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I due segreti di don Alberione (di Stefano Lamera)

 

"Muoio... Arrivederci... Paradiso! (le ultime Parola del Beato don Alberione)

Un gruppo dei primi preti IGS con don AlberioneLa sera del 26 novembre 1971 - prima che il Papa Paolo VI di ritorno dalla visita a don Alberione morente, giungesse in Vaticano - il Fondatore della Famiglia Paolina rimetteva nelle mani di Dio Padre il suo spirito. L'orologio segnava le 18,26. Le ultime parole lasciate in eredità ai suoi figli furono un invito alla speranza:"Muoio... Arrivederci, Paradiso!". A 25 anni dalla sua morte, questo umile sacerdote, che ha riempito il mondo delle sue opere e ha dato alla Chiesa "Nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo moderno e con i mezzi moderni" (Paolo VI), resta per molti ancora sconosciuto. Almeno noi, membri di famiglia, chiediamoci quale sia stato il segreto del prodigioso sviluppo dell'Opera di don Alberione. Sono state pubblicate valide ricapitolazioni sulla sua vita e sulla sua missione. Ma restano pur sempre da scoprire aspetti e momenti degni di essere ricordati.Don Alberione è l'unico Fondatore nella storia della Chiesa che ebbe la fortuna di vedere approvata e confermata da un Concilio Ecumenico, la sua Opera.

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Dichiarazione del Papa e del Patriarca Bartolomeo a Gerusalemme

Membri della stessa famiglia cristiana

20140525 CRO NW01 00541. Come i nostri venerati predecessori, il Papa Paolo VI ed il Patriarca Ecumenico Athenagoras, si incontrarono qui a Gerusalemme cinquant’anni fa, così anche noi, Papa Francesco e Bartolomeo, Patriarca Ecumenico, abbiamo voluto incontrarci nella Terra Santa, “dove il nostro comune Redentore, Cristo Signore, è vissuto, ha insegnato, è morto, è risuscitato ed è asceso al cielo, da dove ha inviato lo Spirito Santo sulla Chiesa nascente” (Comunicato congiunto di Papa Paolo VI e del Patriarca Athenagoras, pubblicato dopo l’incontro del 6 gennaio 1964).  Questo nostro incontro, un ulteriore ritrovo dei Vescovi delle Chiese di Roma e di Costantinopoli, fondate rispettivamente dai due fratelli Apostoli Pietro e Andrea, è per noi fonte di intensa gioia spirituale e ci offre l’opportunità di riflettere sulla profondità e sull’autenticità dei legami esistenti tra noi, frutto di un cammino pieno di grazia lungo il quale il Signore ci ha guidato, a partire da quel giorno benedetto di cinquant’anni fa.

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"Amate con generosa e totale dedizione le persone e le comunità"

 

Il discorso di papa Francesco alla 66esima Assemblea Generale della Cei,19 maggio 2014

images 68A me sempre ha colpito come finisce questo dialogo fra Gesù e Pietro: “Seguimi!” (Gv 21,19). L’ultima parola. Pietro era passato per tanti stati d’animo, in quel momento: la vergogna, perché si ricordava delle tre volte che aveva rinnegato Gesù, e poi un po’ di imbarazzo, non sapeva come rispondere, e poi la pace, è stato tranquillo, con quel “Seguimi!”. Ma poi, è venuto il tentatore un’altra volta, la tentazione della curiosità: “Dimmi, Signore, e di questo [l’apostolo Giovanni] che puoi dirmi? Cosa succederà a questo?”. “A te non importa. Tu, seguimi”. Io vorrei andarmene con questo messaggio, soltanto… L’ho sentito mentre ascoltavo questo: “A te non importa. Tu, seguimi”. Quel seguire Gesù: questo è importante! E’ più importante da parte nostra. A me sempre, sempre ha colpito questo… Vi ringrazio di questo invito, ringrazio il Presidente delle sue parole. Ringrazio i membri della Presidenza… Un giornale diceva, dei membri della Presidenza, che “questo è uomo del Papa, questo non è uomo del Papa, questo è uomo del Papa…”. Ma la presidenza, di cinque-sei, sono tutti uomini del Papa!, per parlare con questo linguaggio “politico”… Ma noi dobbiamo usare il linguaggio della comunione. Ma la stampa a volte inventa tante cose, no?

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Il diavolo è diventato liquido

 

Intervista all'esorcista Sante Babolin (già professore di filosofia alla Gregoriana)
 
 images 98«Non ho mai dubitato dell’esistenza del diavolo e dei suoi influssi sull’uomo, ma da quando faccio l’esorcista ho davvero capito che cosa significhi. Il Maligno è capace di distruggere culture, di distruggere popoli. Invidia l’uomo, soprattutto ne invidia la capacità di amare e a causa di questa invidia c’è tanta gente che soffre. Ho insegnato filosofia alla Gregoriana per oltre 30 anni. Quando sono tornato a Padova, la mia diocesi, il vescovo Antonio Mattiazzo mi ha affidato questo ministero. In sette anni ho seguito oltre 1300 persone con disagi dell’anima più o meno gravi. E si tratta di uomini e donne della sola diocesi perché ho deciso, d’accordo con i Superiori, di non accogliere le richieste che vengono da fuori diocesi. Un po’ perché non riuscirei, un po’ perché è importante che i vescovi comprendano l’urgenza del problema e non trascurino la nomina di esorcisti».

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