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Nel nome di san Nicola

 
La giornata ecumenica di preghiera per la pace in Medio oriente ·
 
La scelta del capoluogo pugliese è inequivocabilmente legata a quel peculiare clima ecumenico che si è creato attorno alla santità del vescovo Nicola di Myra. Nel discernimento dei segni dei tempi, la comunità diocesana e quella domenicana, che custodisce le reliquie del santo, si sono sempre più rese conto, soprattutto a partire dal concilio Vaticano II, che Nicola attrae attorno a sé una fortissima devozione del popolo ortodosso. Tanti erano, infatti, gli osservatori orientali invitati al concilio che, prima di rientrare nelle proprie diocesi, passavano da Bari in pellegrinaggio. Questo portò già nel 1966 a creare, all’interno della cripta che custodisce il corpo del santo, una cappella dedicata al culto ortodosso, fatto totalmente eccezionale per una chiesa cattolica.
 
L’attenzione alle necessità spirituali dei fedeli orientali ha portato, nel corso del tempo, sia a dare maggiori spazi in basilica per la celebrazione delle liturgie, sia a concedere l’uso di chiese cattoliche alle comunità ortodosse presenti sul territorio. Così si sono creati legami di fraternità con le comunità greca, romena, georgiana, etiope ed eritrea.
 
Anche la cittadinanza barese si è lasciata coinvolgere da questa presenza; segno ne è stato che dieci anni fa il comune ha ceduto la chiesa russa di San Nicola, di sua proprietà, al Patriarcato di Mosca e di tutta la Russia.
 
La presenza del popolo ortodosso, così devoto a san Nicola, ha fatto, dunque, scoprire a Bari quella che si sta rivelando la sua vocazione in favore della Chiesa universale: contribuire al cammino di riconciliazione tra le Chiese, attraverso l’ecumenismo del popolo di Dio, nel nome di san Nicola. Questi pellegrinaggi spirituali popolari hanno dato il via a quel ressourcement dell’identità della Chiesa barese. Attraverso soprattutto i docenti dell’istituto di teologia ecumenico-patristica San Nicola si sono riscoperti i legami profondi della città con l’oriente cristiano. Non è un caso che la patrona della città, insieme al vescovo di Myra, sia l’Odegitria, la Vergine di Costantinopoli, come anche che si tenne a Bari nel 1098 un sinodo locale, il cosiddetto concilio di Bari, nel quale ci fu il primo tentativo di riconciliazione tra greci e latini dopo lo scisma del 1054.
 
La stessa figura del santo vescovo di Myra è stata oggetto di approfonditi e autorevoli studi. La Conferenza episcopale italiana ha accolto la proposta che la memoria del vescovo di Myra tornasse, nel calendario liturgico, a essere obbligatoria dal 2016.
 
Ma perché san Nicola attira attorno a sé tanta devozione? Il popolo di Dio percepisce questa figura di santità, da un lato, nella sua autorevolezza morale e di fede, tanto da poter confrontarsi con i potenti di questo mondo, dall’altro, nella sua estrema vicinanza alle sofferenze concrete e quotidiane della povera gente. Queste caratteristiche fanno di lui un padre nella fede, con le spalle larghe e la mano gentile, che accompagna lungo tutte le vicissitudini della vita. Per questo i fedeli lo sentono così vicino a sé, come figli verso un padre, che farebbe di tutto per il loro bene, un “taumaturgo”.
 
L’ecumenismo del popolo di Dio si alimenta di questa comune consapevolezza di essere tutti figli dell’unico Padre. Con questo slancio interiore, dai connotati filiali, fu accolta a Bari, nel 1986 e nel 1987, la commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse. Nel 2016 in occasione della festa liturgica del santo (6 dicembre) il patriarca Bartolomeo ha visitato Bari. L’anno successivo una reliquia di san Nicola è stata trasferita temporaneamente a Mosca e San Pietroburgo per volontà del Papa, in seguito alla richiesta avanzata dal patriarca Kirill durante lo storico incontro di Cuba del 12 febbraio 2016.
 
Questo nuovo incontro a Bari del 7 luglio vede la corale risposta all’invito di Papa Francesco da parte delle Chiese ortodosse. Si riafferma, dopo secoli, la presenza della pentarchia con i cinque patriarchi di Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Anche sotto questo profilo è un evento senza precedenti.
 
I fedeli sono stati convocati per vivere insieme ai capi delle Chiese il momento di preghiera sul lungomare di Bari. La scelta del luogo è significativa: il popolo cristiano che vive sulle sponde occidentali del mare nostrum sarà invitato a pregare rivolto verso quel popolo che vive sulle sponde orientali dello stesso mare. Il Mediterraneo diventa simbolicamente mare di pace.
 
La novità dell’incontro di Bari mi sembra vada ricercata anche nella sottolineatura di questi due aspetti: la sinodalità e l’attenzione ai problemi del mondo e della società contemporanea. La preghiera e la riflessione sulla pace in un territorio sensibile per l’avvenire del mondo segnano una pagina nuova nel cammino ecumenico.
 
L’incontro tra i capi delle diverse Chiese per la pace in Medio oriente del 7 luglio sarà, dunque, una profezia per la nostra Chiesa. Profezia della grazia che scaturisce dal cammino verso l’unità. Profezia della diversità riconciliata del popolo di Dio, uno con lingue diverse. Profezia della forza di attrazione che sgorga dalla santità della vita, quale quella di san Nicola. Profezia del sentire cum Ecclesia, al di là degli interessi individualistici. Profezia dei frutti che ancora oggi porta la croce di Cristo, attraverso la testimonianza dei nostri fratelli cristiani del Medio oriente.
 
di Francesco Cacucci
Arcivescovo di Bari-Bitonto

 

Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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