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Il Cristiano e il mondo (Hans Urs Von Balthasar)

 
Tendenza al "mondo mondano"
 
Qui sta veramente il vertice ed il centro del mutamento. Qui deve aver luogo il rivolgimento decisivo, liberatore; la Chiesa, eliminando una sterile tendenza di autoconservazione, nel suo aprirsi ed irrompere nel mondo deve destarsi alla sua vera essenza, e con ciò deve anche dimostrare che cosa sia veramente il cristiano. Per far risaltare nettamente questo pensiero lo si puntella da tutte le parti con la storia e lo si rafforza per via di contrapposizioni. Anzitutto una volta (cosi si dice) non c’era un mondo mondano, ma semplicemente un cosmo, sentito nel suo complesso come religioso o, come taluni addirittura dicono, un cosmo ‘divinizzato’: sotto l’egida di una illusione in qualche modo religiosa-primitiva l’uomo avrebbe sentito vicina e presente la divinità dovunque nella natura; questa illusione sarebbe stata brutalmente distrutta nel mondo moderno tecnico e meccanizzato che domina la natura, il mondo sarebbe ‘sdivinizzato’ e totalmente ‘umanizzato’, ed in questo mondo freddo, disincantato, il cristiano sarebbe invitato ad entrare senza paura e senza riserva.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Luglio 2018 04:59 )

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DELPINI: «CHI VA A MESSA NON SIA INDIFFERENTE AI FRATELLI CHE MUOIONO IN MARE»

 
Un documento firmato dall’Arcivescovo di Milano insieme al Consiglio pastorale della Diocesi richiama i cristiani che ignorano il dramma dei migranti: «Vorremmo che nessuno rimanga indifferente, dorma tranquillo, si sottragga a una preghiera e declini le sue responsabilità».
 
In campo anche i vescovi di Torino, Nosiglia, e Firenze, Betori: no all’indifferenza «Quello che succede, nel Mediterraneo, in Italia e in Europa può lasciare indifferenti i cristiani? Possono i cristiani stare tranquilli e ignorare i drammi che si svolgono sotto i loro occhi? Possono coloro che partecipano alla Messa della domenica essere muti e sordi di fronte al dramma di tanti poveri, che sono, per i discepoli del Signore, fratelli e sorelle?». Sabato scorso aveva benedetto la città che accoglie, si impegna nel volontariato, ha a cuore la sorte degli ultimi, riesce a fare “rete” nella solidarietà. Domenica, l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha firmato, insieme al Consiglio pastorale diocesano, un documento durissimo per incalzare e richiamare l’altra Milano: quella che, anche tra i cristiani, volta la testa dall’altra parte e perde di vista la carità.
 

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A VELE SPIEGATE (don Angelo Casati)

 
Paura. ma non a proposito dei viaggi dell'estate mi è venuto in mente questo strano congiungimento, bensì a proposito del viaggio della vita. Che è uscire da se stessi per scoprire nuovi orizzonti di vita...
 
Vorrei chiamarla paura da viaggio. "Incredibile congiungimento" potrebbe obiettare qualcuno: paura-viaggio. E storcere il naso al solo nominarlo. Può apparire un assurdo: i viaggi si desiderano, si mettono in programma con mesi e mesi di anticipo, ci si svena per i viaggi e poi c'è il rito di declamarli al ritorno, e, più esotici sono, più gusto a declamarli. Può sembrare strano congiungere viaggio e paura, strano o raro congiungimento! Eppure oggi una dimensione, se pure piccola, di paura o di apprensione affiora anche alla partenza di questi viaggi: niente è più così sicuro, così garantito! Si sprecano ormai le tutele assicurative. Ma non a proposito dei viaggi dell'estate mi venne alla mente questo strano congiungimento, bensì a proposito del viaggio della vita. Che è uscire, viaggio.
 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 26 Giugno 2018 09:55 )

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La «lezione» del cardinale Ballestrero a 20 anni dalla morte

 
Guidò le Chiese di Bari e Torino. Presidente della Cei nei primi anni Ottanta, è stato un fine tessitore di riconciliazione. Padre conciliare, a lui si deve il titolo della Gaudium et Spes
 
Un pastore che ha saputo costruire sulla roccia e non sulla sabbia. Così l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, suo terzo successore, ha ricordato ieri durante la Messa al Santuario della Consolata il cardinale Anastasio Alberto Ballestrero nel ventesimo anniversario della morte (Bocca di Magra, 21 giugno 1998). Il porporato ha saputo vivere, ha detto Nosiglia, «una sapienza del cuore maturata e costruita dentro un carattere impetuoso e un’intelligenza vivissima. Una sapienza che gli ha permesso di guidare la Chiesa in Italia come presidente della Cei e le diocesi di Bari e di Torino affrontando con coraggio e vigore i nodi anche più intricati che si creavano quando prevalevano idee o posizioni contrapposte, non sempre verificate, e vissuta con la dovuta umiltà alla luce della fede».

 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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