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don Furio Fabbri

n. 15.04.27  + 23.11.2015

 

Veramente dobbiamo benedire il Signore per questa morte santa, per questo uomo e sacerdote di Dio. Sentiamo di dover dire grazie al Signore per questa morte santa ma anche per la vita laboriosa e fedele di don Furio. Io non l’ho conosciuto; solo tra i malanni in questo ultimo anno che ho visto sopportare con grande fede e sempre con grande attaccamento alla parrocchia, alla sua gente.

Per quanto riguarda la sua vita, altri potrebbero dire molto meglio di me. Ma è come un coro che si leva da ogni parte dove è stato, quello che sento: da Montemurlo, a S. Martino in Campo, a Vicofaro. a San Baronto e Porciano; un coro che testimonia di lui. Ed è anche dall’intera diocesi che lo ha visto svolgere servizi importanti di insegnante, Rettore del seminario, delegato per i laici e da ultimo anche di esorcista, che si leva il riconoscimento per la sua vita, la sua fede, il suo ministero sacerdotale.

Benediciamo davvero il Signore per don Furio, per il molto che ci ha dato; benediciamo il Signore e lo supplichiamo che voglia accogliere il suo servo fedele nella gloria del Paradiso e se qualche colpa ha commesso per la fragilità umana, tutto gli sia perdonato e da subito possa contemplare il suo volto.

Ringraziamo il Signore con tutto il cuore, riconoscenti per il bene seminato tra noi da questo strumento docile nelle sue mani. Uno strumento che sempre ha cercato il Signore, che sempre ha cercato di appartenere al Signore e sempre si è reso pienamente disponibile al servizio della propria Chiesa, secondo le indicazioni e le proposte del Vescovo. L’appartenenza di don Furio all’Istituto di Gesù sacerdote fondato dal beato don Alberione è lì a dimostrare questa volontà di servire totalmente il Signore nell’apostolato dentro la Chiesa locale. Dimostra anche da dove ha attinto l'energia per il suo grande zelo apostolico: dalla spiritualità paolina caratterizzata dalla dimensione cristologica, eucaristica, pastorale, mariana.

Don Furio Fabbri si è distinto anche nell'animare con incisività e trasparenza molti membri e gruppi dei vari Istituti della Famiglia Paolina, fondata dal Beato don Alberione.

(Dall'Omelia del Vescovo di Pistoia Mons. Fausto Tardelli)

 

 

 

DON FRANCESCO GUARNERI

 

Nato il 20-10-1927 a Villa Cappella di Ceresara (MN)

e deceduto il 4-7-2013  a Cerese di Virgilio (MN)

 

Mi è stato chiesto di stendere un pensiero sul nostro confratello don Francesco Guarneri, che ci ha lasciato il 3 Luglio 2013 per la sua meta finale: il cielo. Certo, se non c’è arrivato lui…..
Una bella figura di sacerdote umile e buono, amato da tutti, preti e laici.
Il mio primo ricordo di lui risale agli anni del seminario, quand’era mio insegnante di geografia al ginnasio. Eravamo tutti meravigliati della sua memoria. Tra l’altro ricordava numeri telefonici e  targhe automobilistiche con eccezionale  chiarezza. Nello stesso tempo ci colpiva la sua umiltà e la sua bontà. Si raccontava fin da allora che era di famiglia benestante, ma povero e generoso verso il prossimo e specialmente verso i confratelli bisognosi di un aiuto.
Da sacerdote ho avuto poi la provvidenziale fortuna di stabilire con lui una fraterna amicizia, quando, con un gruppo di altri presbiteri, mi ha “trascinato” nell’ Istituto Gesù Sacerdote. Insieme abbiamo anche condiviso la missione di assistenti del movimento dei Cursillos di Cristianità.
Tra noi è nato un sincero affetto e per me è diventato un padre e un fratello.
Questo termine “fratello” è quello che più lo caratterizzava, perché con esso si rivolgeva a tutti e tutti lo chiamavano così e lo amavano come tale.
I suoi parrocchiani, finchè la salute gli ha permesso di essere responsabile della Parrocchia di San Biagio in Bagnolo San Vito nella Diocesi di Mantova, hanno avuto modo di apprezzare la sua paternità. Li conosceva e li amava tutti.  
Quando poi dovette rinunciare al suo incarico di parroco, nel tempo in cui la salute lo permetteva, ha continuato a visitava con tanto amore e con sacrificio le famiglie e in modo speciale gli ammalati.
Si dedicava ai “fratelli” fino a dover fare dei pasti in fretta e furia, per passare da un impegno all’altro. Un amico riferisce che, quando la sera passava da lui a chiamarlo per accompagnarlo a  qualche incontro,  lo trovava al rientro dal suo giro pastorale e doveva insistere perché mangiasse almeno un piatto di minestra, in fretta, prima di partire.
Quando poi dovette ritirarsi presso una casa di riposo, questa divenne la sua nuova missione, perché era disponibile per tutti per un dialogo, per una preghiera, per una confessione.
Don Francesco ha veramente incarnato l’imitazione di Gesù Sacerdote, via, verità e vita
Ammirevole è stata anche la sua tenera .devozione a Maria immacolata, che ha saputo trasmettere ai fratelli e in particolare alla sua comunità parrocchiale.  Con lui ho condiviso tanti pellegrinaggi a Lourdes con gli ammalati dell’UNITALSI, ai quali partecipò ogni anno fin tanto che la salute glielo permise. Poi ci venne a mancare e tanto ci manca la sua sincera e simpatica “fraternità”.

(don Ivo Compagnoni IGS)

 

 

DON GIOVANNI LO JACONO IGS

nato a Mistretta (ME) il 24 giugno 1916

deceduto a Marina di Carinia il 21/11/2012

 

È deceduto mercoledì 21/11/2012,  all'età di 96 anni.
Era il decano dei Sacerdoti della diocesi di Patti.
Nato a Mistretta, in provincia di Messina, il 24 giugno 1916.
All'età di 26 anni entrò in Seminario nella Diocesi di Patti: aveva risposto gioiosamente alla chiamata del Signore, preferendola ad una allettante assunzione in banca.

La sua «vocazione adulta» fu accolta a braccia aperte dall'allora Vescovo di Patti mons. Angelo Ficarra che, dopo gli studi di teologia, lo ordinò sacerdote il 9 giugno 1946.
Il novello sacerdote fu inviato a Marina di Caronia dove rimase ben 45 anni, con accanto la figura della sorella Giovannina, che lo accudì sempre con amore materno.
La sua attività apostolica fu sempre rivolta alla cura pastorale e vigilante delle anime.
La conoscenza di Don Lamera lo portò nell'I.G.S. e, avanti nell'età, con le parole di San
Paolo, scrisse e ripeté spesso "Per grazia di Dio sono quello che sono e la sua Grazia in
me non fu vana" (Cor. 15,10).
Festeggiò il 50° di sacerdozio nel 1996, nell'anno in cui l'allora Pontefice Giovanni Paolo II festeggiava pure il suo cinquantesimo di sacerdozio, invitando a Roma i sacerdoti italiani ordinati nel 1946. Il Papa riservò però a padre Lo Jacono un invito speciale: lo convocò nella sua Cappella privata del Palazzo Apostolico a concelebrare la Santa Messa
Trascorse gli ultimi 26 anni a Palermo e, per lungo tempo, celebrò nella Cappella della comunità delle Pie Discepole in Corso Calatafimini (dato che abitava vicino) e nella Parrocchia "S. Oliva", molto sostenuto dal Parroco P. Mariano Graziano.
I funerali sono stati celebrati giovedì 22 Novembre, alle ore 11, nella parrocchia Maria Santissima Annunziata a Marina di Caronia; al termine la salma è stata traslata nel cimitero di Mistretta per essere tumulata.

(don Emilio C.)

DON SALVATORE PIANO

(n. 16/02/1920 + 08/05/2019)

 

 

All’età di 99 anni, appena compiuti, il giorno 8 maggio 2019, ha fatto ritorno alla Casa del Padre don Salvatore Piano. Originario di Arbus, dove nacque il 16 febbraio del 1920. Ritengo significativo evidenziare i molteplici incarichi ricevuti e servizi pastorali da lui svolti, per sottolineare il grande bene a servizio delle anime da lui svolto nei suoi lunghi anni di vita e di ministero (73 anni).

Venne ordinato presbitero, infatti, nel lontano 28 luglio del 1946, ed ebbe come primo incarico pastorale quello di vicario parrocchiale di San Nicolò in Guspini, Parrocchia di cui divenne poi Parroco quasi dieci anni più tardi, il 01.01.1956. Canonico onorario dall’8 dicembre 1966, è stato, poi, nominato Parroco di S. Chiara, in San Gavino Monreale. Il 1° luglio 1972, assunse anche il compito di Vicario Episcopale per la Vita Religiosa.

E’ bene evidenziare significativamente che dal 1976 era membro dell’Istituto Gesù Sacerdote. E’ bene, soprattutto, sottolineare che la sua consacrazione, la professione dei Consigli Evangelici nell’IGS, fondato dal Beato don Alberione, fondatore anche di tutta la Famiglia Paolina, ha molto contribuito ad illuminare e arricchire il suo zelo apostolico, la sua profonda vita interiore e la sua intensa manifestazione di agape verso i poveri, i malati e gli ultimi. Negli incontri personali avuti con lui, come responsabile dell’Istituto, non ha mai tralasciato di esprimere viva gratitudine al Signore, per il grande bene ricevuto dalla spiritualità paolina, dal carisma di don Alberione e dall’appartenere all’Istituto Gesù Sacerdote.

Nel novembre 1984, gli venne affidato anche il compito di Cancelliere nella Curia Vescovile e contemporaneamente svolgeva anche il compito pastorale di Parroco di San Simeone in Zeppara di Ales. Dal 01.01.1985 svolse il ministero di Parroco nella Chiesa Cattedrale in Ales. Vi rimase fino al 14.01.1996, quando, per raggiunti limiti di età, rassegnò le sue dimissioni per ritirarsi a Cagliari, presso i familiari.

Benché ormai non avesse più alcuna responsabilità diretta nell’amministrazione di una Parrocchia, non venne meno la sua disponibilità nel servizio pastorale, celebrando l’Eucaristia nella Parrocchia “S. Maria del Suffragio”, non distante dalla sua abitazione, e dedicando ampi spazi di tempo all’ascolto delle confessioni. Ancora oggi, nelle comunità che hanno usufruito del suo ministero pastorale, tanti lo ricordano con gratitudine e commozione per la sua mitezza d’animo, la sua dedizione alla preghiera, l’obbedienza al Vescovo, la disponibilità al dialogo nel Presbiterio e la disponibilità nei confronti della gente, particolarmente verso i poveri, gli anziani, i malati.

E’ bene anche evidenziare che ha assistito con affabilità e fraterna premura una sorella malata di Alzheimer: ogni giorno, dopo aver dedicato del tempo alla Celebrazione eucaristica e alle Confessioni, presso la parrocchia vicina, si ritirava in Casa e rimaneva accanto alla sorella per tutto il resto della giornata; e quando aveva bisogno, anche della notte.

Nella Celebrazione per il funerale alla comunità del quartiere e ai familiari si sono uniti due sacerdoti diocesani, don Petronio Floris, parroco della Cattedrale di Ales, e don Tullio Ruggeri che ha seguito come chierichetto la prima esperienza a Guspini di don Piano. I due parroci hanno ricordato l’azione pastorale del sacerdote arburese, in sintonia con i Vescovi, specie mons. Antonio Tedde (anche lui appartenente all’Istituto Gesù Sacerdote), impegnati a tradurre in scelte pastorali coraggiose, le indicazioni di rinnovamento del Concilio Vaticano II.

(a cura di E.C.)

 

 
 
 
 
 
DON NICOLA D’AMICO
 
(N. a Duronia (CB) 26/10/29 - + Cambobasso 16/10/18)
 
Don Nicola aveva, il 28 giugno scorso, appena tagliato il ragguardevole traguardo del sessantacinquesimo anniversario di sacerdozio; un dono di pochi! Infatti era nato a Duronia il 26 ottobre 1929, i primi anni di Seminario li aveva fatti a Roma, era poi passato al Regionale di Chieti. ed era stato ordinato sacerdote da mons. Epimenio Giannico nel 1953.
 
Nella sua lunghissima vita sacerdotale mons. D'Amico è stato parroco di Giuliopoli, di Villa San Michele (frazione di Vastogirardi), di Pescolanciano; è stato, poi, direttore spirituale nel collegio di Don Gianico e dopo un anno parroco di San Silvestro I, papa, in Montefalcone nel Sannio (CB), dove era succeduto a mons. Cordisco nei primi anni settanta. 
 
Per decenni ha rivestito il ruolo di consigliere nazionale dell’Istituto Gesù Sacerdote e di animatore dell’Istituto Santa Famiglia, fondati dal Beato don Giacomo Alberione. Molto stimato dal Delegato dei due Istituti, don Stefano Lamera, continuamente veniva da lui chiamato a predicare Corsi di Esercizi e giornate di Ritiro un po’ in tutta Italia e presso vari gruppi dei membri di questi Istituti, ma anche presso le comunità delle altre Istituzioni della Famiglia Paolina. E’ risultato sempre fedele nel partecipare a tutti gli Incontri e a tutti i Convegni di aggiornamento programmati dai Responsabili nazionali. Questo amore vivissimo desiderio di bene sincero, profondo, intessissimo per tutte le persone che incontrava e per i membri della Famiglia Paolina ha saputo mantenerlo anche dopo che, nel novembre del 2012, aveva rinunciato, per anzianità, al servizio pastorale della parrocchia. 
 
La fecondità sacerdotale di mons. D'Amico, anche se da tempo non più impegnato nel ministero attivo, in forza del rapporto sacramentale e personale che ha con Gesù – Sommo ed Eterno Sacerdote – e con i fratelli, rivestiva una sua specificità per quanto riguarda l'offerta, il dono, il sacrificio, la preghiera, l'esortazione, valorizzando molto anche i contatti telefonici: era veramente di conforto e sollievo per tante persone sole e ammalate. Si sentiva ed era effettivamente presbitero pienamente attivo e in prima linea...
 
Riportiamo alcuni brani di una testimonianza letta al funerale, perché molto significativa ed espressiva dello zelo apostolico, dell’affabilità, dell’autorevolezza manifestata da don Nicola in tutti i suoi lunghissimi anni di sacerdote fedele e coerente: “Dicono che tutto ciò che succede, spesso accade per una ragione, eppure quella della tua scomparsa ancora non riusciamo a capirla... Speravo che questo momento non dovesse mai arrivare e invece eccolo qui, e ora tutto ciò che resta sono soltanto parole, immagini, momenti, tutti immersi da malinconia e dolore. Le tue parole, la tua bontà, la tua dolcezza, la tua disponibilità, i tuoi consigli, gli abbracci e quel sorriso che ci regalavi, magari con una delle tue improvvise pacche sulla schiena, che caspita quanto erano forti. 
Sei stato più di un padre, un amico, un fratello per tutti noi. Hai dato la tua vita per costruire la Casa del Signore, il più delle volte privandoti di tutto pur di vederla messa in piedi. Da un mucchio di macerie hai dato vita alla TUA casa, con sacrificio, dedizione e amore, l’amore per Dio, che hai sempre messo in tutto ciò che hai fatto. 
Hai innalzato pian piano ogni singolo muro della nostra parrocchia e dopo averla resa ospitale sei riuscito a crearne una grande comunità. Fino all’ultimo hai lottato nel tenere tutto unito: una comunità umile, forte e piena d’amore. “Quello che hai costruito può essere distrutto: non importa, costruisci. Dà al mondo il meglio di te, e forse sarai preso a pedate: non importa tu fallo!”. 
Ci hai insegnato che la vita è piena di valori, quei valori che nonostante tutto, vanno sempre tenuti alti. Ci hai insegnato ad amare il prossimo e a donarci per amore, a porgere sempre l’altra guancia, a ricordarci che l’amore se non è condiviso non puoi chiamarsi tale. Tanti sono gli insegnamenti che hai lasciato impressi dentro di noi e ora dopo aver lottato contro tanta sofferenza sei tornato sereno alla casa del Padre. Arrivederci caro Don, resterai per sempre in ognuno di noi...
 
 
 
 
DON RAFFAELE ARENA
 
n. a Rombiolo (VV il 13/06/1963 + Pernocari di Rombiolo (VV) il 27/09/2018
 
 
Don Raffaele Arena, chiese di far parte dell'Istituto Gesù Sacerdote, durante un corso di esercizi spirituali nella Casa Divin Maestro di Ariccia nel novembre del 2002. Sacerdote della Diocesi di Mileto; egli, formato sin da piccolo alla vita cristiana in famiglia da una mamma donna di fede e tuttora vivente, quando terminò le scuole medie, lasciò il suo villaggio Pernocari ed entrò nel seminario regionale di Catanzaro e poi passò nel Seminario Interregionale di Posillipo tenuto dai Padri Gesuiti per compiere i suoi studi nella Pontificia Facoltà Teologica "San Luigi";
 
Fu ordinato sacerdote il 21/11/1987; svolse la sua prima attività nelle piccole parrocchie di San Marco e San Cono di Cessanti (VV), dove con sul suo spirito gioviale ha saputo rinnovare le due comunità sia nella liturgia sia nelle attività pastorali; soprattutto si è interessato dei giovani e delle famiglie. Ultimamente era parroco di Rombiolo, dove svolse la sua attività con spirito di collaborazione con tutti; mai uomo di parte, ma aveva il carisma di formare la comunità all'unità.
 
Dote questa che al termine dei funerali fu riconosciuta pubblicamente dal Sindaco Giuseppe Navarra, con cui il giorno prima avevano trattato insieme come organizzare la festa patronale di San Michele. Don Raffaele celebrò questa festa in cielo, perché giovedì 27 settembre improvvisamente lasciava questo mondo. Alla mamma e ai suoi cari familiari vengono espressi i sentimenti di vicinanza degli Istituti "Gesù Sacerdote" e "Santa Famiglia". A don Raffaele infatti era stato chiesto di occuparsi del Gruppo di Villa San Giovanni; distante da Rombiolo circa 90 chilometri; egli si è recato più volte da loro e si è fatto ben volere da tutti che ancora oggi lo ricordano con tanto amore; ai suoi funerali erano presenti come rappresentanti del gruppo Giuseppe Bellantone e Antonio Versaci.
 
 
 

 

DON GIANFRANCO CALEFFI

(N. a Luzzara (RE) il 25/4/1941 - + Guastalla 29/9/2018)

 

Era nato a Luzzara (RE) il 25 aprile 1941 e aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 31 ottobre 1966. Il primo ruolo pastorale lo vide impegnato come vicario cooperatore prima a Fabbrico (1966-1969) poi per oltre un decennio a Reggiolo, dove rimase fino al 1980. In quell’anno don Gianfranco venne nominato parroco a Pieve Saliceto, incarico ricoperto fino al 1992. Seguì un breve periodo (1991-1992) in cui don Caleffi esercitò le funzioni di vicario parrocchiale a Boretto, prima di entrarvi come parroco, dal 1992 al 2016, quando la parrocchia di Boretto è stata chiamata a far parte dell’unità pastorale con Brescello e Lentigione sotto la guida di don Evandro Gherardi. Nel frattempo il sacerdote è stato delegato diocesano della Federazione Italiana Esercizi Spirituali (1995-2009) e dal 1993 assistente diocesano dei Cursillos di cristianità.

Al compimento del settantacinquesimo anno di età il presbitero aveva rimesso prontamente il suo mandato di parroco a Boretto nelle mani del Vescovo, esprimendo nel contempo il desiderio di continuare il suo ministero sacerdotale, già segnato dalla grave patologia che lo ha condotto alla morte, in mezzo ai sofferenti; disponibilità accolta da monsignor Camisasca, che lo nominò appunto cappellano dell’Ospedale di Guastalla. Da malato tra i malati, don Caleffi ha così esercitato il ministero della visitazione e della consolazione in modo più profondo, facendosi amare da tanti.

E’ significativo evidenziare che, ai suoi funerali, presieduti dal Vescovo Massimo Camisasca, i rappresentanti delle varie comunità dove ha prestato servizio sacerdotale (Boretto, Pieve Saliceto e Reggiolo…), insieme a tanti altri cittadini di tutta la bassa e sacerdoti della Diocesi, hanno fornito ricordi personali e toccanti su don Gianfranco. Da tutti descritto come molto riservato e schivo ma allo stesso tempo acuto e sempre presente, dotato di un’ironia particolare, liberante, stimolante e mai offensiva.
Apparentemente sobrio nell’incontro personale, don Gianfranco era in realtà un uomo di grande attenzione verso tutti. Da parroco, al centro delle sue preoccupazioni pastorali erano l’oratorio e la celebrazione liturgica, mentre la sua spiritualità è sempre stata connotata da una vivida devozione alla Madonna.

La sua profonda spiritualità e la piena dedizione al ministero pastorale era stata fortemente influenzata, come lui stesso confidava, dall’aver professato i Consigli Evangelici, fin dal 1990, nell’Istituto Gesù Sacerdote voluto fortemente dal Beato don Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina. La spiritualità paolina ha il suo centro in Gesù Cristo Divino Maestro Via, Verità e Vita: “viverlo e darlo al mondo di oggi con i mezzi di oggi”; si ispira e prende forza dalla mistica apostolica e dallo zelo di Paolo straordinario evangelizzatore, sotto la protezione di Maria Regina degli Apostoli.

Possiamo comprendere e ammirare ancora meglio, allora, la grande devozione di don Gianfranco alla Madonna, il suo zelo apostolico, la sua umiltà, silenziosità, capacità di accoglienza e di attenzione verso tutti. Atteggiamenti evangelico-paolini fasciati da sagge e molteplici iniziative pastorali per raggiungere i cuori di tutti i fedeli con tutti i mezzi.

 

 

 

  

 

 

 

MONS. ANTONIO SANTUCCI

 (n. Magliano dei Marsi 30/101928 -  + San Giovanni Rotondo 26/09/2018)

 

Nato a Magliano de’ Marsi (in provincia de L’Aquila) il 30 ottobre 1928, ha avvertito la chiamata al sacerdozio all’età di sei anni. Era il 16 dicembre 1934. Quel giorno era morto il parroco del suo paese e il piccolo Antonio fu portato da sua madre a rendere omaggio alla salma del sacerdote, composta con i paramenti sacri e con il calice tra le mani. A quel punto il bambino avvertì una voce interiore che gli diceva: «Sarai come lui». Ha risposto con generosità a quella vocazione, anche grazie ai genitori e ai fratelli che lo hanno sostenuto nel cammino formativo, prima nel seminario diocesano di Avezzano, iniziato dopo le scuole elementari, e poi in quello regionale di Chieti.

Dopo un brillante corso di studi, il primo luglio nel 1951 è stato ordinato sacerdote e, riscuotendo stima e fiducia da parte dei vescovi e degli altri sacerdoti della diocesi, è stato chiamato a ricoprire diversi incarichi, svolti con serietà, competenza e dedizione esemplare. Ha cominciato come vice rettore e rettore del Seminario Diocesano, poi è divenuto vice assistente della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, quindi esaminatore e giudice sinodale, delegato per l’Ecumenismo, presidente della Commissione liturgica, direttore dell’Unione Apostolica del Clero, insegnante di Religione nelle scuole statali, membro eletto del Consiglio Presbiterale, revisore dei conti e componente del Consiglio amministrativo, parroco di Carsoli, vicario foraneo, vicario generale, fino alla nomina a vescovo di Trivento, la diocesi più antica del Molise, avvenuta l’8 maggio 1985.

Ricevuta la pienezza del sacerdozio il 22 giugno nella Cattedrale di Avezzano, per l’imposizione delle mani del cardinal Bernardin Gantin, ha fatto il suo ingresso in diocesi dando inizio al suo triplice ministero di insegnare, santificare e governare, ponendo Cristo al centro della sua spiritualità e della sua azione pastorale, confidando nella materna protezione di Maria e vedendo nel Papa il suo punto di riferimento sicuro, così da realizzare fedelmente il suo motto episcopale d’ispirazione paolina: “CARITAS CHRISTI URGET NOS”.

Dopo il compimento del settantacinquesimo compleanno è rimasto in Diocesi come amministratore fino al 18 dicembre 2005. Quando è stato libero da ogni incarico, si è trasferito a San Giovanni Rotondo, presso l’infermeria provinciale dei frati cappuccini, mettendosi a disposizione dei fedeli per il ministero della Riconciliazione sacramentale.

Da vescovo mons. Santucci ha ordinato una ventina di nuovi sacerdoti, ha stimolato e sollecitato continuamente i vari uffici pastorali a raccogliere le sfide e le attese delle nuove generazioni. Con interventi paterni e con articoli di stampa ha fatto da pungolo ai politici affinché si spendessero per le aree interne e mettessero il bene comune al primo posto nei propri programmi elettorali e amministrativi. Ha dato mandato all’economo diocesano e allo staff tecnico di restaurare molte chiese e ha fatto costruire numerose case canoniche. Presso il Santuario diocesano della Madonna di Canneto, a lui tanto caro, ha fatto costruire e ha poi inaugurato la “Grande Tenda del Convegno”, la “Piccola Tenda del perdono” e il “Percorso di preghiera dei venti Misteri del Rosario”. I tanti frutti copiosi dell’impegno tenace e paterno del suo ministero episcopale hanno ricevuto il suggello più splendido il 19 marzo 1995 quando, in una giornata storica, accolse la seconda visita in Molise del Santo Padre, Giovanni Paolo II. Numerosi, infine, i suoi interventi sulla stampa religiosa per precisazioni di ordine etico, morale e dottrinale.

Nella Diocesi di Trivento mons. Santucci ha lasciato una traccia indelebile: persona semplice, umile, disponibile e sempre vicino ai più deboli. Pastore carismatico e al tempo stesso ha sempre vissuto i valori della solidarietà, dell'altruismo, presente in ogni parrocchia nei momenti più importanti, pronto a difendere i diritti del territorio anche con manifestazioni eclatanti per sollecitare i responsabili dei centri del potere a non dimenticare il nostro territorio interno ed emarginato. Allo stesso tempo è stato pastore vigile ed accorto, dalla spiritualità profonda e coinvolgente, predicatore dai contenuti penetranti e convincenti.

La sua spiritualità profonda e il suo dinamico zelo apostolico scaturiva anche dall’aver professato i Consigli Evangelici, fin dal 1985, nell’Istituto Gesù Sacerdote, voluto dal Beato don Alberione Fondatore della Famiglia Paolina. Ha saputo manifestare sempre vivissima gratitudine per la stimolante e ricca fecondità della spiritualità di san Paolo, apostolo mistico e pieno di zelo nell’annunciare a tutti la Buona Novella del Vangelo.

 
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