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Audacia femminile (Anne-Marie Pelletier)

 
 La capacità femminile di affrontare la realtà del dolore
 
Per molti, nelle nostre culture occidentali contemporanee, le lacrime sono innanzitutto un indicatore di sensibilità femminile. Si continua a insegnare ai bambini che un uomo non piange. Così negli strati profondi della coscienza s’iscrive il contrasto tra un controllo virile delle emozioni, che si abbina alla capacità di far fronte e di agire, e, per contro, una sensibilità femminile pronta a lasciarsi sopraffare dall’evento e, quando questo è contrario e irritante, a rifugiarsi in una rassegnata passività. Perciò è agli uomini che spetterebbe fare la storia, come pure pensarla e spiegarla se sono storici o filosofi. Le donne, avrebbero invece la funzione di “piangerla”, in particolare laddove questa affronta l’esperienza della morte, della violenza, o una delle infinite forme dell’infelicità. Tipico dell’uomo saggio, insegna già il Fedone di Platone, sarebbe opporre all’avversità non le lacrime, ma il coraggio dell’impassibilità. Da qui il gesto di Socrate che, al momento della sua morte, allontana le presenze femminili che rischiano di turbare la sua serenità.

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Signor Presidente della Repubblica, siamo i “ragazzi di Barbiana"

 
Presidente della Repubblica, noi ragazzi di don Milani siamo stati educati al rispetto delle regole ogni giorno umiliate da chi governa l’Italia dei malfattori 
 
Signor Presidente della Repubblica Italiana, lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell’unità nazionale che lei rappresenta. Ma, signor Presidente, siamo anche dei “ragazzi di Barbiana”. Benché nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani, che si poneva lo scopo di fare di noi dei “cittadini sovrani”. Alcuni di noi hanno anche avuto l’ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.

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Non clericalizzare il laicato

 
Il Papa al forum internazionale dell’Azione cattolica ·
 
Una duplice esortazione a «popolarizzare di più l’Azione cattolica» e a non clericalizzare il laicato è stata rivolta dal Papa ai partecipanti al congresso del Forum internazionale dell’associazione, ricevuti in Vaticano giovedì mattina, 27 aprile. In un lungo e articolato discorso pronunciato in spagnolo il Pontefice ha incoraggiato in particolare «ad apprezzare la missione corpo a corpo casuale o a partire dall’azione missionaria della comunità». Per la sua riflessione Francesco ha preso spunto dal carisma dell’Ac, quello di «formare laici» capaci di assumersi «responsabilità nel mondo» e ha espresso apprezzamento per la decisione di rinnovamento presa nel centocinquantesimo di attività scegliendo come magna carta l’Evangelii gaudium.
 

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Rinati e nutriti dal puro latte del Verbo (Antonio Gentili)

 
Compito vitale per la cultura dell’uomo occidentale è ritrovare il tesoro nascosto, il proprio cuore, la propria anima smarrita.
 
E’ sotto gli occhi di tutti l’errore grossolano e funesto di chi pensa che la coltivazione dell’anima autoemargini l’uomo dalla società e dalla storia, quando la sua vera vocazione è di offrirsi come grembo per la rigenerazione del mondo. I santi sono i maestri del “tanto dentro quanto fuori”, mentre i falsi profeti del tutto fuori si lasciano alle spalle organismi individuali e collettivi senz’anima, piagati da irresponsabilità, ipocrisia e diffidenza sul piano morale, e da miseria e sottosviluppo su quello materiale. Sono questi esiti catastrofici, oggi sotto gli occhi di tutti, a ridestare, nell’anima un fremito di risurrezione.
 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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