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Il Papa chiede agli Atenei cattolici una “rivoluzione culturale”

 
Il documento “Veritatis gaudium? insiste sul confronto aperto a tutto campo, sull'interdisciplinarietà, e chiede a università e facoltà ecclesiastiche di fare rete per costruire «leadeship che indichino strade» in grado di cambiare l’attuale modello di sviluppo
 
Atenei cattolici e facoltà ecclesiastiche più missionari, più capaci di dialogare a tutto campo, di mostrare le connessioni tra le varie discipline scientifiche e di fare rete nel mondo. È ciò che emerge dalla lettura di Veritatis gaudium, la nuova costituzione apostolica che riforma e aggiorna gli studi delle Università cattoliche e delle facoltà ecclesiastiche nel mondo, firmata dal Pontefice con data 8 dicembre dell'anno scorso e resa nota oggi, 29 gennaio 2018. Già dal titolo è evidente il nesso con l’esortazione apostolica Evangelii gaudium del 2013 che rappresenta la road-map del pontificato di Francesco. Il documento papale viene pubblicato 39 anni dopo la costituzione Sapientia christiana promulgata da Giovanni Paolo II nella primavera del 1979. 
 
«L’esigenza prioritaria oggi all’ordine del giorno, – spiega il Papa - è che tutto il Popolo di Dio si prepari ad intraprendere con spirito una nuova tappa dell’evangelizzazione. Ciò richiede un deciso processo di discernimento, purificazione e riforma. E in tale processo è chiamato a giocare un ruolo strategico un adeguato rinnovamento del sistema degli studi ecclesiastici. Essi, infatti, non sono solo chiamati a offrire luoghi e percorsi di formazione qualificata dei presbiteri, delle persone di vita consacrata e dei laici impegnati, ma costituiscono una sorta di provvidenziale laboratorio culturale in cui la Chiesa fa esercizio dell’interpretazione performativa della realtà che scaturisce dall’evento di Gesù Cristo». 
 
Di fronte ai grandi mutamenti della nostra epoca, alla crisi antropologica e ambientale serve un cambio di modello di sviluppo. «Il problema – scrive Francesco - è che non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade. Questo ingente e non rinviabile compito chiede, sul livello culturale della formazione accademica e dell’indagine scientifica, l’impegno generoso e convergente verso un radicale cambio di paradigma, anzi – mi permetto di dire – verso una coraggiosa rivoluzione culturale». 
 
Il testo si compone di due parti. Nella prima, il proemio, il Papa stabilisce quattro principi cardine. Nella seconda sono contenute le norme comuni, le norme speciali (per le facoltà di teologia, di diritto e di filosofia) e le norme finali. Un secondo documento annesso, a firma del cardinale Giuseppe Versaldi, Prefetto della Congregazione per l’Educazione cattolica, contiene le norme applicative della costituzione. 
 
Il primo dei quattro principi cardine del documento contenuti nel proemio riguarda «l'identità missionaria»: bisogna tornare al kerygma, cioè al cuore del Vangelo, all'essenziale dell'annuncio cristiano, «e cioè della sempre nuova e affascinante lieta notizia del Vangelo di Gesù che va facendosi carne sempre più e sempre meglio nella vita della Chiesa e dell’umanità». Da questa «concentrazione vitale e gioiosa sul volto di Dio rivelato in Gesù Cristo come Padre ricco di misericordia discende l’esperienza liberante e responsabile di vivere come Chiesa la mistica del noi che si fa lievito di quella fraternità universale che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano». 
 
Il secondo criterio è il dialogo a tutto campo, «non come mero atteggiamento tattico, ma come esigenza intrinseca per fare esperienza comunitaria della gioia della verità e per approfondirne il significato e le implicazioni pratiche. Ciò che il Vangelo e la dottrina della Chiesa sono chiamati oggi a promuovere, in generosa e aperta sinergia con tutte le istanze positive che fermentano la crescita della coscienza umana universale, è un’autentica cultura dell’incontro». Da qui l’urgenza «di rivedere in quest’ottica e in questo spirito l’architettonica e la dinamica metodica dei curricula di studi proposti dal sistema degli studi ecclesiastici, nella loro scaturigine teologica, nei loro principi ispiratori e nei loro diversi livelli di articolazione disciplinare, pedagogica e didattica». 
 
Il terzo criterio indicato dal Papa è quello della inter-disciplinarietà e della trans-disciplinarietà, cioè cercare di superare la parcellizzazione del sapere e delle conoscenze scientifiche. «Ciò che qualifica la proposta accademica, formativa e di ricerca del sistema degli studi ecclesiastici – scrive Francesco - sul livello sia del contenuto sia del metodo, è il principio vitale e intellettuale dell’unità del sapere nella distinzione e nel rispetto delle sue molteplici, correlate e convergenti espressioni». Oggi, come notavano già Paolo VI e Benedetto XVI, «c’è mancanza di sapienza, di riflessione, di pensiero in grado di operare una sintesi orientativa» e dunque la speciale missione affidata al sistema degli studi ecclesiastici necessita di riscoprire l’interdisciplinarietà: «Non tanto nella sua forma “debole” di semplice multidisciplinarità, come approccio che favorisce una migliore comprensione da più punti di vista di un oggetto di studio; quanto piuttosto nella sua forma “forte” di transdisciplinarità, come collocazione e fermentazione di tutti i saperi entro lo spazio di luce e di vita offerto dalla sapienza che promana dalla rivelazione di Dio». 
 
E infine, il quarto principio riguarda la capacità di fare rete: non soltanto nell’ottica del principio che chi ha di più aiuta chi ha di meno, ma anche cercando di valorizzare il contributo positivo e arricchente delle realtà più periferiche. «Nei diversi popoli che sperimentano il dono di Dio secondo la propria cultura – afferma il Papa - la Chiesa esprime la sua autentica cattolicità e mostra la bellezza di questo volto pluriforme… Questa prospettiva – è evidente – traccia un compito esigente per la teologia così come, nelle loro specifiche competenze, per le altre discipline contemplate negli studi ecclesiastici». 
 
Il Papa affida «in primo luogo alla ricerca condotta nelle Università, Facoltà e Istituti ecclesiastici il compito di sviluppare quella “apologetica originale” che ho indicato nella Evangelii gaudium, affinché esse aiutino a creare le disposizioni perché il Vangelo sia ascoltato da tutti. In questo contesto, indispensabile diventa la creazione di nuovi e qualificati centri di ricerca in cui possano interagire con libertà responsabile e trasparenza reciproca – come ho auspicato nella Laudato si’ – studiosi provenienti dai diversi universi religiosi e dalle differenti competenze scientifiche, in modo da entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità». 
 
Le novità più “tecniche? riguardano vari ambiti. Si va dall'aggiornamento delle normative, che recepisce tutti i documenti posteriori alla costituzione del 1979, ad alcune novità dettate dai cambiamenti intervenuti nella società, ad esempio con il “Bologna process?, il processo di riforma internazionale dei sistemi di istruzione superiore dell'Unione europea - iniziato nel 1999, la Santa Sede vi ha aderito nel 2003 - per realizzare lo Spazio europeo dell'istruzione superiore. Collegata a questo è Avepro, l'Agenzia della Santa Sede per la valutazione e la promozione della qualità delle università e facoltà ecclesiastiche, istituita dal Benedetto XVI per «promuovere e sviluppare una cultura della qualità» nelle istituzioni accademiche direttamente dipendenti dalla Santa Sede assicurando standard di livello internazionale. Ci sono poi tutte le nuove convenzioni stipulate negli ultimi decenni, come pure l'istituzione dei master, che non era contemplata a livello normativo. 
 
Il documento pubblicato oggi riguarda gli studi universitari e le facoltà ecclesiastiche, ma la Congregazione guidata dal cardinale Versaldi ha competenza su tutto il mondo dell’educazione cattolica, comprese le scuole d’infanzia, primarie e secondarie. Dagli asili alle Università nel mondo sono circa 70 milioni gli studenti che gravitano nella galassia del mondo educativo cattolico. Anche per questo la Congregazione, in vista del Sinodo dei giovani, promuoverà un questionario specifico - che si aggiunge a quello già predisposto dalla Segreteria del Sinodo - dedicato agli studenti delle scuole secondarie e delle Università con domande su come vivono la loro fede. 
 
 

 

Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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