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Il riso abbonda sulle labbra di chi crede (Bruno Forte)

 

L'importanza del sorriso

560362 352038811551593 1587981847 nAlla luce della fede biblica la domanda se Dio possa ridere o, almeno, sorridere, non è così ingenua come potrebbe sembrare, quasi fosse voce di un’indebita proiezione della nostra leggerezza sull’indicibile. In realtà, riso e sorriso riferiti a Dio sono temi tutt’altro che assenti nella Sacra Scrittura, come nell’intera tradizione ebraico-cristiana. L’ebraismo può, dunque, essere considerato la religione del riso e del sorriso? Scholem Aleichem, scrittore ebreo autore di deliziosi racconti dove il pianto si mescola delicatamente al riso, non esita a rispondere affermativamente: «L’identità ebraica è uno scoppio di risa». E una delle feste più care alla coscienza collettiva d’Israele è quella di purim, festa della gioia per il dono della salvezza ricevuta da Dio per mano di una donna, Ester, festa dello scampato pericolo e del rivolgimento delle sorti, dove il cattivo Aman muore sul palo cui voleva appendere il giusto Mardocheo.

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"La vostra vocazione di consacrati secolari è affascinante e fondamentale perché in essa si gioca la salvezza non solo delle persone, ma anche delle Istituzioni (Papa Francesco)

 

UDIENZA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO PROMOSSO DALLA CONFERENZA ITALIANA DEGLI ISTITUTI SECOLARI (Sabato, 10 maggio 2014)
 
mosaico Cristo nParole pronunciate a braccio dal Santo Padre: Io ho scritto un discorso per voi, ma oggi è accaduto qualcosa. È colpa mia perché ho dato due udienze non dico nello stesso tempo, ma quasi. Per questo ho preferito consegnarvi il discorso, perché leggerlo è noioso, e dirvi due o tre cosette che forse vi aiuteranno. Dal tempo in cui Pio XII ha pensato questo, e poi la Provida Mater Ecclesia, è stato un gesto rivoluzionario nella Chiesa. Gli istituti secolari sono proprio un gesto di coraggio che ha fatto la Chiesa in quel momento; dare struttura, dare istituzionalità agli istituti secolari. E da quel tempo fino ad ora è tanto grande il bene che voi fate nella Chiesa, con coraggio perché c’è bisogno di coraggio per vivere nel mondo. Tanti di voi soli, nel vostro appartamento vanno, vengono; alcuni in piccole comunità. Tutti i giorni, fare la vita di una persona che vive nel mondo, e nello stesso tempo custodire la contemplazione, questa dimensione contemplativa verso il Signore e anche nei confronti del mondo, contemplare la realtà, come contemplare le bellezze del mondo, e anche i grossi peccati della società, le deviazioni, tutte queste cose, e sempre in tensione spirituale… Per questo la vostra vocazione è affascinante, perché è una vocazione che è proprio lì, dove si gioca la salvezza non solo delle persone, ma delle istituzioni. E di tante istituzioni laiche necessarie nel mondo. Per questo io penso così, che con la Provida Mater Ecclesia la Chiesa ha fatto un gesto davvero rivoluzionario!

Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Giugno 2014 09:27 )

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Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA XLVIII GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI  [Domenica, 1 giugno 2014]

images 35Cari fratelli e sorelle, oggi viviamo in un mondo che sta diventando sempre più “piccolo” e dove, quindi, sembrerebbe essere facile farsi prossimi gli uni agli altri. Gli sviluppi dei trasporti e delle tecnologie di comunicazione ci stanno avvicinando, connettendoci sempre di più, e la globalizzazione ci fa interdipendenti. Tuttavia all’interno dell’umanità permangono divisioni, a volte molto marcate. A livello globale vediamo la scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri. Spesso basta andare in giro per le strade di una città per vedere il contrasto tra la gente che vive sui marciapiedi e le luci sfavillanti dei negozi. Ci siamo talmente abituati a tutto ciò che non ci colpisce più. Il mondo soffre di molteplici forme di esclusione, emarginazione e povertà; come pure di conflitti in cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche religiose.

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I due segreti di don Alberione (di Stefano Lamera)

 

"Muoio... Arrivederci... Paradiso! (le ultime Parola del Beato don Alberione)

Un gruppo dei primi preti IGS con don AlberioneLa sera del 26 novembre 1971 - prima che il Papa Paolo VI di ritorno dalla visita a don Alberione morente, giungesse in Vaticano - il Fondatore della Famiglia Paolina rimetteva nelle mani di Dio Padre il suo spirito. L'orologio segnava le 18,26. Le ultime parole lasciate in eredità ai suoi figli furono un invito alla speranza:"Muoio... Arrivederci, Paradiso!". A 25 anni dalla sua morte, questo umile sacerdote, che ha riempito il mondo delle sue opere e ha dato alla Chiesa "Nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo moderno e con i mezzi moderni" (Paolo VI), resta per molti ancora sconosciuto. Almeno noi, membri di famiglia, chiediamoci quale sia stato il segreto del prodigioso sviluppo dell'Opera di don Alberione. Sono state pubblicate valide ricapitolazioni sulla sua vita e sulla sua missione. Ma restano pur sempre da scoprire aspetti e momenti degni di essere ricordati.Don Alberione è l'unico Fondatore nella storia della Chiesa che ebbe la fortuna di vedere approvata e confermata da un Concilio Ecumenico, la sua Opera.

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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