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Sinodo Giovani: ecco cosa dice il Documento Finale

 
Tre parti, 12 capitoli, 167 paragrafi, 60 pagine: così si presenta il Documento finale della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.
 
Il testo è stato approvato nel pomeriggio del 27 ottobre nell’Aula del Sinodo. Il Documento è stato consegnato nelle mani del Papa che ne ha, poi, autorizzato la pubblicazione.  È l’episodio dei discepoli di Emmaus, narrato dall’evangelista Luca, il filo conduttore del Documento finale del Sinodo dei giovani. Letto in Aula a voci alterne dal Relatore generale, Card. Sérgio da Rocha, dai Segretari speciali, padre Giacomo Costa e don Rossano Sala, insieme a Mons. Bruno Forte, membro della Commissione per la Redazione del testo, il Documento è complementare all’Instrumentum laboris del Sinodo, del quale riprende la suddivisione in tre parti.
 

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I temi e i messaggi del Sinodo. Insegnare come si naviga oltre la linea d'ombra

 
Il ruolo dell'educatore deve essere un accompagnatore che insegna a sentire la chiamata che aiuta a sapersi mettere in ascolto e prepararsi a lasciare la sicurezza del passato
 
Quello che sta volgendo al termine in questi giorni non è stato un sinodo sui giovani, ma per loro e soprattutto con loro: perché i giovani c’erano e si son fatti sentire, con una presenza luminosa e rumorosa, attiva sui social e nei 'circoli minori' (i gruppi ristretti di discussione divisi per lingua), ma anche negli atri, sulle terrazze, dovunque ci si possa incontrare informalmente. Una presenza rispettosa, ma non intimidita dai titoli altisonanti dei padri sinodali (eminenze, eccellenze, beatitudini...): tutti insieme, in un cammino comune, non scontato, ciascuno portando il proprio contributo, a volte anche critico ma sempre costruttivo.

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L’umiltà di Dio · Secondo John Henry Newman

 
«L’eterno Verbo, il Figlio unigenito del Padre, si è spogliato della sua gloria, è sceso su questa terra per esaltarci al cielo". 
 
Come si potrebbe descrivere il nucleo centrale della nostra fede? Con il beato John Henry Newman (1801-1890) possiamo affermare: «L’eterno Verbo, il Figlio unigenito del Padre, si è spogliato della sua gloria, è sceso su questa terra per esaltarci al cielo. Sebbene Dio, si è fatto uomo; sebbene Signore dell’universo, si è fatto servo; sebbene ricco, si è fatto povero per noi, perché noi diventiamo ricchi per mezzo della sua povertà (cfr. 2 Corinzi, 8, 9)». Queste riflessioni si ispirano a un discorso su «Il mistero della divina condiscendenza», tenuto da Newman, poco dopo la sua conversione, per cattolici e altri credenti.

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Kairòs, evento di grazia, non lasciamocelo sfuggire! (Antonio Gentili)

 
C’è il rischio reale di non accorgersi delle possibilità che il tempo ci offre.
 
Il mondo greco considerava vertice della saggezza la conoscenza di sé: «Conosci te stesso!». A questa massima se ne può affiancare una seconda, che le è simile e quasi complementare: «Conosci il kairòs!». O forse sarebbe meglio tradurre, riconosci il kairòs, dal momento che si tratta di individuare, nello scorrere cronologico del tempo, inteso quale misura esterna e impersonale, l’apparire kairologico del tempo, ossia la consapevolezza di un’occasione irrepetibile e provvidenziale (questo è il senso del vocabolo greco), che mi è offerta in ordine alla salvezza. «Nel krònos (il tempo) si manifesta il kairòs», sosteneva Aristotile nelle epoche andate. Analogamente nel krònos dei nostri giorni faticosi e sorprendenti, la coscienza umana e cristiana ci invita a cogliere il kairòs, un evento di grazia da non lasciarci assolutamente sfuggire, ma da sfruttare in pienezza.

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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