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Sinodo in cammino

 
A colloquio con il cardinale Lorenzo Baldisseri: Dalle speranze dei giovani alle attese dell’Amazzonia
 
Dal sinodo sui giovani a quello sull’Amazzonia. È il cammino che la Chiesa sta compiendo in vista della prossima assemblea speciale che si celebrerà a ottobre del 2019. Partendo dalle speranze di rinnovamento suscitate dal confronto con le nuove generazioni, si guarda alla regione amazzonica per lanciare un forte messaggio pastorale e sociale puntato sull’ecologia integrale, alla luce della Laudato si’. Lo spiega in questa intervista all’Osservatore Romano il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del sinodo dei vescovi.
 
Due mesi fa si è concluso il sinodo dei vescovi sui giovani. Quali prospettive si aprono per la pastorale in questo ambito?
 
Innanzitutto desidero dire che l’assemblea sinodale sui giovani è stata una bella esperienza ecclesiale e umana, che ha arricchito tutti, all’interno dei lavori e all’esterno. Significativo è stato l’approccio e il coinvolgimento corale e sereno dei partecipanti, a partire dai giovani che hanno dato il plus del loro vissuto e del loro entusiasmo, tanto da costituire, a mio avviso, un riferimento che potrebbe essere seguito nella vita pastorale delle comunità ecclesiali. Il documento finale esprime questa profonda esperienza di Chiesa; inviterei alla sua attenta lettura.
 
Ma la Chiesa oggi dà spazio alla voglia di protagonismo dei giovani?
 
Indubbiamente i giovani sono già parte della Chiesa ed è opportuno che siano sempre più partecipi della sua vita concreta, apportando la loro creatività, il loro slancio vitale, la loro carica spirituale. Si tratta allora di favorire e apprezzare la loro partecipazione, accogliendo anche negli organismi decisionali il contributo che possono dare, sempre nello spirito di una corretta sinodalità. E, al tempo stesso, è importante impegnarsi ad accompagnarli nel loro cammino di sequela di Gesù, dedicando loro del tempo. Sono gli stessi giovani a chiederlo ai loro pastori e agli adulti in generale. In concreto occorre essere presenti nei luoghi dove trascorrono la loro giornata, sapere ascoltare i loro dubbi e le loro incertezze, come pure le loro speranze e il loro desiderio di bene. Bisogna esser loro vicini per poter dire al momento giusto la Parola con la lettera maiuscola e indicarla con la propria testimonianza di vita. Più che di grandi prediche o convincenti discorsi, i giovani di oggi hanno bisogno di avere a fianco persone credibili, che incarnano la novità del Vangelo, pur riconoscendo i propri limiti e le proprie difficoltà.
 
Quello concluso a ottobre è stato il primo sinodo al quale sono state applicate le nuove norme della costituzione apostolica Episcopalis communio. Con quali risultati?
 
Questo documento ha rinnovato profondamente il sinodo dei vescovi, facendo tesoro dell’esperienza acquisita in oltre cinquant’anni, con un’accelerazione in questi ultimi anni con Papa Francesco, tenuto conto delle innovazioni introdotte in occasione delle ultime assemblee sinodali. Ciò che il sinodo sui giovani ha fatto emergere è anzitutto la novità più significativa del nuovo testo pontificio: la trasformazione del sinodo da evento a processo, in cui non solo i vescovi, ma anche tutti gli altri membri del popolo di Dio sono in vario modo coinvolti. Questo processo, iniziato già con due tappe sulla famiglia, si è consolidato in tre fasi, che nel sinodo sui giovani ha visto: la fase preparatoria, durata due anni e culminata nella riunione pre-sinodale del marzo scorso; la fase assembleare, che si è celebrata nel mese di ottobre; e la fase attuativa, che è appena iniziata e che chiama in causa il dicastero competente, le conferenze episcopali, le Chiese particolari e tutte le altre istanze ecclesiali. Quest’ultima fase ci fa comprendere che i risultati del rinnovamento non sono ancora tutti visibili, ma diverranno tali solo con il tempo.
 
Quali sono state le novità più rilevanti?
 
Durante la fase celebrativa, hanno riguardato: l’intronizzazione iniziale del libro dei Vangeli, che ha ricordato visibilmente a tutti che «il magistero non è superiore alla Parola di Dio, ma al suo servizio», come si legge al numero 10 della Dei Verbum; il più ampio spazio riservato ai circoli minori, per favorire il libero scambio di opinione tra i padri sinodali; le nuove modalità di elezione degli organismi sinodali, tra cui il consiglio della Segreteria generale, accresciuto nella sua composizione e nella sua rappresentatività.
 
Qual è, in sostanza, il messaggio che il sinodo sui giovani ha lanciato?
 
È un forte messaggio di fiducia e di speranza. Fiducia nei giovani, nelle loro capacità, nel loro desiderio di vivere una vita piena e significativa, nella corrente di amore sincero e di bene autentico che è presente nel loro cuore. Come è detto nella lettera che i padri sinodali hanno indirizzato a loro, i giovani sono il presente della Chiesa e della società e sono invitati a essere un futuro ancora più luminoso. E poi, un messaggio di speranza. Sì, di speranza, perché ce n’è bisogno oggi, in un mondo in cui all’orizzonte si vedono nubi e fitta nebbia nei viali della vita giovanile. Già nel documento conclusivo della riunione pre-sinodale del marzo scorso, stilato dagli stessi giovani, si fanno notare con amarezza le tante difficoltà che essi incontrano per avere spazi e persone che li aiutino sognare, e guardare al futuro non da vecchi pensionati. L’assemblea sinodale ha messo in evidenza che nei giovani c’è una sincera ricerca di senso e di verità, c’è il desiderio dello stupore e della meraviglia, la voglia di contribuire a creare un mondo migliore, più umano e più divino allo stesso tempo. I giovani sono capaci di scoprire Gesù non solo personaggio storico ma il Signore presente nella propria vita quotidiana. Sono tanti, quindi, i segnali positivi che alimentano la speranza. Il sinodo sui giovani l’ho visto proprio come il sinodo della speranza, come l’occasione giusta e promettente per rinnovare strutture e vie pastorali nella Chiesa, e come un riferimento forte per la società e le istanze civili. I giovani ci chiedono di aiutarli a tradurre questa speranza in realtà vissuta.
 
Ora si guarda al prossimo sinodo dedicato all’Amazzonia. Quali saranno a grandi linee i temi che verranno trattati?
 
Nel convocare il sinodo sull’Amazzonia nel novembre 2017, circa un anno fa, il Papa ha voluto puntare l’attenzione su una regione della terra che, per la Chiesa e per il pianeta, è di estrema importanza e urgenza. Il tema sarà: «Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale». Esso tocca due aspetti ben significativi e allo stesso tempo comprensivi. Il primo rivolge l’attenzione sulla missione della Chiesa nella regione amazzonica con uno sguardo di ricerca e di riflessione sulle problematiche ecclesiali che vanno dalla catechesi alla formazione cristiana, dalla vita sacramentale liturgica alla vita consacrata e a quella ministeriale, dall’inculturazione alla religiosità popolare. Il secondo, legato al primo, è l’aspetto dell’ecologia integrale, che è proposta come vera alternativa alla crisi della foresta amazzonica, polmone di capitale importanza per il pianeta e alla difesa delle popolazioni che abitano quell’immenso territorio. Ovviamente il tema include l’ecologia ambientale, sociale, culturale, politica ed economica del pianeta, la questione indigena, l’educazione e la spiritualità ecologica.
 
Perché si è sentito il bisogno di un sinodo specifico per questa regione?
 
Si tratta di un sinodo speciale. La regione dell’Amazzonia è stata una preoccupazione di Francesco, da quando era cardinale arcivescovo di Buenos Aires, che è divenuta ancor più impellente in occasione della quinta conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi celebrata ad Aparecida, in Brasile, nel 2007. Il documento che ne è uscito, redatto dallo stesso arcivescovo Bergoglio, parla espressamente dell’Amazzonia con accenti drammatici in riferimento alla protezione della biodiversità e della ricca socio-diversità, rappresentata da popoli e culture diverse. A riguardo di quei popoli, Papa Francesco, mettendo piede in territorio amazzonico a Puerto Maldonado nel gennaio scorso, diceva che è urgente accogliere l’apporto essenziale che offrono a tutta la società, perché la loro visione del cosmo, la loro saggezza hanno molto da insegnare a noi che non apparteniamo alla loro cultura.
 
Si parlerà anche di attualità sociale ed economica, oltre che di pastorale?
 
Certamente. L’Amazzonia è una vasta regione di immense risorse correlate a interessi mondiali giganteschi. Papa Francesco, nel citato discorso, stigmatizza questa realtà ed elenca le minacce che il territorio amazzonico sta sopportando: da una parte, il neo-estrattivismo e la forte pressione da parte di grandi interessi economici che dirigono la loro avidità sul petrolio, il gas, il legno, l’oro, le monocolture agro-industriali; dall’altra parte, la minaccia di certe politiche che promuovono la “conservazione” della natura senza tenere conto dell’essere umano e, in concreto, delle popolazioni amazzoniche. La Chiesa oggi si muove con un sinodo speciale per coinvolgere il mondo cattolico e tutti gli organismi preposti alla salvaguardia del creato, all’ambiente, all’ecologia. E vuole lanciare il messaggio forte dell’ecologia integrale, alla luce dell’enciclica Laudato si’, per dire a tutti che occorre riflettere e creare nuove strategie per accelerare processi di rispetto e di conservazione del creato, che è la casa comune. L’ecologia integrale va di pari passo con la missione della Chiesa, che con questo sinodo vuole trovare e realizzare ulteriori strade per una nuova ed efficace evangelizzazione dei popoli che abitano quella terra.
 
di Nicola Gori

 

Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

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(Gal. 2,20)

 

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