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Un vescovo amato: I funerali del cardinale Tettamanzi

 
«La morte di questo uomo “amabile e amato”, come l’ha definito Papa Francesco nel suo messaggio, non è una sconfitta della vita. Al contrario, ne è la pienezza.
 
La sua morte è una vittoria», perché «chi muore in Cristo Gesù partecipa di tutta la sua opera di redenzione». Essa, «in senso definitivo, è risurrezione». La liturgia della Parola si è intrecciata ai ricordi nell’omelia pronunciata questa mattina in duomo dall’amministratore apostolico di Milano, cardinale Angelo Scola, in occasione delle esequie del cardinale arcivescovo emerito Dionigi Tettamanzi, morto sabato scorso all’età di 83 anni. «Colpiva in lui il permanente sorriso, espressione di un’umanità contagiosa, riverbero della tenerezza di Gesù e di Maria santissima verso tutti coloro che incontrava e con eccezionale pazienza salutava a uno a uno», ha detto Scola.
 
Fra i concelebranti il cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, e monsignor Mario Delpini, arcivescovo eletto di Milano. Oltre a porporati, vescovi e semplici sacerdoti, migliaia i cittadini presenti in duomo; tra essi il sindaco Giuseppe Sala. Il rito funebre si è aperto con la lettura del messaggio che Papa Francesco ha inviato il 5 agosto a Scola e a Delpini appena appresa la notizia della morte di Tettamanzi, nel quale ricorda come, «nella sua feconda esistenza», egli abbia «testimoniato con gioia il Vangelo e servito docilmente la Chiesa».
 
Nell’omelia l’amministratore apostolico ha sottolineato la profonda competenza del cardinale scomparso nel campo delle scienze morali e bioetiche, e, soprattutto, il rapporto con la società civile milanese che ebbe un peso notevole: «Si manifestò non solo attraverso un’apertura al confronto sociale a cui va aggiunto quello ecumenico e interreligioso, ma anche attraverso un’attenzione ai problemi della famiglia, delle famiglie ferite, della vita, del lavoro e dell’emarginazione nelle sue tante e dolorose forme. Il cardinale — ha ricordato Scola — era guidato da un profondo senso di giustizia che si esprimeva nella promozione e nella difesa dei diritti di tutti e di ciascuno vissuti nel loro legame profondo con i doveri e garantiti da buone leggi. Seppe denunciare senza timidezze, ma sempre in modo costruttivo, i mali delle nostre terre».
 
La morte in Cristo di Dionigi Tettamanzi «getta una luce su tutta la sua vita e soprattutto sul suo ministero. Egli ha voluto realmente essere un testimone fedele di Cristo teso a non perdere nulla e nessuno di quanti la Chiesa gli aveva affidato. La Chiesa ambrosiana saprà trovare modi e forme per mantenere viva l’eredità copiosa di questo padre e maestro», ha osservato il porporato. Tettamanzi è stato sepolto in duomo, ai piedi dell’altare della Virgo potens, accanto all’urna del beato cardinale Schuster. «Questa è la sua volontà espressa con la consueta delicatezza. Tutti i fedeli avranno così modo di pregare sulla sua tomba e tutti gli uomini di buona volontà potranno visitarla. Sarà — ha concluso Scola — un gesto di pietà, un momento di ristoro, soprattutto sarà un tenero pungolo all’approfondimento della nostra fede, della nostra comunione, del senso del vivere e della nostra energia civica».
 
Durante i ringraziamenti al termine delle esequie ha preso la parola anche l’arcivescovo eletto di Milano. La «ragione profonda» che ha radunato nel duomo più di cinquemila fedeli — ha detto monsignor Delpini — sta nel fatto che «era facile voler bene al cardinale Dionigi. Quando ho espresso gratitudine a Marina Oggioni (la storica assistente che lo ha accompagnato per ventotto anni, ndr), per quello che ha fatto per il cardinale Dionigi, lei mi ha detto “cos’altro potevo fare, io gli volevo bene”. Ecco, la ragione che ci accomuna tutti è questa: è stato facile voler bene al cardinale Dionigi. Per la sua saggezza, il suo sorriso, la sua prossimità alla gente comune e la capacità di stare con le autorità. C’era qualcosa in lui che ha reso facile volergli bene». E per questo Delpini ha rivolto ai fedeli un’ultima raccomandazione: «Forse oggi vuol dirci “voi siete tanti, avete tante qualità, o forse nessuno è perfetto”, però una raccomandazione vorrei farvi: cercate di fare in modo che sia facile volervi bene».
 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 09 Agosto 2017 04:28 )

 

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