Home Spiritualità Prima di parlare bisogna ascoltare molto · Omelia e umiltà ·

Prima di parlare bisogna ascoltare molto · Omelia e umiltà ·

 
Evangelizzare significa riuscire a comunicare che la presenza di Cristo è capace di squarciare il male che ci circonda.
 
È la convinzione di fondo che traspare nel volume Il rischio della speranza. Come raccontare Dio ai nostri giorni (Bologna, Emi, 2017, pagine 157, euro 15) che raccoglie alcuni interventi del cardinale arcivescovo di Manila, dai quali emerge soprattutto il tratto pastorale. Dal capitolo intitolato «Accendere i cuori» pubblichiamo ampi stralci. Prima di parlare nell’omelia, è necessario ascoltare molto. Mi rivolgo ora a coloro che insegnano omiletica. A volte trasformiamo questa disciplina in un mondo di tecniche e di sofisticherie. Alcuni arrivano a chiedere ai loro seminaristi di farsi un video mentre predicano, perché l’intera classe li possa valutare: «Muovi la testa troppo spesso. Non leccarti le labbra. Guarda a sinistra, poi a destra e comincia!».
 
Tutto questo può essere importante, ma si ricordi che il predicatore deve proclamare la parola di Dio; meglio ancora, deve commentare la vita delle persone alla luce della parola di Dio. Questa è la definizione dell’omelia. Noi non facciamo un commento esegetico della Parola, ma un commento della vita del popolo alla luce della parola di Dio. Per realizzare ciò, chi predica deve dedicarsi a un grandissimo ascolto. 
 
Tecniche a parte, i formatori dei seminaristi e dei sacerdoti in omiletica devono porre attenzione a questo aspetto. Bisogna che abbiano sensibilità per notare se i seminaristi hanno ascoltato la parola di Dio, se l’hanno fatta propria, e se si sono immersi nella vita delle persone. Quando ero rettore, vidi una volta un seminarista che nel cuore della notte si preparava per la lezione di omiletica. Gli chiesi: «Che cosa dirai per la festa dell’Annunciazione?». Mi rispose: «Se ha tempo, padre, glielo mostrerò. Dopo l’annuncio del Vangelo scomparirò, poi riapparirò con le ali e dirò alla gente che sono l’angelo Gabriele». Gli dissi: «Vedi, tu sarai assegnato alla cattedrale, dove a ogni ora c’è una nuova messa, e non avrai il tempo di cambiarti d’abito. L’omelia non è una questione di costumi. Inoltre non assomigli a un angelo, né... tantomeno alla santa Vergine».
 
di Luis Antonio G. Tagle