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Santa Famiglia: elogio dell'accoglienza, del rispetto, della gentilezza

 

"Una parola gentile, un'atto di accoglienza possono riscaldare tre mesi d'inverno"


63606 150582974991961 8278327 nIn una società dei contrasti, del disprezzo, dell’egoismo e dell’individualismo come la nostra, la gentilezza sta diventando una merce sempre più rara. È forse fuori luogo chiedersi: anche nelle nostre famiglie cristiane, parrocchiali, religiose? Ci auguriamo di no, ma la domanda forse non è del tutto superflua. C'è un proverbio giapponese che dice: «una parola gentile può riscaldare tre mesi d'inverno"; un altro che viene dalla Russia: «Una parola gentile è come un giorno di primavera"; e un terzo dalla Cina: «un po' di profumo aderisce sempre alla mano che porge delle rose». Se ne potrebbero citare tanti altri perché ogni cultura ha i suoi. Per stare in "casa nostra": Madre Teresa di Calcutta era solita ripetere: «Nessuno venga a voi senza andarsene migliore e più contento». La gentilezza è senza dubbio una "virtù" da riscoprire. Diciamo virtù perché non si esaurisce in questo o quel gesto garbato, di buona educazione, ma è costituita da un insieme di qualità, è un "habitus" che rende la persona buona, sensibile ai bisogni degli altri, generosa e premurosa, compassionevole e sempre motivata nel suo agire dall'attenzione verso il prossimo. In una parola: è un atteggiamento che plasma l'identità della persona.

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NATALE: l'angelo del silenzio e dell'adorazione

 

Oggi tutti desideriamo meno rumore, ma abbiamo sostanzialmente paura del silenzio (Fausto Negri)

11334 522065107843744 441943041 nNon appena siamo soli, infatti, ci prende un senso di timore, una vertigine quasi di paura. Sta forse qui il “successo” dei telefonini (gli italiani sono i primi acquirenti in Europa) e delle chats su Internet, per cui tante persone vivono sulla superficie della chiacchera. Fondamentalmente, un po’ di stordimento lo si cerca: esso consente di evitare l’incontro tanto fondamentale quanto critico: l’incontro con se stessi… l’incontro con Dio. Elie Wiesel ha sott’occhio questa doppia esperienza del silenzio quando scrive: «Il silenzio è pieno di pace e di armonia, pieno di promesse, di sogni e di verità. Ugualmente, però, può suscitare angoscia». Noi ebbri di parole, parole nostre, avremmo bisogno di una “moratoria” alle parole per scollare le mani dal timone della vita e poter ascoltare nel silenzio una voce dall’Alto che trovi in noi sobria e silente attuazione. Gli angeli del Natale vengono all’improvviso, con passo leggero; occorre molto silenzio per accorgersi di loro. L’angelo del silenzio può introdurci ad un tacere che fa bene e che diviene un bene anche per le persone attorno a noi.

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 27 Dicembre 2013 18:09 )

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Natale: vi annuncio una grande gioia

 

Gesù il Salvatore: è lui la ragione della nostra gioia

natale2Nel Natale la Chiesa celebra ogni anno la memoria del mistero dell’incarnazione. La liturgia in questo tempo liturgico si riveste di esultanza perché Dio si è ricordato della sua misericordia e ha dato al mondo la gioia promessa: Gesù, il Salvatore. È Lui infatti la ragione della nostra gioia. Il Natale è festa di gioia. Così è stata annunciata dagli angeli la nascita di Gesù. Questo era stato anche l'invito dei profeti "Giubila, rallegrati, gioisci, esulta!" aveva scritto Sofonia. Ma la gioia annunciata non è quella del mondo. Il motivo che ci riempie di esultanza è il Signore che viene a viene ad abitare in mezzo al suo popolo. «Il Signore, re d'Israele, è in mezzo a te, non avrai più da temere la sventura» (Sof 3,15), perché, come proclama la liturgia, "è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini" (Tt 2,11). L'invito a gioire era risuonato già nella terza domenica di Avvento in cui si preannunciava come ormai terminato il tempo dell'attesa.

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 27 Dicembre 2013 18:11 )

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Il vero cristiano non pensa alla sua pace-tranquillità, ma vuole portare quella di Cristo

 

Vita cristiana non è “stare in pace fino al Cielo”, ma andare per il mondo ad annunciare Gesù che “si è fatto peccato” per riconciliare gli uomini con il Padre.

imm agine papaLa vita cristiana non è stare in un angolo a ritagliarsi una strada che porta comodamente in cielo, ma è un dinamismo che spinge a stare “sulla strada” ad annunciare che Cristo ci ha riconciliati con Dio, facendosi peccato per noi. Con il consueto argomentare profondo e diretto, Papa Francesco si sofferma sul brano della Lettera ai Corinzi, nel quale in poche righe un San Paolo insistente, quasi “di fretta”, usa per ben cinque volte il termine “riconciliazione”. E lo fa, osserva il Papa, alternando “forza” e “tenerezza”, prima esortando e poi quasi in ginocchio, “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”.

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 27 Dicembre 2013 18:13 )

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