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Spiritualità

Vivere nel Tempo, toccare l'Eterno (Card. Ravasi)

 
È divenuto quasi un luogo comune – quando si parla del tempo – citare una battuta delle Confessioni di sant’Agostino (che al tema ha dedicato proprio in quel libro pagine acute e interessanti): «Che cos’è il tempo? Se nessuno me lo domanda, lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda, non lo so più!».
 
È per questo che si sono moltiplicate all’infinito le definizioni di questa realtà che scandisce la storia esterna a noi ma che batte intimamente anche dentro di noi: illuminante è al riguardo la distinzione greca tra chrónos, che è il tempo 'cronologico', convenzionale, esterno a noi, e kairós, cioè il tempo esistenziale, personale, colmo di eventi, emozioni e pensieri (un’ora di una noiosa conferenza e un’ora con la persona amata hanno un identico chrónos ma un ben diverso kairós!). 
 
 

L’unione tra l’uomo e Dio · Per la festa dell’Assunzione di Maria ·

 
Maria memoria viva della presenza di Gesù sulla terra
 
Il mistero della Glorificazione di Maria in anima e corpo in cielo è stato l’ultimo dogma mariano proclamato solennemente — nella data relativamente recente del primo novembre 1950, per opera di Pio XII — ma la certezza che il corpo di Maria, la Madre di Gesù, non sperimentò la corruzione e perciò gode in pienezza, come prima creatura e anticipo del nostro destino, dei frutti della Risurrezione di suo Figlio nella totalità della sua umanità, è antichissima e risale agli inizi del cristianesimo.
 

L’EVANGELO DELLA TRASFIGURAZIONE: (Enzo Bianchi)

 
Invece del corpo e del volto umano, quotidiano di Gesù come lo conoscevano i discepoli, il mutamento fornisce la visione di un volto altro, luminoso, un volto trasfigurato da un’azione che poteva solo essere divina.
 
Introduzione. Il racconto della trasfigurazione nei sinottici. Il racconto della trasfigurazione di Gesù è situato in ciascuno dei tre vangeli sinottici in una posizione centrale (cf. Mc 9,2-10; Mt 17,1-9; Lc 9,28-36), in un punto in cui si registra un tornante decisivo tra il ministero di Gesù in Galilea e la sua salita a Gerusalemme. Per essere ancora più precisi, tale racconto è collocato in una sequenza assolutamente identica nei sinottici: confessione di Pietro (cf. Mc 8,27-30 e par.), primo annuncio della passione e delle condizioni per seguire Gesù (cf. Mc 8,31-38 e par.), trasfigurazione, secondo annuncio della passione (cf. Mc 9,30-32 e par.).

 

 

La santità: amore a Dio e al prossimo (Dario Vitali)

 
Il fatto di svincolare l'amore a Dio e al prossimo dallo stato della perfezione e di descriverli come mezzi abituali della vita teologale costituisce un elemento di novità che traduce nella concretezza del vissuto cristiano il principio dell’universale chiamata alla santità.
 
Il capitolo V della Lumen gentium si chiude con un ampio paragrafo sulle vie e i mezzi della santità. Anche a una prima lettura, si avverte immediatamente l'impostazione legata al primo schema de Ecclesia, che trattava l'universale vocazione alla santità nel capitolo sui religiosi, evidenziando, tra i mezzi per giungere alla santità, i consigli evangelici. La prima formulazione del testo era costruita sulla netta separazione tra il comandamento della carità, riservato a tutti, e i consigli evangelici, «i quali, pur non costituendo la perfezione, tuttavia conferiscono alla carità il massimo fervore», e quindi una possibilità ulteriore nella via della santità.
 
 

L’affermazione: “conoscere è uguale a cambiare” è un mito (Amedeo Cencini).

 
“Nel dialogo e nell’incontro personale con Cristo le semplici impressioni soggettive non bastano"
 
Gli elementi di conoscenza approfondita alla luce della Parola garantiscono l’oggettività che  tuttavia non può essere mai completa; elementi di affettività provenienti dal nostro vissuto possono introdurre distorsioni nella percezione di Cristo e così lo sforzo di volontà basato su una religiosità personale possono allontanarci dall’esprimere la vera religiosità gradita al Dio biblico. L’affermazione: “conoscere è uguale a cambiare” è un mito. Colui che conosce il bene non per questo lo fa. Quando la conoscenza diventa l’obiettivo del processo formativo, succede che se il cambiamento non si realizza, si dirà che il soggetto non ha imparato abbastanza, oppure che è cattivo, ingrato, non generoso.

 

 
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