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Eccezionali storie di tutti i giorni

 
Dalla viva voce dei missionari .Pubblichiamo la prefazione del prefetto del Dicastero per la comunicazione al libro di Monica Mondo “Dove solo l’anima arriva” (Bologna, Emi, 2019, pagine 144, euro 15).
 
Se c’è una vocazione del giornalista, di ogni giornalista, senza dubbio essa è quella di raccontare la realtà; di aiutare a capirla cercando di vedere cose che altri non vedono, distinguendo il vero dal falso, la parola che testimonia da quella che inganna. Per non tradirla dunque, questa vocazione, serve tempo, serve il tempo della ricerca e della comprensione, serve prendersi il tempo necessario; serve non lasciarsi prendere dalla fretta. Se c’è un vizio, infatti, che impedisce di vedere la verità delle cose, che ci fa scambiare l’apparenza per la sostanza, esso sta nel camminare nel mondo pensando di sapere già tutto, prigionieri dei nostri pregiudizi; sta nel non prendersi il tempo necessario per incontrare, per conoscere, per discernere e riconoscere anche in quella degli altri la nostra storia comune, per comprendere cosa è che riconduce a unità la complessità frammentata del reale.
 
Ciò che sfida il mondo della comunicazione — come afferma con chiarezza Papa Francesco — è dunque la capacità di vedere e di ascoltare, prima di raccontare; è la costanza nello scegliere «la via lunga della comprensione, invece di quella breve che presenta le singole persone come se fossero in grado di risolvere tutti i problemi, o al contrario come capri espiatori, su cui scaricare ogni responsabilità».
 
Ma le persone, per conoscerle, vanno incontrate una per una. Per questo le interviste di Monica Mondo per Soul hanno un valore che le trascende, perché non hanno il fiato corto di chi corre per accorciare il tempo, ma il respiro tranquillo di chi si prende il tempo che serve per arrivare alla verità. In questo caso di un incontro, di un racconto, di un’interpretazione della vita.
 
La trasmissione Soul che insieme inventammo anni fa a Tv2000, e che ancor oggi va in onda, rispecchia la natura e il temperamento di Monica, superba e umile interprete dell’arte televisiva della conversazione, che congela il tempo e lo spazio per far sì che la vicenda umana parli a chiunque e arricchisca l’interiorità di ognuno. Proprio per questo motivo avevamo pensato a Soul come il miglior titolo per questa fortunata serie. Soul, cioè «Anima». Ciò che cercavamo infatti non era un’intervista, ma una conversazione a cuore aperto, mirata a far scaturire la verità interiore di chi avrebbe accettato di sedersi su quella sedia davanti a una telecamera e a una giornalista senza pregiudizi. Fosse, lui o lei, una celebrità dello spettacolo, un famoso intellettuale, una personalità pubblica, un’artista oppure un missionario, l’idea era quella di offrire la primizia di un incontro.
 
Oggi che sono trascorsi alcuni anni dalla prima puntata, ci ha molto stupiti (guardando indietro, ai tanti incontri) constatare come sono stati i missionari insospettabilmente le star di Soul, sia in tv che sul web. In un’epoca in cui il vippismo sembrava diventata la regola inderogabile, ci è sembrata la dimostrazione di come il racconto di chi ha dedicato interamente la sua vita a portare il Vangelo ovunque possieda invece un potere attrattivo insuperato e insuperabile.
 
Le storie che il lettore troverà in queste pagine sono alcune delle interviste che Monica ha raccolto negli anni, con sagacia e fiuto da cronista di razza, dalla viva voce di religiosi, religiose, missionari e missionarie (a vario titolo e in vario modo). Uno spaccato incredibile delle multiformi modalità con le quali ancora oggi la Chiesa cattolica è presente in ogni angolo della terra, fedele all’invito del suo Signore di portare la Parola a ogni popolo, dentro ogni cultura.
 
Così si viaggia dal Madagascar di padre Pedro al Giappone di padre Tosolini, dalle favelas di Buenos Aires dove Papa Francesco era di casa al cuore piagato dell’Africa profonda, dove la violenza insensata contro i più piccoli non rimane l’ultima parola, perché donne come suor Rosemary sono capaci di accendere la speranza laddove l’inferno sembrerebbe aver trovato casa. E ancora: si sosta spiritualmente davanti al muro che separa israeliani e palestinesi pregando con suor Donatella un rosario di lamentazione e speranza; ci si inoltra nel territorio della cultura con maestri del pensiero come José Tolentino Mendonça e Timothy Radcliffe. E ci si scontra con la disumanizzante povertà del Sud Sudan di padre Moschetti, ci si unisce alla via crucis dei migranti del Messico di padre Rigoni e ci si imbatte nell’indomabile speranza di suor Bertelli, una nuova madre per tanti bimbi disabili a Bangkok. Questi incontri dimostrano quanto povero sia il racconto che normalmente si fa del nostro tempo. Quante cose ci sfuggono. Quante cose potremmo sapere se solo sapessimo ancora ascoltare.
 
Giorgio Torelli, insuperato maestro del racconto giornalistico, reporter amatissimo da Indro Montanelli, era convinto che «il Vangelo fa sempre notizia». Ne era convintissimo anche il cardinale Carlo Maria Martini, che aveva una predilezione particolare per i missionari e sempre ne ascoltava volentieri la parola. Proprio a un consesso di operatori della comunicazione missionaria a Milano nel 1992 disse queste parole che voglio riportare nella loro interezza, vista la profondità che ne emerge e la fecondità che ci offrono al riguardo: «Noi vorremmo che la nostra stampa missionaria avesse sempre questa forza comunicativa del Vangelo proprio attraverso la comunicazione delle notizie sulla diffusione del Vangelo. In altre parole, io credo che il popolo cristiano, leggendo le riviste missionarie, dovrebbe poter esclamare: “Come sono belli i piedi del messaggero di lieti annunzi che annuncia la pace”. Ora io chiedo a voi: ridateci questo stupore del Vangelo, datelo alle nostre comunità, datelo non soltanto alle terre di missione, ma anche a noi. Siate come san Francesco Saverio, tramite fra le Indie, le terre lontane e le terre d’Europa, perché questo stupore riscaldi il cuore di tutti».
 
Ebbene, chi leggerà queste storie di vita toccherà con mano quanto esse riaccendano in noi la passione per il Vangelo, quanto le parole dei religiosi interpellati da Monica siano vibranti di appassionata testimonianza e di carità instancabile. Questi uomini e donne di missione incarnano in pieno quanto Francesco ha più volte dichiarato: «Non abbiamo un prodotto da vendere, ma una vita da comunicare: Dio, la sua vita divina, il suo amore misericordioso».
 
Monica Mondo ci ha fatto questo regalo: ci fa conoscere, quasi le avessimo accanto a noi, fisicamente vicine, persone che hanno scommesso tutta la vita sulla forza debole di Gesù Cristo, una forza che cambia la vita di chi accetta di incontrarlo attraverso la debolezza del testimone. Noi dobbiamo solo restare inermi e stupiti di fronte ai miracoli che ancora oggi il Vangelo sa causare, quei miracoli che i missionari e le missionarie incontrano negli angoli più sperduti della terra verificando ancora una volta che Dio ci precede sempre, che l’amore è più forte della paura e che la vita ha la meglio sulla morte.
 
di Paolo Ruffini

 

Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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