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Sana radicalità

 
Gli insegnamenti di Romano Guardini per l’Europa postmoderna (di Massimo Cacciari)
 
Pubblichiamo ampi stralci dell’articolo «L’aut-aut sull’Europa di Romano Guardini», uscito sul numero 2/2018 del bimestrale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore «Vita e Pensiero». Alla luce degli insegnamenti del teologo italo-tedesco, il contributo riflette sui modi di salvaguardare l’anima del vecchio continente rifacendosi al cristianesimo, senza vane nostalgie. Ha un senso oggi riflettere sul “compito e destino” che Romano Guardini credeva essere la stessa Europa, se si è in grado di coglierne e rappresentarne tutta la radicale inattualità. Che questa Europa non possa più concepirsi come un insieme di nazioni ciascuna in sé rinserrata (gli staterelli di cui già parlava Nietzsche) Guardini lo comprende già nell’epoca immediatamente successiva alla grande guerra, e ne è testimonianza la sua attiva partecipazione ai movimenti giovanili, alla Jugendbewegung di allora (si veda, tra gli altri, il suo intervento a Gruessau in Slesia nella Pentecoste del 1923). 

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Il genio di san Paolo (Juan Manuel de Prada)

 
Riflettiamo su uno dei tratti più distintivi e geniali di san Paolo, l'impulso di universalismo che presto sarebbe divenuto un elemento costitutivo della fede in Gesù Cristo.
 
Un universalismo che, oltre a dare compimento alla missione che Gesù aveva affidato ai suoi discepoli, avrebbe definito l'orientamento innovatore del cristianesimo come religione che incorpora nel suo patrimonio culturale la sapienza pagana. Questa assimilazione culturale trasforma il cristianesimo, fin dai suoi inizi, in una religione diversa da qualsiasi altra: poiché mentre le altre religioni stabiliscono che la loro identità si deve costituire negando l'eredità culturale che le precede, il cristianesimo comprese, grazie al genio paolino, che la vocazione universale della nuova fede esigeva di introdursi nelle strutture culturali, amministrative e giuridiche della sua epoca; non per sincretizzarsi con esse ma per trasformarle radicalmente dal di dentro.
 

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Dalle pietre alle persone - Sedicesimo convegno liturgico internazionale

 
L’amore non è un abito, un mantello che non sia ceduto o diviso, piuttosto è abitudine, non può essere identificato con un perimetro, con un recinto, né con l’aspetto di una costruzione
 
A Bose si riflette insieme per tre giorni, tra “addetti ai lavori” sul tema del tempio e sul modo di interpretarlo oggi. Anche se confusioni, equivoci e fraintendimenti in materia non mancano e non sono mai mancati, è certo superfluo ricordare che con questo termine si sono intese e si intendono idee e cose diverse: il corpo umano che ospita la natura divina o che se ne fa strumento, quasi arnese («distruggete questo tempio e lo ricostruirò in tre giorni»: attraverso la resurrezione e il perdono, che è resurrezione dalla “morte secunda”), la chiesa costituita dalla sequenza delle vite delle persone nel corso del tempo, definibile come la chiesa grande («tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa»), il tempio vero e proprio come luogo sacro, perimetrato, di testimonianza di un primato, quello dell’amore assoluto (nelle predicazioni nel tempio sin dai dodici anni, come nella tentazione sulla torre, come nella cacciata dei mercanti dal tempio).

Ultimo aggiornamento ( Domenica 03 Giugno 2018 16:43 )

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Medjugorje, il Papa nomina Hoser suo visitatore permanente

 
L’arcivescovo polacco aveva compiuto una ricognizione pastorale per conto del Pontefice. Ora si occuperà di accompagnare stabilmente i fedeli ma senza entrare nei problemi relativi all’autenticità delle apparizioni
 
Ancora nessun pronunciamento circa la soprannaturalità delle apparizioni mariane che si susseguono da decenni, ma una significativa decisione che indica le priorità di Francesco: l’accompagnamento dei tanti fedeli che arrivano a Medjugorje da ogni parte del mondo.  Papa Bergoglio in data 31 maggio 2018 ha nominato monsignor Henryk Hoser, arcivescovo emerito di Warszawa-Praga in Polonia, quale «visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis», cioè a disposizione della Santa Sede.  «Si tratta - informa il comunicato della Sala Stampa vaticana - di un incarico esclusivamente pastorale, in continuità con la missione di inviato speciale della Santa Sede per la parrocchia di Medjugorje, affidata a monsignor Hoser l’11 febbraio 2017 e da lui conclusa nei mesi scorsi». 

 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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