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Il dovere dell’esemplarità · Montini e san Paolo

 
La formula “coscienza ecclesiastica”, utilizzata da Montini per indicare il tema della lettera a Tito e, più in generale, delle lettere pastorali, può essere considerata come sintesi della spiritualità del ministero pastorale delineata nelle lettere paoline.
 
Perché — si chiede Montini — Paolo apre le sue lettere sempre presentando se stesso e la propria vocazione al ministero apostolico? Non si tratta semplicemente di un uso dettato dalle regole dello stile epistolare. La ragione è più profonda: «San Paolo comincia dalla sua coscienza. È estremamente importante per chi ha un dovere spirituale da compiere avere sempre vigile e precisa la coscienza del proprio ufficio». Questo vale anche per i pastori della Chiesa. Il primo mezzo di santificazione a disposizione della gerarchia ecclesiastica è «la coscienza della dignità del proprio ministero. Ancor prima della riforma della condotta, il clero deve badare ad avere una coscienza esatta ed elevata del proprio ufficio: lo spirito sacerdotale gli è innanzi tutto necessario».

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Il mariologo. Così il Rosario è «forza» per vincere il maligno

 
Maggioni spiega l'invito del Papa a pregare Maria per proteggere la Chiesa dalle divisioni. «La missione del diavolo è gettare scompiglio»
 
Il Rosario come “argine” per proteggere la Chiesa dalle divisioni del maligno. Ne è persuaso papa Francesco che lo scorso 29 settembre ha esortato i fedeli di tutto il mondo a pregare per l’intero mese di ottobre con la preghiera mariana che Pio XII aveva definito il “compendio di tutto quanto il Vangelo”. «Da sempre la Chiesa deve misurarsi con divisioni e peccati, anche se oggi assistiamo a modi che suscitano smarrimento poiché uno non se li aspetterebbe. Quando si fanno più evidenti i tentativi diabolici di fare strappi nella veste della Sposa di Cristo, occorre ricorrere alla preghiera, che è sorgente di comunione e di pace.

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Sinodo giovani 18 – 1ª Congregazione Generale: Relazione del Card. Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale

 
Pubblichiamo di seguito la Relazione che l’Em.mo Card. Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, ha pronunciato all’apertura dei lavori sinodali:
 
Beatissimo Padre, Eminenze, Beatitudini, Eccellenze, Fratelli e Sorelle, con gioia ed emozione prendo la parola all’inizio della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dedicata a «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». A nome dei Padri sinodali e degli altri partecipanti, desidero sentitamente ringraziare Vostra Santità per aver voluto affidare al Sinodo la riflessione su un tema così importante e trasversale, che riguarda coloro che si trovano nel cuore della Chiesa e costituiscono la grande speranza per il presente e anche per il futuro dell’umanità. Infatti, come dichiara il Beato Paolo VI in occasione della chiusura del Concilio Vaticano II, la Chiesa «ha lavorato per ringiovanire il proprio volto, per meglio corrispondere al disegno del proprio Fondatore, il grande Vivente, il Cristo eternamente giovane.

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La carità sia senza finzione (Raniero Cantalamessa)

 
“Amerai il prossimo tuo come te stesso” era un comandamento antico, scritto nella legge di Mosè (Lev 19,18) e Gesù stesso lo cita come tale (Lc 10, 27). Come mai dunque Gesù lo chiama il “suo” comandamento e il comandamento “nuovo”? La risposta è che con lui sono cambiati l’oggetto, il soggetto e il motivo dell’amore del prossimo.
 
1. Amerai il prossimo tuo come te stesso.È stato notato un fenomeno curioso. Il fiume Giordano, nel suo corso, forma due mari: il mare di Galilea e il mar Morto, ma mentre il mare di Galilea è un mare brulicante di vita e tra le acque più pescose della terra, il mar Morto è, appunto un mare “morto”, non c’è traccia di vita in esso e intorno ad esso, solo salsedine. Eppure si tratta della stessa acqua del Giordano. La spiegazione, almeno in parte, è questa: il mare di Galilea riceve le acque del Giordano, ma non le trattiene per se, le fa defluire in modo che esse possano irrigare tutta la valle del Giordano. Il mar Morto riceve le acque del Giordano e le trattiene per se, non ha emissari, da esso non esce una goccia d’acqua.
 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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