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L'autorità nella Bibbia: "non deve essere così tra voi"

L’AUTORITÀ NELLA BIBBIA (Dr. Prof. Bruna Costacurta)


icona-miniatura-lavanda-dei-piedi b6e9105b41d7d723b326cd041a726776.image.330x330“Non deve essere così tra di voi”: queste parole tratte dal Vangelo sono state
appropriatamente scelte come filo conduttore di questa Assemblea che vuole
riflettere sul “servizio dell’autorità”. Sono le parole che Gesù pronuncia dopo la
richiestadella madredei figli di Zebedeo di sedere alla sua destra e alla sua
sinistra. Rivolgendosi agli altri apostoli, scandalizzati da quella richiesta, Gesù
dice: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le
opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti»(Mt 20,25-28). L’esercizio del potere, invece di essere aiuto alla crescita e contributo al bene comune, si tramutaspesso in vessazione, esibizione di superiorità e una volontà di sopraffazione che tende a opprimere e rendere l’altro schiavo, umiliandolo, sminuendolo, violentandolo. Ma tra i discepoli di Gesù non può essere così e nelle comunità che camminano alla sua sequela non c’è posto per il potere ma solo per quell’esercizio di  autorità che si fa servizio amorevole, nella piena disponibilità di sé, fino a dare la vita per coloro che Dio affida a chi deveessere esempio e guida sul sentiero arduo della santità.

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Consacrazione o affidamento? Una corretta spiritualità mariana

 


beato angelicoIn qualsiasi tema teologico non è da sottovalutare il problema del linguaggio. La parola infatti non è un'etichetta che poniamo sulle realtà, ma un'espressione che fa tutt'uno con la cosa che vogliamo indicare. Anche parlando di Maria dobbiamo vigilare perché il linguaggio sia preciso e trasmetta genuinamente i contenuti che la riguardano.

Accogliere Maria

Per regolare il nostro linguaggio nei riguardi di Maria, dobbiamo rifarci al celebre episodio narrato da Giovanni, dove Gesù dall'alto della croce rivela e dona Maria come madre del discepolo amato (Gv 19,25-27). Esiste ormai un consenso tra gli esegeti nel considerare questo episodio una "scena di rivelazione" – secondo la formula di Michel De Goedt – per cui l'interpretazione del testamento filiale di Gesù verso sua madre non costituisce l'obiettivo principale della scena. Se fosse così, l'episodio si ridurrebbe a un atto rientrante nella sfera privata e familiare, e risulterebbe – secondo la pittoresca espressione di R. Brown – «un pesce fuor d'acqua in mezzo agli episodi spiccatamente simbolici che lo circondano nel racconto della crocifissione». Lo stesso autore, non certo incline al massimalismo mariano, insiste in maniera inattesa sul carattere teologico o meglio storico-salvifico della scena, costruita secondo la formula rivelatoria: «In questa formula, chi parla rivela il mistero della speciale missione salvifica che l'interlocutore intraprenderà; quindi, la condizione di figlio e quella di madre, proclamate dalla croce, hanno valore per il piano di Dio e sono in relazione con quello che si sta compiendo con l'innalzamento di Gesù sulla croce». Giovanni non solo afferma che l'identità di Maria consiste nell'essere madre e quella del discepolo di essere figlio, ma trasmette la convinzione che l'«episodio ai piedi della croce è il completamento dell'opera che il Padre ha dato da fare a Gesù, nel contesto dell'adempimento della Scrittura».
Circa l'atteggiamento fondamentale da assumere di fronte a Maria, dopo la rivelazione della sua maternità nell'ordine della grazia, non c'è dubbio che esso sia costituito dall'accoglienza, proprio come ha fatto il discepolo amato: «E da quell'ora il discepolo la accolse tra i suoi beni» (Gv 19,27).

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Pentecoste: familiarizziamoci con lo Spirito Santo!

 

«Chi è presso di me è presso il fuoco»
Origene (185-254), Omelia su Geremia Libro I [III]

Lo Spirito Santo: Spirito creatore, Spirito di Cristo, Amore che unisce il Padre e il Figlio, Spirito che anima la Chiesa, Spirito che trasfigura il cosmo, Spirito che muove l’intimo dei cuori, Spirito promesso e atteso, desiderato e imprevedibile, memoria e novità, impeto del vento e soffio leggero, scriba della nuova alleanza…
Alcune letture che invitano ad esporsi al Vento per vivere del suo respiro, esporsi al Fuoco per consumarsi della sua fiamma, nel cuore e nella Chiesa.

Dai "Discorsi" di un anonimo autore africano del sec. VI
Discorso 8, 1-3; Patrologia Latina 65, 743-744

Ora [a Pentecoste] la Chiesa, radunata per opera dello Spirito Santo, esprime la sua unità in tutte le lingue. Perciò se qualcuno dirà a uno di noi: Hai ricevuto lo Spirito Santo, per quale motivo non parli in tutte le lingue? Devi rispondere: Certo che parlo in tutte le lingue, infatti sono inserito in quel corpo di Cristo cioè nella Chiesa, che parla tutte le lingue. Che cosa altro in realtà volle significare Dio per mezzo della presenza dello Spirito Santo, se non che la sua Chiesa avrebbe parlato in tutte le lingue? Si compì in questo modo ciò che il Signore aveva promesso: Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, ma si mette vino nuovo in otri nuovi e così ambedue si conservano (cfr. Lc 5, 37-38). Perciò quando si udì parlare in tutte le lingue, alcuni a ragione andavano dicendo: "Costoro si sono ubriacati di mosto" (At 2, 13).

Infatti erano diventati otri nuovi rinnovati dalla grazia della santità, in modo che ripieni di vino nuovo, cioè dello Spirito Santo, parlando tutte le lingue, erano ferventi, e rappresentavano con quel miracolo evidentissimo che la Chiesa sarebbe diventata cattolica per mezzo delle lingue di tutti i popoli. Celebrate quindi questo giorno, come membra dell’unico corpo di Cristo. Infatti non lo celebrerete inutilmente se voi sarete quello che celebrate. Se cioè sarete incorporati a quella Chiesa, che il Signore colma di Spirito Santo, estende con la sua forza in tutto il mondo, riconosce come sua, venendo da essa riconosciuto. Lo Sposo non ha abbandonato la sua Sposa, perciò nessuno gliene può dare un’altra diversa.

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Grande attenzione del Papa alla realtà in evoluzione dei media digitali

 

immagine don AlberioneIl Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013, può essere forse meglio compreso come l'ultimo capitolo della riflessione permanente sui nuovi media del Papa emerito Benedetto. Negli ultimi cinque anni, Papa Benedetto ha mostrato una grande attenzione alla realtà in evoluzione dei media digitali e al loro significato per l'umanità e per la Chiesa.

Quest'anno, la sua attenzione si focalizza sui social network e la sua preoccupazione consiste nell’invitare le persone ad apprezzare il potenziale di queste reti per contribuire alla promozione dello sviluppo umano e della solidarietà. Egli delinea alcuni degli atteggiamenti fondamentali e degli impegni che saranno richiesti a coloro che sono attivi nei social network, se si vuole che sviluppino questo potenziale. Inoltre, durante questo Anno della Fede, si rivolge ai credenti impegnati nelle reti sociali e chiede loro di riflettere su come la loro presenza può contribuire a far conoscere il messaggio evangelico dell'amore di Dio per tutti gli uomini. Papa Benedetto XVI aveva già definito le nuove tecnologie della comunicazione “un dono per l'umanità” (Messaggio, 2009) e aveva sottolineato che “non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa” (Messaggio, 2011). Le tecnologie, tuttavia, non portano automaticamente a un cambiamento per il meglio: “I mezzi di comunicazione sociale non favoriscono la libertà né globalizzano lo sviluppo e la democrazia per tutti semplicemente perché moltiplicano le possibilità di interconnessione e di circolazione delle idee. Per raggiungere simili obiettivi bisogna che essi siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e siano posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale” (Caritas in veritate 73, 2009). Afferma chiaramente che sono necessari uno sforzo e un impegno da parte dell’uomo, dal momento che “lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione” (Messaggio, 2013).

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 10 Maggio 2013 09:37 )

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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