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Morire: l'ultima obbedienza che ci fa più uomini

Intervista a Enzo Bianchi sulla morte del cristiano

Per un cristiano la morte non può essere un evento passivo: non è possibile lasciarsi morire ma è assolutamente necessario poter fare un atto di quell’evento finale al quale non si sfugge. Certo, nella fede, e forse anche con molti dubbi e nell’angoscia, ma occorre poter dire al Signore: «Padre, quella vita che tu mi hai dato e per la quale ti ringrazio, te la rendo puntualmente, te la offro in sacrificio vivente (cf. Rm 12,1), sperando solo nella tua misericordia». In tal modo la morte diventa un atto, e così si muore nell’obbedienza, magari accogliendo le parole di chi accompagna il morente, che – se è intelligente – sa dirgli al momento giusto: «Parti, vai al Padre, nel nome del Padre che ti ha creato, nel nome del Figlio che ti ha redento, nel nome dello Spirito santo che ti ha santificato». Forse questo fare della morte un atto è ciò che ci rimette i peccati, come affermava con audacia Marco il monaco (fine V-inizio VI secolo). Forse è l’estrema possibilità di «obbedienza della fede» (Rm 1,5; 16,26) per il cristiano, che così confessa di credere nella misericordia infinita di Dio.

Ultimo aggiornamento ( Sabato 16 Novembre 2013 15:54 )

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Il Padre nostro (commentato da Bruno Forte)

"Pregando non sprecate parole come i pagani..."

Gesù disse: "Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro…" (Matteo 6,7 ss).
 
Padre, Tu non sei un Dio lontano e straniero, ma il Padre, Colui cui il Figlio eterno, fatto uomo per noi, si rivolge col nome della tenerezza, della confidenza, dell’abbandono fiducioso e pieno: “Abbà”! Con Lui anche noi possiamo chiamarTi Padre, sapendo che lo sei: perché il Tuo amore non si fonda sui nostri meriti, ma unicamente sulla Tua bontà, mai stanca di cominciare ad amare. Tu sei Padre - Madre nell’amore perché il Tuo amore è gratuito e sempre nuovo: veramente, Tu non ci ami perché siamo buoni o belli, ma ci rendi buoni e belli perché ci ami! A Te, Dio eterno, altissimo onnipotente e buono, ciascuno può dire con fiducia totale: Padre mio, io mi abbandono a te. Fa’ di me ciò che Ti piace.

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La preghiera cristiana

La spiritualità cristiana: la preghiera (1)

DSCN1922Spazio privilegiato, in cui si coltiva la vita nello Spirito è l’esperienza di preghiera. La preghiera è via alla fede, e molte delle nostre più profonde intuizioni spirituali nascono dallo stare in ascolto e in preghiera davanti a Dio. Pregare, ovviamente, non è recitare parole per convincere Dio a fare ciò che noi desideriamo. Quasi tutti veniamo da una cattiva o se non altro ambigua educazione alla preghiera. Purtroppo, fin da piccoli fummo educati a «dire preghiere», meno, molto meno, a «stare davanti a Dio». Educati a dire parole nella preghiera, con il conseguente inganno di pensare che dal numero delle preghiere sia misurata la religiosità di ciascuno di noi. Eppure Gesù aveva detto: «Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate» (Mt 6, 7-8). Scrive Anthony Bloom, metropolita della chiesa ortodossa russa: «Ricordo che una delle prime persone che venne a chiedermi consigli dopo che ero stato ordinato presbitero fu una vecchia signora che disse: “Padre, ho pregato quasi incessantemente per quattordici anni, e non ho mai avvertito la presenza di Dio”.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 12 Novembre 2013 09:59 )

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Le nuove parole e i nuovi gesti rivoluzionari di Papa Francesco

 

 

Lavanda-dei-piediUn religioso argentino, padre Angel Strada, ha raccontato che, in una conversazione con Jorge Mario Bergoglio avvenuta tre giorni prima della partenza per il conclave, l’allora arcivescovo di Buenos Aires tracciò questo identikit del futuro papa: «Prima cosa, deve essere un uomo di preghiera, profondamente unito a Dio. In secondo luogo deve essere convinto che Gesù è il Signore della storia. In terzo luogo deve essere un buon vescovo, capace di accogliere, tenero con le persone e capace anche di creare comunione. Infine deve essere capace di riformare la curia».  Oggi possiamo dire che nelle parole appena citate c’è il ritratto di papa Francesco. Che sia uomo di preghiera lo ha dimostrato fin dalla sua prima apparizione, quando ha chiesto a tutti di pregare con lui e per lui. Che sia profondamente convinto della regalità di Cristo lo si può verificare a ogni suo discorso, perché tutti sono incentrati sulla proposta di lasciarsi accogliere dal Signore, di abbandonarsi nella sue braccia misericordiose. Infine, quanto sia centrale il ruolo del vescovo lo ha detto e fatto capire a più riprese, prima di tutto definendo se stesso sempre come “vescovo di Roma” e mai come “papa” (e non solo per non urtare la sensibilità dei cristiani non cattolici, ma anche per sottolineare il suo ruolo di pastore legato al popolo) e poi sollecitando i vescovi a lasciar perdere il carrierismo per dedicarsi completamente al gregge (il vescovo, ha detto, deve portare su di sé l’odore delle pecore).

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