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Spiritualità

Figli di Dio non si nasce. Si diventa (di Ignace de la Potterie)

 
La figliolanza divina è sempre un dono gratuito della grazia, non può prescindere dalla grazia donata gratuitamente nel battesimo e riconosciuta e accolta con libertà e responsabilità nella fede. 
 
Secondo una teologia sempre più diffusa, con l’incarnazione del Figlio deriverebbe in maniera automatica l’attribuzione immediata a ogni uomo della figliolanza divina. Nel senso che ogni uomo, che lo sappia o no, che lo accetti o no, vive già radicalmente in Cristo. Secondo tale teologia, Cristo, prima ancora di essere il capo della Chiesa, è il capo di tutto il creato. Ogni uomo gli appartiene prima ancora di essere raggiunto e trasformato dal suo Spirito. Questa concezione pretende trovare un avallo nell’affermazione di san Tommaso d’Aquino secondo cui «considerando la generalità degli uomini, per tutto il tempo del mondo, Cristo è il capo di tutti gli uomini, ma secondo gradi diversi» (Summa theologiae III, 8, 3) ripresa dalla costituzione pastorale Gaudium et spes dell’ultimo Concilio: «Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo» (22).
 

Redenta in «modo sublime» · Nel segno di Maria ·

 
Da Maria Sorella alla valorizzazione delle donne nella Chiesa. Il titolo di «sorella nostra» dato a Maria è antico, sebbene poco frequente. Ai suoi inizi esso esprimeva soprattutto venerazione, mentre oggi serve a indicare la Vergine di Nazaret in una prospettiva storica ed esistenziale. 
 
La teologia deduca dalla realtà di Maria Sorella la valorizzazione delle donne nella Chiesa .Ormai è giunta l’ora di rilanciare, con più convinta ragione teologica e con accresciuto entusiasmo testimoniale, lo sforzo prodotto dalla mariologia negli ultimi anni di pensare Maria di Nazaret come la Sorella (cfr. S. Pintor, Maria sorella nella fede, Bologna, Dehoniane, 1979; V. Vacca, Sorella, in Nuovo Dizionario di Mariologia, a cura di S. De Fiores e S. M. Meo, Cinisello Balsamo, Paoline, 1985, pp. 1323-1326).In verità molti Padri della Chiesa (da Atanasio a Epifanio, da Agostino a Cirillo d’Alessandria) si riferivano a Maria come a una Sorella di fede. 
 
 

"Ne costituì dodici perché stessero con Lui e anche per inviarli in missione... (Giovanni Moioli)..

 
E' molto più importante ciò che il Signore vuole operare in noi apostoli che ciò che noi facciamo per i fedeli...
 
E tutto il Vangelo di Luca (particolarmente sensibile al tema della missione e della evangelizzazione) richiama il primato dell’ascolto, quasi volesse dire: l’evangelizzatore deve prima farsi evangelizzare;l’annunciatore della Parola deve essere un ascoltatore assiduo della Parola. Insomma, la molteplice diakonìa (quella di Marta), la molteplice misericordia (quella del buon samaritano),la molteplice evangelizzazione (quella dei missionari del Signore), per essere adeguata ed efficace, presuppone l’atteggiamento di Maria di Betania «seduta ai piedi di Gesù per ascoltare »: è l’atteggiamento caratteristico del discepolo.
 

LA VITA SPIRITUALE DEL PRETE

 
Omelia molto stimolante di mons. Franco Giulio Brambilla vescovo di Novara (messa crismale 2019)
 
Carissimi, la Messa crismale del Giovedì Santo di quest’anno un po’ tribolato ci fa sof-fermare solo su un aspetto radicale del nostro ministero, nel senso che sta alla sua radice. È l’anno 2019, che chiude questo decennio, un anno che è stato molto tormentato anche nella Chiesa universale. Perciò vi propongo con molta semplicità la domanda: come è la nostra vita spirituale? Per rispondere a questa domanda basta l’inizio del vangelo della Messa crismale: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzioneQuest’unico versetto che vi riporto ci fa concentrare sulla “radice” del nostro ministero: il riposo dello Spirito su di noi e la consacrazione con l’unzione.
 

"disprezzato e reietto dagli uomini..." (padre Raniero Cantalamessa)

 
Oggi, venerdì santo, vogliamo contemplare il Crocifisso proprio in questa veste: come il prototipo e il rappresentante di tutti i reietti, i diseredati e gli “scartati” della terra, quelli davanti ai quali si volta la faccia da una altra parte per non vedere“Disprezzato e reietto dagli uomini,
 
"Uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima”. Sono le parole profetiche di Isaia con cui è iniziata la liturgia odierna della parola. Il racconto della passione che è seguito ha dato un nome e un volto a questo misterioso uomo dei dolori, disprezzato e reietto dagli uomini: il nome e il volto di Gesú di Nazareth. Oggi vogliamo contemplare il Crocifisso proprio in questa veste: come il prototipo e il rappresentante di tutti i reietti, i diseredati e gli “scartati” della terra, quelli davanti ai quali si volta la faccia da una altra parte per non vedere.
 
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