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Fede e Parola sono inseparabili (Antonio Pitta)

 
«La fede della Chiesa precede la fede del credente, che è invitato ad aderirvi. Quando la Chiesa celebra i sacramenti, confessa la fede ricevuta dagli Apostoli. 
 
Da qui l'antico adagio: "Lex orandi, lex credendi". La legge della preghiera è la legge della fede, la Chiesa crede come prega» (Catechismo, 1124). La fede, che scaturisce dall'ascolto della Parola, e i sacramenti sono inseparabili, come appare dal mandato missionario affidato da Cristo alla sua Chiesa: «Ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19). I sacramenti, osserva il Vaticano II, «non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati sacramenti della fede» (Sacrosanctum Concilium, 59).

 

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Preghiera e collaborazione per non rimanere imprigionati nelle logiche del conflitto

 
Parole di Papa Francesco in visita ad Assisi per la Giornata mondiale di prechiera pee la pace "Sete di pace. Religioni e cultura in dialogo" (martedì 20 settembre 2016)
 
Di fronte a Gesù crocifisso risuonano anche per noi le sue parole: «Ho sete» (Gv 19,28). La sete, ancor più della fame, è il bisogno estremo dell’essere umano, ma ne rappresenta anche l’estrema miseria. Contempliamo così il mistero del Dio Altissimo, divenuto, per misericordia, misero fra gli uomini. Di che cosa ha sete il Signore? Certo di acqua, elemento essenziale per la vita. Ma soprattutto ha sete di amore, elemento non meno essenziale per vivere. Ha sete di donarci l’acqua viva del suo amore, ma anche di ricevere il nostro amore. Il profeta Geremia ha espresso il compiacimento di Dio per il nostro amore: «Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento» (Ger 2,2). Ma ha dato anche voce alla sofferenza divina, quando l’uomo, ingrato, ha abbandonato l’amore, quando – sembra dire anche oggi il Signore – «ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua» (Ger 2,13).
 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 23 Settembre 2016 20:03 )

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Leggere o lasciarsi leggere? (Amedeo Cencini)

 
Protagonisti della preghiera non siamo noi, ma Dio. È lui che desidera l'incontro con noi, e lui che, ci ha messo in cuore il desiderio di stare con lui, è' lui che ci parla e interpella come nessuno potrebbe.
 
L’articolo Il respiro della vita sul ruolo della preghiera nel cammino della formazione permanente, ha suscitato interesse e anche qualche interrogativo in alcuni lettori: la preghiera ci educa in quanto scava e fa emergere in noi la verità di noi stessi, ma come permettere che ciò avvenga? Come verificare la qualità veritativa del proprio stare dinanzi a Dio? Perché la preghiera quotidiana spesso non svela all’orante la sua propria identità e verità? È lecito pensare che tali interrogativi esprimano dubbi un po' di tutti e segnalino una fatica altrettanto universale. Chi prega è sempre un apprendista della preghiera, che imparerà a pregare pregando. Soprattutto se viene aiutato a porsi in un certo atteggiamento nei confronti del Dio ed evitare alcuni equivoci. Noi spesso pensiamo alla preghiera come a un’operazione mentale-verbale o immaginativo- contemplativasostanzialmente nostra, che ci vede attivi e tutt'intenti a riversare parole o riflessioni, o proteste e lamentazioni su una superficie muta o passiva che sarebbe Dio.
 

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Maria nel disegno salvifico (Mons. Francesco Pio Tamburrino)

 
Non conosco altro modo di parlare di Maria se non quello di cogliere, seguendo il cammino della fede, la realtà della sua persona e della sua vita.
 
E’ l’unico mezzo che ci permetta veramente di entrare in contatto con essa, poiché per noi non si tratta di rapporto con un essere irreale, idealizzato, quanto con una persona pienamente viva che inoltre ha possibilità tutte particolari per conoscerci e per comunicare con noi. La cosa più semplice è tracciare la storia di Maria, la storia della sua anima, dello sviluppo della sua fede e la storia della sua missione: missione durante la vita di Cristo e missione attuale. Noi siamo talvolta costretti a fare uno sforzo per distoglierci dall’immagine che ce ne facciamo: di colei che s’invoca in tutto il mondo con tanti nomi diversi, di colei rappresentata in forme artistiche così disparate e che ci figuriamo sempre circonfusa di gloria, per riportarci da tale immagine alla semplice fanciulla d’Israele, all’esordio della sua vita, prima che l’angelo le rivelasse quello, che Dio si aspettava.

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