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La spiritualità dell'avvento (Mt 24, 37-44)

 
Non siamo ancora quello che dobbiamo essere, dobbiamo diventarlo. Per cui la spiritualità dell'avvento implica l'attesa del dono per riconoscerlo e accoglierlo.
 
Questa pagina ci presenta in trasparenza molte icone della venuta di Dio nella nostra vita, quasi sovrapposte: l'una richiama l'altra, da quella più immediata della venuta d'ogni giorno all'ultima, attraverso Cristo Risorto, che è appunto l'immagine del compimento del nostro cammino storico, personale e comunitario: una sovrapposizione in cui l'immagine successiva completa quella precedente. L'avvento ci vuole educare all'accoglienza della venuta di Dio nella nostra vita, ci vuole sensibilizzare alla consapevolezza della nostra condizione di creature, al riconoscimento del dono di Dio e alla sua accoglienza. Sono tre momenti della spiritualità dell'avvento.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 27 Novembre 2017 12:19 )

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Esempi di fede: Maria, modello e maestra di fede

 
“Se vogliamo capire che cos’è la fede – ha detto Papa Francesco –, dobbiamo narrare il suo percorso, il cammino degli uomini credenti”.
 
Dopo aver meditato su diversi aspetti della fede attraverso la vita di alcune grandi figure dell'Antico Testamento – Abramo, Mosè, Davide, Elia –, continuiamo a percorrere la storia della nostra fede anche attraverso alcuni personaggi del Nuovo Testamento, dove, con Cristo, la Rivelazione raggiunge pienezza e compimento: Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio[1].

 

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Io sono Re.. Il mio regno non è di questo mondo..”. Gv. 18,33-37

 
In quest’ultima domenica dell’anno liturgico, la Chiesa ci presenta Colui che è “l’Alfa e l’Omega”, il “principio e la fine”: Colui che ricapitola tutte le cose della storia del mondo: il “primogenito di ogni creatura”: Cristo Gesù, Re dell’universo.
 
Quando il Papa Pio XI istituì la festa di Cristo Re, (l’11 Dicembre 1925), il motivo più sentito era questo: proclamare il primato di Cristo sui regni della terra, che si andavano sempre più apertamente dichiarando ostili o neutrali di fronte alla fede e alla Chiesa. C’era implicita una certa contrapposizione tra il mondo e la Chiesa. Poi è venuto il Concilio Vaticano II e ci ha dato un’immagine alquanto diversa della Chiesa: non più una Chiesa “accusatrice” del mondo, ma una Chiesa “per il mondo”, aperta e in dialogo con il mondo, compreso quello politico di ispirazione non cristiana. Il risultato è stato l’imbarazzo e il silenzio. 

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L'urgenza di una vera conversione (Enzo Bianchi)

 
La chiesa di Dio che è in Italia vive un’ora che dovrebbe essere di scelte e decisioni molto importanti per il futuro della fede cristiana nella nostra terra.
 
Sarà capace di operare un mutamento profondo, impostole innanzitutto dalla fine di un mondo e dall’affacciarsi dei germogli di una nuova stagione? Sarà capace di quella “conversione pastorale” alla quale la chiama papa Francesco, conversione pastorale urgente perché la primavera inaugurata da papa Francesco ormai è attestata e il rischio grande è che finisca proprio per risultare estranea, anacronistica rispetto all’inedita situazione antropologica, sociale, culturale. Sono ormai passati più di quattro anni dall’inizio del pontificato di papa Francesco: non sono pochi, considerando anche che questo papato non potrà essere lungo come quello di Paolo VI o di Giovanni Paolo II, con la conseguente possibilità di incidere per lungo tempo nella vita della chiesa cattolica.
 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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