Home Eventi TEOLOGIA OGGI: LEGGERE “I SEGNI DEI TEMPI” E COGLIERE “I TEMPI DEI SEGNI”.

TEOLOGIA OGGI: LEGGERE “I SEGNI DEI TEMPI” E COGLIERE “I TEMPI DEI SEGNI”.

 
Abbiamo partecipato ad Enna, agli inizi di settembre, al XXVI congresso dell’Associazione teologica italiana dal titolo “Ripensare l’umano”. Tanti teologi e tante teologhe coinvolti.
 
Le questioni sono state affrontate, in ascolto di scienziati riconosciuti a livello internazionale, partendo da tre luoghi emblematici: le neuroscienze, i “new media”, l’economia. In evidenza i cambiamenti epocali, che configurano in un modo nuovo l’umanità. Occasione affinché la teologia stessa sia in grado di cambiare per accompagnare questa metamorfosi. Oggi è l’uomo stesso che diventa “agente geologico fondamentale” che condiziona il pianeta e rende possibile o impossibile la sopravvivenza. Come teologi ci siamo interrogati se attraverso le relazioni e il dialogo con le scienze e le discipline che dominano il mondo, saremo in grado di tornare ad essere significativi, e uscire dall’angolo di irrilevanza in cui siamo confinati. In un mondo che si sta configurando, saremo in grado di dare un apporto?
 
Ci sembra che dalle tavole rotonde siano emersi due elementi ambivalenti: il primo consolante e il secondo scoraggiante.
Da una parte abbiamo registrato che i teologi non hanno paura del cambiamento umano. Siamo numerosi nel mondo, e in tanti siamo pronti a confrontarci con le altre discipline senza sudditanza, sicuri della preparazione e della validità dei contenuti e dei metodi di cui disponiamo. Tutte le conferenze e i vari dibattiti sono stati di alto profilo.
 
La nota dolente riguarda la lentezza nel cogliere l’ampliamento del ruolo della teologia. Papa Francesco ha rivolto anche ai teologi nella Veritatis gaudium l’invito a “primerear”, cioè “fare il primo passo, prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani”, come servizio alla fede nella carità. La risposta di molti teologi rimane quella usuale: la teologia è quella scienza che fa “decantare” le problematiche per coglierne gli aspetti speculativi. Ma già nel Concilio si diceva che la teologia deve “cercare la soluzione dei problemi umani alla luce della rivelazione; applicare queste verità eterne alle mutevoli condizioni di questo mondo; comunicarle in modo appropriato agli uomini contemporanei” (Optatam totius 16).
 
Nel congresso di Enna è risultato evidente che le “le mutevoli condizioni di questo mondo” hanno tempi ristretti. “Nella sfera liquida del mondo digitale – secondo l’analisi psicopolitica di Byung-Chul Han – laddove qualcuno non ha preso decisioni, qualcun altro si infila, non per controllare i corpi, ma per sedurre le menti … non per punire, ma per sorvegliare” . Il mondo digitale è un “nuovo mondo” e va compreso per essere abitato e per inculturare il Vangelo . Il ruolo della teologia non è quello di imitare la cibernetica, né la psicologia, né l’economia, l’ingegneria informatica o le neuroscienze, ma di fare in modo che l’uomo sia cosciente e presente, e non ci sia un vuoto che altri riempiano al suo posto. Non è più possibile arrivare tardi! Diciamo sempre ai nostri studenti che non soltanto dobbiamo leggere i “segni dei tempi”, ma anche cogliere “i tempi dei segni”.
 
Attualmente il ruolo della teologia si limita alle aule delle facoltà teologiche e dei seminari e a qualche supporto di consulenza al magistero della Chiesa. I teologi più preparati e volenterosi vanno a tenere corsi e conferenze nelle diocesi sui temi dei cambiamenti ecclesiali in atto. Troppo poco ancora! Troppi vuoti!
 
La colpa non è soltanto dei teologi. Nelle diocesi spesso si preferisce consultare avvocati e commercialisti dove invece ci sarebbe tanto bisogno del carisma della teologia per comprendere la realtà e fare luce sulle problematiche della chiesa locale.
 
Il beato J.H. Newman che tra un mese diventerà santo, diceva che la filosofia e la teologia sono le due scienze del “tutto”. A loro è richiesto di cogliere nel cambiamento e nel progresso delle vicende storiche e della conoscenza “che diviene” attraverso “una luce gentile”, l’unità, che dà senso a tutto ed essere capaci di esprimerla per l’uomo di oggi: “tutto è connesso”. La teologia alla luce della rivelazione, coglie nuove comprensioni della esistenza umana e della rivelazione stessa, nel mutare della storia, in vista del compimento escatologico.
 
 “Crollata la filosofia è riapparso il mito”. Crollata la teologia sembra non essere successo nulla. Abbiamo ridotto la teologia ad una forma di filosofia, quando questa era la scienza dominante. Tale insuccesso ci deve insegnare molto in questa fase di “metamorfosi”. Aiuterebbe guardare all’oriente. Per Evagrio “sei un teologo se preghi”. Il cristianesimo orientale, specialmente nei primi secoli, non è evoluto in un sistema di pensiero filosofico finalizzato a dominare il mondo e a possederlo. Questo è accaduto nei secoli successivi soprattutto in occidente. Oggi, finita la filosofia, non dobbiamo cedere alla tentazione di imitare le scienze dominanti e di consegnarci a loro.
 
La teologia non deve ripetere i loro contenuti e i loro metodi con parvenze cristiane. Facciamo nostro il richiamo del prof. Maurizio Gronchi, che al congresso siciliano ha scosso gli animi di molti, invitando i teologi a tornare a fare teologia: non si può prescindere da Cristo. La teologia legge la realtà alla luce di Cristo, camminando nel solco tracciato dai grandi teologi del tempo del Concilio Vaticano II.
 
Don Paolo Scarafoni e Filomena Rizzo insegnano insieme teologia in Italia e in Africa, ad Addis Abeba. Sono autori di libri e articoli di teologia.
 

 

Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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