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Il problema dei passi biblici dove Dio si manifesta adirato e sdegnato... (Enzo Bianchi)

La violenza e Dio

Nelle sante Scritture ci sono parole dure, espressioni che ai nostri orecchi suonano sgradevoli, testimonianze su sentimenti dei credenti ma anche di Dio che ci urtano e qualche volta forse ci scandalizzano. Le Scritture non allettano, raramente seducono, anzi spesso contestano le nostre certezze religiose fino a contraddirle. È vero, numerosi sono i passi delle Scritture in cui Dio appare nella collera, irato, sdegnato fino a punire con la rovina, la morte e l’annientamento chi contraddice la sua volontà e la sua legge, e non pochi sono i passi in cui Dio stesso, il nostro Dio, ordina l’uccisione, lo sterminio di uomini… Nel II secolo d.C., quando ormai si imponeva una Chiesa fatta di gojim, di pagani passati alla fede in Gesù Cristo, Marcione, di fronte a queste difficoltà presentate soprattutto dall’Antico Testamento alla fede dei credenti, rigettò il Dio e le Scritture dell’Antico Testamento e cercò di vedere nel Dio di Gesù Cristo un Dio nuovo. Naturalmente il suo tentativo di epurare le Scritture non poté fermarsi all’Antico Testamento, ma continuò nella discriminazione dei libri del Nuovo Testamento. Una logica che mai può essere arrestata quando si intraprende la via marcionita…

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Il dono, la fede, la libertà cristiana

L’esperienza della fede è un dono: l’uomo ascolta la Parola e accoglie nella libertà la rivelazione gratuita di Dio che lo chiama a una relazione nuova con lui.

giovani 001Essere-nella-fede è il vivere un’amicizia, un’intesa ormai risoluta con Dio, che accetta le contraddizioni della realtà. Giovanni 4,10 parla dell’esperienza della fede come di un dono. Sul tema del dono, che appare sempre più come un qualificante della forma umana di relazione e di scambio, oggi c’è una ricerca molto viva e interessante. Che cosa accade quando un uomo parla a un altro uomo? Che cosa accade quando un uomo offre un dono a un altro uomo? Alla domanda va risposto anzitutto: qualcosa va da colui che dona o parla verso colui che è fatto oggetto di un dono o interlocutore di una parola. La fonte che è nel donante, il fatto che egli un giorno comincia a parlarci e a donarci qualcosa, non può provenire da chi è fatto oggetto del dono o partner del dialogo: essa deve essere semplicemente accolta. Nello stesso tempo va detto che, se un dono non fosse riconosciuto e accolto come tale, non sarebbe dono: io non ho ancora ricevuto un dono per il fatto che colui che vuole donare pone qualche cosa accanto a me od opera qualcosa nel mio spirito, senza che io me ne accorga o lo intenda e riceva nel suo carattere di dono lasciandolo vivere in me come dono.

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Considerazioni sul finire dell'anno della fede

 

Il valore aggiunto della fede aiuta l'uomo a superare le meschinerie e gli egoismi

spettatori 01A conclusione dell’Anno della Fede, il nostro Vescovo Alberto Maria Careggio nella lettera “Non chiudere la porta in faccia” – (Considerazioni sul finire dell’Anno della Fede), osserva: “Sotto l’aspetto formale, il 24 novembre termina effettivamente un anno caratterizzato da intense riflessioni e celebrazioni sul tema fondamentale della vita cristiana, ma sotto quello sostanziale non si può affatto dire: "Adesso basta parlare di fede e discorriamo d’altro!”. La fede non è un argomento, cui dedicare attenzione per uno spazio, più o meno prolungato, ma dono prezioso per la vita: “La fede mi è necessaria non meno del pane e dell’acqua”, confessa Lech Walesa e Marthe Robin aggiunge “Con la fede in Dio e la consapevolezza del suo amore, si può facilmente fare a meno del resto”. La fede è un valore aggiunto per l’uomo, per la sua vita, per le sue relazioni, per la sua pace e serenità, giacché  dischiude ampi orizzonti e spazi infiniti che aiutano a superare meschinerie, egoismi.

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L'Avvento, tempo qualitativo per far nascere in noi la Parola Eterna (Giovanni Vannucci)

 

Il risveglio 
 
k1455183L’Avvento, tempo qualitativo di preparazione alla nascita in noi della Parola Eterna, si apre con le parole gravi e ammonitrici di Cristo: il diluvio era imminente, mille segni lo preannunciavano, gli uomini continuavano a vivere la loro distratta esistenza, solo Noè e i suoi figli furono attenti e si salvarono. Questa realtà ci sgomenta, lo sgomento ci fa ripiegare nel sonno. Nel sonno, come i contemporanei di Noè, non ci è dato di vedere quello che i risvegliati scorgono: «Due saranno nel campo, uno verrà assorbito dalla veniente luce, l’altro rimarrà preso dalle divagazioni dell’esistenza intorpidita. Due donne staranno macinando il grano alla mola, una sarà assorbita dalla nuova manifestazione di Dio, l’altra continuerà a ripetere lo stesso sfibrante movimento» (Mt 24, 40-41). I non svegli rimarranno chiusi nell’indifferenza della tiepidezza, immersi in un sonno rassicurante, la loro anima non reagisce più al bene e al male e spegne in sé la scintilla divina della sua essenza personale.

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 27 Novembre 2013 12:06 )

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