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Spiritualità

Celebriamo colei che ha partorito il benefattore

 
La festa della dormizione della Madre di Dio nella tradizione bizantina
 
Tutte le liturgie delle Chiese cristiane hanno un senso catechetico molto evidente. E questo è sottolineato con chiarezza nelle liturgie dell’oriente cristiano: la liturgia è un insegnamento per i fedeli, impregnata com’è di elementi che istruiscono nelle verità della fede. In modo particolare questa catechesi attraverso la liturgia si ritrova nelle celebrazioni della Madre di Dio, di colei che accolse nel suo grembo il Verbo eterno di Dio. È infatti la presenza della Madre di Dio a scandire i diversi momenti dell’anno liturgico delle Chiese di tradizione bizantina: la prima grande festa nel ciclo liturgico è quella dell’8 settembre, quando si celebra la sua nascita, e si chiude con la festa del 15 agosto, la Dormizione della Madre di Dio.
 
 

Affinità tra Cristo e cristiano (Hans Urs Von Balthasar

 
Come si uniscono le cose inconciliabili?
 
Il nome di cristiano viene da Cristo. La sua essenza sta e cade con l’essenza di Cristo. Ciò è chiaro. Ma ora sorge minacciosa la domanda: quale affinità essenziale, quale tipo di comunione può esistere tra Cristo ed il cristiano? Un primo ed insuperabile enunciato per chiunque crede veramente all’essenza ed all’opera di Cristo dice: Cristo è Figlio unico del Padre, l’unico mediatore tra Dio e l’uomo, l’unico Redentore che in croce ha soddisfatto per tutti, la ‘primizia’ anche dei risorgenti dai morti, che, secondo Paolo, detiene il primato in tutto (Col. 1,1-9). Ciò che egli è, ciò che si effettua per mezzo suo, è circoscritto nella più completa solitudine della sua dignità divino-umana.
 

Riconoscere l’opera di Dio

 
Il discernimento in un libro del gesuita Pietro Schiavone ·
 
«Non prestate fede a ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio» (1 Giovanni, 4, 1). Non ogni spirito proviene da Dio, ammonisce san Giovanni. Laddove l’uomo si incammina verso il cuore della rivelazione divina, non di rado si scopre di essere agitato e provato da vari spiriti. È perciò necessario individuare l’origine degli spiriti che ci muovono. Vi sono, insegna una lunga tradizione che risale all’Antico Testamento, fondamentalmente due spiriti: lo spirito di Dio e lo spirito del serpente (cfr. Genesi, 3), lo spirito di Cristo e lo spirito dell’anticristo, lo spirito dell’«umile servizio» da una parte, lo spirito di «onore del mondo» e «immenso orgoglio» dall’altra.
 

Alla scuola di San Francesco di Sales: vivere serenamente

 
Una spiritualità basata sulla bontà di Dio e la convinzione che la pace del cuore si trova solo nella conformità alla sua volontà.
 
Le circostanze della vita sono il luogo dove noi troviamo Dio. Di qui il consiglio di accettare con amore la situazione in cui ci troviamo. Vivere serenamente si può. Per riuscirvi possono essere certamente di aiuto le scienze umane, che però, per quanto utili e raccomandate, da sole non bastano. La vera “ricetta” ce la offrono soprattutto i santi, nel senso che sono essi a indicarci dove sta la vera sorgente della pace del cuore: ossia in Dio. Uno di questi santi è senza dubbio san Francesco di Sales (1567-1622), un uomo che possedeva una personalità meravigliosamente equilibrata e integrata, unita a una profonda spiritualità. Oltre a una grande santità di vita egli era dotato anche di un fine intuito psicologico che fece di lui un ricercato direttore spirituale.
 
 

Specchio di una cultura

 
Come è difficile morire nella nostra società!
 
Noi ormai siamo abituati al fatto che si nasce sempre meno, che la sterilità crescente, unita all’aumento dell’età delle donne che cercano di concepire un figlio, hanno reso difficile la procreazione. Avere un figlio per molte donne sta diventando un percorso a ostacoli, richiede cure ormonali, rapporti a scadenze prefissate, se non addirittura il passaggio all’ingegneria procreativa. Abbiamo capito che è difficile nascere, ma se stiamo bene attenti e guardiamo intorno a noi, per molti — almeno nei Paesi cosiddetti avanzati — è diventato difficile anche morire. Ce lo rivela un sintomo palese, che finora non si era mai presentato con tanta urgenza e forza: la richiesta di eutanasia.
 
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