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Conversione missionaria per la diocesi di Roma

 
Pubblichiamo stralci della parte introduttiva dell’intervento pronunciato dal cardinale vicario per la diocesi di Roma in occasione della presentazione del progetto per il nuovo anno pastorale.
 
La domanda: dove sei? Sappiamo dalla Scrittura che, quando il Signore usa con noi quest’espressione, ci sta interpellando e provocando. Noi spesso non sappiamo dove siamo, oppure siamo nudi e ci nascondiamo da lui, o ancora lo abbiamo volutamente escluso dal nostro sguardo, alla ricerca di sentieri dove (ci illudiamo) non sia possibile incontrarlo. Invece il Signore ci viene incontro e ci riporta a lui e a noi stessi: dove sei?  In altri momenti della vita succede l’inverso: ci fermiamo e chiediamo al Signore di mostrarsi, perché grande è la confusione e lo smarrimento: Signore, dove sei? 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Settembre 2018 17:51 )

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L'uomo che celebra: il rito e i 'sensi'

 
L'importanza dei sensi e dei riti smentisce tanto l'interiorismo degli uni quanto il presenzialismo degli altri, dato che si fonda su qualcosa di ben più profondo, ossia sulla fede.
 
1. 'Anche' i sensi. La questione sembra molto semplice. L'uomo ha un intelletto e una volontà che appartengono all'anima: con l'intelletto può credere alla rivelazione di Dio e con la volontà può mettere in pratica i suoi comandamenti. Ma l'uomo ha anche cinque sensi che appartengono al corpo: se l'uomo ha un corpo e dei sensi, anche loro devono svolgere un ruolo nell'ambito della fede e per questo motivo ci sono i riti. La logica è quella dell''anche': anche il corpo e i sensi, quindi anche i riti. A dire il vero, secondo molti, sarebbe meglio non compromettersi troppo con i sensi e i riti dato che una sana e profonda spiritualità dovrebbe concentrarsi sull'interiorità.
 

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Enzo Bianchi: «Ho conosciuto sei Pontefici e ho avuto due fidanzate. Noi monaci, esperti di ateismo»

 
Il fondatore della comunità di Bose: «Santo io? Non ho la tentazione. Il prossimo priore donna? È sempre possibile». Sulla carità: «Di certo non mandiamo sms»
 
Ha sempre creduto in Dio? «Ciecamente mai. La fede è faticosa, è una lotta, come dice San Paolo, non è una pace. Nella fede si vivono tanti dubbi, poi l’amore per il Signore Gesù Cristo vince sul dubbio e si va avanti così. Ma si ricordi che il monaco è un esperto di ateismo». Come è possibile? «Il monaco sa che ogni uomo ha l’inferno dentro di sé, ha delle regioni non evangelizzate, degli abissi che deve esplorare. Gli atei sentono una vicinanza e una simpatia per i monaci per la ricerca solitaria profonda in cui a volte nell’oscurità si incontra la nientità, che è niente di niente: sa che vertigini può dare?».

Ultimo aggiornamento ( Sabato 22 Settembre 2018 04:45 )

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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PRETI DI PALERMO

 
Stamani abbiamo celebrato insieme la memoria del Beato Pino Puglisi; ora vorrei condividere con voi tre aspetti basilari del suo sacerdozio, che possono aiutare il nostro sacerdozio e aiutare anche le consacrate e i consacrati non sacerdoti, il nostro “sì” totale a Dio e ai fratelli.
 
Sono tre verbi semplici, perciò fedeli alla figura di Don Pino, che è stato semplicemente un prete, un prete vero. E, come prete, un consacrato a Dio, perché anche le suore possono partecipare a questo.
Il primo verbo è celebrare. Anche oggi, come al centro di ogni Messa, abbiamo pronunciato le parole dell’Istituzione: «Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi». Queste parole non devono restare sull’altare, vanno calate nella vita: sono il nostro programma di vita quotidiano. Non dobbiamo solo dirle in persona Christi, dobbiamo viverle in prima persona. Prendete e mangiate, questo è il mio corpo offerto: lo diciamo ai fratelli, insieme a Gesù.
 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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