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Meglio ateo che ipocrita (Enzo Bianchi)

 
Alcune espressioni forti di papa Francesco nell’udienza generale di ieri hanno suscitato un audace paragone tra “cristiani ipocriti” e “atei”.
 
In realtà il papa ha insistito soprattutto sull’incoerenza di quanti “vanno in chiesa … e poi vivono odiando gli altri”. È per loro che sarebbe “meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo!”. L’accento dell’esortazione papale non cade tanto sul comportamento più o meno retto da parte di chi si professa ateo e sul suo paragone con la coerenza di vita dei credenti, quanto piuttosto sull’intollerabile ipocrisia religiosa di chi “è capace di tessere preghiere atee, senza Dio”. E si comprenda bene ciò che dice il papa: c’è chi prega senza sentirsi davanti a Dio, senza ascoltare Dio, senza essere veramente toccato dalla presenza e dalla voce di Dio.

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Quando cielo e terra tacquero

 
Giotto e il silenzio nell’arte 
 
«Silenzio, Polifonia di Dio»: è questo il titolo del convegno promosso dalla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana nei giorni 7, 8 e 9 marzo. L’idea alla base del simposio nasce dall’esperienza del silenzio in cui trova spazio la parola, la musica, la vita: parlare, pensare, guardare, pregare il silenzio è l’invito rivolto ai partecipanti. Proponiamo il contributo di uno dei relatori, docente alla facoltà di Storia e Beni della Chiesa della Gregoriana. Per partecipare al convegno è necessario registrarsi entro il 15 febbraio all’indirizzo web bit.ly/UniGre22. Com’è la musica del Cielo? Incessante, per quel poco che ci è dato immaginare, come incessante è la lode a Dio da parte dei suoi serafini che non smettono mai di ripetere giorno e notte «Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!» (Apocalisse 4, 8).
 

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La morte del prossimo

 
·Di fronte al grande male della nostra epoca postmoderna 
 
Citando il famoso scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton, Papa Francesco ha affermato, durante un’omelia mattutina, che «l’eresia è una parola diventata pazza». Quando le parole “impazziscono”, perché perdono il loro autentico contenuto, sono piegate a un doppio fine o, semplicemente, vengono usate con violenza, generano sempre qualcosa di negativo. Ma, perciò, si può anche affermare il contrario: le parole “buone” sfidano l’indifferenza, inquietano l’apatia, smuovono la coscienza, interpellano la vita e, talvolta in modo invisibile, trasformano il mondo. “Fraternità” è la parola scelta da questo autorevole quotidiano come “parola dell’anno”.
 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 01 Febbraio 2019 06:35 )

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« “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana »

 
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA 53ma GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
 
Cari fratelli e sorelle, da quando internet è stato disponibile, la Chiesa ha sempre cercato di promuoverne l’uso a servizio dell’incontro tra le persone e della solidarietà tra tutti. Con questo Messaggio vorrei invitarvi ancora una volta a riflettere sul fondamento e l’importanza del nostro essere-in-relazione e a riscoprire, nella vastità delle sfide dell’attuale contesto comunicativo, il desiderio dell’uomo che non vuole rimanere nella propria solitudine.

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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