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Giovani «senza fede»? No, c'è una sete nuova

 
Speranza, altruismo, preghiera: dentro l'indifferenza c'è un segreto da cogliere
 
Il rapporto tra i giovani e la fede è, oggi più che mai, tema di attualità. Non solo per l’avvicinarsi del Sinodo ma anche perché i giovani e la fede stanno veramente a cuore a tutti noi. Per riflettere sul tema appare, però, utile evitare almeno un paio di errori tra i più comuni: pensare ai giovani senza considerarli all’interno dell’intero percorso della loro vita e, inoltre, separare la fede da un’interpretazione complessiva dell’esistenza. In entrambi i casi, ciò che è da temere è la frammentazione. Sul primo versante è utile ricordare che la giovinezza è, in realtà, soltanto un momento di un percorso più articolato e complesso. Ha, quindi, le caratteristiche, i pregi e i difetti di quel singolo momento. Non è l’intero.
 

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Hoser: “Medjugorje nel mirino delle mafie?

 
Il visitatore permanente di Papa Francesco nel paese delle apparizioni ha denunciato la presenza di clan napoletani «in cerca di profitti» 
 
A Medjugorje «stanno penetrando le mafie», segno di «azioni demoniache che stanno cercando di fare tutto per rovinare quel luogo». È una denuncia seria quella di monsignor Henryk Hoser, arcivescovo emerito di Warszawa-Praga in Polonia, nominato da Papa Francesco lo scorso 31 maggio «visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato» e a disposizione della Santa Sede. Il prelato ha parlato di infiltrazioni mafiose nel paesino dell'Erzegovina divenuto da decenni meta di milioni di pellegrini a motivo delle prolungate e non ancora concluse apparizioni raccontate a partire dall'estate 1981 da un gruppo di veggenti. Lo ha fatto durante l'omelia della messa celebrata il 4 luglio 2018 nella cappella dell’aeroporto Chopin di Varsavia: il resoconto è stato riportato del settimanale cattolico polacco Niedziela e della Radio EM, ripresa in Italia da Tv2000. 

 

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Sara e Agar: Promessa di Dio e lacerazioni umane (di MASSIMO GRILLI)

 
La storia di Sara e Agar risponde all’intento di ripensare la vita religiosa a partire dall’umano, senza tuttavia dimenticare che siamo "affidati a una Promessa".
 
Sara e Agar sono due donne diverse: una libera e l’altra schiava, una figlia d’Israele e l’altra egiziana, una impossibilitata a generare (paradossalmente è la libera, figlia di Israele) e l’altra con il potere di procreare figli e figlie. Due donne che vivono in una situazione lacerata da divisioni e sperimentano queste lacerazioni sulla propria pelle. È, in fondo, la storia di due donne vittime dell’ingiustizia della società e della cultura, da cui una è più colpita dell’altra; ma è anche la storia di un Dio "che vede" e che di fronte all’ingiustizia fa sempre una scelta di campo, abbattendo i muri di separazione. La storia è raccontata nei capitoli 16,1-15 e 21,8-19 della Genesi. 

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Il peso sulla coscienza delle nazioni

 
A Bari durante l’incontro di preghiera con i patriarchi del Medio oriente il Papa denuncia la tragica condizione delle comunità cristiane ·
 
Nell’area mediorientale «da anni, un numero spaventoso di piccoli piange morti violente in famiglia e vede insidiata la terra natia, spesso con l’unica prospettiva di dover fuggire. Questa è la morte della speranza. L’umanità ascolti — vi prego — il grido dei bambini», perché solo «asciugando le loro lacrime il mondo ritroverà la dignità»: è l’accorato appello lanciato da Papa Francesco a Bari, sul sagrato della basilica di San Nicola, nella tarda mattinata di sabato 7 luglio, a conclusione della giornata di preghiera e di riflessione per la pace in Medio oriente, vissuta con i patriarchi della regione. Più volte interrotto dall’applauso dei settantamila presenti, il Pontefice ha supplicato «non dimentichiamo i bambini!» perché, ha spiegato, «gli occhi di troppi fanciulli hanno passato la maggior parte della vita a vedere macerie». 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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