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Immersa nel silenzio meditativo e nella preghiera, Maria è per tutti i cristiani, e in particolare per le claustrali, una maestra incomparabile di vita spirituale. Se c’è un motivo di speranza per il futuro della Chiesa e dell’umanità, questo sta proprio nel fatto che anche nel nostro tempo, oltre a tanta corruzione, c’è tanta mite sofferenza consumata nel silenzio, tanto sacrificio generosamente offerto, tanta preghiera di lode e di supplica nascosta nel cuore della Chiesa e in particolare nel cuore di molte donne che, avendo rinunziato alle nozze umane e alla maternità fisica, possono vivere più intensamente il mistero della maternità spirituale, partecipando al mistero della fecondità verginale di Maria.
 
Forse pochi immaginano quale carico di affanni e di dolore venga deposto in seno alle comunità oranti, e quanto intenso sia il coinvolgimento delle contemplative nella vita dei fratelli. Consacrate al ministero della preghiera, esse vivono il travaglio del parto spirituale di cui parla san Paolo ai Galati: «Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!» (Galati 4, 19). La clausura separa la monaca dal secolo, non dall’amore dei fratelli; anzi, proprio nella solitudine e nel silenzio del chiostro, dove è abbondantemente nutrita di Parola di Dio e di Eucaristia, la claustrale cresce nell’amore oblativo verso Dio e verso il prossimo al quale si fa vicina superando con la preghiera ogni confine di spazio e di tempo. Soprattutto vengono superate tutte le possibili barriere create dalle diversità etniche, culturali, ideologiche e religiose, poiché chi vive in Cristo comunica unicamente con il linguaggio universale e inequivocabile della carità.
 
Per evangelizzare si hanno a disposizione, oltre l’annunzio verbale, anche strumenti di immediata diffusione: i mass-media, ma per aprire le menti e i cuori alla fede e alla carità è indispensabile la grazia. È il ministero proprio delle contemplative: nascoste agli occhi del mondo, esse sono come sorgenti che rendono fertili valli e pianure. A qualcuno potrebbe sembrare superfluo pregare per chi prega. Invece è più che mai necessario, proprio perché vi siano le sorgenti e non si esauriscano. Come nei periodi di siccità si invoca dal cielo la pioggia, così è bene pregare perché il Signore susciti sempre molte e sante vocazioni per la vita contemplativa in modo da fare contrappeso alla superattività degli uomini del nostro tempo così facilmente immersi nel rumore delle cose che stordiscono i sensi e distolgono il cuore e la mente dall’unum necessarium (cfr. Luca 10, 42). Per placare l’arsura dei loro cuori inariditi, essi corrono a bere alle cisterne delle acque malsane offerte in abbondanza dalla società dei consumi.
 
Nella Chiesa e nel mondo le contemplative hanno la missione di pregare, perché tutti i fratelli possano lavarsi e dissetarsi con l’acqua viva della grazia che sgorga dalla sorgente della salvezza: Cristo crocifisso e risorto. Un giorno, presentandosi alla porta di un monastero, un poeta disse: «Sono carico di fuliggine e mi vedo brutto, perciò sono venuto a lavare la mia anima nell’acqua pura della vostra innocenza ». E dopo una sosta di silenzio e di preghiera ripartì lasciando questo messaggio: «Grazie! Qui ho ritrovato la bellezza. Grazie!». Forse egli nemmeno sapeva che prima di lui qualcuno aveva già detto: «Soltanto la bellezza salverà il mondo». Quella bellezza che è santità.