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2013-2014: Anno Centenario della Famiglia Paolina fondata dal Beato don Alberione (20 agosto: 1914)

1914-2014: centenario della Famiglia Paolina (10 Istituti) fondata dal Beato don Giacomo Alberione

854431847Quando si pensa a Don Giacomo Alberione, subito affiorano alla memoria le sue molteplici opere. Infatti, oltre alle varie iniziative apostoliche in ogni campo, è nota soprattutto la sua fecondità di fondatore: cinque congregazioni religiose, quattro istituti di vita secolare consacrata, un’associazione apostolica laicale e altre istituzioni. Non è tanto conosciuta, invece, la fonte di tutta questa attività, che non è altro che il suo cuore di apostolo. Egli fece propria la sete del Maestro Gesù, espressa nelle parole: “Venite a me, voi tutti...”, che diventarono il punto di partenza per una vita spesa, nello stile dell’apostolo Paolo, suo ispiratore, per portare la luce di Cristo a tutte le genti, per fare entrare la sua parola di salvezza nel cuore delle masse, per farla arrivare presto e al maggior numero possibile di persone, raggiungendole là dove si trovano, anche nei luoghi più lontani (le “periferie” direbbe papa Francesco). Per questo vide la necessità di adoperare tutti i mezzi “più celeri ed efficaci”, in particolare quelli della comunicazione sociale. E per questo fondò un’intera Famiglia che avrebbe dovuto vivere e operare in modo tale da “essere San Paolo vivo oggi”. - Società San Paolo (SSP) - Figlie di San Paolo (FSP) - Pie Discepole del Divin Maestro (PDDM) - Suore di Gesù Buon Pastore (SJBP) - Suore Apostoline (AP) - Istituto Gesù Sacerdote (IGS) - Istituto Santa Famiglia (ISF) - Istituto San Gabriele Arcangelo (ISGA) - Istituto Maria Santissima Annunziata(IMSA) - Unione Cooperatori Paolini La sua intensa attività pastorale, però, non gli impediva di essere continuamente immerso in Dio, come i grandi contemplativi; anzi, il suo incredibile dinamismo proveniva da una profonda vita interiore, convinto, come egli era, che “le opere di Dio si fanno con gli uomini di Dio”. Don Alberione, fondatore di una grande Famiglia, apostolo e profeta dei mezzi di comunicazione sociale al servizio del Vangelo, fu, innanzitutto e prima di tutto, un uomo di Dio, docile allo Spirito e fedele alla missione che il Signore gli aveva affidato.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Agosto 2013 19:12 )

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La pace di Cristo non è la tranquillità del mondo, ma testimonianza della logica del Vangelo

 

Messaggio di Papa Francesco all'Angelus di domenica 18 agosto


Nella Liturgia di oggi ascoltiamo queste parole della Lettera agli Ebrei: «Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento» (Eb 12,1-2). E’ un’espressione che dobbiamo sottolineare in modo particolare in questo Anno della fede. Anche noi, durante tutto questo anno, teniamo lo sguardo fisso su Gesù, perché la fede, che è il nostro “sì” alla relazione filiale con Dio, viene da Lui, viene da Gesù. E’ Lui l’unico mediatore di questa relazione tra noi e il nostro Padre che è nei cieli. Gesù è il Figlio, e noi siamo figli in Lui. Ma la Parola di Dio di questa domenica contiene anche una parola di Gesù che ci mette in crisi, e che va spiegata, perché altrimenti può generare malintesi. Gesù dice ai discepoli: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione» (Lc 12,51). Che cosa significa questo? Significa che la fede non è una cosa decorativa, ornamentale; vivere la fede non è decorare la vita con un po’ di religione, come se fosse una torta e la si decora con la panna. No, la fede non è questo. La fede comporta scegliere Dio come criterio-base della vita, e Dio non è vuoto, Dio non è neutro, Dio è sempre positivo, Dio è amore, e l’amore è positivo! Dopo che Gesù è venuto nel mondo non si può fare come se Dio non lo conoscessimo. Come se fosse una cosa astratta, vuota, di referenza puramente nominale; no, Dio ha un volto concreto, ha un nome: Dio è misericordia, Dio è fedeltà, è vita che si dona a tutti noi.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 19 Agosto 2013 09:11 )

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E' una falsa spiritualità quella che non comprende la preziosità delle cose

Dio solo non basta (Michele Do)

È una falsa spiritualità quella che non comprende la preziosità delle cose. Tantissimi anni fa ho letto una frase che mi è rimasta impressa ed era il titolo di un numero della Vie spirituelle, rivista dedicata ai contemplativi: Coloro ai quali Dio solo basta. L’Evangelo parla un altro linguaggio: Dio solo non basta. Gesù quando si trova di fronte la moltitudine di coloro che lo avevano seguito dice ai suoi discepoli una parola così umana: "Come faremo a dare da mangiare a tutta questa gente? Perché se li rimando a casa digiuni, verranno meno lungo la via"."' Pagina meravigliosa sulla quale si può fondare davvero la rivoluzione cristiana. Nessuno dev'essere digiuno di cose. D'altra parte questa è anche la linea del miracolo di Cana di Galilea: sembrerebbe un miracolo inutile ed è invece il "miracolo della gioia nuova e antica", come scrive Dostoevskij. Lo stesso paradiso terrestre, senza una presenza amica, non bastava. All'attesa inespressa, muta, alla preghiera inarticolata di Adamo, alla sua tristezza Dio risponde creando la donna, la compagna dell'uomo! Dio scendeva sì, sul vespro, a passeggiare con l'uomo, ma sul volto dell'uomo c'era ugualmente un velo di tristezza, di solitudine: Dio dovette allora rivelarsi attraverso il sacramento di una presenza amica. Questa è la linea evangelica!

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Il vero dono non vuole la reciprocità (Enzo Bianchi

 

 

"Dono" senza reciprocità.

luce1-300x225Esiste ancora il dono, oggi? In una società segnata da un accentuato individualismo, con i tratti di narcisismo, egoismo, egolatria che la caratterizzano, c’è ancora posto per l’arte del donare? Ecco una domanda a mio avviso decisiva: nell’educazione, nella trasmissione alle nuove generazioni della sapienza accumulata, c’è attenzione al dono e all’azione del donare come atto autentico di umanizzazione? C’è la coscienza che il dono è la possibilità di innescare i rapporti reciproci tra umani, qualunque poi sia l’esito?
Da una lettura sommaria e superficiale si può concludere che oggi non c’è più posto per il dono ma solo per il mercato, lo scambio utilitaristico, addirittura possiamo dire che il dono è solo un modo per simulare gratuità e disinteresse là dove regna invece la legge del tornaconto. In un’epoca di abbondanza e di opulenza si può addirittura praticare l’atto del dono per comprare l’altro, per neutralizzarlo e togliergli la sua piena libertà. Si può perfino usare il dono - pensate agli «aiuti umanitari» - per nascondere il male operante in una realtà che è la guerra. Questa ambiguità che pesa sul donare e può pervertirne il significato non è nuova: già nell’antichità si diceva «Timeo Danaos et dona ferentes», «Temo i Greci anche quando portano doni»... Ma c’è pure una forte banalizzazione del dono che viene depotenziato e stravolto anche se lo si chiama «carità»: oggi si «dona» con un sms una briciola a quelli che i mass media ci indicano come soggetti - lontani! - per i quali vale la pena provare emozioni...

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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