoverato tra gli amici di santa Teresa di Calcutta e ha collaborato a lungo con san Giovanni Paolo II. Per questo a lui, che oggi è arciprete della Basilica di San Pietro e vicario del Papa per la Città del Vaticano, ma anche autore di moltissimi libri di spiritualità, abbiamo chiesto di commentare la nuova esortazione di papa Francesco, intitolata Gaudete et exsultate.
 
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