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San Paolo apostolo grande comunicatore

 

san paoloPaolo di Tarso, oltre a non essere nato con la propensione a fare l'apostolo del Vangelo, non era nato neppure con la vocazione dello scrittore. Non vi era predisposto già nel senso materiale del saper impugnare un calamo (visto che i suoi scarsi interventi di questo genere, stando a quanto leggiamo in Gal 6,11, dovevano essere poco eleganti), ma neanche quanto all'orgoglio e al piacere di saper stendere un qualsivoglia testo magari per dettatura a uno scrivano, come di solito avveniva (visto che in 2Cor 11,6 si professa inesperto nella parola). Paolo non aveva comunque nessun motivo per redigere un qualsiasi testo scritto, dato che l'educazione farisaica ricevuta a Gerusalemme ai piedi di Gamaliele, come dimostrerà per lungo tempo la tradizione delle scuole rabbiniche (almeno fino al 200 d.C.), consisteva essenzialmente nel saper leggere i testi classici delle Scritture di Israele e nell'arte di spiegarli soltanto a viva voce.

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Professione dei Consigli evangelici di don Sauro nell’Istituto Gesù Sacerdote

Lunedì 20 maggio 2013, presso la Casa del Clero di Loreto, si è svolto il Ritiro spirituale zonale dei preti IGS.

Durante la celebrazione Eucaristica conclusiva (nella Cripta del Santuario di Loreto), don Sauro Profiri, parroco di Montefelcino (diocesi di Fano, PU) ha emesso la professione dei Consigli Evangelici nell’IGS.

Auguriamo di cuore a don Sauro che la spiritualità paolina possa rendere il suo ministero pastorale più fecondo e ricco di consolazioni…

Un momento della celebrazione

Un momento della celebrazione

Un momento della celebrazione

Un momento della celebrazione

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 19 Giugno 2013 12:33 )

 

L'autorità nella Bibbia: "non deve essere così tra voi"

L’AUTORITÀ NELLA BIBBIA (Dr. Prof. Bruna Costacurta)


icona-miniatura-lavanda-dei-piedi b6e9105b41d7d723b326cd041a726776.image.330x330“Non deve essere così tra di voi”: queste parole tratte dal Vangelo sono state
appropriatamente scelte come filo conduttore di questa Assemblea che vuole
riflettere sul “servizio dell’autorità”. Sono le parole che Gesù pronuncia dopo la
richiestadella madredei figli di Zebedeo di sedere alla sua destra e alla sua
sinistra. Rivolgendosi agli altri apostoli, scandalizzati da quella richiesta, Gesù
dice: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le
opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti»(Mt 20,25-28). L’esercizio del potere, invece di essere aiuto alla crescita e contributo al bene comune, si tramutaspesso in vessazione, esibizione di superiorità e una volontà di sopraffazione che tende a opprimere e rendere l’altro schiavo, umiliandolo, sminuendolo, violentandolo. Ma tra i discepoli di Gesù non può essere così e nelle comunità che camminano alla sua sequela non c’è posto per il potere ma solo per quell’esercizio di  autorità che si fa servizio amorevole, nella piena disponibilità di sé, fino a dare la vita per coloro che Dio affida a chi deveessere esempio e guida sul sentiero arduo della santità.

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Consacrazione o affidamento? Una corretta spiritualità mariana

 


beato angelicoIn qualsiasi tema teologico non è da sottovalutare il problema del linguaggio. La parola infatti non è un'etichetta che poniamo sulle realtà, ma un'espressione che fa tutt'uno con la cosa che vogliamo indicare. Anche parlando di Maria dobbiamo vigilare perché il linguaggio sia preciso e trasmetta genuinamente i contenuti che la riguardano.

Accogliere Maria

Per regolare il nostro linguaggio nei riguardi di Maria, dobbiamo rifarci al celebre episodio narrato da Giovanni, dove Gesù dall'alto della croce rivela e dona Maria come madre del discepolo amato (Gv 19,25-27). Esiste ormai un consenso tra gli esegeti nel considerare questo episodio una "scena di rivelazione" – secondo la formula di Michel De Goedt – per cui l'interpretazione del testamento filiale di Gesù verso sua madre non costituisce l'obiettivo principale della scena. Se fosse così, l'episodio si ridurrebbe a un atto rientrante nella sfera privata e familiare, e risulterebbe – secondo la pittoresca espressione di R. Brown – «un pesce fuor d'acqua in mezzo agli episodi spiccatamente simbolici che lo circondano nel racconto della crocifissione». Lo stesso autore, non certo incline al massimalismo mariano, insiste in maniera inattesa sul carattere teologico o meglio storico-salvifico della scena, costruita secondo la formula rivelatoria: «In questa formula, chi parla rivela il mistero della speciale missione salvifica che l'interlocutore intraprenderà; quindi, la condizione di figlio e quella di madre, proclamate dalla croce, hanno valore per il piano di Dio e sono in relazione con quello che si sta compiendo con l'innalzamento di Gesù sulla croce». Giovanni non solo afferma che l'identità di Maria consiste nell'essere madre e quella del discepolo di essere figlio, ma trasmette la convinzione che l'«episodio ai piedi della croce è il completamento dell'opera che il Padre ha dato da fare a Gesù, nel contesto dell'adempimento della Scrittura».
Circa l'atteggiamento fondamentale da assumere di fronte a Maria, dopo la rivelazione della sua maternità nell'ordine della grazia, non c'è dubbio che esso sia costituito dall'accoglienza, proprio come ha fatto il discepolo amato: «E da quell'ora il discepolo la accolse tra i suoi beni» (Gv 19,27).

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

gesumaestro