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"Non abbiate paura della tenerezza... manifestata dal Cristo (Papa Francesco)

 

SETTIMANA SANTA: CELEBRIAMO IL MISTERO D’AMORE PASQUALE DI CRISTO
“non abbiate paura della tenerezza…” manifestata dal Cristo (Papa Francesco)

Lavanda-dei-piediLa settimana santa  è la  Settimana più feconda di GRAZIA  dell’ anno, quella che dà il senso a tutte le altre:  quella in cui il nostro tempo cambia affinché il nostro vivere non sia una vuota catena di lunedì, martedì, mercoledì… ma ci aiuti a sperimentare il tempo come KAIROS! In questi giorni, improvvisamente il nostro  orologio spirituale rallenta. Nel corso dell’anno la liturgia ci ha fatto percorrere tutto l’arco del tempo, dagli inizi del mondo fino all’Apocalisse. Ora di colpo rallenta, per farci assaporare ora per ora, istante per istante, i giorni della nostra salvezza, per poter realizzare ciò che ci suggerisce la Parola di Dio: “Tenete fisso lo sguardo su Gesù”.  Per assumere l’atteggiamento del discepolo prediletto  che “teneva il capo sul petto di Cristo” (Gv 13, 25) in modo da sperimentare la seduzione dell’amore divino, della croce… Dalla città alla casa è il primo cambiamento. Tutte le sere, dalla domenica delle Palme fino al giovedì del tradimento, Gesù lascia Gerusalemme e si ritira a Betania nella casa dei suoi amici Lazzaro, Marta e Maria. Tutte le sere torna nella casa dell’amicizia, quasi a riprendere il fiato del coraggio. Ha bisogno di sentirsi amato, non solo Maestro, ma Amato.

Gesù passa dalla folla ad un volto solo: quello di Maria. Maria che prende fra le sue mani i piedi di Gesù.  Le mani su quei  piedi, che tiene stretti a sé, ben povero tesoro, dove sembra che non ci sia nulla di divino, ma dove Gesù si addossa e sente la stanchezza di essere uomo. Poi il nardo su quei piedi,  come una dichiarazione di gioia, di festa, 300 grammi di bellezza. Ed è  una quantità eccessiva, è la dolcissima parabola della gratuità! E’ questa la bellezza del mondo. Maria ha anticipato col suo dono la bellezza della gratuità che splenderà sulla Croce, il dono di se stesso senza contropartita alcuna. Maria ha capito il segreto che Gesù portava nel cuore.


Gesù non aveva bisogno di una cena, quella sera, ma di essere
guardato e toccato, aveva bisogno di gesti intensi, di gratuità e
tenerezza. Ogni uomo cerca nell’altro queste tre cose:  tenerezza,
intensità e gratuità, cerca qualcuno che sappia toccarlo nel profondo.
Sono così pochi quelli che sanno toccarci in profondità  e donarti vera
consolazione. Maria tocca Gesù fisicamente e interiormente, Lo tocca
nel segreto che portava nel cuore, Lo tocca con amore profondo e vitale.

L’uomo è bisogno d’amore, ancora di più: è bisogno d’amore
gratuito. Quel profumo di nardo è gratuito! Lo è come i pollini dei fiori a
primavera, che non diventeranno tutti frutto e seme, ma almeno
profumeranno per un po’ l’aria inquinata, la renderanno più respirabile.
Quel vaso di nardo era molto prezioso, valeva molto, valeva dieci
volte i trenta denari che daranno a Giuda come prezzo di Gesù. Perché
questa spesa senza misura e senza necessità?  Gli undici, Giuda, noi
tutti… siamo immersi nel mondo della quantità e teniamo a distanza il
mondo della gratuità e della tenerezza, ma la quantità materiale non
possiede e non può donare la sapienza del cuore che risana e ristora.
Maria intuisce l’amore di Gesù per tutti,  il  suo dolore, il suo bisogno
di  persone genuinamente  contemplative; e sopra vi stende il balsamo
del profumo e delle carezze. Come dicesse: “Hanno deciso la tua morte,
ma io ti profumo con ciò che fa vivere, me lo hai insegnato Tu che
l’amore fa vivere e fa risorgere, come ha sperimentato Lazzaro...”.

Maria capisce che la Croce e la Pasqua sono il contrario del restare
nell’aridità dei calcoli, e celebra in anticipo la dismisura dell’amore. Lei
paga trecento denari come per dire: ‘Gesù, qualcuno ti tradirà ma io ti
amerò dieci volte tanto. Qualcuno ti venderà ma io ti riscatterò per
dieci volte!’ E Gesù riceveva forza per camminare verso la sua Pasqua…
Nel corpo di Gesù già germogliano piaghe ma, ecco, che ora
germogliano carezze di mani e di capelli. Che bella l’espressione di Isaia:
“Per le sue piaghe noi siamo guariti!” Per le sue piaghe,  non tanto per i
suoi miracoli siamo salvati:  “Non temere le ferite; per le tue ferite
anche tu potrai guarire qualcuno; non per i tuoi talenti o la tua
intelligenza, ma per le ferite che hai sofferto accogl iendo e amando
gratuitamente e in concreto  i fratelli, magari nel nascondimento,
nell’ingratitudine e con fatica,  continuando a distillare gesti e parole
per guarire e salvare…. Nel corpo di Gesù germogliano piaghe e carezze.

Potremmo dire che è solo un gesto bello, se non fosse ben più di questo.
Un gesto rivelatore, un luogo teologico che rivela Dio e l’uomo autentici.
Il Rabbi aveva detto: “Amerai con tutto te stesso, con tutto!, non
solo con la tua mente. Ed ecco: il gesto di Maria è una lezione di
spiritualità. Di quella spiritualità evangelica che non rinnega il corpo ma
lo lega al destino d’amore dell’uomo. Destino di totalità. A Pasqua non è
l’anima che risorge, è il corpo di Cristo che risorge, uguale e diverso, e
lascia vuoto di sé il sepolcro. Risorge riconoscibile e, al tempo stesso,
trasfigurato.  Pasqua è la bella notizia che il corpo dell’uomo non è un
involucro di cui sbarazzarsi, perché appesantisce il volo dell’anima, non è
lo  scafandro della farfalla  (come dice il titolo di un bellissimo fi lm), non
è da gettare via, perché è argilla di Dio, perché è la visibilità dell’amore,
la totalità dell’amore, il luogo detto biblicamente  cuore.  “E’ una divina
tastiera” scrive Turoldo “dove Dio suona note di forza e di gioia”.

Giuda si fa portavoce della  mentalità corrente, la nostra, che vuole
dare un prezzo ad ogni cosa, anche all’amore. “Questo profumo è denaro
rubato ai poveri”, ma Gesù non si lascia chiudere in questa alternativa: o
a te o ai poveri! Gesù non mette una priorità contro l’altra, non vuole
che l’uomo rinunci ad un amore in nome di un altro amore, dice: “I
poveri li avrete sempre con voi”.  Ve li lascio io in eredità, sono nel tuo
servizio apostolico, nella Chiesa, il mio corpo da ungere di profumo e di
attenzione, sono i miei piedi da tenere vicino a te, con te, le tue mani
sopra. E dice a me:  non guardare il prezzo del nardo, guarda l’amore di
Maria; non guardare al mancato guadagno, guarda all’aroma che
riempie la casa; non guardare al costo del profumo, ma alla generosità
della persona che sa amare intensamente e disinteressatamente.

Ad ogni  prete che vuole  celebrare bene la Pasqua  questo
racconto dice: prendi fra le tue mani i piedi di Cristo, cioè accompagnalo
passo passo in questa settimana in cui si compie il meraviglioso mistero
pasquale di salvezza. E  impara a versare il tuo vaso di profumo, che è la
tua esistenza, la tua vita concreta, le tue energie; impara a versarlo
giorno per giorno per Qualcuno. E che consiste in quel servizio
pastorale  e apostolico che sei chiamato  a svolgere con affabilità,
umiltà, letizia evangelica, perseverando nel bene con parresia...
Impara  a  bruciare  per il corpo di Cristo (i collaboratori, i fedeli della
parrocchia)  le poche o tante energie d’amore che hai ricevuto in dono.
E la tua casa (cioè la tua vita, le tue relazioni, la tua attività apostolica) si
riempirà del profumo di amore, di bene, di libertà e di letizia evangelica.

Signore, sono qui come Maria di Betania,
come il discepolo prediletto, ma anche come Giuda.
Conosco tutti i calcoli del mio io naturale,
conosco anche qualche slancio del cuore,
qualche volta mi pare di volare, l’aria è profumata,
qualche volta è solo buio su tutto il mio cuore.
Ma in questi giorni della tua Passione d’amore,
forse tra l’indifferenza e l’insensibilità di molti,
vorrei che tu fossi un Dio consolato dai miei piccoli gesti
d’amore sincero e un Dio abbracciato come a Betania.
E voglio cercare dentro di me una parola, un gesto, un profumo,
qualcosa da offrirti come goccia dal mio vaso di nardo.
E poi Tu aiutami a cercare un volto, una persona, un povero,
a cercarti nei crocifissi d’oggi, nelle piaghe d’oggi,
dove risultare, come Maria di Betania, almeno persona amica.
Ti prego, fa’ della mia povertà e delle mie piaghe,  qualcosa che
serva alle persone che incontro svolgendo il ministero pastorale;
non tener conto della parte di Giuda che vive in me,
ma degli slanci d’amore che ho nel mio cuore e che Tu conosci:
riaccendili perché rimangano vivi nella mia esistenza.
E allora, come Maria, anch’io sarò ai piedi di ogni sofferente
per custodirlo (custodirTi) con il profumo dell’amore evangelico.
O mio Maestro, Pastore, Signore!!! Amen!

BUONA PASQUA!!!