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Il clero di oggi. I «nuovi» sacerdoti? Solidi ma flessibili

 
Eccoli, il prete, il religioso e la religiosa del ventunesimo secolo. Solidi, ma anche flessibili; fermi nelle certezze della fede, ma capaci di adattarle pastoralmente alle provocazioni dei tempi, all’incontro con persone tutte diverse.
 
Solidi e fermi ma anche pronti e reattivi a cambiare quando il cambiamento bussa, quando un dubbio attraversa la vita, quando l’organizzazione si rivela vecchia e incapace di incontrare la gente e dare risposte adeguate alle loro domande e alle provocazioni dei tempi. Solidi e fermi ma non disarmati quando dubbio e cambiamento affiorano dalla loro anima, dopo essere rimasti a lungo silenti, ed esigono spazio. Capaci di cambiare, anche in modo radicale e veloce. Sempre restando solidi e fermi, punti di riferimento per la comunità. Esistono? Forse qualcuno, qua e là, sì. Ma per ora questo rimane un obiettivo, ben chiaro a molti, forse, ma non a tutti, e che solo qualcuno sta concretamente cercando di perseguire. Eppure i segnali che qualcosa, anzi molto andrebbe modificato sono innumerevoli e parlano chiaro.
 

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Come uccidere un prete (don Aldo Buonaiuto)

 
Ogni tanto capita di sentire che anche anche per qualche c'è il dramma del suicidio. Drammi che non verranno mai compresi se non si entra nel loro vissuto.
 
Di fatto c’è una grande scollatura tra la vita di un ecclesiastico e la società civile. I preti, per la maggior parte, vivono completamente soli senza avere nessuno accanto e molto spesso abbandonati a se stessi. La gente, il popolo difficilmente comprende il proprio pastore, il suo stato d’animo; anzi usualmente lo vedi celere a criticare, senza risparmiargli nulla. Nei confronti dei religiosi si è diventati iper intransigenti, a volte spietati. La crisi di valori della società poi, ha capovolto anche il modello sacerdotale, riducendolo da punto di riferimento che era, a un odierno facchino della fede, utile a sbrigare i compiti necessari per definirsi un cristiano.

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Intervista a Mons. Mistò: la riforma voluta dal Papa dà risultati

 
Parla monsignor Mistò coordinatore ad interim della Segreteria per l’economia dopo il congedo concesso a monsignor Pell per difendersi nei tribunali australiani.
 
La Segreteria per l’economia (Spe) è stata istituita da papa Francesco nel febbraio 2014. Gli statuti sono stati approvati nel febbraio 2015 ad experimentum. Nel luglio 2016 poi con un motu proprio ne sono state precisate le competenze, stabilendo una distinzione «netta e inequivocabile» tra chi gestisce direttamente i beni della Santa Sede - l’Apsa - e chi vigila su questa attività di gestione, cioè la Spe. La sezione per il controllo e la vigilanza della Spe spetta «il controllo e la vigilanza sull’attività» dell’Apsa. Alla sezione amministrativa della Spe compete poi «formulare linee guida, modelli, procedure e indicare le migliori prassi in materia di appalti», nonché «adempiere» (ma sempre «ferme restando le competenze proprie della Segreteria di Stato») tutto quanto «riguarda il personale», salvo «il pagamento degli stipendi», che continua ad essere affidato all’Apsa.

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La carità sia senza finzione (Raniero Cantalamessa)

 
 “Amerai il prossimo tuo come te stesso” era un comandamento antico, scritto nella legge di Mosè (Lev 19,18) e Gesù stesso lo cita come tale (Lc 10, 27). Come mai dunque Gesù lo chiama il “suo” comandamento e il comandamento “nuovo”? La risposta è che con lui sono cambiati l’oggetto, il soggetto e il motivo dell’amore del prossimo.
 
1. Amerai il prossimo tuo come te stesso. È stato notato un fenomeno curioso. Il fiume Giordano, nel suo corso, forma due mari: il mare di Galilea e il mar Morto, ma mentre il mare di Galilea è un mare brulicante di vita e tra le acque più pescose della terra, il mar Morto è, appunto un mare “morto”, non c’è traccia di vita in esso e intorno ad esso, solo salsedine. Eppure si tratta della stessa acqua del Giordano. La spiegazione, almeno in parte, è questa: il mare di Galilea riceve le acque del Giordano, ma non le trattiene per se, le fa defluire in modo che esse possano irrigare tutta la valle del Giordano. Il mar Morto riceve le acque del Giordano e le trattiene per se, non ha emissari, da esso non esce una goccia d’acqua. È un simbolo. Non possiamo limitarci a ricevere amore, dobbiamo anche donarlo. L’acqua che Gesù ci da, deve diventare in noi “fontana che zampilla” (Gv 4, 14).

 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

gesumaestro