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LA PREGHIERA E LA VITA (don Angelo Casati)

 
Intuizioni e fraintendimenti. Vorrei difendere la preghiera. Difenderla da troppi fraintendimenti che la soffocano, cominciando col dire che per me è essenzialmente un fatto di presenze.
 
Oggi forse meno di ieri, ma ancora, la preghiera è legata alle parole. E, lasciatemi dire, alle nostre parole. Che immagine vi si risveglia in cuore quando pensate a una donna o un uomo che prega? Uno, una, che dice preghiere, parla a Dio, meno "uno, una che ascolta", ascolta Dio. Veniamo da un'educazione sulla preghiera, ma forse in genere sulla vita, dove la dimensione dell'ascolto è stata meno presente, meno insegnata. E infatti che cosa ci chiedevano, a verifica, i genitori, o le suore e i preti? Ci chiedevano: "Hai detto le preghiere?". Hai "detto"! Pensate, già sarebbe stata grazia se ci avessero chiesto: "Hai parlato con Dio?" Ma grazia delle grazie sarebbe stata se ci avessero chiesto: "Hai ascoltato Dio?", "Sei stato in ascolto?". Il discorso, capite, travalica la preghiera, investe la vita: noi ci entusiasmiamo giustamente per un bambino quando incomincia a parlare e gli insegniamo a parlare. Insegniamo ad ascoltare? Non dovremmo entusiasmarci davanti a un bambino, un figlio che ascolta?

 

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Padre Puglisi, il dono di un uomo mite lezione di speranza

 
La mitezza richiede più forza della violenza. 
 
Il  laico Norberto Bobbio, scrivendo di mitezza all’interno di una riflessione politica ( Elogio della mitezza, 1993), osservava che quando la società si fa violenta, quando la politica si alimenta di questa violenza e a sua volta crea divisioni, al mite si aprono due strade: o perseverare, nella mitezza, rischiando di essere sopraffatto dalla violenza; oppure combatterla e con essa i violenti. La prima opzione è quella della speranza, virtù del credente: è la speranza nella Provvidenza divina che, alla fine di tutto, farà prevalere il bene sul male. In entrambi i casi, però, la vittoria dei miti sui violenti, di Abele su Caino, sarebbe assicurata, secondo la promessa evangelica.
 

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In guerra con il caos della vita

 
Un ricordo dello scrittore americano Philip Roth
 
Dopo che Margaret Martinson, la sua prima moglie, morì in un incidente stradale, nel 1968, Philip Roth iniziò, nella sua smisurata produzione romanzesca, a esplorare il territorio interiore di uomini e donne, colpiti da una morte violenta di un congiunto o di un amico: un’umanità paralizzata dal senso di colpa, nonché scioccata dall’improvviso palesarsi di un comune destino esistenziale letto come fine, azzeramento. Ricorrente candidato “per acclamazione popolare” al premio Nobel, mai ricevuto, lo scrittore ebreo newyorkese si è spento il 22 maggio. Lo scorso 19 marzo aveva compiuto 85 anni.
 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 23 Maggio 2018 18:19 )

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“ E' molto scandaloso gestire i beni della Chiesa come fossero beni personali ”

 
Tre le preoccupazioni espresse da Papa Francesco ai vescovi italiani: crisi delle vocazioni, povertà evangelica e trasparenza nella gestione economica, riduzione e accorpamento delle diocesi
 
Se in Piemonte ci sono poche vocazioni e in Puglia tante, pensate ad una condivisione “Fidei donum” dei sacerdoti. Gestite sempre  in modo trasparente le risorse delle diocesi e se invitate qualcuno a cena usate i vostri soldi, non quelli della Chiesa. E infine riducete il numero delle diocesi, accorpando le più piccole, come già chiedeva Paolo VI nel 1964. Sono queste le "preoccupazioni" esposte da Papa Francesco ai vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, incontrati all’inizio della loro assemblea generale, “non per bastonarvi ma per dire le cose che mi preoccupano, e poi dare a voi la parola anche per le critiche. Non è peccato criticare il Papa”.

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