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Il dovere di un prete.

 
Casi dolorosi, senso di un servizio (Maurizio Patriciello)
 
La Chiesa non è nostra, è del Signore Gesù. Ma di questa Chiesa siamo parte. E questa Chiesa dobbiamo avere a cuore se davvero amiamo Dio e i fratelli. Come in tutti i consorzi umani, anche nella Chiesa ci sono santi e peccatori. Insieme al Signore morto e risorto per noi possiamo fare cose grandi; senza di Lui, il fascino perverso del peccato può conquistarci, e questo di fatto accade a tutti: credenti e non credenti. La vita di fede è una battaglia, una lotta per rimanere fedeli a Dio, alla parola data, alle promesse fatte; per resistere alla tentazione dell’egoismo e della vanagloria. Nella Chiesa alcuni sono stati chiamati alla vita sacerdotale. Una vita bella, interessante, fatta di servizio, di preghiera, di condivisione delle speranze e delle sofferenze altrui. Una vita per certi aspetti strana, o, meglio, originale.

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 18 Febbraio 2018 06:57 )

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“IMPARARE A CONGEDARSI”

 
LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI «MOTU PROPRIO» DEL SOMMO PONTEFICE FRANCESCO CON CUI SI REGOLA LA RINUNCIA, A MOTIVO DELL’ETÀ, DEI TITOLARI DI ALCUNI UFFICI DI NOMINA PONTIFICIA
 
“Imparare a congedarsi”, è quello che ho chiesto, commentando una lettura degli Atti degli Apostoli (cfr 20,17-27), in una preghiera per i Pastori (cfr Omelia nella Messa a S. Marta, 30 maggio 2017). La conclusione di un ufficio ecclesiale deve essere considerata parte integrante del servizio stesso, in quanto richiede una nuova forma di disponibilità.Questo atteggiamento interiore è necessario sia quando, per ragioni di età, ci si deve preparare a lasciare il proprio incarico, sia quando venga chiesto di continuare quel servizio per un periodo più lungo, pur essendo stata raggiunta l’età di settantacinque anni (cfr Discorso ai Rettori e agli Alunni dei Pontifici Collegi e Convitti di Roma, 12 maggio 2014).

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Papa Francesco incontra i parroci romani: in questo tempo non solo calamità

 
Guardare alla realtà senza paura per scoprire il buono che c'è: è l'invito con cui Francesco conclude il suo intervento nel tradizionale incontro di inizio Quaresima con i parroci di Roma. 
 
Un dialogo quello tra Papa Francesco e i parroci romani, stamattina nella Basilica di San Giovanni in Laterano,  che è partito dalle domande che i sacerdoti hanno desiderato fare al Papa e a cui lui risponde rivolgendosi prima ai sacerdoti più giovani, poi a quelli di mezza età e quindi ai più anziani. Si tratta del tradizionale incontro d’inizio quaresima con il clero romano ed è sempre un’occasione importante per Francesco per esprimere il suo pensiero sull’essere sacerdoti e su come affrontare le sfide poste oggi dal mondo.

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Cammino quaresimale: impiantare nei cuori la sapienza della croce (Bifet)

 
Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto (Gv 19,37).
 
La “croce” è stata e sempre sarà la nota caratteristica del cristianesimo. E’ un segno che ci parla di “Qualcuno”, Cristo che ci ha amato «e ha dato se stesso per noi» (Ef 5,2). Il Signore trasformò questo degno in simbolo di donazione totale. La vita appare in tutta la sua bellezza solo a partire dalla croce di Cristo. Il segno della croce non si riferisce solo a Cristo, ma a ogni suo seguace, chiamato a “completarlo”  (cf Col 1,24) e a prolungarlo  nello spazio e nel tempo . Noi cristiani  collochiamo il segno della croce  in ogni luogo, ma siamo “cristiani” solo quando ci decidiamo a trasformare la vita in donazione: «Sono stato crocifisso con Cristo»  (Gal 2,19). La croce senza Crocifisso, visibile o invisibile, non sarebbe che un semplice ornamento.

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 13 Febbraio 2018 06:31 )

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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