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Manfredonia, morto a 66 anni l'arcivescovo Michele Castoro

 
Era da tempo molto malato. Era anche presidente di Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo. 
 
È morto la notte scorsa all'età di 66 anni, dopo una dolorosa malattia, monsignor Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Castoro era anche presidente di Casa Sollievo della Sofferenza, l'ospedale voluto da Padre Pio a San Giovanni Rotondo, e direttore generale dei Gruppi di Preghiera San Pio da Pietrelcina. La salma del vescovo sarà esposta nella cappella grande di Casa Sollievo della Sofferenza sino alle ore 12: durante la mattinata ci saranno momenti di preghiera organizzati dai cappellani e dalle suore dell'ospedale.
 

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Per formarsi non basta conoscere

 
L’uomo può conoscere il bene, sapere anche che quel bene è, nel senso migliore, il suo vero interesse eppure continuare a vivere nella mediocrità.
 
“Nel dialogo e nell’incontro personale con Cristo le semplici impressioni soggettive non bastano: gli elementi di conoscenza approfondita alla luce della Parola garantiscono l’oggettività che tuttavia non può essere mai completa; elementi di affettività provenienti dal nostro vissuto possono introdurre distorsioni nella percezione di Cristo e così lo sforzo di volontà basato su una religiosità personale possono allontanarci dall’esprimere la vera religiosità gradita al Dio biblico. L’affermazione: “conoscere è uguale a cambiare” è un mito. Colui che conosce il bene non per questo lo fa. Quando la conoscenza diventa l’obiettivo del processo formativo, succede che se il cambiamento non si realizza, si dirà che il soggetto non ha imparato abbastanza, oppure che è cattivo, ingrato, non generoso.

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Una questione di forza · Per la fecondità nella Chiesa

 
Perché parlare della forza e del dono della forza in un convegno il cui tema è «Frutti»? Secondo me, non si può parlare di frutti, e dunque di fecondità, senza ricordare la loro fonte od origine.
 
Nella parabola della vite nel vangelo secondo san Giovanni (cfr. 15, 1-10), il Signore Gesù ci dice che siamo i frutti della vite solo se restiamo attaccati, radicati e legati alla linfa. Questa linfa che scorre e fa crescere i tralci della vite è lo Spirito santo nella sua forza viva e nella sua energia creatrice. Nella vita, se non c’è linfa, non ci sono frutti; nella vita spirituale la forza produce frutti come l’audacia, il coraggio e la fiducia. È per questo che cercherò di spiegarvi che cos’è questa forza sul piano umano e sul piano spirituale grazie a un’immagine, grazie a esempi, e soprattutto grazie a testimonianze di ciò che la forza genera quando la si lascia agire in se stessi.

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Gli Atti degli apostoli: storia e teologia (Carlo Ghidelli)

 
Fin dalle prime righe degli Atti degli Apostoli Luca rimanda al terzo Vangelo, il quale pertanto va considerato come la prima parte – indivisibile e integrante – di un’unica opera letteraria: «Nel mio primo racconto, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece ed insegnò» (1,1).
 
La personalità di un autore si riverbera sempre nella sua opera: ciò è vero in modo particolare per Luca, autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Nel caso di Luca però vale anche un altro principio: attraverso il doppio prisma dell’opera e dell’autore si svelano progressivamente la persona individua di Gesù di Nazaret e la personalità corporativa della chiesa nascente. Dentro questo orizzonte non può non situarsi ogni ricerca lucana: occorre, perciò, tener presente l’unità dell’intera opera lucana e, nello stesso tempo, l’unità del disegno soggiacente che Luca evidentemente pone a servizio di un’unica finalità: contribuire, nel limite delle sue forze e nel quadro delle sue ricerche, alla presentazione del mistero globale di Gesù di Nazaret e all’approfondimento del suo «mistero».

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 26 Aprile 2018 08:35 )

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

gesumaestro