Home Spiritualità Nei tempi di Dio e degli uomini- Nel segno di Maria

Nei tempi di Dio e degli uomini- Nel segno di Maria

 
Maria è dall’eternità nel pensiero e nel sogno di Dio. Prima che il mondo fosse lei era predestinata a vivere il mistero di Cristo e a partecipare, in un modo singolarmente vicino, alla sua missione messianica.
 
Dal non-tempo della predestinazione alla storia della salvezza:  L’altro verso di questa predestinazione (il primo e più importante!) è la predestinazione di Cristo alla Vergine perché, in quanto Figlio essenziale, è «il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2,5). Egli è stato predestinato a nascere da lei ad opera dello Spirito e questa decisione del Padre comporta per Maria una sublimazione così alta e così vasta che la sua glorificazione ridonda sull’intera famiglia di Adamo, di cui lei è la figlia migliore. Maria ricevendo il Figlio di Dio nel suo seno, lo ha accolto dentro il tempo degli uomini.
 
Il mistero mariano realizza e svela il suo senso solo dentro la storia della salvezza e questa trova in quel mistero un punto così fervido ed essenziale per la sua decifrazione che, «chiunque voglia comprendere più a fondo la storia della salvezza, s’imbatte necessariamente nella madre del Redentore, unita con i vincoli indissolubili al centro stesso della storia salvifica» (A. Feuillet, L’heure de la femme et l’heure de la mère de Jesus [Jo 19,25-27] in Biblica 47 [1966] 572). Cosicché i tempi di Maria sono gli stessi della storia della salvezza, nei quali lei non è relegata in alcun angolo negletto: dovunque sorge il «sole di giustizia» (Mal 4,1-2), il Cristo, Maria è presente come sua ombra luminosa.
 
Una Donna dentro gli smisurati tempi di Dio
 
La connessione del mistero di Maria e della sua missione agli stessi tempi di Cristo chiama a considerare, con stupore di fede, la singolare particolarità che la Vergine di Nazaret precede Cristo nel tempo e in esso l’attende, rendendo la sua persona disponibile a ricevere, come “terra immacolata” (Andrea di Creta), l’irruzione del suo mistero eterno nei giorni e sulla terra degli uomini. Fra l’altro, se quel santo discendere del Figlio nel seno della Vergine Madre lo si medita adorando, si mostrerà come un segnale chiaro e forte che invita a uscire da una rattrappita e quasi privatistica considerazione della figura e della vicenda di Maria, per pensarla sempre dentro le grandi arcate dei tempi del Dio trinitario.
 
A Maria che, con la sua fedele e permanente collaborazione a Cristo ha posto quasi un suo sigillo sull’intera opera salvifica, compete il titolo di «microstoria della salvezza», in quanto «in lei si danno convegno e si intrecciano i modi di agire divini e ancora in lei si trova la risposta esemplare agli interventi di Dio nella storia della salvezza» (De Fiores, Maria madre di Gesù, Dehoniane, 1992, p. 52).
 
Insomma, nell’esistenza di Maria si concretizzano i decisivi passaggi della storia salvifica: vi sfocia l’evento dei nostri primordi (è la nuova Eva); vi è sintetizzato il mistero del primo Israele (è la Figlia di Sion); vi germoglia l’Israele ultimo (è la Chiesa nascente); accompagna, in tutto, la Chiesa del tempo (è la Chiesa discepola e pellegrina); profetizza la Chiesa celeste (è già la Chiesa glorificata).
 
Maria, cerniera fra i tempi di Dio
 
Maria ha vissuto sotto l’arco di luce dei due Testamenti: mentre “incarnava” il santo resto d’Israele, era anche la «primizia» della Chiesa; all’Annunciazione la Chiesa era lei a ricevere il Cristo nel suo seno. Così, Dio ha permesso che, nella persona di Maria, si passasse dalla prima alla seconda Alleanza senza rotture: lei è stata sulla soglia delle due Alleanze come sentinella di grazia, ad aiutare, nell’unità della stessa economia salvifica, il transito ai tempi nuovi.
 
Pertanto, nel «segno della donna», per usare le parole di san Giovanni Paolo II, il popolo di Dio percorre sotto l’arco dei tempi che s’estende da Genesi 3 ad Apocalisse 12 e quei tempi s’incontrano e s’esprimono in Maria. La Madre messianica, «l’interamente battezzata — osservava Ratzinger teologo — in quanto realtà personale della vera chiesa, è contemporaneamente la certezza di salvezza della chiesa, certezza non solamente promessa ma esistente in lei in carne ed ossa e certezza di salvezza di quella chiesa che in lei è già stata salvata: il nuovo Israele non è più respinto. È già entrato in cielo» (Figlia di Sion. La devozione a Maria nella Chiesa, Jaca Book, 1979, pp. 77-78).
 
Maria è presente nell’oggi della Chiesa
 
Memoria buona d’Israele, Maria è soprattutto, quale Figlia di Sion, la raffinata interprete del mistero di grazia che la Chiesa vive nel suo presente e anche del mistero di gloria futura verso cui è incamminata dall’inizio della sua esistenza. Ora, nei tempi dell’esilio e dell’esodo, Maria è sempre presente alla Chiesa: alla sua preghiera liturgica; al suo sforzo di ricordare Cristo fra le generazioni; all’impegno insonne di portare il Vangelo, la persona e i misteri di Cristo a tutti gli uomini; al suo affaticante e difficile andare verso tutte le direzioni della terra, a cominciare dalle plaghe più depresse di essa.
 
Intanto, la Vergine Madre ha contribuito a dare piena profondità escatologica alla storia dell’alleanza, mentre fa missione con la Chiesa a fianco di Cristo che — con paradossalità divina — quaggiù come pellegrino avanza insieme all’intera carovana umana, mentre Lassù è assiso alla destra del Padre per essere, nelle condizioni migliori, attuale maestro, sacerdote e pastore del popolo di Dio. Con Cristo è pellegrina anche Maria, la sua compagna di missione in ogni fase della storia dell’alleanza, dunque, anche nel nostro tempo che, di là delle sue crisi diffuse a metastasi, è ancora capace di Vangelo e di esso ha diritto e sente desiderio variamente mostrato.
 
Maria negli ultimi tempi di Dio e dell’umanità
 
La teologia sempre di più pone a tema la necessità di considerare Gesù come nostro contemporaneo rispetto all’evento della salvezza: se egli non è contemporaneo non si vede come possa essere, dentro una religione dell’Incarnazione, salvatore di tutti e di ognuno. Tale contemporaneità con il Cristo la si realizza raggiungendolo con l’esperienza di fede (S. Kierkegaard) e, in prospettiva cattolica, aggiungiamo: ricevendolo con l’esperienza della sua Parola e con quella dei sacramenti che sono le sue attuali azioni redentive.
 
Così, egli parlerà e agirà in tutti i tempi, anche in quelli futuri e, in essi, renderà attuale quanto il Dio trinitario ha realizzato salvificamente per la Chiesa, per la famiglia umana, per l’intera creazione e per tutta la storia. A questa contemporaneità del Salvatore partecipano tutti i soggetti della storia salvifica e, in primis, Maria che nell’opera salvifica ha avuto — e dunque ha ancora — una funzione primale come madre del Figlio essenziale, ossia di colui oltre il quale non dobbiamo attendere più alcuno per la salvezza (cfr. At 1,12; Lc 11, 23; Gv 6,69; 2 Cor 1,20).
 
È tema arduo trattare Maria negli ultimi tempi, ma qui serve già solo lambirlo perché è significativa la presenza mariana nell’ultima ora della storia di grazia vissuta con Cristo: anche da lì può venire una luce in più per l’ora presente. Ebbene, c’è un aspetto del tempo ultimo, che è assai suggestivo, e può aiutare ad arricchire il nostro meditare su Maria nel suo stare dentro i tempi di Dio e degli uomini: si tratta del suo essere «la madre del Giudice» (Ambrogio Autperto). Questo è un tema prezioso, commovente e urgente per il nostro tempo che non parla più di Giudizio e che, anche per questo, è diventato un tempo cinico.
 
Conclusione breve: i grandi tempi di Maria ispirino i tempi della Chiesa
 
La smisuratezza dei tempi di Dio, che Maria vive, non può non avere riverberi e conseguenze per la vita della Chiesa attuale, in termini di accoglienza da dilatare verso tutti, di partecipazione da ampliare nella vita pastorale e di missione dei laici e in particolare delle donne che restano ancora molto ai margini dei tempi e degli spazi della vita ecclesiale.
 
La semplicità, l’umiltà, la piccolezza virtuosa, il dirsi «serva» di Maria si realizzano dentro la grandiosità del pensare, del rivelare e dell’operare del Dio trinitario: perciò, lì si crea il brivido credente e stupito per quanto Dio vuole operare a vantaggio della sua creatura e, addirittura, con l’apporto della sua collaborazione.
 
L’umiltà di Maria, il progetto trinitario della salvezza che trova la sua insuperabile bellezza e dignità nello strazio della passione del Nazareno e nel suo “sprofondamento” redentivo negli Inferi, non si onorano avvilendo e immiserendo il discorso e la pietà verso la santa Vergine con approcci al suo mistero che mal si raccordano alla splendida e larga trama che le Sante Scritture ci mostrano in riferimento alla storia salvifica e, dentro di questa, a lei, la migliore figlia di Adamo, il simbolo del cristianesimo, la forma perfetta della Chiesa.
 
di Michele Giulio Masciarelli