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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PRETI DI PALERMO

 
Stamani abbiamo celebrato insieme la memoria del Beato Pino Puglisi; ora vorrei condividere con voi tre aspetti basilari del suo sacerdozio, che possono aiutare il nostro sacerdozio e aiutare anche le consacrate e i consacrati non sacerdoti, il nostro “sì” totale a Dio e ai fratelli.
 
Sono tre verbi semplici, perciò fedeli alla figura di Don Pino, che è stato semplicemente un prete, un prete vero. E, come prete, un consacrato a Dio, perché anche le suore possono partecipare a questo.
Il primo verbo è celebrare. Anche oggi, come al centro di ogni Messa, abbiamo pronunciato le parole dell’Istituzione: «Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi». Queste parole non devono restare sull’altare, vanno calate nella vita: sono il nostro programma di vita quotidiano. Non dobbiamo solo dirle in persona Christi, dobbiamo viverle in prima persona. Prendete e mangiate, questo è il mio corpo offerto: lo diciamo ai fratelli, insieme a Gesù.
 

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Solo Cristo salva (Enzo Bianchi)

 
Il senso cristiano della parola “salvezza” è sempre più sconosciuto, eppure la domanda di salvezza – anche se espressa con termini diversi – risuona con forza perché oggi più che mai emerge il desiderio di ogni uomo e di ogni donna.
 
Essere liberi dalle alienazioni che contraddicono la condizione umana, redenti dalla morte e dalla sofferenza nelle sue molteplici forme, liberati dalle schiavitù che opprimono il corpo e la psiche e impediscono all’uomo di essere ciò che vorrebbe, salvati dal male che si può fare o ricevere: tutto questo significa trovare salvezza, salvarsi, essere salvati.  Tutti gli esseri umani sono abitati da una domanda di salvezza che talora si manifesta come grido disperato, talaltra come ricerca perseguita con impegno e determinazione, altre volte ancora sotto la forma di un interrogativo inespresso, una non-domanda.
 

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La testimonianza cristiana (Armando Matteo)

 
IN UN MONDO CHE CAMBIA È NECESSARIA E URGENTE LA TESTIMONIANZA CRISTIANA PERSONALE E COMUNITARIA
 
La fede è una marcia in più. La testimonianza cristiana oggi si può dire in molti modi. L'essenziale è mostrare con la vita che "credere" incrementa la qualità del vivere umano. Il cristiano sarà capace di ciò nella misura in cui accoglierà il vangelo. Credere però non è semplice e occorrerà preparare il terreno alla fede attraverso l'umiltà, la passione per la libertà e il compiacimento. «Mostrare il "sì" di Dio tocca le fondamenta stesse della chiesa, che di quel "sì" è figlia, discepola e responsabile. Per questo, la via della missione ecclesiale più adatta al tempo presente e più comprensibile per i nostri ontemporanei prende la forma della testimonianza, personale e comunitaria: una testimonianza umile e appassionata, radicata in una spiritualità profonda e culturalmente attrezzata, specchio dell'unità inscindibile tra una fede amica dell'intelligenza e un amore che si fa servizio generoso e gratuito».

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Allenamento alla gioia

 
In un saggio di Catherine Aubin 
 
È veramente molto bella e profonda questa riflessione sulla gioia di Catherine Aubin (Prier avec son coeur. La joie retrouvée, Paris, Editions Salvator, 2017, pagine 144, euro 14,90), suora domenicana autrice di importanti studi sulla preghiera in san Domenico. Non è frequente, nella foresta di libri di “spiritualità” che escono presso le case editrici cattoliche, imbattersi in un libro così vivo, così parlante, che sa scuotere l’anima del lettore. Questo accade perché si sente che Aubin narra esperienze vere, perché le citazioni — non troppe — che ci offre sono state masticate a lungo nella meditazione personale, non sono lì a fare sfoggio di cultura.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 10 Settembre 2018 05:32 )

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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