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La fede cristiana genuina (Romano Penna)

 

Il termine "FEDE" è tra quelli più abusati come succede per altri vocaboli come "amore"

Introd Teologia EAD Il semplice termine "fede" è tra quelli abusati, come succede per altri vocaboli italiani quali "amore", "laico", "storia", la cui semantica oscilla tra significati molto diversi e persino contrastanti. Per esempio, si parla della storia d'Italia e della storia di Cappuccetto rosso! Almeno gli inglesi distinguono tra history e story. Si può dunque discorrere di martiri che muoiono «per la fede» e anche di attestazioni ufficiali concluse con la formula «in fede». Inoltre, si può parlare di buona fede e di fede nel progresso o nelle proprie idee o in sé stessi, e persino nelle stelle o negli oroscopi, per non dire del fideismo che della fede è solo una contraffazione. Quanto poi al verbo credere, nella parlata corrente può addirittura esprimere incertezza, se non proprio un dubbio, dando persino origine a parole come "credulone" sinonimo di citrullo. Il concetto di certezza ha una sua varia gradazione, poiché la certezza matematica non corrisponde propriamente alla certezza storica. Del resto, stando al celebre assioma del filosofo Karl Popper, è scientifico solo ciò che si presta alla sua falsificabilità. Ma un atto di amore non sta sul piano della scienza, anzi ad essa si contrappone come la libertà alla necessità!.

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La pace ci chiede molto di più della guerra: siamo disposti ad accettarlo?

 

Le preghiere, il digiuno di oggi e le responsabilità di domani

DSC00529Stiamo vivendo tutti con particolare partecipazione queste ore. L'appello rivolto domenica scorsa da Papa Francesco per una giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria (ma anche negli altri posti dimenticati nel mondo dove si muore a causa della guerra) ha fatto breccia nel cuore di molti. Ci ha dato «qualcosa da fare» in una situazione in cui abbiamo sperimentato troppo a lungo un'impotenza che - alla fine - ha generato indifferenza. Proprio per questo - però - dobbiamo anche porci una domanda di fondo: per che cosa preghiamo oggi quando invochiamo da Dio il dono della pace? In occasioni come questa corriamo sempre infatti un grosso rischio: quello di pensare alla preghiera come qualcosa di fondamentalmente magico, un momento per invocare dall'alto un intervento di Dio che da solo risolva una situazione ingarbugliata in cui il mondo si è andato a cacciare. Una parentesi che ci permetta di tornare poi domani - con grande tranquillità - a farci gli affari nostri.

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La pace, dono di Dio e profezia dei cristiani (Enzo Bianchi)

 

Rimanere nella Parola per ricomprendere lo shalom, la pace evangelica
 
P1030368Il mio contributo, certo del primato dell'Evangelo, va alle fonti, alla parola di Dio, per rileggere e ricomprendere lo shalom, la pace evangelica. Per arrivare ad una visione cristiana della pace si possono percorrere due vie: la prima è quella di fare un discorso primario, diretto, senza mediazioni, un discorso che nasce solo dall'ascolto della Parola; l'altra via è quella di aprire un discorso che tenga conto dei dati biblici ma che, volendosi capace di ricezione anche da uomini non cristiani, si apra alla sapienza umanistica, cerchi un dialogo, un confronto con essi. Questa seconda via è quanto mai necessaria e urgente ed io non penso affatto a minimizzarla, tuttavia in questa occasione preferirei fermarmi alla prima possibilità, sia perché credo sia primaria ed essenziale per percorrere poi la seconda, sia perché è innanzi tutto a livello biblico che si registra una scarsità di contributi sulla pace anche nel periodo (gli anni sessanta) che vide una fecondità di interventi su questo tema; inoltre non vorrei che restassero delle diffidenze nei confronti dell'annuncio di pace biblico, soprattutto per quel che riguarda l'Antico Testamento, purtroppo così sovente ritenuto, nella storia della chiesa, fonte di teologia della guerra, almeno di quella detta «Guerra Santa». Occorre subito fare una precisazione sul linguaggio biblico perché purtroppo il nostro termine «pace» nel linguaggio corrente risulta molto depauperato rispetto ai termini shalom dell'Antico e eirene del Nuovo Testamento.

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L'OMELIA (Severino Dianich)

 

Il Concilio Vaticano II ha messo in onore il termine classico "omelia"

imagesIl termine "omelia" che sta avendo fortuna nel magistero papale, in realtà non faceva parte del linguaggio cattolico prima del Vaticano II. Si usava la parola "predica". È stato il Concilio a rimettere in onore il termine classico "omelia". Agli inizi di questo nuovo pontificato stiamo assistendo a un fatto straordinario: se sfogliamo le pagine de L'Osservatore Romano, possiamo notare che in gran parte sono occupate dalle omelie della celebrazione eucaristica quotidiana del Papa, più che da discorsi programmatici, encicliche o documenti. Non saprei dire, naturalmente, se si tratta di una precisa idea di Papa Francesco, di voler dare al suo magistero soprattutto la forma dell'omelia. Ma il fatto risveglia la prospettiva di un magistero papale, meno impostato giuridicamente e moralisticamente e più chiaramente scaturito dalla meditazione della parola di Dio all'interno dell'azione liturgica. Riflettendo sulla teologia del papato, in un mio libro di pochi anni fa, ponevo infatti l'interrogativo: come mai un'enciclica, firmata a tavolino nelle stanze del palazzo, dovrebbe avere più valore per la coscienza cattolica di un'omelia pronunciata dal Papa all'ambone, mentre, nella ricca atmosfera di grazia del sacramento, egli celebra l'eucaristia, meditando con il suo popolo le sante pagine della parola di Dio? Il termine "omelia" che sta avendo una particolare fortuna anche nel magistero papale, in realtà non faceva parte dell'abituale linguaggio cattolico prima del Vaticano II. La parola più usata era "la predica". Ora, "fare la predica", è diventata un'espressione poco simpatica. Chi si sente fare la predica in genere si irrita, perché rimproverato e, per di più, in maniera pedante e noiosa. Dal grande patrimonio dei Padri della Chiesa ci sono pervenute in grande abbondanza le loro prediche, pronunciate nelle celebrazioni liturgiche: le edizioni antiche come quelle contemporanee le intitolano: "Omelie di... su...". Abbiamo in mano parole di Basilio o del Crisostomo o di Agostino o di Leone Magno o di Gregorio, e di tanti altri, che predicavano al loro popolo soprattutto durante la messa, commentando il vangelo di Giovanni, o la Lettera ai Filippesi, o la Genesi, o il profeta Geremia, ecc.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 03 Settembre 2013 09:25 )

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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