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Mons GIUSEPPE PASINI

Mons GIUSEPPE PASINI

Piove di Sacco (PD) 26/12 1932  +  Padova 21/03/2015

Nasce a Piove di Sacco PD il 26 dicembre 1932. Entra in seminario all’età di 13 anni. Viene ordinato sacerdote l’8 luglio 1956. Dal settembre 1956 fino al 1963 svolge funzioni di coadiutore nella parrocchia di San Daniele a Padova. Dal 1963 al 1967 è animatore pastorale nella nascente zona industriale di Padova, che contava più di 300 aziende e settemila dipendenti. Contemporaneamente insegna Dottrina sociale della Chiesa nella Scuola Superiore di Servizio Sociale di Padova e si iscrive alla facoltà di Scienze politiche all’Università di Padova. Nel settembre 1967 viene chiamato a Roma come vice assistente nazionale delle Acli, a fianco dell’assistente nazionale mons. Cesare Pagani e vi rimane fino al 1971, con l’incarico di seguire la formazione dei quadri nazionali e provinciali del movimento. Nel 1972 mons. Giovanni Nervo chiede al Vescovo di Padova che mons. Pasini possa collaborare nell’importante istituzione nata da poco per volere del Papa Paolo VI e della quale Nervo era presidente, la Caritas Italiana.
Così, dopo la laurea in scienze politiche conseguita presso l’Università La Sapienza di Roma, inizia il nuovo impegno come responsabile del settore “Studi, formazione e documentazione” di Caritas Italiana, fino al 1986. In quell’anno mons. Nervo lascia la Caritas Italiana per la scadenza del secondo mandato prevista dallo Statuto e in contemporanea la CEI nomina direttore nazionale mons. Giuseppe Benvegnù-Pasini, che ricoprirà questa carica dal 1986 al marzo 1996, per due mandati consecutivi.
Nel corso del duplice mandato di mons. Pasini la Caritas consolida la sua presenza, distinguendosi per una forte connotazione educativa e sociale, con estrema attenzione ai bisogni dimenticati e agli “ultimi della fila”, sia a livello nazionale che internazionale.
Negli anni 1982-2002 mons. Pasini è docente di Pastorale della carità alla Pontificia Università Lateranense. Dal 1996 al 2000 è direttore del Centro Giuseppe Toniolo di Padova. Dal 2000 al 2010 è Presidente dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Padova.
Nel 1997 mons. Nervo dà le dimissioni da presidente della Fondazione Emanuela Zancan Onlus Centro Studi e Ricerca Sociale e chiede al Vescovo che possa subentrare a lui nella presidenza mons. Pasini. Dal 1997 era presidente della Fondazione Emanuela Zancan Onlus, Centro di Studio e Ricerca nel settore delle politiche sociali, sanitarie, sociosanitarie, educative, cioè dei servizi alla persona.
Ricordando i tratti più significativi del percorso umano e ministeriale di mons. Benvegnù-Pasini, il vescovo Mattiazzo ha commentato: «Il suo sguardo e la sua azione caritativa, anche come membro del Pontificio Consiglio Cor Unum, spaziavano oltre le frontiere dell’Italia, perché la carità non ha confini. Ricordo che mi rivolsi a Lui per un aiuto quando ero Nunzio Apostolico in Costa d’Avorio e trovai pronta e generosa risposta. In virtù dei ministeri che ha svolto, don Pasini è stato sollecitato ad approfondire i problemi sociali e soprattutto il tema centrale della carità, come pulsante della vita della Chiesa e testimonianza viva di Dio stesso. Il suo pensiero è stato raccolto nel volume dal titolo “La grammatica della carità”, che è la grammatica senza la quale non è possibile parlare e agire da cristiani. Senza dimenticare e trascurare l’affermazione del Concilio Vaticano II secondo cui il nuovo comandamento della carità è “la legge fondamentale della perfezione umana e quindi, della trasformazione del mondo” (GS, 38)».
«La carità – ha proseguito il vescovo di Padova – è il nome di Dio stesso ed è l’anima e il senso della vita. Noi tanto valiamo quanto la nostra carità e, alla fine della nostra vita, saremo esaminati e giudicati sulla carità. Don Pasini non solo ha insegnato, praticato e organizzato la carità, egli ha cercato di viverla con una spiritualità profonda e intensa. Anzitutto corrispondendo alla grazia del sacerdozio ministeriale. Egli stesso confessa, nel suo testamento spirituale, di aver vissuto gioiosamente e senza rimpianti la sua vocazione sacerdotale. Il suo forte impegno di vita secondo il Vangelo è testimoniato dalla sua scelta di adesione all’Istituto Gesù Sacerdote dei Paolini, di cui è stato anche membro del Consiglio. Grazie a questa appartenenza, ha riscoperto il gusto dell’adorazione quotidiana e la gioia della consacrazione con i tre voti di povertà, obbedienza e castità. La carità per essere pura e risplendere della sua bellezza divina, ha bisogno di venire purificata come l’oro nel crogiuolo».
Il vescovo ha ricordato inoltre la serenità con cui mons. Benvegnù-Pasini ha vissuto la prova della malattia, dedicando molto tempo alla preghiera e alle letture spirituali e offrendo la propria sofferenza «in unione a quella di Cristo, per il bene della Chiesa e, in particolare, per il Santo Padre».
A questo proposito mons. Mattiazzo ha rammentato la recente telefonata di papa Francesco a don Giuseppe: «Per lui quel gesto fu di immenso conforto, ma anche – come disse – “liberante”, nel senso che gli indicò l’intenzione, il senso della sua sofferenza: offrirla per il ministero e la missione del Papa, a favore del bene della Chiesa».