Home

Una Chiesa che impari dai poveri (intervista al Card. Bassetti presidente CEI)

 
Il testo integrale del colloquio con il presidente della Cei. Non servono politici «baciapile» ma «dialogo rinnovato e responsabilità condivise». «Immorale» speculare sul lavoro
 
«Grazie al cielo non mi chiamano “presidente”. Già è stato difficile abituarsi a sentirsi dire “eminenza”», scherza con quell’ironia tutta fiorentina, terra in cui affondano le sue radici. Lo stile è quello di un padre, verrebbe da dire. «Meglio di un nonno, visto che ho 75 anni», ribatte il cardinale. Papa Francesco lo ha scelto come presidente della Cei lo scorso 24 maggio sulla base della terna votata dai vescovi italiani, dopo averlo prorogato “senza scadenza” alla guida della “sua” Chiesa locale. E fra una tappa e l’altra del viaggio che sta compiendo fra le comunità della diocesi dialoga con il quotidiano dei cattolici italiani. Parla di «responsabilità condivise nella Cei» e deplora ogni «tentazione di potere» ecclesiale; cita don Milani, don Mazzolari, don Barsotti ma anche don Diana e don Puglisi per affermare che «fra Chiesa e mafie non sono ammessi “inchini”»; torna a ricordare lo storico sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, per evidenziare che il Paese vive una «crisi profonda della politica » perché non si affronta «la nuova questione sociale» e per ribadire che non servono politici «baciapile»; considera il lavoro l’«emergenza della nostra Italia » e definisce «immorale» ogni forma di sfruttamento; esalta il «talento» dei giovani e chiede che sia aiutata dalle istituzioni «la famiglia fondata sul matrimonio»; invoca un’«accoglienza » più ampia per profughi e migranti ma nel rispetto delle regole.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 13 Giugno 2017 17:42 )

Leggi tutto...

 

Un’autentica singolarità religiosa

 
Pubblichiamo, quasi per intero, la prefazione dell’allora cardinale arcivescovo di Milano, Montini, al volume di Dora Lucciardi Itala Mela  nella sua esperienza e nei suoi scritti (Roma, Editrice Studium, 1963).
 
Itala Mela presenta, nella sua esperienza e nei suoi scritti, elementi religiosi di particolare valore, per la singolarità, per l’intensità, per il contenuto dottrinale, per le componenti morali che vi si intrecciano, per la semplicità e la sincerità con cui si raccomandano. Non potremo negare a Itala Mela le caratteristiche di un’autentica singolarità religiosa. Diremo straordinaria la sua spiritualità? La potremo dire mistica? Non tocca a noi classificarla; dicano i competenti, dicano i lettori, se sanno e se vogliono. Ma che Itala Mela abbia vissuto, inizialmente, fugacemente almeno, alcuno di quei momenti in cui l’anima, non più per via di ragionamenti e tanto meno per via di commozioni sentimentali, avverte la Presenza, sente la Realtà del Dio vivente, ce lo dice lei stessa, con quel riserbo e con quel candore di chi vorrebbe sfuggire dal guardarsi allo specchio e dal parlare di sé, ma di chi deve pur rendere, con timidezza, quasi con disagio, testimonianza alla verità, e vorrebbe insieme che quelle verità restasse geloso segreto. 
 

Leggi tutto...

 

L’enigma della zizzania (Enzo Bianchi)

 
 
In un libro di Vincenzo Bertolone su don Puglisi 
 
La parabola della zizzania, evocata da monsignor Bertolone fin dal titolo, non è solo una tra le più enigmatiche del Vangelo, ma anche una tra le più sommessamente scandalose. È significativo che lo stesso san Paolo riprenda l’Antico testamento per impartire ai Corinti un insegnamento di tendenza manifestamente contrapposta: «Togliete il malvagio di mezzo a voi!» (1 Corinzi, 5, 13; cfr. Deuteronomio, 13, 6). Nel corso dei secoli, la Chiesa giungerà perfino a fare appello a questa parabola per giustificare l’esatto contrario di quanto indicato: condannare a morte eretici e nemici della Chiesa.

Leggi tutto...

 

No alla banalità del nulla (Luigino Bruni)

 
Come potevo allora unirmi a questo selvaggio idolatra nell’adorazione del suo pezzo di legno? Ma che cos’è adorare? Credi davvero, Ismaele, che il magnanimo Dio del cielo e della terra - pagani e tutti quanti inclusi - possa mai essere geloso di un insignificante pezzo di legno nero? Impossibile! Allora, che cos’è adorare? (Herman Melville, Moby Dick)
 
La profezia è una radicale critica delle religioni e dei culti. Di ogni religione e di ogni culto, che hanno una intrinseca tendenza a trasformarsi in pratiche idolatriche. Anche e soprattutto della rivelazione biblica, una critica sistematica e tremenda, per evitare che la parola biblica diventi una semplice religione - una fede che diventa solo religione è già culto idolatrico. La Bibbia è molto più di un libro sacro di una religione, anche perché ha accolto e custodito nel suo seno i libri dei profeti, che, insieme a Giobbe e Qohelet, le hanno impedito di diventare un oggetto idolatrico. I profeti, allora, svuotando il mondo religioso dagli idoli, cercano di liberarci il paesaggio dai nostri manufatti religiosi per crearci un ambiente nel quale, forse, possiamo ascoltare solo una nuda voce. Sono i grandi liberatori dagli dèi che riempiono la terra e le nostre anime. Il primo passaggio necessario che sta di fronte a chi inizia un cammino di fede è allora l’a-teismo, la liberazione dai tanti totem e feticci che riempiono la nostra esistenza.
 

Leggi tutto...

 
Altri articoli...
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>
Pagina 10 di 112