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La profezia di Malachia

 
Il Papa emerito ha risposto in modo sorprendente, facendo riferimento a San Filippo Neri e ai protestanti "inquieti"
 
Dopo un possibilista «tutto può essere», ecco l’ipotesi che non era mai stata avanzata da nessuno: la profezia verrebbe da san Filippo Neri o da quelli che il papa chiama «circoli» che erano attorno al santo dell’allegria. Una ipotesi originale e suggestiva, mai formulata prima. Le profezie dunque sarebbero di san Filippo, e della sua compagnia, e non di san Malachia?  Il fondatore della Congregazione dell’oratorio San Filippo, diventato sacerdote a trentuno anni, diede vita a Roma ad una comunità, che più tardi – per volere delle autorità ecclesiastiche e dei suoi stessi amici e discepoli – divenne una congregazione religiosa. Nacque così, senza un progetto preordinato, la «Congregazione dell’oratorio»: la comunità dei preti che nell’oratorio avevano non solo il centro della loro vita spirituale, ma anche il più fecondo campo di apostolato.
 
San Filippo Neri - LA GIOIA PUNTA IN ALTO "E' la tristezza che ci fa chinare il capo e non ci permette dl guardare al cielo. Bisogna pertanto combattere la tristezza e non la gioia".
Nei «circoli» attorno a san Filippo, come li definisce Ratzinger, c’era fin dagli inizi un giovane di nome Cesare Baronio, un nome che ritornerà più avanti. Sarebbe diventato anch’egli sacerdote e membro della Congregazione dell’oratorio. Sarebbe poi divenuto il primo successore di san Filippo come Superiore della comunità. Uomo di grande fede e pietà, si dedicò con grande intensità agli studi. Divenne uno dei più grandi studiosi della storia della Chiesa.
 
Le provocazioni dei protestanti
Torniamo alle dichiarazioni di Benedetto XVI: il Papa emerito suppone che la pubblicazione delle profezie fosse una sorta di risposta alle provocazioni di parte protestante che davano il papato come finito. Quali protestanti? In quel momento storico la parte del variegato mondo protestante più aggressiva era quella inglese. In Francia l’anno prima il re protestante Enrico IV si era appena riconciliato con la Chiesa («Parigi val bene una messa»), grazie all’azione di un ecclesiastico di grande cultura e prestigio che era stato inviato presso di lui per riconciliarlo con la Chiesa e mettere fine alla guerra tra cattolici e calvinisti: Cesare Baronio. Si ancora lui, l’allievo prediletto di San Filippo Neri.
 
In Inghilterra invece regnava trionfalmente Elisabetta I, che in quegli anni aveva fatto dell’Inghilterra un impero che dominava pressoché in tutti i continenti. Una regina che odiava profondamente la Chiesa, che l’aveva perseguitata con un odio implacabile, che aveva dichiarato guerra senza pietà alla principale potenza cattolica, la Spagna. Una donna che formalmente era protestante, ma che nei fatti si circondava di alchimisti, di maghi, come il celebre John Dee, e che aveva promosso una sorta di culto idolatrico della sua persona. I cattolici inglesi perseguitati erano bollati col nome di «papisti», tanto era l’odio della sovrana per coloro che riconoscevano nel successore di Pietro la guida della vera Chiesa di Cristo.
 
Ecco allora che le sibilline frasi di Benedetto XVI – che non hanno mai avuto un ulteriore chiarificazione – ci possono suggerire almeno tre ipotesi.
 
1) I circoli di San Filippo Neri
In primo luogo nei circoli attorno a san Filippo Neri si sviluppa un interesse di tipo apologetico per il papato, che produce un documento in cui si elencano ben centoundici pontefici.
 
Una risposta agli stregoni della corte elisabettiana che predicevano l’imminente fine di Roma, la «nuova Babilonia». Il risultato però è quello di centoundici enigmatiche definizioni, che si concludono con una visione tragica, drammatica: la fine di Roma, la fine del papato. Esattamente quello che sognavano i protestanti.
 
2) Cesare Baronio
Un’altra ipotesi e? quella che Cesare Baronio fosse venuto effettivamente in possesso – magari in Francia, dove si recava di frequente – di un manoscritto rimasto fino a quel momento inedito, le profezie di Malachia. Il manoscritto potrebbe essere rimasto per secoli tra le mura silenziose di Clairvaux. Possiamo immaginare che Malachia lo avesse con se? durante il suo ultimo viaggio, terminato anzi tempo a Clairvaux. E poi Baronio, una volta avuto tra le mani il manoscritto, lo avrebbe portato a Roma e diffuso nei “circoli” di San Filippo.
 
3) Falso storico
Per molto tempo gli storici hanno sostenuto anche l’ipotesi di un falso. A sostenere questa ipotesi il sospetto che la profezia di Malachia potrebbe rientrare nella consuetudine di usare sedicenti testi profetici come armi psicologiche, per influenzare gli eventi, prospettando come sicuri e inevitabili gli sviluppi piu? congeniali a chi aveva elaborato il testo. L’ironico commento di Ratzinger potrebbe anche far pensare che il Papa emerito suffraghi questa ipotesi.
 
Tuttavia sembra strano che abbia voluto rivelarla proprio in quello che potrebbe essere il suo ultimo scritto, una sorta di testamento spirituale.

 

Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

gesumaestro