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LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI «MOTU PROPRIO» DEL SOMMO PONTEFICE

 
“Magnum Principium”: LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI «MOTU PROPRIO» DEL SOMMO PONTEFICE... CON LA QUALE VIENE MODIFICATO IL CAN. 838 DEL CODICE DI DIRITTO CANONICO
 
L’importante principio, confermato dal Concilio Ecumenico Vaticano II, secondo cui la preghiera liturgica, adattata alla comprensione del popolo, possa essere capita, ha richiesto il grave compito, affidato ai Vescovi, di introdurre la lingua volgare nella liturgia e di preparare ed approvare le versioni dei libri liturgici. La Chiesa Latina era consapevole dell’incombente sacrificio della perdita parziale della propria lingua liturgica, adoperata in tutto il mondo nel corso dei secoli, tuttavia aprì volentieri la porta a che le versioni, quali parte dei riti stessi, divenissero voce della Chiesa che celebra i divini misteri, insieme alla lingua latina. Allo stesso tempo, specialmente a seguito delle varie opinioni chiaramente espresse dai Padri Conciliari relativamente all’uso della lingua volgare nella liturgia, la Chiesa era consapevole delle difficoltà che in questa materia potevano presentarsi.

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Mistagogia: compito della Chiesa (Boselli)

 
Proponiamo il testo di una intervista concessa dall’Autore a partire del suo volume “Il senso spirituale della liturgia” (Qiqajon 2011)
 
1. Il futuro della Chiesa in Occidente prevede una drastica diminuzione delle attività ecclesiali, ma non perderà l’essenziale se riscoprirà il primato dell’azione di Dio nell’ascolto e nella celebrazione. Può spiegare il senso di questa tesi che emerge dal suo volume? In effetti, molti segni annunciano che nei prossimi decenni il cristianesimo in Occidente sarà segnato da una profonda trasformazione, del resto già in atto da anni. Questo significherà ridimensionare o perfino rinunciare a quelle attività ecclesiali non essenziali per investire energie e forze nelle quattro perseveranze della Chiesa che gli Atti degli apostoli ricordano: l’insegnamento degli apostoli, la comunione, lo spezzare il pane e la preghiera. Vi è qui il primato dell’ascolto della parola di Dio e della liturgia, che sono l’origine e al tempo stesso il fine dell’essere e dell’agire della Chiesa. Parola di Dio ed Eucaristia sono l’unità di misura di ogni attività ecclesiale, non solo in senso quantitativo ma soprattutto in senso qualitativo: l’ascolto della Parola e lo spezzare il pane rivelano da sé sole l’essenziale e il superfluo di ciò che la Chiesa fa.
 

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«8x1000: La chiesa restituisce molto di più di quanto riceve»

 
Il segretario generale della Cei,: i sacerdoti parlino di più di 8xmille. «La Chiesa restituisce decuplicato quanto riceve. La trasparenza è sempre premiata»
 
«L’8xmille è la cartina di tornasole del nostro coinvolgimento personale nella Chiesa». È a tutto campo l’intervento del Segretario generale della Cei, il vescovo Nunzio Galantino, nell’incontro con i circa cento seminaristi e i nuovi incaricati diocesani per il Sovvenire al campus 'Comunidare', quattro giorni di formazione organizzati al Carmelo di Ciampino (Roma), fino a domani, dal Servizio promozione Cei per il sostegno economico alla Chiesa. «I sacerdoti devono parlare di più di 8xmille e Offerte per il sostentamento del clero. È un’incoerenza non farlo in un momento storico in cui la Chiesa molto deve fare per gli ultimi, molto deve sentirsi responsabile e responsabilizzata. Deve crescere, anche tra i presbiteri a cui questo corso è dedicato, l’informazione su come funziona il sistema ecclesiale di condivisione, corresponsabilità e redistribuzione. Perché – ha evidenziato Galantino – la miglior conoscenza della provenienza delle risorse per il culto e la pastorale, il sostentamento dei sacerdoti e per la carità, è sempre benvenuta tra i fedeli, la trasparenza è sempre premiata».

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Essere “profumo di Dio” (Michele Giulio Masciarelli)

 
Credere è respirare la «fragranza» di Dio... Credere è odorare col profumo di un altro
 
L’esperienza di fede è senz’altro esperienza di bellezza, cioè di un incontro reale ma anche ineffabile, di una presenza intima a noi più di quanto noi lo siamo a noi stessi. L’incontro di fede col Dio vivente coinvolge tutto l’uomo, anche nella sua corporeità e nei suoi sensi, come pensa sant’Agostino: «Mi chiamasti e il tuo grido lacerò la mia sordità; balenasti e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza e respirai e anelo verso di te; gustai e ho fame e sete; mi toccasti e arsi dal desiderio della tua pace».[1] Così, credere è respirare la «fragranza» di Dio con un “olfatto spirituale” e farne il respiro personale: in altri termini, credere è far coincidere il proprio odorare con l’odorare la fragranza di Dio.

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