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Maria, Regina degli apostoli, meno lontana da noi, più nostra

 

ANCHE LA REGINA APOSTOLORUM TRAFITTA DALLA SPADA DELLA PAROLA DI DIO

immagine regina apostolorumNon è ancora del tutto fugato quel modo di presentare la Vergine, come se ella conoscesse tutto, e fin dal grembo materno. Lei, si dice, godeva la visione beatifica, aveva la scienza infusa ... Simili schemi di pensiero derivano da queste premesse: l'ignoranza è conseguenza del peccato originale; Maria, essendo immacolata, fu esente dal peccato originale; quindi lei era immune dall'ignoranza, ed ebbe in dono la conoscenza perfetta su tutto e su tutti. Mettendo così il carro davanti ai buoi, è poi logico considerare «antimariani» quei brani del Vangelo ove si dice che la Vergine rimaneva meravigliata, era colta da stupore, o non capiva. Il Concilio Vaticano II non esita ad affermare che la madre di Gesù «avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla Croce»1. È stata, questa, una delle frasi più felici dei testi conciliari. Essa ha dato il via a una serie impressionante di studi sulla fede della Madonna. La stessa enciclica Redemptoris Mater dedica ben otto paragrafi (dal 12 al 19) al cammino di fede percorso dalla santa Vergine tra oscurità e prove. Nella sua esperienza di credente, «non è difficile - scrive il Papa al n. 17 - notare ... una particolare fatica del cuore, unita a una sorta di notte della fede, per usare le parole di san Giovanni della Croce, quasi un 'velo' attraverso il quale bisogna accostarsi all'invisibile e vivere nell'intimità col mistero. È infatti in questo modo che Maria, per molti anni, rimase nell'intimità col mistero del suo Figlio, e avanzava nel suo itinerario di fede, man mano che Gesù 'cresceva in sapienza ... e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2,52)». Non v'è dubbio che sia questa l'immagine esatta di Maria, garantita dai santi Vangeli.

La profezia di Simeone, sulla quale vorremmo ora intrattenerci, è uno dei brani più significativi al riguardo. Il santo profeta disse a Maria: «Egli [il Bambino Gesù] è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima» (Lc 2,34).

La «spada», simbolo della Parola di Dio

Il punto saliente delle parole profetiche rivolte da Simeone a Maria sta nel termine spada. Qual è il suo significato? Esprime forse guerra, devastazione, castigo? oppure dolore intenso, morte violenta? Ciascuna di queste accezioni conta brani più o meno abbondanti nell'Antico Testamento. Oltre a questi significati, tuttavia, ve n'è un altro che fa della «spada» uno dei simboli più frequenti della Parola di Dio. Nell'Antico Testamento si hanno due casi2. Lo stesso tipo di simbolismo ricorre spesso nei commenti giudaici ai testi biblici (vedi, ad es., il targum e il midrash)3. Per sette volte, anche il Nuovo Testamento adotta questo linguaggio. La Parola di Dio, che si identifica ora con la Parola di Gesù, è paragonata ad una spada acuta, a doppio taglio. Le referenze più copiose si trovano nel libro dell'Apocalisse4. Poi la lettera agli Efesini (6,17): «Prendete anche ... la spada dello Spirito cioè la Parola di Dio». Speciale attenzione va riservata a Ebrei 4,12: «La Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore»5. Si noterà facilmente la forte analogia che passa tra Lc 2,35 ed Eb 4,12. Nell'uno come nell'altro brano si parla di «spada» che «penetra l'anima» e «rivela-scruta i pensieri del cuore». Tenendo conto di questo simbolismo biblico-giudaico («spada = Parola di Dio»), emerge l'ipotesi che la spada cui accenna Simeone sia figura della Parola di Dio, quale si esprime nell'insegnamento di Gesù. Questa esegesi - intuita per lo meno già da S. Ambrogio6 - non esclude le altre; anzi, può integrarle felicemente. In effetti, questa decodificazione del simbolo «spada» si inquadra bene nel contesto immediato di Lc 2,34. Poco prima, Simeone aveva salutato il Bambino Gesù come luce delle genti e gloria di Israele (v.32): parole, queste, che fanno eco ai carmi isaiani del Servo sofferente del Signore (Is 42,6; 49,6). Esattamente uno di quei carmi presenta il Servo come un profeta della cui bocca Dio ha fatto una spada affilata (Is 49,2). La stessa immagine, abbiamo detto, ricompare più volte nel libro dell'Apocalisse, con riferimento a Cristo (Ap 1,16; 2,12.16; 19,15.21). Ma anche Simeone, riconoscendo in Gesù il Servo del Signore per eccellenza, sembra voler dire che la Parola di lui è simile ad una spada. In tal caso, la Parola di Gesù simboleggiata dalla spada, comporta degli effetti per tutto Israele come popolo, e anche per Maria come persona individua dello stesso popolo.

Israele di fronte a Cristo

Il messaggio di Gesù discerne i pensieri di molti, cioè di tutti i membri del popolo d'Israele. Dinanzi al Verbo fatto carne non si può rimanere neutrali: «Chi non è con me è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde» (Lc 11,23). Quando Gesù apre bocca, mette a nudo i pensieri dei molti che l'ascoltano. La sua parola - scrive Giovanni per ben tre volte - era occasione di «scisma», poiché dava luogo a pareri discordi circa la sua Persona (Gv 7,43; 9,16; 10,19). Tutto si riduce qui: quali attese nutrono i Giudei nei suoi confronti? Apprendiamo dai Vangeli che l'ebraismo del tempo aspettava un Messia religioso e politico insieme, un liberatore che affrancasse la Palestina dal dominio romano, perché Israele potesse servire il suo Signore «senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni» (Lc 1,74). Gesù aveva tutti i numeri per esaudire simili attese. E sono tante le persone che cercavano di prendergli la mano per piegarlo a questo disegno messianico. Ecco, al riguardo, alcuni riferimenti tratti dalla cronaca evangelica. I familiari di Gesù suggeriscono a lui di manifestarsi pubblicamente davanti alla folla immensa che era solita salire a Gerusalemme per la festa dei Tabernacoli (Gv 7,2-5). Fra i tanti suoi ascoltatori, alcuni gli domandavano un segno dal cielo, per metterlo alla prova (Lc 11,16); volevano strappargli una ostentazione vana e gratuita del suo potere di operare prodigi. Dopo la moltiplicazione dei pani sulle sponde del lago di Tiberiade, la gente voleva rapirlo per farlo re (Gv 6,15). I discepoli sono tutt'altro che estranei a questa mentalità. Pietro reagisce duramente al primo annuncio che Gesù fece della sua futura passione (Mc 8,32-33; Mt 16,21-22), e durante 1'ultima Cena dissuade il Maestro dal lavargli i piedi (Gv 13,6.8). Nell'orto degli ulivi, metterà poi mano alla spada per mozzare l'orecchio a Malco, un servo del sommo sacerdote (Gv 18,10.26 e paralleli). Giacomo e Giovanni chiedono a Gesù di invocare il fuoco dl cielo contro i Samaritani che non li avevano accolti al loro passaggio (Lc 9,54). Tutti gli apostoli, inoltre, rimangono fortemente contristati e delusi quando Gesù predice la sua passione (Mc 9,32; Mt 17,23 ; Lc 9,45 ; 18,34). Sul Calvario, i passanti, i sacerdoti, gli scribi, gli anziani, i soldati e uno dei ladri condannati alla stessa pena sfidano il Cristo a discendere dalla croce, «perché vediamo e crediamo» (Mc 15,2934; Mt 27,39-44; Lc 23,35-37.39). Nelle proposte di ciascuna delle persone qui menzionate, si direbbe che fosse Satana a prendere altri nomi e altri volti per tentare Gesù, come già aveva fatto nel deserto (Mc 1,12-13; Mt 4,1-11; Lc 4,1-13). Ma Gesù declina puntualmente simili offerte7. Il piano del Padre passa attraverso la mansuetudine, l'umiliazione, la croce! Non c'è che dire: lo scandalo è grande. Perfino Giovanni Battista fu sfiorato dal dubbio, quando venne a sapere che Gesù si comportava come un profeta misericordioso e accogliente verso i peccatori, e non come un giustiziere immediato, inesorabile, cosi come egli l'aveva annunciato (cf Mt 3,11-12; 11,2-6; Lc 3,7-9.1617; 11,18-23). Dal carcere, il Battista gli manda a dire: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?» (Mt 11,3; Lc 7,20). In risposta, Gesù conferma di essere l'atteso Messia, ricordando i prodigi da lui compiuti (Mt 7,4-5; Lc 11,21-22); ma poi conclude: «E beato colui che non si scandalizza di me!» (Mt 11,6; Lc 7,23)8.

L'anima di Maria, trafitta da una «spada»

La venuta di Gesù, il suo messaggio (dicevamo) provocheranno una divisione nel cuore di Israele. Ma ciò che avverrà per tutto Israele, avrà dei riflessi anche su Maria, membro di questo popolo: «E anche a te una spada trafiggerà l'anima» (Lc 2,35). Congiuntamente a Israele, pure la Vergine dovrà confrontarsi con la Parola del Figlio, misticamente significa dalla «spada». La sua anima ne sarà profondamente penetrata. Sempre dal vangelo di Luca sappiamo che Maria accoglieva e custodiva i fatti e le parole di Gesù (Lc 2,19.51 b; 11,27-28). Con intendimento sapienziale, ereditato dalla migliore tradizione del suo popolo, ella era protesa ad approfondire il senso di quanto Gesù diceva e operava. Niente ci autorizza a concludere che Maria conoscesse tutto in anticipo. Chè anzi, a volte non capisce ciò che il Figlio dice. Questo accadde, ad esempio, quando ritrovò Gesù al Tempio, dopo averlo cercato per tre giorni con angoscia indicibile: «Figlio - disse ella - perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, addolorati, ti cercavamo» (Lc 2,48). Ma tanto lei che Giuseppe non compresero la risposta di Gesù (v.50). Tuttavia, pur non avendo capito, conserva nel cuore anche l'enigma di quelle parole (v.51b). Anni più tardi, Gesù lascia la Madre per iniziare il suo ministero pubblico in Galilea. L'evangelista Marco dà notizia delle reazioni ostili che il nuovo profeta andava suscitando presso alcune categorie influenti: «I farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire» (Mc 3,6). Informati su quanto accadeva, i suoi - cioè la madre e i parenti (Mc 3,21.31) - vennero da Gesù quasi per indurlo a maggiore cautela e moderazione. Dicevano infatti: «È fuori di sé» (v.31). Ossia: a loro sembrava esagerato lo zelo col quale Gesù si dedicava alla propria missione. Gesù non li rimprovera di questa premurosa sollecitudine. Semplicemente fa loro capire che proprio quel modo di esercitare il suo ministero rispondeva alla volontà di Dio. Per divenire membri della sua famiglia in senso più profondo - e non soltanto secondo la carne - bisognava progredire nel comprendere e accettare il mistero della sua Persona (cf Mc 3,31-35)9. Maria, in effetti, si inoltrò per questi sentieri. Ella fece sì che i propri pensieri fossero illuminati e giudicati dalla Parola del Figlio, alla quale si adeguava con crescita costante. Giorno per giorno, andava riscoprendo che quel Figlio era davvero più grande di lei. Quali potevano essere, ad es., le sue aspettative nei confronti del Messia? L'interrogativo non è sfuggito alla Redemptoris Mater, là dove scrive: «[Gesù] deve ... essere re, deve "regnare sulla casa di Giacobbe". Maria è cresciuta in mezzo a queste attese del suo popolo: poteva intuire, al momento dell'annunciazione, quale essenziale significato avessero le parole dell'angelo? E come occorre intendere quel 'regno', che 'non avrà mai fine'?» (n.15). Vagheggiava forse anche lei una salvezza che includesse la sconfitta dei Romani? I Vangeli tacciono su tali questioni. Tuttavia, dai soli brani cui abbiamo accennato, è ragionevole concludere che pure Maria - almeno qualche volta - dovette ripensare le proprie vedute a riguardo di Gesù. È assai indicativa, in tal senso, la domanda che ella pose: «Figlio, perché ci hai fatto questo?» (Lc 2,48). A suo giudizio, Gesù avrebbe dovuto comportarsi in altra maniera in quella circostanza. Al termine di tutto, però, rimane ciò che maggiormente conta: pur nell'oscurità, Maria si affida docilmente alla Parola di Gesù, non si scandalizza di lui (cf Mt 11,6; Lc 7,23). Da Madre, si converte in discepola del Figlio. Per Israele, la Parola di Cristo era causa di caduta e risurrezione. Per Maria, analogamente, essa comportava gaudio e dolore. Gaudio: nel vedere i frutti copiosi che il seme della Parola evangelica produceva in se stessa e in quanti l'accoglievano in un cuore «retto e buono» (Lc 8,15). Dolore: allorquando, costernata, cerca Gesù a Gerusalemme e non ne comprende la risposta (Lc 2,48-50). Conservando in cuor suo anche l'enigma di ciò che non capisce (cf Lc 2,51 b), ella progredisce nei sentieri della fede. Ma il colmo dell'afflizione inondò il suo spirito quando vide il figlio ripudiato, crocifisso. Obbedire alla volontà del Padre, rimanere fedele alle parole del Figlio soprattutto in quel momento di tenebra: ecco il sommo della trasfissione che questa Parola produsse nelle fibre di Maria. Secondo questa esegesi, non sarebbe lecito restringere la profezia di Simeone alla sola compassione della Vergine accanto alla croce. Essa, piuttosto, abbraccia tutto l'arco della sua missione di Madre del Salvatore, e particolarmente il dramma del Calvario. Non diceva forse Gesù: «Se qualcuno vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9,23)?

Una Madonna meno lontana, più nostra

Commenta la Redemptoris Mater (n. 14): «Credere vuoi dire 'abbandonarsi' alla verità stessa della parola del Dio vivo, sapendo e riconoscendo umilmente 'quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie' (Rm 11,33). Maria, che per l'eterna volontà dell'Altissimo si è trovata, per cosi dire, al centro stesso di quelle 'inaccessibili vie' e di quegli 'imperscrutabili giudizi' di Dio, vi si conforma nella penombra della fede, accettando pienamente e con cuore aperto tutto ciò che è disposto nel disegno divino». «Quello di Simeone - leggiamo poi al n. 16 - appare come un secondo annuncio a Maria, poiché le indica la concreta dimensione storica nella quale il Figlio compirà la sua missione, cioè nell'incomprensione e nel dolore. Se un tale annuncio, da una parte, conferma la sua fede nell'adempimento delle divine promesse della salvezza, dall'altra le rivela anche che dovrà vivere la sua obbedienza di fede nella sofferenza a fianco del Salvatore sofferente, e che la sua maternità sarà oscura e dolorosa». Contemplata in questa dimensione, Maria, oltreché «madre», ci è anche «sorella» nel condividere la gioiosa fatica del credere!

NOTE
1Lumen Gentium 58.
2 Is 49,2: «Il Signore] ... ha reso la mia bocca come spada affilata» (chi paria è il Servo sofferente); Sap 18,15: «La tua Parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, guerriero implacabile, si lanciò in in mezzo a quella terra di sterminio, portando, come spada affilata, il tuo ordine inesorabile».
3 Esempi: targum Ct 3,8 (e anche 4,4); Gen Rabbah 21,9 a 3,24; Es Rabbah 2,4 a 3,1; 51,8 a 38,1; Ct Rabbah 1 2.5; midrash Sal 17 10 ... Se si eccettua il targum Ct 3,8 ed Es Rabbah 2,4, a 3,1, negli altri passi qui riferiti è citato il Sal 149,6 («E la spada a due tagli nelle loro mani»).
4 Ap 1,16: « dalla bocca gli usciva una spada affilata. Lo stesso motivo della «bocca-parola» e «spada», sempre in riferimento a Cristo Risorto, compare in 2,12.16; 19,15.21.
5 A. VANHOY, La parola che giudica, in La Parola per l'assemblea festiva (PAF) n. 56, Queriniana, Brescia !976, pp. 60-69.
6 In Lucam 11, 61 (PL CCI. 14/lV, p. 57); in Cantica Canticorum 3,8 (PL 15,1994-1995); 5,4 (PL 15,1223-1224); 5,5 (PL 15, 2025); 5,7 (PL 15, 2028). Nei commenti dei Padri a Ct 3,8, la «spada» al fianco dei 60 prodi che fanno la scorta alla lettiga di Salomone è intesa molto spesso come figura della «Parola di Dio».
7 Si vedano i contesti dei passi citati, precisamente: Gv 7,10; Lc 11,16; Gv 6,15; Mc 8,33 e Mt 16,23; Gv 13,8b; Mt 26,52-55 (cf Lc 22,51 e Gv 18,11); Lc 9,55 ..
8 J. D MONT, L'ambassade de Jean Baptiste (Matthieu 11,2-5, Lc 17,18-23), in Nouvelle Revue Théologique 83 (1961), pp. 805-921, 943-959.
9 Ho delineato l'esegesi di Mc 3,20-21 .31-35 nel Nuovo Dizionario di Mariologia, Paoline, Milano1985, voce Bibbia, pp. 233-237.