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Pensieri sulla fede del Beato don Alberione

 

A conclusione dell’anno della fede, proponiamo delle brevi riflessioni del Beato Alberione sulla FEDE

immagine don AlberioneLa fede è la radice di ogni santificazione e di ogni apostolato. Noi crediamo, ma certamente la nostra fede non è ancora perfetta. Occorre pensare che non sempre il Signore concede le grazie che gli chiediamo per la vita presente. Concede però sempre le grazie spirituali che noi chiediamo: o quelle o altre che egli vede più utili all’anima nostra. Le grazie materiali le concede solo in quanto vede che contribuiscono al bene della nostra anima. La fede ci fa vedere la vita nel suo giusto senso; ci fa credere nel Paradiso e ce ne mostra i mezzi: la preghiera, la buona vita, la corrispondenza alla nostra vocazione, l’adempimento della nostra missione. La fede ci fa pensare in ordine all’eternità; ci fa trovare continui mezzi per tesoreggiare per la vita eterna; ci fa capire che cosa sia il sacerdozio, la dignità e i doveri: che cosa sia lo stato religioso, perché sia stato istituito e da chi fu istituito. La fede! Essa riempie di letizia i nostri giorni, ancorché in questi noi incontriamo difficoltà, tentazioni, lusinghe. La fede! Essa ci fa conoscere quanto siano misere le parole dei mondani e quanto invece sia preziosa la scienza del Vangelo. Occorre metterci davanti alle verità eterne, alla duplice eternità. Vivere di fede significa avere presenti queste grandi verità e ordinare tutta la vita al suo fine. (Pr 1p. 167)

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L'esortazione "EVANGELII GAUDIUM" chiude l'Anno della Fede

 

L'esortazione apostolica "Evangelii Gaudium": primo documento ufficiale di papa Francesco

sanpaolo3Sarà consegnata domenica prossima da Jorge Mario Bergoglio a un vescovo, a un sacerdote e a un diacono, dopo la messa che sarà celebrata in piazza San Pietro, a conclusione dell'Anno della Fede. La sua presentazione ufficiale avverrà però martedì 26 novembre. A darne l'annuncio ufficiale è monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, confermando gli altri «segni» scelti dal pontefice per la chiusura dell'Anno della Fede: la preghiera con le monache di clausura camaldolesi nel monastero all'Aventino il 21 novembre; la giornata dedicata ai catecumeni, che hanno scelto di ricevere il battesimo cristiano da adulti, del 23 novembre; l'esposizione delle reliquie dell'apostolo Pietro di domenica 24 novembre. Il presule ha parlato della solenne celebrazione di domenica prossima alle 10.30 in piazza San Pietro durante la quale papa Bergoglio partira da. "Tre segni: in modo particolare desiderano evidenziare il valore di questo momento. In primo luogo, l'esposizione delle reliquie di san Pietro. L'Anno della fede è stato pensato come un pellegrinaggio alla Tomba di Pietro. I pellegrini si sono fermati presso quella Tomba e hanno professato la fede, segno dell'unità della Chiesa e sintesi del contenuto di quanto crediamo.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 19 Novembre 2013 15:55 )

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Cinema e fede: L'AVVENTURA DEL CREDERE

 

Vale la pena soffermarsi su alcuni film di questi ultimi anni per vedere in quanti e quali modi il cinema possa diventare una risorsa nel comunicare la fede e anche per scoprire come ci narrino la fede questi documenti del nostro tempo.

854431847Il cinema si confronta con la fede fin dai suoi albori. Proprio per questo le riflessioni sul rapporto tra quest’arte moderna e la spiritualità cristiana guardano talvolta all’indietro, soffermandosi su alcuni nomi mitici: Dreyer, Bergman, Pasolini, Tarkovskij, Kies´lowski e pochi altri. Opere straordinarie, che ogni epoca può riscoprire, anche se ormai lontane dal modo di fare esperienza della fede nell’oggi e soprattutto di comunicarla. Ma la relazione tra cinema e fede non si è mai interrotta. E non c’è anno in cui non si arricchisca di qualche nuovo capitolo più o meno cinematograficamente riuscito, più o meno capace di suscitare un’eco diffusa e soprattutto più o meno serio. Perché, certo, si tratta talvolta di un rimando pretestuoso, fatto per provocare scandalo più che per capire e rappresentare questa dimensione del vivere cristiano, e prima ancora umano. Ma non è sempre così. Spesso ci si trova di fronte a tentativi sinceri di rappresentare modi di vivere capaci di andare oltre la superficie delle cose e di avventurarsi nell’incontro con l’Altro. Racconti pieni di rispetto, qualche volta di umano stupore o di nostalgia.

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Morire: l'ultima obbedienza che ci fa più uomini

Intervista a Enzo Bianchi sulla morte del cristiano

Per un cristiano la morte non può essere un evento passivo: non è possibile lasciarsi morire ma è assolutamente necessario poter fare un atto di quell’evento finale al quale non si sfugge. Certo, nella fede, e forse anche con molti dubbi e nell’angoscia, ma occorre poter dire al Signore: «Padre, quella vita che tu mi hai dato e per la quale ti ringrazio, te la rendo puntualmente, te la offro in sacrificio vivente (cf. Rm 12,1), sperando solo nella tua misericordia». In tal modo la morte diventa un atto, e così si muore nell’obbedienza, magari accogliendo le parole di chi accompagna il morente, che – se è intelligente – sa dirgli al momento giusto: «Parti, vai al Padre, nel nome del Padre che ti ha creato, nel nome del Figlio che ti ha redento, nel nome dello Spirito santo che ti ha santificato». Forse questo fare della morte un atto è ciò che ci rimette i peccati, come affermava con audacia Marco il monaco (fine V-inizio VI secolo). Forse è l’estrema possibilità di «obbedienza della fede» (Rm 1,5; 16,26) per il cristiano, che così confessa di credere nella misericordia infinita di Dio.

Ultimo aggiornamento ( Sabato 16 Novembre 2013 15:54 )

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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