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Mileto. Natuzza Evolo «verso gli altari», aperta la fase diocesana

 
Un momento molto atteso dai fedeli che hanno conosciuto la mistica calabrese morta il 1° novembre 2009
   
Erano migliaia i fedeli che hanno raggiunto la frazione di Paravati di Mileto per essere presenti alla celebrazione che ha aperto ufficialmente la fase diocesana della causa di beatificazione di Natuzza Evolo, la mistica calabrese morta il 1° novembre 2009. Un momento molto atteso dai fedeli e da tante persone, di diverse città italiane, e non solo, che hanno conosciuto in diversi modi «Mamma Natuzza», come veniva chiamata. La celebrazione avrebbe dovuto svolgersi nella Cattedrale di Mileto, «ma la vostra risposta entusiastica e come sempre sovrabbondante, per motivi di sicurezza e per consentire a tutti di poter assistere in diretta alle operazioni, d’accordo col postulatore don Enzo Gabrieli, ho ritenuto di derogare alla norma per trasferirci in assemblea qui alla Villa della Gioia. 

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Medjugorje, la fede mariana e la decisione del Pastore

 
L'autorizzazione dei pellegrinaggi è un segno di riconoscimento del bene che accade nella parrocchia-santuario, dove tante persone si riavvicinano ai sacramenti
 
Per comprendere le ragioni e il significato profondo della decisione di autorizzare i pellegrinaggi a Medjugorje da parte di Francesco è utile rileggere alcuni passi dell'esortazione apostolica Evangelii gaudium, il documento che traccia la rotta del suo pontificato. Il Papa in quel testo ricordava che «nella pietà popolare si può cogliere la modalità in cui la fede ricevuta si è incarnata in una cultura e continua a trasmettersi». E ricordava pure, citando le parole del documento finale della conferenza dei vescovi latinoamericani ad Aparecida, che «il camminare insieme verso i santuari e il partecipare ad altre manifestazioni della pietà popolare, portando con sé anche i figli o invitando altre persone, è in sé stesso un atto di evangelizzazione». «Non coartiamo né pretendiamo di controllare questa forza missionaria!», concludeva il Pontefice.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 12 Maggio 2019 14:35 )

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Pastorale giovanile. «Ascoltiamo i giovani per amarli come Gesù»

 
A Terrasini il Convegno nazionale di pastorale giovanile. La seconda giornata segnata dall'esortazione del priore di Taizé
   
Amare i giovani prima ancora di proporre loro le nostre attività: semplice quanto incisiva è la chiave per dare nuovo slancio alla pastorale giovanile secondo frère Alois Löser. Il priore della Comunità di Taizé ha aperto con il suo intervento la seconda giornata del XVI Convegno nazionale di pastorale giovanile in corso a Terrasini al resort Città del mare sul tema «Dare casa al futuro. Le parole coraggiose del Sinodo dei giovani». Frère Alois ha offerto agli 800 presenti, provenienti da 170 diocesi di tutta Italia, una rilettura dell’Esortazione apostolica postsinodale Christus vivit, frutto della XV Assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi sui giovani, sul cui solco si colloca questo Convegno.
 

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È morto Jean Vanier: così ha restituito dignità ai più fragili

 
Il Papa informato della morte del fondatore della comunità per disabili L'Arche, avvenuta nella notte a Parigi: “Prego per lui". L'Arche è presente in 38 Paesi, Italia compresa
   
Fino agli ultimi mesi aveva conservato il carisma silenzioso della guida che accoglie con premura, allargando le lunghe braccia e curvandosi sul nuovo arrivato, avvolgendolo nell’effluvio di un sorriso saggio e buono. Nel suo apostolato laico durato ben oltre mezzo secolo, soprattutto al fianco dei suoi «amici» con disabilità mentali, Jean Vanier, il fondatore canadese dell’Arca, ha abbracciato un intero popolo di anime arse dalla sete d’amore e spesso riscattate dai margini della società. Prima dell’alba, Vanier si è spento a 90 anni, in una struttura religiosa parigina vicino alla Senna, dove riceveva cure palliative, ancor più indebolito da un cancro.
 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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