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Regno di Dio e Chiesa (Giuseppe Florio)

 
Una volta il regno di Dio non era neanche un tema considerato nella catechesi e nelle nostre chiese. Nel Concilio Vaticano II se ne è dibattuto molto e al concilio è stata fatta una distinzione esplicita tra regno di Dio e Chiesa.
 
Negli ultimi decenni, la ricerca biblica ha approfondito molto gli aspetti di originalità annunciati da Gesù di Nazareth a proposito del regno di Dio. Vi ricordate nel primo e secondo incontro ho insistito molto tra la differenza della concezione del regno di Dio che aveva il Battista, il quale richiamava a una concezione abbastanza diffusa al tempo di Gesù e come invece Gesù di Nazareth, vi ricordate, non abbia continuato sulla stessa linea. Il regno di Dio, tema a volte dimenticato nella Chiesa, è stato l’annuncio principale di Gesù di Nazareth, lo dicono anche i numeri: nei quattro vangeli l’espressione regno di Dio viene citata centoventi volte, novanta di queste citazioni sono in bocca a Gesù. Il Vangelo che più di tutti ha insistito su questo tema è il vangelo di Matteo cioè della chiesa della tradizione giudaico-cristiana. E’ un tipico tema del cristianesimo, non avete una cosa simile nell’Islam, ancor meno nel buddismo.
 

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Il "Vangelo" di San Paolo di Bruno Forte

 
Un uomo “toccato” da Dio in una maniera così profonda, da vivere il resto dei suoi giorni mosso dall’unico desiderio di comunicare agli altri l’esperienza di amore gratuito e liberante fatta nell’incontro col Signore Gesù sulla via di Damasco: tale fu Paolo.
 
Il Suo Vangelo - la buona novella cioè da Lui annunciata al mondo...  1. Il Vangelo di Paolo. Un uomo “toccato” da Dio in una maniera così profonda, da vivere il resto dei suoi giorni mosso dall’unico desiderio di comunicare agli altri l’esperienza di amore gratuito e liberante fatta nell’incontro col Signore Gesù sulla via di Damasco: tale fu Paolo. Il Suo Vangelo - la buona novella cioè da Lui annunciata al mondo - è tutto radicato in quell’esperienza straordinaria: afferrato da Cristo, può dire a tutti, che mentre eravamo ancora peccatori, il Figlio di Dio è morto per noi, facendo sue la nostra fragilità, la nostra colpa, la nostra morte; risorgendo da morte per la potenza dello Spirito effusa su di Lui dal Padre, ci ha portati con sé in Dio, rendendoci partecipi della vita che viene dall’alto.
 

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Sana radicalità

 
Gli insegnamenti di Romano Guardini per l’Europa postmoderna (di Massimo Cacciari)
 
Pubblichiamo ampi stralci dell’articolo «L’aut-aut sull’Europa di Romano Guardini», uscito sul numero 2/2018 del bimestrale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore «Vita e Pensiero». Alla luce degli insegnamenti del teologo italo-tedesco, il contributo riflette sui modi di salvaguardare l’anima del vecchio continente rifacendosi al cristianesimo, senza vane nostalgie. Ha un senso oggi riflettere sul “compito e destino” che Romano Guardini credeva essere la stessa Europa, se si è in grado di coglierne e rappresentarne tutta la radicale inattualità. Che questa Europa non possa più concepirsi come un insieme di nazioni ciascuna in sé rinserrata (gli staterelli di cui già parlava Nietzsche) Guardini lo comprende già nell’epoca immediatamente successiva alla grande guerra, e ne è testimonianza la sua attiva partecipazione ai movimenti giovanili, alla Jugendbewegung di allora (si veda, tra gli altri, il suo intervento a Gruessau in Slesia nella Pentecoste del 1923). 

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Il genio di san Paolo (Juan Manuel de Prada)

 
Riflettiamo su uno dei tratti più distintivi e geniali di san Paolo, l'impulso di universalismo che presto sarebbe divenuto un elemento costitutivo della fede in Gesù Cristo.
 
Un universalismo che, oltre a dare compimento alla missione che Gesù aveva affidato ai suoi discepoli, avrebbe definito l'orientamento innovatore del cristianesimo come religione che incorpora nel suo patrimonio culturale la sapienza pagana. Questa assimilazione culturale trasforma il cristianesimo, fin dai suoi inizi, in una religione diversa da qualsiasi altra: poiché mentre le altre religioni stabiliscono che la loro identità si deve costituire negando l'eredità culturale che le precede, il cristianesimo comprese, grazie al genio paolino, che la vocazione universale della nuova fede esigeva di introdursi nelle strutture culturali, amministrative e giuridiche della sua epoca; non per sincretizzarsi con esse ma per trasformarle radicalmente dal di dentro.
 

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Uno solo è il vostro Maestro
e voi siete tutti fratelli.
(Mt 23,8)

Io sono la via, la verità e la vita.
(Gv 14,6)

Non sono più io che vivo
ma Cristo vive in me.
(Gal. 2,20)

 

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