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MALATTIA, SOFFERENZA E “FINE-VITA”: COSA HA DETTO VERAMENTE PAPA FRANCESCO

 
Leggendo le diverse testate giornalistiche o diversi commentatori sui vari blog si ha la percezione che sul tema del fine vita il Pontefice abbia rivoluzionato l’insegnamento in materia o abbia dato delle indicazioni particolari sull’approvazione di leggi specifiche.
 
Ma è veramente così? Francesco ha davvero parlato di "eutanasia"? Padre Paolo Benanti, professore alla Pontificia Università Gregoriana, ci aiuta a decifrare il vero senso del messaggio di Bergoglio. Ha fatto molto scalpore il messaggio che papa Francesco ha mandato ai partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato in Vaticano unitamente alla Pontificia Accademia per la Vita. Leggendo le diverse testate giornalistiche o diversi commentatori sui vari blog si ha la percezione che il Pontefice abbia rivoluzionato l’insegnamento in materia o abbia dato delle indicazioni particolari sull’approvazione di leggi specifiche. Ma è veramente così? Cosa ha detto papa Francesco?

Ultimo aggiornamento ( Sabato 18 Novembre 2017 21:18 )

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La fine della vita terrena

 
Le domande che riguardano la fine della vita terrena «hanno sempre interpellato l’umanità, ma oggi assumono forme nuove per l’evoluzione delle conoscenze e degli strumenti tecnici».
 
Il filo conduttore del messaggio con il quale Papa Francesco si è rivolto il 16 novembre ai partecipanti all’incontro regionale europeo della World Medical Association dedicato ai temi etici di fine vita è fondato sull’insegnamento morale della Chiesa eppure è portatore di un soffio nuovo. Oggi, ha scritto il Pontefice, è «possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano nemmeno immaginare», ammettendo però che gli interventi medici, tecnicamente sempre più efficaci, «non sono sempre risolutivi», e che sostenere o sostituire funzioni biologiche può non equivalere «a promuovere la salute», il bene integrale della persona. Occorre — afferma Papa Francesco — «un supplemento di saggezza». Leggo questo discorso in un pomeriggio nel quale anche noi medici palliativisti italiani siamo riuniti in congresso e la circostanza rende le parole del Pontefice ancora più efficaci.
 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 17 Novembre 2017 16:57 )

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La spiritualità oggi: dov’è? (Giuseppe La Torre)

 
Un’eloquente testimonianza personale sulla ricerca di Dio e sull’incontro con il mondo cristiano-orientale da parte di un cristiano non ortodosso.
 
Il monachesimo cristiano è espressione della spiritualità cristiana, e il monachesimo odierno non è altro che un ramo tardivo di quell’albero secolare piantato un tempo dai padri in Egitto nel III secolo il cui seme risale all’era apostolica, a coloro che (come Paolo vive e consiglia in I Cor 7, 32-34) “si facevano eunuchi in vista del regno dei cieli” (Mt 19, 12). Il Nuovo Testamento ci testimonia come già nell’era apostolica convivevano nel cristianesimo una corrente di itineranti celibi dediti alla preghiera e alla predicazione e, all’interno della comunità locale, donne e uomini dediti a un impegno spirituale più radicale. Il contesto era quello di vivere gli ultimi tempi e quindi dare poca considerazione ai beni di questo mondo, perché stava per finire. Senza l’attesa del ritorno del Signore non c’è ricerca appassionata, perché manca la motivazione che rende ogni cosa terrena provvisoria e la stessa vita come un viaggio verso casa. Immaginiamo un detenuto a cui inaspettatamente è annunciata la scarcerazione per il giorno dopo: ebbene, la sua libertà non comincerà “domani”.

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Il sentiero di Isaia: A quarant’anni dalla morte di Giorgio La Pira (Card. Gualtiero Bassetti)

 
Quarant’anni fa, moriva Giorgio La Pira: terziario domenicano e francescano, professore universitario di diritto romano e, soprattutto, un «mistico in politica» che in moltissimi, ancora oggi, a Firenze ricordano come il “sindaco santo”.
 
All’indomani, durante l’Angelus del 6 novembre, Paolo VI ricordò il «carissimo amico» — così il Papa gli si era rivolto nell’ultima lettera, di una copiosa corrispondenza, il 1° settembre — sottolineandone «la profonda fede cristiana» e la «molteplice se pure originale attività». L’originalità di La Pira risiedeva nel suo essere extra ordinem rispetto ai normali schemi politici. Una straordinarietà riconosciuta anche da Giovanni Paolo II quando, nel 2004, in occasione del centenario della nascita, lo definì come una «figura esemplare di laico cristiano» la cui vita è stata una «straordinaria esperienza di uomo politico e di credente, capace di unire la contemplazione e la preghiera all’attività sociale e amministrativa, con una predilezione per i poveri e i sofferenti».

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