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INCONTRO DEL PAPA CON SACERDOTI, CONSACRATI E SEMINARISTI (Cattedrale di Santiago)

 
"Siamo inviati con la consapevolezza di essere uomini e donne perdonati. E questa è la fonte della nostra gioia. Siamo consacrati, pastori nello stile di Gesù ferito, morto e risorto" 
 
Cari fratelli e sorelle, sono contento di condividere questo incontro con voi. Mi è piaciuto il modo con cui il Cardinal Ezzati vi ha presentato: “Ecco, ecco le consacrate, i consacrati, i presbiteri, i diaconi permanenti, i seminaristi...”. Eccoli. Mi è venuto in mente il giorno della nostra ordinazione o consacrazione quando, dopo la presentazione, abbiamo detto: «Eccomi, Signore, per fare la tua volontà». In questo incontro desideriamo dire al Signore: «Eccoci», per rinnovare il nostro “sì”. Vogliamo rinnovare insieme la risposta alla chiamata che un giorno scosse il nostro cuore. E per fare questo, credo che ci possa aiutare partire dal brano del Vangelo che abbiamo ascoltato e condividere tre momenti di Pietro e della prima comunità: Pietro e la comunità abbattuta, Pietro e la comunità perdonata e Pietro e la comunità trasfigurata. Gioco con questo binomio Pietro-comunità poiché l’esperienza degli apostoli ha sempre questo duplice aspetto, quello personale e quello comunitario. Vanno insieme e non li possiamo separare. Siamo, sì, chiamati individualmente, ma sempre ad esser parte di un gruppo più grande. Non esiste il “selfie vocazionale”, non esiste. La vocazione esige che la foto te la scatti un altro: che possiamo farci? Le cose stanno così.
 

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Perché la Madonna insiste tanto sulla recita del Rosario?

 
Dopo aver conosciuto questa storia non dubiterete mai più del potere del Rosario
 
San Luigi Grignon de Montfort (1673 –1716), grande apostolo di Maria Santissima, ha scritto: “La Santissima Vergine ha rivelato al beato Alain de la Roche che dopo il Santo Sacrificio della Messa, che è il primo e più vivo memoriale della Passione di Gesù Cristo, non c’era devozione più eccellente e meritevole del Rosario, che è come un secondo memoriale e una rappresentazione della vita e della Passione di Gesù Cristo”. Nel 1945 gli americani lanciarono la bomba atomica su due città giapponesi, Nagasaki e Hiroshima. In quest’ultima, nel raggio di un chilometro e mezzo dal centro dell’esplosione tutto venne raso al suolo, e tutti gli abitanti morirono carbonizzati. La casa parrocchiale, con gli otto gesuiti che vi abitavano, distante appena 800 metri dal luogo dell’esplosione, rimase in piedi, e i religiosi restarono illesi.

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Perché i figli non ci ascoltano più

 
Perché i nostri figli, ma più in generale i giovani, non ci ascoltano più? Da molte parti si stanno alzando voci che denunciano l’interruzione di quella trasmissione di saperi, valori, insegnamenti e principi morali fra le generazioni che aveva sempre assicurato una tenuta morale e culturale del tessuto sociale. E naturalmente anche della tradizione cristiana: tanto è vero che il tema sarà al centro del prossimo sinodo.
 
Nel libro Riprendiamoci i nostri figli (Marsilio) Antonio Polito ha avuto il coraggio di uno sguardo attento e impietoso sul mondo dei giovani, che conosce attraverso tre figli di età molto diverse. Con l’idea giusta che prima di decidere che fare bisogna capire bene cosa sta succedendo, e soprattutto bisogna individuare le forze che stanno lavorando per portare via i figli da quel progetto di trasmissione che sta al cuore di ogni percorso educativo. Certo, un problema è quello della piramide demografica rovesciata, che vede al centro delle attenzioni di varie generazioni di adulti pochi giovani, giovani che non conoscono l’eguaglianza, non hanno mai sperimentato la fratellanza, perché non hanno fratelli. Da lì deriva la diffusione rapida del male del secolo, il narcisismo, e questo fa sì che siamo di fronte a una generazione che rivela una estrema sensibilità verso i rimproveri, perché non è abituata a essere criticata.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 15 Gennaio 2018 12:40 )

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Gli intellettuali del Novecento affascinati da Cristo (Gianfranco Ravasi)

 
La cultura del XX secolo si è allontanata dalla religione ma ha tenuto alta l’attenzione per la spiritualità: da Russell a Borges, da Wittgenstein a Gould
 
Filosofo, matematico, scrittore (Nobel 1950 della letteratura) ma soprattutto agnostico, tant’e vero che poteva intitolare un suo saggio del 1927 Perché non sono cristiano: sarà proprio Bertrand Russell l’autore nel 1918 di uno scritto sorprendente fin dal titolo, Misticismo e logica. In quelle pagine senza remore o imbarazzi asseriva che «i più grandi filosofi hanno sentito il bisogno sia della scienza sia della mistica». E tentava anche una definizione di questa realtà apparentemente così fluida e allergica a ogni stampo classificatorio: «La mistica è, in sostanza, poco più di una certa intensità e profondità di sentimento nei riguardi di ciò che si pensa a proposito dell’universo». 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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