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Cinema e fede: L'AVVENTURA DEL CREDERE

 

Vale la pena soffermarsi su alcuni film di questi ultimi anni per vedere in quanti e quali modi il cinema possa diventare una risorsa nel comunicare la fede e anche per scoprire come ci narrino la fede questi documenti del nostro tempo.

854431847Il cinema si confronta con la fede fin dai suoi albori. Proprio per questo le riflessioni sul rapporto tra quest’arte moderna e la spiritualità cristiana guardano talvolta all’indietro, soffermandosi su alcuni nomi mitici: Dreyer, Bergman, Pasolini, Tarkovskij, Kies´lowski e pochi altri. Opere straordinarie, che ogni epoca può riscoprire, anche se ormai lontane dal modo di fare esperienza della fede nell’oggi e soprattutto di comunicarla. Ma la relazione tra cinema e fede non si è mai interrotta. E non c’è anno in cui non si arricchisca di qualche nuovo capitolo più o meno cinematograficamente riuscito, più o meno capace di suscitare un’eco diffusa e soprattutto più o meno serio. Perché, certo, si tratta talvolta di un rimando pretestuoso, fatto per provocare scandalo più che per capire e rappresentare questa dimensione del vivere cristiano, e prima ancora umano. Ma non è sempre così. Spesso ci si trova di fronte a tentativi sinceri di rappresentare modi di vivere capaci di andare oltre la superficie delle cose e di avventurarsi nell’incontro con l’Altro. Racconti pieni di rispetto, qualche volta di umano stupore o di nostalgia.

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Morire: l'ultima obbedienza che ci fa più uomini

Intervista a Enzo Bianchi sulla morte del cristiano

Per un cristiano la morte non può essere un evento passivo: non è possibile lasciarsi morire ma è assolutamente necessario poter fare un atto di quell’evento finale al quale non si sfugge. Certo, nella fede, e forse anche con molti dubbi e nell’angoscia, ma occorre poter dire al Signore: «Padre, quella vita che tu mi hai dato e per la quale ti ringrazio, te la rendo puntualmente, te la offro in sacrificio vivente (cf. Rm 12,1), sperando solo nella tua misericordia». In tal modo la morte diventa un atto, e così si muore nell’obbedienza, magari accogliendo le parole di chi accompagna il morente, che – se è intelligente – sa dirgli al momento giusto: «Parti, vai al Padre, nel nome del Padre che ti ha creato, nel nome del Figlio che ti ha redento, nel nome dello Spirito santo che ti ha santificato». Forse questo fare della morte un atto è ciò che ci rimette i peccati, come affermava con audacia Marco il monaco (fine V-inizio VI secolo). Forse è l’estrema possibilità di «obbedienza della fede» (Rm 1,5; 16,26) per il cristiano, che così confessa di credere nella misericordia infinita di Dio.

Ultimo aggiornamento ( Sabato 16 Novembre 2013 15:54 )

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Il Padre nostro (commentato da Bruno Forte)

"Pregando non sprecate parole come i pagani..."

Gesù disse: "Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro…" (Matteo 6,7 ss).
 
Padre, Tu non sei un Dio lontano e straniero, ma il Padre, Colui cui il Figlio eterno, fatto uomo per noi, si rivolge col nome della tenerezza, della confidenza, dell’abbandono fiducioso e pieno: “Abbà”! Con Lui anche noi possiamo chiamarTi Padre, sapendo che lo sei: perché il Tuo amore non si fonda sui nostri meriti, ma unicamente sulla Tua bontà, mai stanca di cominciare ad amare. Tu sei Padre - Madre nell’amore perché il Tuo amore è gratuito e sempre nuovo: veramente, Tu non ci ami perché siamo buoni o belli, ma ci rendi buoni e belli perché ci ami! A Te, Dio eterno, altissimo onnipotente e buono, ciascuno può dire con fiducia totale: Padre mio, io mi abbandono a te. Fa’ di me ciò che Ti piace.

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La preghiera cristiana

La spiritualità cristiana: la preghiera (1)

DSCN1922Spazio privilegiato, in cui si coltiva la vita nello Spirito è l’esperienza di preghiera. La preghiera è via alla fede, e molte delle nostre più profonde intuizioni spirituali nascono dallo stare in ascolto e in preghiera davanti a Dio. Pregare, ovviamente, non è recitare parole per convincere Dio a fare ciò che noi desideriamo. Quasi tutti veniamo da una cattiva o se non altro ambigua educazione alla preghiera. Purtroppo, fin da piccoli fummo educati a «dire preghiere», meno, molto meno, a «stare davanti a Dio». Educati a dire parole nella preghiera, con il conseguente inganno di pensare che dal numero delle preghiere sia misurata la religiosità di ciascuno di noi. Eppure Gesù aveva detto: «Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate» (Mt 6, 7-8). Scrive Anthony Bloom, metropolita della chiesa ortodossa russa: «Ricordo che una delle prime persone che venne a chiedermi consigli dopo che ero stato ordinato presbitero fu una vecchia signora che disse: “Padre, ho pregato quasi incessantemente per quattordici anni, e non ho mai avvertito la presenza di Dio”.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 12 Novembre 2013 09:59 )

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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