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Considerazioni sul finire dell'anno della fede

 

Il valore aggiunto della fede aiuta l'uomo a superare le meschinerie e gli egoismi

spettatori 01A conclusione dell’Anno della Fede, il nostro Vescovo Alberto Maria Careggio nella lettera “Non chiudere la porta in faccia” – (Considerazioni sul finire dell’Anno della Fede), osserva: “Sotto l’aspetto formale, il 24 novembre termina effettivamente un anno caratterizzato da intense riflessioni e celebrazioni sul tema fondamentale della vita cristiana, ma sotto quello sostanziale non si può affatto dire: "Adesso basta parlare di fede e discorriamo d’altro!”. La fede non è un argomento, cui dedicare attenzione per uno spazio, più o meno prolungato, ma dono prezioso per la vita: “La fede mi è necessaria non meno del pane e dell’acqua”, confessa Lech Walesa e Marthe Robin aggiunge “Con la fede in Dio e la consapevolezza del suo amore, si può facilmente fare a meno del resto”. La fede è un valore aggiunto per l’uomo, per la sua vita, per le sue relazioni, per la sua pace e serenità, giacché  dischiude ampi orizzonti e spazi infiniti che aiutano a superare meschinerie, egoismi.

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L'Avvento, tempo qualitativo per far nascere in noi la Parola Eterna (Giovanni Vannucci)

 

Il risveglio 
 
k1455183L’Avvento, tempo qualitativo di preparazione alla nascita in noi della Parola Eterna, si apre con le parole gravi e ammonitrici di Cristo: il diluvio era imminente, mille segni lo preannunciavano, gli uomini continuavano a vivere la loro distratta esistenza, solo Noè e i suoi figli furono attenti e si salvarono. Questa realtà ci sgomenta, lo sgomento ci fa ripiegare nel sonno. Nel sonno, come i contemporanei di Noè, non ci è dato di vedere quello che i risvegliati scorgono: «Due saranno nel campo, uno verrà assorbito dalla veniente luce, l’altro rimarrà preso dalle divagazioni dell’esistenza intorpidita. Due donne staranno macinando il grano alla mola, una sarà assorbita dalla nuova manifestazione di Dio, l’altra continuerà a ripetere lo stesso sfibrante movimento» (Mt 24, 40-41). I non svegli rimarranno chiusi nell’indifferenza della tiepidezza, immersi in un sonno rassicurante, la loro anima non reagisce più al bene e al male e spegne in sé la scintilla divina della sua essenza personale.

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 27 Novembre 2013 12:06 )

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Pensieri sulla fede del Beato don Alberione

 

A conclusione dell’anno della fede, proponiamo delle brevi riflessioni del Beato Alberione sulla FEDE

immagine don AlberioneLa fede è la radice di ogni santificazione e di ogni apostolato. Noi crediamo, ma certamente la nostra fede non è ancora perfetta. Occorre pensare che non sempre il Signore concede le grazie che gli chiediamo per la vita presente. Concede però sempre le grazie spirituali che noi chiediamo: o quelle o altre che egli vede più utili all’anima nostra. Le grazie materiali le concede solo in quanto vede che contribuiscono al bene della nostra anima. La fede ci fa vedere la vita nel suo giusto senso; ci fa credere nel Paradiso e ce ne mostra i mezzi: la preghiera, la buona vita, la corrispondenza alla nostra vocazione, l’adempimento della nostra missione. La fede ci fa pensare in ordine all’eternità; ci fa trovare continui mezzi per tesoreggiare per la vita eterna; ci fa capire che cosa sia il sacerdozio, la dignità e i doveri: che cosa sia lo stato religioso, perché sia stato istituito e da chi fu istituito. La fede! Essa riempie di letizia i nostri giorni, ancorché in questi noi incontriamo difficoltà, tentazioni, lusinghe. La fede! Essa ci fa conoscere quanto siano misere le parole dei mondani e quanto invece sia preziosa la scienza del Vangelo. Occorre metterci davanti alle verità eterne, alla duplice eternità. Vivere di fede significa avere presenti queste grandi verità e ordinare tutta la vita al suo fine. (Pr 1p. 167)

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L'esortazione "EVANGELII GAUDIUM" chiude l'Anno della Fede

 

L'esortazione apostolica "Evangelii Gaudium": primo documento ufficiale di papa Francesco

sanpaolo3Sarà consegnata domenica prossima da Jorge Mario Bergoglio a un vescovo, a un sacerdote e a un diacono, dopo la messa che sarà celebrata in piazza San Pietro, a conclusione dell'Anno della Fede. La sua presentazione ufficiale avverrà però martedì 26 novembre. A darne l'annuncio ufficiale è monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, confermando gli altri «segni» scelti dal pontefice per la chiusura dell'Anno della Fede: la preghiera con le monache di clausura camaldolesi nel monastero all'Aventino il 21 novembre; la giornata dedicata ai catecumeni, che hanno scelto di ricevere il battesimo cristiano da adulti, del 23 novembre; l'esposizione delle reliquie dell'apostolo Pietro di domenica 24 novembre. Il presule ha parlato della solenne celebrazione di domenica prossima alle 10.30 in piazza San Pietro durante la quale papa Bergoglio partira da. "Tre segni: in modo particolare desiderano evidenziare il valore di questo momento. In primo luogo, l'esposizione delle reliquie di san Pietro. L'Anno della fede è stato pensato come un pellegrinaggio alla Tomba di Pietro. I pellegrini si sono fermati presso quella Tomba e hanno professato la fede, segno dell'unità della Chiesa e sintesi del contenuto di quanto crediamo.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 19 Novembre 2013 15:55 )

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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