Home Spiritualità «Spiritualità mariana del presbitero: esperienze di vita e proposte», Em.mo Sig. Card. Manuel Clemente

«Spiritualità mariana del presbitero: esperienze di vita e proposte», Em.mo Sig. Card. Manuel Clemente

 
 
La consegna di Maria è compresa interamente nella consegna di Cristo, con il suo corpo e il sangue, la sua parola e la vita, il suo perdono e Spirito
 
Mi hanno chiesto di parlare della spiritualità mariana del presbitero sacerdote e di farlo in modo esperienziale e propositivo. Ringrazio per quest'opportunità perché mi fa rivedere la mia vita cristiana e sacerdotale nella prospettiva mariana. Ho anche presente i venticinque anni in cui ho collaborato come formatore dei futuri sacerdoti al Seminario Maggiore di Lisbona, con alunni provenienti da diverse diocesi. In questa condivisione prenderò in conto anche alcune indicazioni del Magistero che mi hanno più ispirato in questi anni, dal Vaticano II al pontificato di San Giovanni Paolo II. Infatti, negli anni dopo il Concilio, chi voleva definire la vocazione sacerdotale, la sua e quella degli altri, doveva ascoltare con particolare attenzione tutto ciò che autorevolmente arrivava dai Successori di Pietro. Paolo VI e Giovanni Paolo II sono stati, ciascuno a suo modo, grandi figure sacerdotali e pastorali che hanno lasciato tracce profonde in tutti quelli che accoglievamo la loro testimonianza ed il loro insegnamento.

 

 
Entrambi hanno visitato il mio paese - Paolo VI nel 1967 (Fatima) e Giovanni Paolo II per tre volte (Fatima e altre città del continente e delle isole) - e ciò li ha resi ancora più vicini ai fedeli in generale nonché ai sacerdoti in particolare. Ricordo con gratitudine quei momenti che sono stati particolarmente stimolanti per i sacerdoti e le vocazioni sacerdotali. Ricordo anche il caso di un giovane che non aveva avuto alcuna iniziazione cristiana e che si è "convertito" seguendo via radio l'omelia di San Giovanni Paolo II in una grande Messa specialmente dedicata ai giovani (Lisbona, maggio del 1982). È stato così toccato dalle parole del grande Papa mariano, che poco dopo è entrato in Seminario ed oggi è un parroco impegnato.
 
Peraltro, le Giornate Mondiali della Gioventù, che si succedono fin dagli anni ottanta, hanno svegliato molte vocazioni e hanno confermate altre, di seminaristi e anche di preti. Anche in questo caso, il ministero petrino con l'espansione mondiale che si è acquisito con i viaggi di Paolo VI e di Giovanni Paolo II ha dimostrato grande potenziale vocazionale, sia tra giovani sia tra i meno giovani. Nel mio paese come in altri, la sensibilità stessa di Papa Wojtyla ha rafforzato la coniugazione apostolica e mariana della vita cristiana in generale e del sacerdozio in particolare. Secondo il decreto Optatemi totius. di cui celebriamo il cinquantesimo anniversario, l'atteggiamento fondamentale dei candidati al sacerdozio in relazione alla Vergine Maria è definito precisamente "fiducia filiale": «Con fiducia filiale amino e venerino la beatissima vergine Maria, che fu data come madre da Gesù Cristo morente in croce al suo discepolo» (07, 8).
 
Il motivo più forte è l'eredità stessa di Cristo, che ci ha lasciato la sua Madre come anche la nostra. La consegna di Maria è compresa interamente nella consegna di Cristo, con il suo corpo e il sangue, la sua parola e la vita, il suo perdono e Spirito. Vivere di Cristo è vivere di tutto ciò che ci ha lasciato, dall'essenziale filiazione divina fino alla riconosciuta filiazione Nìariana.
 
Ma, come tutto ciò che è vero, anche la filiazione mariana è bella - come la dulcis Virgo Maria che cantiamo nella Salve Regina. Possiamo persino concludere che la bellezza della devozione mariana conferma la verità dell'eredità di Cristo, che la include necessariamente. Infatti, nel mio paese come in molti altri, la devozione mariana e la fiducia filiale che essa promana sono di solito assimilate nell'ambiente domestico e materno proprio delle famiglie cristiane. Per molti di noi, le prime preghiere sono state insegnate a casa e mai si indirizzavano a Dio senza ricordare la Madre che Egli ha voluto avere in terra.
 
Da questo deriva certamente la fiducia. Molte delle preghiere popolare e imparate nell'infanzia - dall'Ave Maria alla Salve Regina - inducono quel sentimento di riposo in Maria, nel cui grembo Gesù ha anche riposato, dalla mangiatoia dove è nato alla croce da dove l'hanno deposto. Le parole e le immagini che evocano tali preghiere ci ccompagnano dopo nei momenti successivi della vita, dal calore materno alle sofferenze che non mancano mai quelle nostre nonché degli altri. Sentiamo e confessiamo che, come quella di Gesù, la nostra vita è accompagnata  maternamente - oppure non sarebbe totalmente quella di Cristo in noi.
 
Ricordo che negli anni settanta e anche ottanta, qualche intellettualismo allora in corso, anche in ambienti ecclesiastici e nel Seminario, metteva un po' in secondo piano questa dimensione mariana della vita cristiana. Ma ricordo pure la reazione spontanea che esso provocava e come c'erano sempre seminaristi che insistevano nel partecipare alle grandi celebrazioni di Fatima, o nelle attività promosse dal Santuario durante l'estate, o che si realizzasse lì il ritiro annuale, o la formazione di gruppi spontanei per la preghiera del rosario, oppure ancora l'inserimento della Mariologia nel curriculum ordinario della Facoltà di Teologia.
 
Ad una distanza di trenta e più anni, credo che evidenziavano in tal modo, con più o meno consapevolezza di questo, la persistenza essenziale del marianismo cristiano. Inoltre incontravano in questa stessa devozione la fiducia filiale che li faceva perseverare nel loro cammino vocazionale, o già dopo il sacerdozio. Questo, in un momento in cui le vocazioni sacerdotali erano scarse nella diocesi e il futuro era un grande punto interrogativo. Essi sono in gran parte ancora gli stessi che continuo a incontrare in Fatima e in altri luoghi mariani, e che ugualmente promuovono nelle comunità che ora servono come sacerdoti una identica e forte devozione.
 
Cambia velocemente la vita attuale, per la Chiesa e per il mondo. La varietà di circostanze, l'intersezione delle questioni locali con quelle globali, dalla comunità alla diocesi, dalla diocesi al paese, dall'ambito nazionale a quello internazionale, così come la copertura mediatica costante, più o meno reale, più o meno virtuale, tutto questo richiede dal sacerdozio cattolico una grande disponibilità di spirito per corrispondere prontamente.
 

La consegna di Maria è compresa interamente nella consegna di Cristo, con il suo corpo e il sangue, la sua parola e la vita, il suo perdono e Spirito