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Progetto “Trisulti”, un segno negativo per l’Europa cristiana

 
Il rinnovamento che Papa Francesco sta portando avanti con tanto impegno per far germogliare la «Chiesa bella del Concilio» non verrà dal Nord America e dal vecchio Continente
 
Il progetto “Trisulti” è un brutto segno per i cristiani europei e nordamericani e non va banalizzato: il rinnovamento che Papa Francesco sta portando avanti con tanto impegno per far germogliare la «Chiesa bella del Concilio», non verrà dall’Europa e dal Nord America. Una Chiesa del servizio e della comunione, della libertà e dell’amore, come l’ha voluta Gesù Cristo, non sembra poter emergere, almeno a breve termine, da questi gruppi umani che si rinchiudono nel loro egoismo. In fondo ciò che il progetto “Trisulti” propone e che trova consenso in Nordamerica ed in Europa è la divisione degli uomini in “privilegiati, predestinati, perfetti, fedeli, salvati”, e in “rifiutati, scartati, imperfetti, infedeli, dannati”: la visione della salvezza e della grazia come “potere” e “superiorità” rispetto agli altri che sono “inferiori” e “sottomessi”. 
 
La Certosa di Trisulti, ora nelle mani del Dignitatis Humanae Institute, purtroppo è una strategia che è iniziata da tempo. Benjamin Harnwell ha dichiarato di essersi trasferito nella Certosa di Trisulti fin dal 2010 per guidare il nuovo progetto culturale, che ha come scopo «la lotta per la difesa dell’Occidente». Ogni giorno riceve decine di e-mail di persone interessate dall’Europa e dall’America.
 
Il «fondamentalismo evangelico» nasce negli Stati Uniti negli anni 1910-1915 (vedi  “Il fondamentalismo politico-religioso” di A. Spadaro – M. Figueroa su La Civiltà Cattolica 4010, 2017), e attualmente gode di grande considerazione. È caratterizzato da una mentalità manichea che divide i “buoni” dai “cattivi”; per distruggere questi ultimi si giustifica la violenza. La loro ispirazione biblica invece di porre l’attenzione sull’amore di Gesù predilige la lotta sanguinaria veterotestamentaria per la conquista e la difesa della “terra promessa”. Tra i buoni e privilegiati da Dio vi sono i bianchi. Tra i cattivi vi sono tutti gli altri; nei vari momenti storici sono segnalati i gruppi di nemici da combattere (gli schiavi neri, le femministe, gli immigrati cattolici, i musulmani, ecc.).
 
Il rapporto con il creato è di «dominio». I disastri naturali, i cambiamenti climatici e la crisi ecologica invece di portare al ripensamento dei loro dogmi, funzionano come segni di accelerazione dell’apocalisse finale, con la comparsa di «cieli nuovi e terra nuova». Questi pensieri un po’ confusi sono interpretati nel senso che agli eletti, che sono loro, spettano queste realtà che stanno per venire, nella prospettiva di una resa dei conti finale fra Bene e Male, nella quale i loro nemici saranno completamente eliminati. La sottomissione dello stato civile a questa interpretazione della Bibbia spinge verso il fondamentalismo dello scontro tra civiltà. Questa è la chiave di lettura contemporanea del conflitto con l’islam. L’attuale amministrazione politica americana cavalca ampiamente queste idee, contro lo sforzo mondiale di porre rimedio alla crisi ecologica e di cercare la pace.
 
Il fondamentalismo annuncia il «vangelo della prosperità», secondo il quale «Dio desidera che i credenti siano fisicamente in salute, materialmente ricchi e personalmente felici».
 
Il connubio tra fondamentalisti religiosi protestanti ed esponenti politici americani ha spinto molti gruppi tradizionalisti cattolici europei ed americani a prendere contatti con loro e a collaborare con quei gruppi evangelici americani, con una sorta di «ecumenismo fondamentalista» per intraprendere una specie di «guerra spirituale». 
 
I “tradizionalisti cattolici” ammiccano ai fondamentalisti protestanti come strategia, ma più che guardare ad un futuro escatologico hanno a cuore la conservazione delle tradizioni della Chiesa cattolica. Sognano di tornare a dominare la cultura come detentori della verità, e anche il Papa si deve piegare a loro, altrimenti ridimensionano la sua autorità. Papa Francesco lo sa bene: il peso dell’insegnamento del Papa va “a sentimento”. Auspicano il ritorno «all’antico splendore dei riti», alla sottomissione all’autorità gerarchica, al predominio giuridico. Contrappongono la “purezza” preconciliare alla corruzione del clero che sarebbe sopraggiunta dopo il Concilio. Sono in gran parte argomenti ad effetto, perché gli ambienti tradizionalisti non sono affatto estranei agli scandali morali che affliggono la Chiesa e non hanno a che fare con il suo genuino rinnovamento.
 
Tutti questi argomenti non contemplano l’amore e la bontà predicata da Cristo nel Vangelo. Ciò che accomuna tutti questi gruppi è la paura che l’ordine costituito in cui essi godono il privilegio sia sconvolto dalla immensa massa di coloro che sono sfavoriti, e che si entri in una fase di caos. Dio diventa il difensore dell’ordine stabilito, non certo dei pezzenti. Non può essere colui che permette che tutto sfugga di mano. La narrativa della paura è il grande punto di forza mediatico che essi usano. Ma in realtà invece di impegnarsi a risolvere i problemi di tanti esseri umani non fanno altro che difendere i loro privilegi.
 
Per questo motivo lo sforzo di Papa Francesco è di non dare sponda alla retorica dello scontro e di contrapporre una narrativa della speranza e dell’ottimismo a quella della paura. La Chiesa non è soltanto l’America del Nord e l’Europa. Un passo avanti verso il Regno di Dio probabilmente verrà dalle comunità cristiane di altri continenti.
 
* Don Paolo Scarafoni e Filomena Rizzo (autori dell'articolo)  insegnano insieme teologia in Italia e in Africa, ad Addis Abeba. Sono autori di libri e articoli di teologia
 
 

 

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(Gal. 2,20)

 

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